Call center: "Ecco la mia vita al telefono" "E’ pesante, sei sempre al telefono. Parli, metti giù, e subito c'è un'altra telefonata. Sono rarissimi i momenti liberi. E poi non tutti quelli che ti telefonano sono gentili. Tu, invece, anche dopo qualche ora devi essere gentile e professionale, e non è sempre facile. Ancor meno facile se prendi, come me, 5,40 euro netti all'ora". Luca, 24 anni, mestrino, ha lavorato in un call center per nove mesi.
Luca: «Io rispondo per quel prodotto». Cinque ore al giorno a rispondere al telefono per fare da tramite fra un'azienda che ha fornito un prodotto in tutt'Italia e i suoi clienti che quel prodotto stanno usando. C'è chi chiama perché ha bisogno di chiarimenti, chi si lamenta di malfunzionamenti, chi ha bisogno di manutenzione...
Cuffietta con microfono, tastiera e monitor: non serve molto altro a Luca, e neanche alla trentina di suoi colleghi del call center. In gran parte studenti universitari, ragazze e ragazzi in cerca - come Luca - di raggranellare un po' di euro per sostenersi negli studi o per pagarsi una vacanza e il "cell".
Le più deboli? Le telefoniste di mezz’età. Ma ci sono anche parecchie signore, donne sulla quarantina ma anche sui cinquanta; spesso sono separate e divorziate, e perciò improvvisamente bisognose di un reddito che prima garantiva loro il marito. Sono loro, le donne di mezz'età, la fetta più debole del personale di un call center: sono quelle che temono di perdere anche quel posticino e i 6-700 euro che possono portare a casa in un mese. L'alternativa, per loro, sta nelle pulizie; e forse non è un'alternativa da buttar via, visto che una colf prende tranquillamente sugli 8-9 euro netti (se è in nero) all'ora.
«Ma c’è spazio per buoni rapporto umani». Ma cosa c'è di bello, se qualcosa c'è, nel lavorare in un call center? «I rapporti con i colleghi: prima o dopo il tuo tempo al telefono, conosci tante persone». Per uno studente universitario può bastare: è solo un'esperienza. Ma dopo?
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