martedì 12 settembre 2006

Un precedente insufficiente la sola "concorrenza agguerrita"

Il giudice condanna la Tim. Quel contratto è illegittimo
di Sandro Ravizza

La decisione del giudice Dalla Casa è giunta il 29 agosto ed è di indiscutibile chiarezza: la Tim di Bologna viene condannata a reintegrare una lavoratrice poiché viene giudicato illegittimo il contratto interinale stipulato con la suddetta lavoratrice, per tramite dell’agenzia Ali-Adecco. La sentenza prevede altresì che alla lavoratrice spettino tutte le retribuzioni arretrate e precisamente dal 16 maggio 2002. Per Silvia Cavallari è un bel cambiamento di prospettiva: da precaria con l’incubo, ogni sei mesi, del mancato rinnovo del contratto a lavoratrice assunta in pianta stabile. Questa sentenza lascia ben sperare anche gli altri 50 precari che hanno inoltrato analogo ricorso. Soddisfatti anche gli avvocati Antonella Gavaudan e Sara Passante che spiegano: “Il dispositivo del giudice si basa sul fatto che Tim abbia omesso di dare preventive informazioni alle rappresentanze sindacali sull’assunzione di lavoratori interinali e che le causali addette dall’azienda per reclutare i precari siano apparse assolutamente generiche, facendo riferimento a situazioni congiunturali, quando, invece, la legge stabilisce che si debbano fornire delle ragioni precise”.

Quelle causali così generiche
Per stare al testo del giudice, “il contratto di fornitura intercorso fra Ali e Tim Spa costituisce intermediazione di manodopera, è quindi nullo il contratto di prestazione temporanea e il rapporto di lavoro deve ritenersi costituito a tempo indeterminato e parziale (part-time) con Tim SpA”. Tim, da parte sua, si era giustificata parlando di “concorrenza agguerrita nel settore delle telecomunicazioni, originata dalla evoluzione tecnologica”. La replica del giudice è nettissima: “È generico argomentare sulla concorrenza agguerrita. Proprio l’estrema flessibilità degli argomenti utilizzati, adattabili a qualunque congiuntura di mercato, ne sancisce la fallacia”.
È motivata, quindi, la soddisfazione della camera del lavoro bolognese e delle sue strutture Slc e Nidil. Per Danilo Gruppi, segretario confederale, della Cgil si tratta di un “un passaggio non risolutivo ma importante nella battaglia che da anni conduciamo contro l’uso distorto che Tim fa dei precari. In questo senso non è solo la vittoria di un singolo, ma l’evidenziazione del tallone d’Achille del sistema con cui Tim recluta i precari. E, in ogni caso, viene premiata la nostra iniziativa”.
Dura, infatti da più di due anni, l’azione della Cgil tesa a intraprendere un confronto serio sulla stabilizzazione dei rapporti di lavoro interinale. La Tim, seppure più volte sollecitata, si è sempre rifiutata di affrontare sostanzialmente la questione. E questo aveva già portato alla prima denuncia per comportamento antisindacale e alla prima sentenza, nel maggio 2002, di condanna della Tim per scorretto utilizzo dei lavoratori interinali. Alessio Festi, della Slc regionale, offre qualche dettaglio in più su questa situazione: “Ci sono lavoratori già precari da 4-5 anni, in condizione di enorme flessibilità, con i turni alla sera e nei festivi, e che, d’improvviso, si ritrovano, senza motivazioni plausibili, a casa”. A Bologna, in un’azienda che nel complesso occupa più di 1.000 addetti, vi sono state punte nel call-center (700 addetti) di utilizzo di 260 lavoratori interinali. Tra chi va e chi viene si contano migliaia di persone negli anni. “Ma quello che ci preme sottolineare – prosegue Festi – è che questa strategia che intendiamo contrastare non è solo della controllata Tim ma, più complessivamente, è la linea che la casa madre, e cioè il Gruppo Telecom, mette in pratica in tutti i punti in cui il decentramento si è manifestato. Così laddove esternalizza all’Hp, per esempio, oppure alla It, si trova un uso massiccio e distorto del precariato. E quindi, così come abbiamo inteso contrastare la linea Tim, intendiamo muoverci negli altri siti esternalizzati. Con il confronto e le richieste sindacali si intende, per prima cosa. Ma laddove le aziende rifiutano il confronto, ci vedremo costretti a procedere per vie legali”.

Ricorso strutturale al precariato
Sull’anomalia della Tim torna Elena Giustozzi, segretaria Nidil e membro della segreteria confederale bolognese, con un raffronto tra il ricorso degli interinali fatto dall’azienda telefonica e quello che, più in generale, si registra nelle imprese bolognesi: “Nel 2001 sono 12.000 i lavoratori interinali utilizzati dalle imprese bolognesi e 24.000 le immissioni (un lavoratore può avere più immissioni). Nel complesso ogni ricorso al lavoro interinale copre mediamente 40 giorni al massimo. L’anomalia di Tim sta nel fatto che il ricorso al precariato data dal 1998 e avviene in termini strutturali e costanti nel corso dell’anno. A ciò si aggiunga l’incauta e ottusa decisione di non confrontarsi col sindacato”. Fino a ora la speranza era che le cinquanta cause aprissero la strada a un nuovo clima di relazioni. Con la sentenza del 29 agosto si legittima qualche certezza sulla fondatezza dei rilievi e dell’impostazione sindacale.

(Rassegna sindacale, n.36, 2-8 ottobre 2003)

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