giovedì 15 giugno 2006

Inbound vs Outbound

CALL CENTER: DAMIANO, CIRCOLARE REGOLA MATERIA CONTROVERSA 
 
Roma, 15/06/2006 19:47 - "Con la firma oggi della circolare sulle collaborazioni coordinate a progetto", il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, interviene in una materia assai delicata e controversa, quella relativa all'utilizzo delle collaborazioni coordinate a progetto nel settore dei call center, fornendo indicazioni sull'attivita' degli ispettori del lavoro". E' quanto si legge in un comunicato dello stesso Ministero in cui si definisce il settore dei call center "uno dei settori a piu' alta occupazione giovanile scolarizzata, con una tipologia di contratto caratterizzato da precarie condizioni di lavoro". "La circolare - spiega il Ministero - definisce i tipi di impiego consentiti con le collaborazioni a progetto limitatamente a quelle cosiddette 'out bound', tipicamente rappresentate dagli operatori dedicati a campagne promozionali limitate nel tempo, per le quali essi hanno ampia possibilita' di predeterminare il contenuto, l'intensita' e le modalita' della loro prestazione lavorativa". "Diversamente - evidenzia la nota - la circolare identifica nel cosiddetto 'in bound' quell'ambito cui sono tipicamente adibiti gli addetti al "customer care" ed all'assistenza 'online'. Questi lavoratori - continua - svolgono un'attivita' di cui non possono predeterminare contenuto e modalita', limitandosi alla risposta telefonica di cui essi rappresentano il terminale passivo. La circolare a questo proposito chiarisce che tali modalita' dovranno essere assimilate al lavoro subordinato e, di conseguenza, gli ispettori dovranno agire nel caso riscontrino usi contrattuali impropri. Tuttavia - conclude il ministero - proprio le complesse condizioni del mercato e la necessita' che esso si sviluppi secondo regole uniformi e trasparenti, rendono necessaria una fase preliminare di informazione e di accompagnamento al sistema delle imprese cui si dedicheranno le competenti strutture regionali e provinciali del Ministero del Lavoro, dell'Inps e dell'Inail.

mercoledì 14 giugno 2006

News nazionali

ANSA - ROMA, 13 giu - Il ministero del Lavoro sta per emanare una circolare per migliorare la qualita' di impiego nei call center. L'iniziativa e' stata illustrata dal ministro Damiano alle parti sociali. 'Si tratta - spiega il ministero - di un passo fondamentale di una strategia che ha l'obiettivo di promuovere un'occupazione di qualita', nel senso di una definizione chiara di cio' che puo' essere considerato lavoro coordinato e a progetto e cio' che invece e' lavoro subordinato'

martedì 13 giugno 2006

Telepass, scongiurato lo scontro

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fonte il Quotidiano di Basilicata

Telepass, i lavoratori sono vittime

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fonte il Quotidiano di Basilicata, 12.06.2006

E' battaglia contro la chiusura

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fonte il Quotidiano di Basilicata, Giugno 2006

domenica 11 giugno 2006

Ricevuti a palazzo

I precari di Atesia ricevuti «a palazzo» 
Dal viceministro Rosa Rinaldi che incontra una delegazione. Quasi pronta una circolare per il settore
Francesco Piccioni
Roma

Bussate e, forse, vi sarà aperto. L'annunciato presidio del Collettivo precari Atesia davanti al ministero del lavoro è è svolto senza troppi problemi, nonostante un piccolo momento di strattonamenti reciproci quando i lavoratori hanno di fatto bloccato la circolazione delle auto su via Veneto. L'unico a farne le spese è stato uno dei giovani lavoratori, sofferente di cuore, che è stato portato per precauzione all'ospedale da alcuni suoi colleghi.
L'appuntamento era stato fissato in previsione di una riunione del ministro cone sindacati e aziende del settore dei call center. Ma l'incontro si era già svolto ieri, limitatamente a una sete «tecnica», senza presenza di ministri o sottosegretari, per acquisire «elementi» riguardo ai contratti a progetto. un prossimo incontro è previsto nel corso della prossima settimana.
I lavorato si sono sentiti scavalcati (non è la prima volta: anche l'accordo dell'11 aprile scorso era stato sottoscritto contro il loro parere e senza alcuna procedura di approvazione) ed hanno continuato a chiedere di vedere il ministro. L'urgenza sta nel fatto che ben 400 di loro non si sono visti rinnovare i contratti a termine alla scadenza del 31 maggio, come conseguenza di quell'«accordo» che continuano a rifiutare. Altri 5 erano stati di fatto licenziati nei mesi precedenti, come ritorsione per la riuscita delle mobilitazioni all'interno di Atesia.
In tarda mattinata, comunque, la sottosegretaria Rosa Rinaldi convocava una delegazione di precari, cui ribadiva che il ministero ha già invitato Atesia a rinnovare tutti i contratti scaduti a maggio. Nel frattempo, come si era saputo nei giorni scorsi, il ministero del lavoro sta mettendo a punto una circolare per riordinare tutto il settore dei call center. Destinata ai servizi ispettivi locali, questa circolare punta a discriminare nettamente ciò che può essere inteso per «lavoro a progetto» e ciò che va invece definito lavoro «subordinato», con relativa distinzione contrattuale. Com'è noto, infatti, il «contratto a progetto» è molto usato nei call center proprio per evitare di iniziare un percorso che possa portare all'obbligatorietà di assunzione per i lavoratori. I quali sono a tutti gli effetti dei «dipendenti» e mai dei semplici «collaboratori». La circolare in via di definizione mira insomma a distinguere le tipologie di attività, non le tipologie di azienda.
Par di capire, insomma, che invece di impantanarsi in una vertenza «individuale», con Atesia unico imputato, il ministero abbia scelto di mettere ordine nel settore: 400.000 addetti, quasi tutti precari, con tipologie contrattuali peggiori della stessa legge 30. La ricaduta sulla vertenza in corso è evidente: tutte le diverse regole contrattuali dovranno uniformarsi alla direttiva ministeriale, Atesia compresa. L'azienda, tetragona a ogni trattativa, sembra invece orientata a cercare di mettere in piedi - nel suo piccolo - uan riedizione della «marcia dei 40.000» della Fiat, che segnò la fine dei 25 giorni di occupazione di Mirafiori, nel 1980. Un piccolo gruppo di «assistenti» (i capisala, o quadri interni con un contratto a tempo indeterminato in tasca) starebbero infatti ceracndo di raccogliere firme a favore dell'accordo. Ossia dell'azienda.
Quella di ieri è stata dunque una giornata importante, perché viene riconosciuto ufficialmente il ruolo negoziale e sindacale dell'«autorganizzazione» dei lavoratori del più grande call center italiano. Ma che dimostra anche una diversa sensibilità della nova compagnie ministeriale, attenta a non lasciar trasformare un problema sindacale certamente spinoso in un problema di «ordine pubblico».
 

sabato 10 giugno 2006

DVB/H

Videofonini e canone RAI
Cari Italians,
non amo certo recitare la parte dell'avvocato del diavolo ma, «sic stantibus rebus», tenuto pur sempre conto dell'obbligo del canone/tassa sul televisore, dal momento che questo colpisce il possesso di qualsiasi apparecchio «atto o adattabile alla ricezione TV» (che mirabile lungimiranza d'intenti, se si pensa che la legge è del 1939), e dal momento che il legislatore non può non tenere conto dei nuovi telefonini con funzione TV, sono i nuovi acquirenti consapevoli della stangata fiscale che potrebbe abbattersi a breve sulle loro teste? E davvero la Rai si crede organizzata per gestire la nuova materia, e a scovare i possibili (milioni) di evasori? O forse i videotelefonini sono esenti dal canone? Ma allora, se giustizia ed equità fiscale deve essere, non è giunto il momento di abolire per sempre questo odioso balzello?


Vittorio Martinelli, martinelli@hotmail.com
Lettera al corsera, 30/5/2006 http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-05-30/07.spm

Rassegna stampa del 10.6.2006 (2)

Sassi senza auto, si doveva ragionare di più
di ANTONIO FASCHINO*

La città sta vivendo il dilemma del traffico regolamentato nei Sassi, c'è chi è favorevole e c'è chi non lo è affatto. Il problema è che non c'è una corretta informazione al riguardo, non si sente altro che quello che viene raccontato.
Anche il parroco di S. Pietro Caveoso si è scagliato contro l'Amministrazione, perchè così arrivano meno fedeli alla messa della domenica. In questi giorni si sente solo il parere di chi è contrario. Non è giusto. Da quello che ho ascoltato in giro, non sono solo i dipendenti di Datacontact, purtroppo, a non accettare il traffico regolamentato nei Sassi e, ancora peggio, sono molti i giovani che si dichiarano contrari a questa iniziativa. E' anche vero che l'Amministrazione comunale avrebbe fatto meglio a predisporre un Piano per i parcheggi a ridosso dei Sassi ed a divulgare la notizia con tutti i mezzi, tv compresa, stimolando i dibattiti sull'argomento e coinvolgendo la popolazione ad analizzare tutti gli aspetti della questione. Fino a questo momento, ahimé, non si sono sentiti i commenti degli intellettuali della città, di Legambiente, della Scaletta, di Zetema, di Pietro Laureano, di Raffaele Giura Longo, degli operatori turistici, dei turisti [...]. Pare che questa presa di posizione dei commercianti e di Data Contact per il telepass nei Sassi abbia suscitato la reazione di altri cittadini, che negli anni scorsi hanno subìto ed accettato analoghe privazioni. Esempio 1: gli abitanti di via Roma, via Don Minzoni, Via Ascanio Persio, via Cappelluti, Via Rosselli, Via Annunziatella, Via XX Settembre, ecc. come fanno a parchegiare la loro auto, a portare la spesa a casa, quando piove o nevica, visto che la zona è tutta a pagamento e non si trova mai un parcheggio? I dipendenti della biblioteca, della prefettura, delle banche, come fanno a recarsi al lavoro ogni giorno? Dove parcheggiano? Quanta strada fanno a piedi per raggiungere il posto di lavoro e poi ritornare a casa per il pranzo e viceversa? E poi, perchè non si incentiva l'uso del mezzo pubblico per i lavoratori ed anche per gli studenti? Perchè non si migliorano gli spostamenti con la cosiddetta linea metropolitana da Matera-nord a Matera-centro? Perchè non sono mai iniziati i lavori del parcheggio di via Gramsci, come recita ancora il pluridecennale cartello che si trova vicino alla chiesa di Cristo Re?
E' ovvio che nei Sassi il traffico debba essere regolamentato, ma è altrettanto chiaro che debbano essere risolti i problemi che ne derivano, aprendo un pubblico dibattito, serio e circostanziato, dove analizzare e correggere gli effetti negativi, con l'obiettivo supremo di salvaguardare i Sassi, cioè la nostra memoria.
 
*Portale del turismo www.sassiweb.it Fonte Quotidiano della Basilicata 10/06/2006

Rassegna stampa del 10.6.2006

Cittadinanzattiva denuncia: «Si è persa la ragione pubblica» e diserterà l'incontro di oggi 
Telepass, un coro di scontenti
Il Comune ha dimenticato muratori, commercianti e residenti

DOPO il caos sollevato sui telepass dai dipendenti del call center e dal loro titolare, ora che la polvere si è posata si iniziano a vedere le macerie prodotte.
Quei residenti, preti e commercianti che si sono accodati alla protesta che ha paralizzato parte della città, ignoranto danni e ritardi prodotti ai singoli cittadini, tornano a casa con un bottino ben magro, mentre il loro leader in doppiopetto (una volta scendevano in piazza operai e sindacalisti, e per difendere il posto di lavoro non il posto macchina) è l'unico che ha ottenuto il massimo, pur avendo alcun diritto. Infatti, la convenzione stipulata dal call center e dal Comune stabilisce che i dipendenti della società devono parcheggiare fuori dai Sassi. Quella convenzione, subito dopo la protesta, è diventata carta straccia, con le macchine dei dipendenti che in pochi minuti hanno invaso Porta Pistola, non aspettando neppure un giorno per la formalizzazione della nuova decisione. D'altronde, da un'Amministrazione rivelatasi debole non ci si poteva aspettare di più. Ma gli altri contestatori cosa hanno ottenuto, considerato che l'accelerazione sulla partenza dei telepass è stata data soprattutto a causa dell'ormai insostenibile presenza delle auto dei dipendenti del call center?
I residenti molto probabilmente vedranno ridotti i loro pass da due a uno e gli amici e parenti continueranno a non poter scendere nei Sassi con le macchine. Come non potranno scendere con l'auto i fedeli delle chiese di San Pietro Caveoso e Sant'Agostino. Numero ridotto, come prima, anche per i pass dei dipendenti degli esercizi commerciali degli antichi rioni. I lavoratori edili che lavorano nei Sassi continueranno a raggiungere i cantieri a piedi e, in più, non potranno più usare liberamente Porta Pistola per le manovre dei mezzi pesanti e per depositare temporaneamente i materiali di risulta. Ma tutti costoro non hanno nulla da temere. Infatti, il loro leader manager sembra sia ancora sul piede di guerra, in quanto ha già reso noto che la soluzione del parcheggio a Porta Pistola è insufficiente per i suoi 700 dipendenti (ma sono davvero tanti a lavorare nei Sassi o qualche centinaio in meno?) e minaccia ancora di delocalizzare la sua attività altrove. Vedremo se il organizzerà un'altra manifestazione per permettere al vecchio fedele della messa di San Pietro Caveoso (una figura molto nominata in questi giorni e che sorprendentemente si è scoperto avere molte associazioni che tengono alla sua deambulazione) di poter raggiungere in macchina la chiesa. Forse sarebbe stato meglio informarsi che le Zone a traffico limitato prevedono molte deroghe per le esigenze più varie, dalla messa domenicale alla baby sitter. Ma si sono preferiti lo scontro e la demagogia al dialogo, forse per lanciare qualche messaggio trasversale oppure per una semplice soggettiva esuberanza umorale. Il tutto condito con brillanti talk show televisivi che in quanto a imparzialità non hanno niente da invidiare alla navigata esperienza di Emilio Fede. Sicuramente un incontro sereno fra tutte le parti avrebbe prodotto aggiustamenti nella regolamentazione dei telepass, andando incontro alle diverse esigenze di commercianti e residenti. L'unico punto che accomuna costoro, almeno a sentire le dichiarazioni ufficiali, è la consapevolezza che il traffico nei Sassi attualmente è disordinato e va regolamentato, anche rivedendo le fasce orarie. La conseguenza deve per forza portare a un piccolo sacrificio di tutti. Ma nessuno tocchi i dipendenti del call center. Cittadinanzattiva, intanto, ha fatto sapere che non sarà presente al tavolo che si riunirà oggi al Comune per discutere sui telepass, richiamando «tutti al recupero della ragione pubblica, il cui smarrimento condiziona la presente stagione civile di Matera». Al di là della vicenda dei telepass, sicuramente da noi la politica e il rispetto delle regole hanno subìto un duro colpo. Ha perso l'uomo, hanno vinto le "macchine" e chi le guida.

di Biagio Tarasco
Fonte Quotidiano della Basilicata, 10/06/2006

SCOOP

GUARDATE NEL CERCHIO ROSSO, PARLA AL CELLULARE !
Non dovevamo copiare l'eccellenza di Vodafone?!
 
 
 
DAL MENSILE "VISION" (mensile di cultura e tecnologia digitali), Maggio 2006, pag.54

giovedì 8 giugno 2006

I Sassi ancora terra di nessuno

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fonte il Quotidiano di Basilicata, 7.6.2006

Uffici CSS

La (Tim)Tribù non balla più

Da oggi, nuova versione di TIM Tribù. Avete presente la martellante campagna pubblicitaria con il vigile urbano De Sica? Quella in cui sembrava che si chiamasse ad 1 cent/min, mentre comunque si spendono almeno 17 cent per via dello scattone da 16 cent alla risposta?
Il "pizzardone" De Sica non potrà più promettere chiamate e messaggi ad 1 cent/min, perchè la nuova versione di Tim Tribù prevede chiamate a 9 cent/min (+ scatto da 16 cent) con tariffazione a scatti da 30 secondi. Una chiamata ha quindi costo minimo 20,5 cent, sempre che sia verso un numero della Tribù. Altrimenti costa 19 cent/min più scatto da 16 cent.
I messaggi? Gli SMS passano da 1 cent a 15 cent e gli MMS da 10 a 49 cent.
E la nuova Tribù non balla più. Quella vecchia ballicchia, perchè per ora i vecchi prezzi rimangono in vigore per chi ha sottoscritto Tribù entro il 5 febbraio.
La mossa di Tim - che ha suscitato numerose proteste in Rete - mira ad introdurre un canone mensile di 5 euro in un'offerta che fino al 5 febbraio era gratuita. La nuova versione della Tim Tribù prevede infatti l'attivazione automatica di una carta servizi da 5 euro, che dura 30 giorni e ha un limite di 1000 tra minuti e messaggi al mese.
Con questa carta servizi, si torna a pagare verso i numeri della Tribù 1 cent (più scatto) per le chiamate. Un cent per i messaggi, 10 cent per gli MMS. Al termine del mese, nuovo obolo da 5 euro, oppure i prezzi della Tribù aumentano.
Per camuffare gli aumenti, Tim offre nel primo mese (entro 28 febbraio) un bonus da 5 euro... i soliti esagerati! Per febbraio e marzo, inoltre, push to talk gratis. Bisogna avere un cellulare abilitato e invece di telefonare, si chiacchiera con un servizio walkie-talkie-style.
Che pensare della manovra di Tim? Una normale evoluzione dell'offerta commerciale, condita dalle solite complicazioni stile Tim. Il gestore avrebbe potuto dire nei mesi scorsi "Caro cliente, ti offro questa offerta Tribù. Costa 5 euro/mese, ma per i primi tot mesi non ti faccio pagare il canone".
Forse meno clienti sarebbero corsi tra le braccia della Tribù (che, a dirla tutta, rchiede un mutuo per pagare le telefonate esterne al gruppo di numeri predefinito), ma la trasparenza sarebbe stata maggiore.
Al primo errore (non aver comunicato le scelte commerciali è comunque stata una scelta precisa), se ne aggiunge ora un secondo. Anzichè mettere nuovi prezzi e dire "se vuoi quelli vecchi attiva la carta servizi" e poi attivarla automaticamente a tutti, sarebbe stato più efficace e facile dire "Caro cliente, Tim Tribù come la conosci diventa a pagamento: 5 euro/mese".
Ma l'ufficio complicazione cose semplici di Tim evidentemente non era d'accordo... meglio quarantacinque prezzi con ventisette asterischi e novantotto rimandi a scritte minuscole. Così de Sica potrà impazzare in Tv dicendo che "La nuova Tim Tribù regala il Push To Talk".
 
da http://www.maxkava.com/2006/02/la-timtrib-non-balla-pi.html (da telco eye, Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni, 6/2/2006) -> con ulteriori commenti dei lettori

mercoledì 7 giugno 2006

Dal dialogo a senso unico al divieto di transito...

Clicca sulle immagini per aprire l'articolo



Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, 04/06/2006

Costi vs Qualità, altre defaillance

Già chiuso il call center Apple in India

E' durata solo un mese l'attività del call center che Apple aveva aperto in India. Licenziati i trenta dipendenti. "Collocheremo il servizio altrove", dice Cupertino.
di Fabrizio Frattini


Apple ha chiuso dopo poco più di un mese di attività il call center cui aveva appena dato il via in India. La conferma dell'addio all'infrastruttura arriva da Apple stessa. "Abbiamo riconsiderato i piani precedenti - ha detto ad alcuni media americani Steve Bowling, un portavoce di Apple - e ora pensiamo di collocare il nostro centro di supporto in altre nazioni".

La cancellazione del call center, collocato a Bangalore e che contava su trenta dipendenti, è una sorpresa perché giunge in un momento in cui molti concorrenti di Apple scelgono il paese asiatico per servizi di supporto ai clienti di lingua inglese. Il costo del lavoro è più basso rispetto a quello di un centralinista assunto in Inghilterra, Irlanda o Stati Uniti a fronte di sistemi di comunicazione avanzati e di una legislazione che favorisce gli investimenti di capitale dall'estero. Dell, ad esempio, ha appena aperto un call center in India e progetta di ampliare grandemente il numero dei dipendenti.

Alla luce di quanto accaduto si può ipotizzare che Apple non sia stata soddisfatta dalla risposta in termini qualitativi.


Fonte http://www.macitynet.it/macity/aA24814/index.shtml (06/06/2006)

mercoledì 31 maggio 2006

Questo sulle postazioni sicuramente no!

Sembra un normale telefono cellulare, ma esaminandolo attentamente si scopre che in realtà è una pistola calibro 22, dotata di quattro proiettili e pronta a sparare. Il grilletto è sostituito con i tasti dal 5 all'8 e l'unica differenza rispetto ad un vero telefono è il peso, di poco superiore. Sono state subito allarmate le forze dell'ordine americane e gli addetti all'ispezione dei bagagli negli aeroporti.

L'arma ha in tutto e per tutto l'aspetto di un telefono cellulare, caratteristica che permetterebbe ad un potenziale terrorista di introdurla a bordo di un aereo eludendo i controlli. La sola possibilità di smascherare l'inganno sta nel peso dell'oggetto, reso maggiore dai quattro proiettili inseriti al suo interno.

La polizia di New York, l'Fbi e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale sono stati avvisati del pericolo. Fino ad ora gli unici esemplari del telefono che spara sono stati sequestrati in Europa, ma secondo alcune indicazioni potrebbe entrare in circolazione anche negli Usa.

Basterebbe, infatti, inserire la calibro 22 formato cellulare in un bagaglio a mano per non essere scoperti dalla sorveglianza. Tutte le caratteristiche dell'arma sono state fornite agli ispettori dei bagagli degli aeroporti, in modo da impedirne l'ingresso nei velivoli.


Fonte: Corriere della Sera, 19/05/2006

martedì 30 maggio 2006

Dalle tariffe relax...allo stress non tariffato

Troppo stress nei call center
In arrivo una serie di scioperi contro l'eccessivo stress a cui sarebbero sottoposti i lavoratori.

Il sindacato autonomo Snater ha proclamato una serie di scioperi nei call center di Telecom Italia che gestiscono i servizi clienti 187, sia commerciale che guasti per la clientela residenziale, 191 per la clientela affari, il 119 dell'ex Tim per la telefonia mobile e il nuovo reparto dell'outbound, cioè il reparto interno di televendita.
Gli scioperi iniziati il 15 maggio, e proseguiti fino al 24 maggio, hanno avuto una sospensione a causa della cosidetta tregua elettorale, ma continueranno dal 2 al 7 giugno prossimi.
Sotto accusa è l'organizzazione di lavoro interna ai call center, dove la ricerca esasperata della saturazione degli orari di lavoro, per cui i lavoratori devono essere sempre e comunque inclusi, e l'eccessivo stress causato da obiettivi di vendita sempre più esasperati e irrealistici, aumentano lo stesso tasso di assenteismo per malattia e costringono molti lavoratori a rassegnare le dimissioni.
Dice testualmente il comunicato dello Snater: "I ritmi di lavoro sono inaccettabili e spesso non c'è nemmeno lo stacco di un secondo fra una chiamata e l'altra che gli operatori ricevono in cuffia. I controlli sono ormai un incubo e possono essere fatti anche sul singolo lavoratore."
"I turni sono sempre più pesanti, gli obiettivi commerciali sono sempre più condizionanti, i casi di stress, ansia e depressione sono in crescita costante». Una situazione che riguarda lavoratori compresi in media fra i 35 e i 40 anni che ne hanno passate di tutte: dalle riqualificazioni alle ristrutturazioni alla precarietà diffusa grazie ai vari pacchetti Treu e legge 30."
"L'operatore può abbandonare la propria postazione solo nelle pause di legge preassegnate e seduto davanti al suo videoterminale con la cuffia in testa, riceve direttamente e automaticamente, una dietro l'altra, le chiamate dei clienti, senza dare il suo consenso alla risposta".
E' possibile che il fronte delle agitazioni si allarghi presto anche alle altre organizzazioni sindacali delle Tlc, in primis quelle confederali, che giudicano inadeguate le aperture su un innalzamento dell'inquadramento professionale nei call center. A fronte delle aspettative per il nuovo contratto non hanno ancora raggiunto un accordo con Telecom Italia sui nuovi turni di lavoro del 187 che si presentano particolarmente disagiati, mentre non è stato ancora definito il premio di produttività (cosidetto "premio di risultato") per il 2006, la cui prima tranche verrebbe erogata in Giugno.


[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-05-2006]

lunedì 29 maggio 2006

No comment

Atesia licenzia i dissidenti

Nonostante l'accordo recentemente siglato con Cgil-Cisl-Uil, tra i lavoratori precari che non verranno assunti ci sono tutti i componenti del collettivo autogestito.

In foto la centralinista che spicca nella homepage di Atesia

Atesia è la più grande società di call center italiana, fondata da Telecom Italia, che ancora, ne possiede una quota; ora è di Alberto Tripi (e famiglia), proprietario anche di Finsiel, degli altri call center Cos, che lavorano per tutti da Telecom Italia alla Rai, dall'Aci al Governo, dall'Alitalia a Wind e a Sky. Atesia è anche il simbolo della flessibilità esasperata e selvaggia, prima e dopo la legge 30: dal tempo dei famigerati co.co.co, cioè quasi tutti i suoi dipendenti, fino agli attuali contratti a progetto che, secondo una circolare (l'ultima) dell'ex ministro del Lavoro Maroni (uno che si definisce pregiudizialmente favorevole alla flessibilità), difficilmene si dovrebbero utilizzare in un call center. Un punto fermo positivo, anche se parziale e con limiti, avrebbe dovuto essere l'accordo siglato tra il gruppo Atesia-Almaviva e Cgil-Cisl-Uil, al fine di stabilizzare un forte numero di rapporti di lavoro, trasformandoli in parte in contratti a tempo indeterminato o di inserimento, e in parte in contratti a tempo. L'accordo è stato raggiunto soprattutto grazie alla spinta portata avanti con scioperi, assemblee, manifestazioni, la mobilitazione degli enti locali romani e del Collettivo Precari Atesia: è un Collettivo autogestito e autonomo dai sindacati confederali che, in pratica, ha fatto una grossa azione di supplenza rispetto ai sindacati confederali. Questi ultimi, nel caso Atesia, avevano mostrato per troppo tempo insufficienze, omissioni, carenze, debolezze e subalternità; paradossalmente, Almaviva ha dovuto legittimare e cercare un accordo con i sindacati ufficiali, per non essere travolta da quelli non ufficiali. L'accordo è contestato dal Collettivo Precari Atesia, che ha chiesto (invano) che si tenesse un referendum approvativo tra i lavoratori, come ormai di prassi avviene in occasione del rinnovo di molti contratti importanti nazionali e aziendali. Il punto è che, nei giorni scorsi, la direzione Atesia ha provveduto a trasformare i primi contratti precari in tempi indeterminati, escludendo sistematicamente i componenti del Collettivo Precari e quanti hanno partecipato più attivamente alle lotte.
La Polizia sarebbe stata presente all'interno degli stessi uffici del personale per garantire l'incolumità dei quadri aziendali da chissà quali minacce, inesistenti finora visto il carattere assolutamente pacifico e non violento di tutte le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici di questo call center. Adesso i lavoratori del Collettivo Precari sperano che intervengano anche i nuovi ministri del Lavoro e del Welfare, Damiano e Ferrero, provenienti dalle file del sindacato della Cgil e da sempre critici verso le forme esasperate e senza diritti della flessibilità, per mettere fine a questi licenziamenti "di rappresaglia"

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-05-2006]

Simpatica pubblicità


venerdì 26 maggio 2006

Coloro coloriti

Dal "Codice di comportamento..." art.4
 
L'abbigliamento e l'igiene personale di coloro che lavorano in azienda devono essere decorosi e rispettosi di tutti
 
E se un giorno qualcuno approfittando dell'estate venisse con una maglietta con il logo tim un pò taroccato? ipotesi non propriamente prevista :-)

Aggiornamento tariffe AOM


Punti da ponderare

Cari amici,
il punto 10) del Codice di comportamento per i collaboratori (rev.01 del 9/5/2005) che probabilmente avete firmato anche voi recita:
Durante le ore di lavoro non è consentita l'attivazione di telefoni cellulari ove questo arrechi disturbo alle attività lavorative. Le telefonate urgenti potranno essere effettuate o ricevute al numero di centralino
Ora, mi dite voi, se tenuti sulla postazione con vibracall e senza rispondere (o al max qualche sms quando in ACW), quale è il nesso col disturbo (all'azienda o al cliente) previsto da tale articolo, più del chiasso che normalmente gli operatori generano (questo sì una vera pena)? O qualcuno di voi ha ricevuto o effettuato (con minore disturbo) telefonate al/dal centralino?

Commenti privati giunti da colleghi


1) Cominciamo tutti a fare chiamate a scrocco dal centralino Datacontact...anche solo una al giorno per ogni operatore, verso cellulari, possibilmente. Toglieranno anche il centralino? E la centralinista?
2) Hai ragione, continuiamo a mettere cellulari sulla postazione coprendoli con il portacuffie. Ci faranno togliere anche le cuffie? E poi?

giovedì 25 maggio 2006

Cliente pronto alla battaglia

Kuala Lumpur, 12/4/2006 (Malaysia) - Chi ha in casa figli o nipoti sempre al telefono e teme un salasso anche per la prossima bolletta, si può consolare compiangendo Yahaya Wahab, un utente malese che si è visto recapitare una bolletta telefonica dall'importo davvero astronomico: 218 trilioni di dollari, ossia 182 trilioni (migliaia di miliardi) di euro.

La vicenda in sè non aveva alcun presupposto fantastico: il signor Yahaya Wahab ha raccontato di aver chiesto in gennaio la disattivazione della linea telefonica intestata al compianto padre, saldando una bolletta residua di 23 dollari (quasi 20 euro). Successivamente, però, Telekom Malesya (l'incumbent locale) gli ha inviato una bolletta da 806mila milioni di ringgit (182 trilioni di euro), relativa a traffico telefonico generato negli ultimi giorni di vita dell'utenza. Con la richiesta di saldo entro 10 giorni, pena il ricorso alle vie legali da parte dell'operatore.

Certo di non avere contatti extraplanetari, il signor Yahaya ha ipotizzato un errore di fatturazione, o un utilizzo illegale dell'utenza telefonica. "Se la compagnia telefonica intende intraprendere un'azione legale come ha dichiarato, sono pronto ad affrontarla. Non vedo l'ora" ha affermato il malcapitato utente.

fonte: punto informatico

come non credergli, le "ultime volontà" non si ignorano mai, specialmente se di un proprio congiunto*

*con "giunto cablato", certamente

mercoledì 24 maggio 2006

Citazioni citabili

Mutatis mutandis

(...) il padrone e i suoi operai. Una combinazione, anche questa, assolutamente unica nella storia del mondo occidentale, di autoritarismo e paternalismo. Alle Acciaierie di Terni, per esempio (inizi secolo XX) gli ordini di servizio erano severissimi: (...) si eliminavano i telefoni sulle scrivanie degli impiegati costringendoli, per qualsiasi comunicazione, a fare la coda davanti a un apparecchio a gettoni (...)

Panorama, Fabbriche, 13/10/2005

L'essenza della fabbrica è la disciplina, di D.S.Landes, The rise of capitalism, p.14, 1966

sabato 20 maggio 2006

Tra Londra e Matera...

Ma...rientriamo anche noi tra gli "operatori economici con le attività nei Sassi"? Mistero

Matera: rivoluzione nei Sassi, telecamere per il traffico
Dal 2 giugno inizia nei Sassi la sperimentazione del "telepass": lo ha annunciato l'amministrazione comunale. L'ingresso delle auto negli antichi rioni delle case in tufo avrà modalità simili agli accessi controllati in uso a Londra. Si prevede una rivoluzione nella circolazione dei veicoli. E' un progetto, peraltro, di cui si parla da tempo.
Sono previste due telecamere ai due ingressi dei Sassi: via D’ Addozio per il Sasso Barisano e via Buozzi per il Sasso Caveoso. Le telecamere "leggono" le targhe trasmettendo i dati in tempo reale al comando dei vigili urbani. Solo quelle autorizzate possono transitare. Le auto non autorizzate (identificate dalle targhe) riceveranno invece delle contravvenzioni (importi ancora da definire).
I beneficiari delle autorizzazioni sono: residenti, operatori economici con le attività nei Sassi, forze di polizia, ambulanze, mezzi delle delle istituzioni, mezzi dell'igiene urbana e di altri servizi indispensabili. Saranno autorizzati anche i turisti ma solo se provvisti di prenotazione alberghiera.
Una soluzione che intende scongiurare il traffico-caos nei Sassi. Ma, nello stesso tempo, metterà alla prova i parcheggi (saranno sufficienti?) fuori dagli antichi rioni.

da notizie on line del 18.5.2006

venerdì 19 maggio 2006

Se ci dovesse chiamare Moggi?!





















OK, OK, al BO (Back Office) per un TT (Trouble Ticket)


sabato 13 maggio 2006

Ora che TIM ci ha ripensato...

Tim TuttoRelax: blocco ingiustificato?
A cura della Redazione


Abbiamo evitato volontariamente di inserire notizie sulle sospensioni operate da Tim dall' inizio del mese circa i contratti TuttoRelax (post e prepagati), in attesa di un epilogo felice per entrambe le parti. Questo epilogo, a quanto pare, stenta ad arrivare e dunque vediamo di ricostruire quello che è successo partendo dal principio.
Innanzitutto cerchiamo di capire bene cosa è TuttoRelax: lanciata in ottobre dello scorso anno, la tariffa permette a chi la sottoscrive di  avere gratis un telefonino UMTS e poter chiamare tutti i numeri di qualunque gestore e videochiamare tutti i numeri TIM a zero centesimi di Euro al minuto, pagando solo lo scatto alla risposta. Il costo per sottoscrivere TuttoRelax ammonta a 50 euro mensili, per un minimo di due anni e con obbligo di presentare la propria carta di credito (inizialmente solo CartaSi, poi esteso a Visa e MasterCard dai primi di dicembre 2005) come metodo di pagamento. Per le TuttoRelax prepagato, il monte minuti mensile è di 1000 unità, per gli abbonamenti arriva a 1500. Inoltre, TuttoRelax permette di inviare gratis Sms a tutte le numerazioni, oltre ad altri benefit come la ricezione quotidiana del VideoTGCom, vedere i VideoGoal della squadra del cuore, scaricare 3 brani musicali al mese dall'i.Music Store di TIM, ed avere gratis fino a 100 MB di traffico Wap al mese per navigare liberamente nel Wap di TIM. Il focus dell'offerta, ovviamente, è incentrato sui minuti inclusi al mese e sugli Sms inviabili: come specificato, per la TuttoRelax ricaricabili i minuti inclusi di chiamate verso tutte le direttrici sono 1000 (1500 per i postpagati, che però hanno al massimo 1500 Sms inviabili); per inviare Sms illimitati verso qualunque numerazione bastava quindi far rimanere qualche minuto residuo a disposizione del contatore della TuttoRelax prepagata.

Autoricarica, come ottenerla?
Cosa è successo, dunque, per arrivare alle sospensioni di questi giorni ed al ritiro della promozione di venerdì scorso? Innanzitutto teniamo a precisare che oltre alle TuttoRelax sono state disattivate moltissime sim Tim con profilo tariffario Autoricarica 190 "Old", ovvero quelle carte con tariffa non rimodulata dal gestore che permettevano la fruizione di un bonus pari ad 1,86 euro per ogni 50 Sms/minuti di chiamate ricevuti da Tim. Di queste TimCard in giro ce ne sono parecchie e con l'avvento sia della TuttoRelax che dell'invio via Web di messaggi gratuiti (ne parleremo poi) sono comparse in vendita in vari siti tipo eBay con all'interno credito residuo a tre zeri. Basta pensare, infatti, che chiunque abbia avuto una TuttoRelax puo' aver tranquillamente inviato a raffica (sia manualmente che con programmini free dal PC se non con le varie Suite dei telefonini cellulari compresi nell'offerta) centinaia di migliaia di messaggini, con le conseguenze che immaginate. Oltre alla Autoricarica 190 Old, le direttrici numeriche più gettonate per i ricaricatori sono senza dubbio quelle delle USIM Tre, magari con SupertuaPiù come piano tariffario. La tariffa permette infatti di ricevere un accredito dal mese successivo (nota bene: traffico puro, non bonus con scadenza) di ben 10 centesimi al minuto per quanto riguarda le chiamate da numerazioni non Tre e di 4 centesimi per ogni Sms ricevuto. Anche qui, si fa alla svelta a fare due conti su come possa essere possibile che sulla già citata eBay circolino USIM Tre in vendita con credito residuo di 1000, 2000 o 5000 euro.
Altro "canale" interessato dall'onda dei ricaricatori è quello delle linee 899: una volta stracaricate le proprie sim, moltissime persone hanno intravisto una sorta di business: tramite prestanomi o personalmente (chi aveva partita IVA) hanno acquistato una linea 899, sulla quale dirottare il traffico di 3, 4 o più sim autoricaricate con le modalità sopra descritte. Nella maggior parte dei casi, il business è sfumato malamente, dato che il traffico in entrata sulle linee 899 è monitorato attentamente dal gestore ed una volta notate le decine di chiamate effettuate sempre dalle stesse numerazioni (nella stragrande maggioranza provenienti solo da USIM Tre), scatta automaticamente la segnalazione al concessionario del servizio che a sua volta ha tutto il diritto di sospendere lo stesso per 12 mesi, in attesa di accertamenti atti ad escludere un abuso non autorizzato. Sui calcola che le nuove richieste di linee 899 fondate su numerazioni Tre per oltre l'80% siano state bollate come "irregolari per traffico anomalo".
Ci sono giunte segnalazioni anche di altri modi più o meno leciti per sfruttare il credito derivante dalle super autoricariche, ovvero quello di rivendere lo stesso a terzi inserendo la sim in appositi centralini telefonici. Senza contare che il fenomeno ha dato la stura ad una serie di attivazioni collettive di TuttoRelax (con gruppi da 5 a dieci unità), con accordi precisi circa il numero di Sms giornalieri da spartirsi per autoricaricare le proprie sim.
Ultima frontiera dell'autoricarica, ma non necessariamente in ordine di importanza, è quella dello sfruttamento da parte degli utenti delle varie promozioni estemporanee dei gestori o quelle legate a MNP o vendita di nuove sim card. Decisamente opportuna è stata la promozione di Tim chiamata Parli Gratis: chiunque acquistasse una nuova sim card del gestore, infatti, aveva l'opportunità di usufruire di ben 1000 minuti di traffico da dirottare verso le proprie sim autoricaricanti nei trenta giorni successivi all'attivazione della promo. La promo, decisamente allettante, è stata sottoscritta in massa, dato che mille minuti di chiamate verso una USIM Tre con profilo SuperTuaPiù generavano circa 100 euro di bonus da sfruttare il mese successivo. Considerando che una TimCard costa 5 euro, con un minimo investimento di 50 euro (10 TimCard) si poteva usufruire di un traffico pari ad oltre 1000 euro nelle proprie sim. E non solo: le stesse card, una volta registrate sul sito Tim, danno la possibilità di usufruire di 10 Sms al giorno verso qualunque direttrice; sfruttando le possibilità (ed anche i bug) di alcuni programmini free scaricabili dal Web, per ogni singola sim card Tim diventa possibile quintuplicare o sestuplicare gli invii degli Sms, arrivando a mandare anche oltre 80 Sms al giorno per ogni singola numerazione. Quindi, l'utente che si era accaparrato le 10 TimCard oltre ai 10000 minuti da utilizzare per autoricaricarsi la/e propria/e carta/e, generando un bonus di circa 1000 euro, sfruttando la procedura di cui sopra poteva arrivare anche a raddoppiare il bonus mensile. Tutto questo per tutta la durata dell'offerta (gennaio e febbraio) ed in maniera perfettamente lecita.

TuttoRelax: e ora che cosa succederà?
Ma torniamo alle TuttoRelax, sospese in massa ed a scaglioni dagli ultimi giorni di febbraio in poi. Gli utenti danneggiati, che teniamo a precisare non necessariamente sono autocaricatori, una volta notato che il proprio numero era in una sorta di stand-by si sono rivolti al 119 per chiedere spiegazioni. L'operatore, che come sempre in queste circostanza cade dalle nuvole, ha la consegna da parte di Tim di far mandare dal cliente ad un numero di fax corrispondente al NAF di Roma (la sezione anti frode) vari documenti, tra i quali l' autocertificazione del possesso della linea sulla quale era stata attivata la TuttoRelax (pre e postpagata), oltre alla copia di un documento. Tutto questo, a detta dell'operatore, per verificare che la linea sia intestata effettivamente al sottoscrittore della Relax: una sorta di controllo cautelativo da parte di Tim per verifiche da effettuare per non precisati motivi di ordine tecnico. Gli stessi che hanno portato venerdi scorso alla sospensione definitiva delle nuove attivazioni di TuttoRelax prepagata (le TuttoRelax abbonamento, con il limite dei 1500 Sms/mese, sono ancora sottoscrivibili).
E nel frattempo che cosa è successo dai primi giorni di marzo ad oggi?  Nulla di nulla. Tutti coloro che si sono visti sospendere la linea, tra i quali moltissime persone che utilizzavano la stessa per lavoro e che magari avevano pure effettuato la portabilità del vecchio numero, sono a tutt'oggi al buio completo, in attesa di un contatto da parte di Tim che colpevolmente latita. Le telefonate al 119 per protestare della situazione che ha del grottesco (per usare un eufemismo) non servono assolutamente a nulla: gli operatori non hanno alcuna informazione se non quella di far attendere al cliente la chiamata da parte di Tim.
Non entriamo nel merito della liceità o meno dei metodi di autoricarica selvaggia tramite l'invio di decine di migliaia di Sms al giorno da parte di molti utenti: per questo stiamo attendendo una risposta da parte di Tim. L'unica cosa sicura è che nel contratto firmato dagli stessi utenti si specifica chiaramente che i messaggini inviabili sono illimitati. Sono tutte da dimostrare le tesi finora elaborate circa la sospensione del servizio: si va dalla teoria che le BTS (i ponti radio) di Tim non hanno retto all'impatto violento derivante dall'invio simultaneo di una marea di messaggini, generando quindi un danno per il gestore (tutto da dimostrare) che si arroga il diritto di sospendere la linea dell'interessato, fino ad arrivare all'ipotesi più semplice dell'errore da parte del marketing di Tim nel sottovalutare uno scenario futuro come quello che poi si è verificato; le tariffe autoricaricanti erano già nel mercato da un pezzo (Autoricarica 190 e 300 sono proprio di Tim!) ed i continui intasamenti del servizio di invio di Sms dal sito avrebbero dovuto far riflettere. Come premesso, sono solo ipotesi dato che non esiste alcun commento ufficiale da parte di Tim sulla vicenda. Vicenda che sta diventando un vero e proprio calvario per le decine di migliaia di utenti con il numero principale sospeso.
A nostro avviso la faccenda era perfettamente gestibile in altro modo, specie per quanto riguarda le TuttoRelax: non è la prima volta che un gestore, accortosi che una determinata offerta risulta troppo conveniente per l'utente finale, la rimodula avvisando lo stesso delle variazioni contrattuali. In quel caso, l'utente puo' aderire o meno alle nuove condizioni e decidere entro 30 giorni se recedere o meno dal contratto stipulato all'epoca senza incorrere nel pagamento di eventuali penali. La mancata osservanza da parte di Tim di questa procedura che possiamo (e dobbiamo) considerare standard puo' voler significare molte cose: o che il gestore abbia effettivamente intenzione di appellarsi a qualche cavillo estrapolabile dal contratto  in base al quale procedere penalmente nei confronti di coloro che (a modo di vedere di Tim) hanno abusato del servizio, oppure che effettivamente lo scenario apocalittico descritto sopra è solo frutto di problemi tecnico/burocratici legati ai sistemi Tim e che quindi tutte le linee saranno riattivate al più presto con tanto di scuse, oppure che effettivamente l'invio massivo di Sms in alcune aree ha prodotto dei danni nei confronti di Tim e che quindi la stessa sta valutando il da farsi.
Ma nel frattempo gli utenti che da oltre 20 giorni si sono visti abbuiare la linea senza alcuna spiegazione da parte del gestore (e per la quale continuano a pagare 50 euro al mese di canone senza avere la possibilità di sfruttarla!) a che santo devono votarsi?
La Legge in materia di Telecomunicazioni fornisce vari strumenti. Il più valido e rapido potrebbe essere senza dubbio quello descritto sul sito del Garante: dal giugno 2002, infatti, esiste una delibera specifica (182/02/CONS) che regolamenta la risoluzione delle controversie tra organismi di telecomunicazioni ed utenti. Se proprio vi siete stancati di attendere la fantomatica telefonata da parte di Tim per informarvi sullo stato (e sul futuro) della vostra linea, vi consigliamo di leggere attentamente tutta la procedura da seguire che trovate qui.
Ci auguriamo che tutto possa risolversi in una bolla di sapone, anche se il ritardo clamoroso da parte del gestore nel prendere una posizione chiara e trasparente fa pensare che questo editoriale avrà un seguito...


fonte: Newsmobile.it, 20/03/2006

mercoledì 10 maggio 2006

Le proporrei un aumento. Riflessione

Se l'azienda limita (o punisce) la navigazione personale
I LICENZIATI DI INTERNET

di Beppe Severgnini

Un lettore del Corriere on line racconta di essere stato punito dall' azienda in cui lavora perche' sorpreso a scrivere e mail alla rubrica Italians (www.corriere.it/severgnini). Particolare curioso: il lettore dice che non gliene importa niente (in un posto del genere, scrive, non ci vuol restare). Dettaglio interessante: l'azienda in questione e' una nota multinazionale nel campo elettronico. Finale imprevedibile: molti hanno scritto per dire che quel dipendente ha torto. Esistono accordi aziendali in materia; e, se non esistono, bisogna concluderli in fretta.
Un altro lettore, impiegato in una societa' americana con sede a Londra, ha raccontato di "decine di licenziamenti in tronco causa Internet", e ha descritto l' interrogatorio cui e' stato sottoposto dopo essere stato pescato a visitare un sito porno. Il giorno dopo, molti hanno fornito indicazioni tecniche per navigare senza farsi pescare.


La questione - sarete d' accordo - e' fascinosa. Internet e' uno strumento nuovo, e occorre ragionarci sopra. I problemi sembrano due. Il primo: l'uso della posta elettronica aziendale, che non e' un problema di costi (a differenza del telefono), ma di opportunita'. Molte societa' non gradiscono che il proprio nome venga associato alle opinioni personali di un dipendente; altre non se ne curano. Diciamo che le prime sono comprensibili (non aiuta l' immagine aziendale apparire sul sito nazifanatici.com); le seconde, libertarie. Una soluzione, tuttavia, esiste. Il dipendente puo' usare uno degli indirizzi gratuiti sparsi sulla rete, oppure far si' che il proprio indirizzo di lavoro non appaia. Piu' complessa la questione della navigazione su Internet. Si puo' fare, non si puo' fare, quanto si puo' fare? Si puo' impedire? E, soprattutto, perche' si deve impedire? All'estero, alcune aziende lasciano liberta' di navigazione, e si affidano al buon senso dei dipendenti. Altre non chiedono moderazione: la impongono, spesso per iscritto. Altre ancora addebitano agli impiegati il tempo trascorso in rete. Quasi tutte - esistono eccezioni, per fortuna - vedono con allarme il fenomeno. Mi chiedo, a questo punto, se Internet non stia diventando cio' che era il fumetto sotto il banco dello studente, il giornale dietro la cattedra del professore, il cruciverba sulla scrivania del burocrate, il "giochino" sul computer dello yuppie bretelluto negli anni Ottanta. Una distrazione, e una perdita di tempo. Fosse cosi' , aspettiamoci l' introduzione di una "cyber - security" che piomba alle spalle del lavoratore e controlla i suoi movimenti in rete. George Orwell e Aldous Huxley, nel cielo dei profeti laici, rideranno di gusto. Ma come: Internet non era un' idea creativa, libera e anticonformista? E ora e' motivo di licenziamento? Siamo messi bene. E poi: un conto e' trascorrere le giornate a contare le lentiggini di Pamela Anderson; un altro dare un' occhiata a quanto succede nel mondo (le nuove aziende, avevo sentito dire, incoraggiano la crescita intellettuale dei dipendenti. Evidentemente, mi ero sbagliato). Mi chiedo, e vi chiedo: per molte professioni, non e' ora di chiudere questa contabilita' un po' meschina, e giudicare la gente dai risultati? Internet e Cartellino mi sembrano due concetti incompatibili. La cosa affascinante, ripeto, e' che la maggioranza di chi mi ha scritto - trentenni con uso di mondo, pare di capire - non la pensa cosi' , e si dice favorevole alla linea dura. "Ma dove vive?", ha chiesto un lettore. "Lei magari non possiede un' azienda, ma sicuramente ha una domestica. Cosa farebbe se, tornando a casa all' improvviso, la trovasse al computer che scrive a Italians, mentre il suo letto e' ancora da rifare?" Gli ho risposto: le proporrei un aumento, visto che e' in grado di farmi da segretaria


fonte: corriere della sera, 03/11/1999

Altro che call center TIM

Un pool di 10 carabinieri per ascoltare le conversazioni di Moggi
Molte di queste sono ancora da trascrivere integralmente

In un giorno 416 chiamate. La media record di Lucianone
di DARIO DEL PORTO

ROMA - Centomila telefonate intercettate in otto mesi. Tutte sull'utenza di Luciano Moggi. È la linea rovente del pallone, il filo conduttore dell'inchiesta sugli intrighi del mondo del calcio. In questa gigantesca mole di atti si sviluppa la parte principale del capitolo investigativo che fa tremare i palazzi e rischia di stravolgere gli equilibri del massimo campionato. Tra il novembre 2004 e il giugno dell'anno successivo le chiamate in entrata e in uscita sui cellulari dell'ex direttore generale della Juventus sono stati ascoltati ininterrottamente dai militari del Reparto operativo del comando provinciale di Roma, che conducono l'indagine coordinata dai pm della Procura di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci insieme al procuratore aggiunto Franco Roberti.

L'attività di ascolto ha impegnato una squadra di dieci uomini distribuiti a turno sull'intero arco della giornata. Il fulcro dell'indagine è qui, contenuto nei faldoni e nei dischetti sui quali sono incise le telefonate ora all'esame della Procura.

Ma resta ancora una parte di lavoro da completare. Numerose conversazioni non sono state ancora trascritte, altre dovranno essere vagliate con attenzione dai magistrati per stabilire se e in quali casi i colloqui possono essere ritenuti penalmente rilevanti. Di sicuro, dalle intercettazioni già note e da quelle ancora coperte da segreto emerge la straordinaria rete di relazioni e amicizie intrecciata in questi anni da Luciano Moggi. Non solo uomo di sport e di campo, ma anche abile tessitore di alleanze, in grado di interloquire con ministri (due) magistrati (almeno quattro, appartenenti a diversi uffici giudiziari) alti esponenti delle forze dell'ordine, oltre che con procuratori sportivi, designatori, dirigenti federali, allenatori, calciatori e giornalisti.

Naturalmente non tutte le telefonate intercettate sono parte integrante l'inchiesta. Molte conversazioni sono già state accantonate perché giudicate irrilevanti oppure relative esclusivamente a questioni private. Resta però il dato di un'indagine imponente, che può riservare sorprese ogni giorno. Anche perché, proprio in questi giorni, alcuni dei protagonisti delle intercettazioni vengono sentiti dai pm e dai carabinieri proprio con riferimento alle affermazioni pronunciate nelle telefonate giudicate di interesse investigativo.

Un altro elemento che aiuta a comprendere l'ampiezza del lavoro di magistrati e carabinieri arriva dal verbale d'interrogatorio di Luciano Moggi, che lunedì ha risposto per sei ore alle domande dei pm Beatrice e Narducci: la trascrizione del faccia a faccia che si è svolto nella caserma romana di via In Selci è lunga circa 250 pagine. Almeno il doppio, a questo punto, potrebbero servirne agli avvocati Paolo Trofino Fulvio Gianaria, che assistono Luciano Moggi, per stilare la memoria difensiva che i legali potrebbero consegnare nei prossimi giorni agli inquirenti per integrare la ricostruzione fornita nel corso dell'interrogatorio.

Fonte La Repubblica, 17 maggio 2006

sabato 22 aprile 2006

Raggiante successo

Successo per i «Cavalieri Raggianti»

Sono stati finora diecimila i visitatori della mostra multisensoriale ospitata nei Sassi (nelle chiese rupestri di San Nicola dei Greci e Madonna delle Virtù). L'evento si concluderà l'8 maggio prossimo
 

MATERA - Sono stati finora diecimila i visitatori che a Matera hanno visto la mostra multisensoriale «Cavalieri Raggianti - Custodi dei Sensi», ospitata nei Sassi all’ interno delle chiese rupestri di San Nicola dei Greci e Madonna delle Virtù.
L’evento, che si concluderà l’ 8 maggio prossimo, è stato organizzato dalla società Datacontact e dal circolo culturale La Scaletta. I visitatori sono stati in prevalenza italiani ma non sono mancati gli stranieri, provenienti da Stati Uniti, Inghilterra, Argentina, Est Europa, Francia, Spagna, Germania, Finlandia, Guatemala, Israele, Nuova Zelanda. Peculiarità della mostra sono gli orari di visita non stop, dalle 9 alle 24, le sculture e le scenografie luminose ispirate ai cavalieri del 2 luglio e alla tradizione culturale dei Sassi e le attrattive programmate periodicamente dagli organizzatori.
Domani e lunedì le chiese rupestri ospiteranno, in collaborazione con l’Ente Parco della Murgia, incontri didattici sugli insetti dell’ habitat rupestre, una dimostrazione di suoni e di colori sui fischietti di terracotta dell’ artista Giuseppe Mitarotonda, e i concerti serali con la musica popolare dei Terragnora e di Peppino Ruscigno Band. Iniziative di didattiche saranno attivate nel corso della settimana con le scuole dell’obbligo.


fonte Gazzetta del Mezzogiorno, 22/04/2006

mercoledì 5 aprile 2006

Le promesse di Pulcinella

Lo stop alle carte: «Ha sbagliato Tim, perchè danneggiare gli utenti?»

di Nicoletta Cottone

MILANO - Pioggia di lettere targate Tim ai proprietari delle carte telefoniche "Tutto Relax" bloccate nei giorni scorsi per sospetta frode informatica.
La missiva inizia con un cortese «gentile cliente» e si conclude con la frase «Siamo stati costretti, pertanto, a sospendere cautelativamente il Servizio, e ci riserviamo di effettuare ulteriori verifiche a tutela degli interessi della scrivente società». In mezzo la spiegazione: «il notevole traffico generato verso utenze mobili e l’alto numero di sms sequenziali inviati inducono a ritenere che la carta prepagata sia usata in maniera non conforme alle previsioni contrattuali, le quali fanno riferimento a un utilizzo per sole comunicazioni inter-personali».
Le lettere stanno fioccando sulle scrivanie delle associazioni di consumatori che affilano le armi per difendere gli utenti che da un giorno all’altro si sono trovati con i telefonini muti. E non si tratta solo di autocaricatori di schede, ma anche di professionisti notevolmente danneggiati nel lavoro e nell'immagine. Nel mirino di Tim sono cadute molte Sim “Tutto Relax”, autoricarica 190 e 300 per «sospetta frode informatica»: 280 mila secondo il Codacons Friuli Venezia Giulia, «poche centinaia» secondo Tim. Sulla vicenda moltissime le segnalazioni, le telefonate e le e-mail giunte in redazione dopo l'uscita del primo articolo sul Sole 24 Ore.com.
L’Unione consumatori, intanto, denuncia ritorsioni contro gli utenti. «Il gestore - spiega Massimiliano Dona, avvocato dell’Unione consumatori - sta bloccando altre Sim intestate agli utenti. Si tratta di una vera e propria ritorsione della società telefonica a danno degli utenti finali, rei di aver reclamato il rispetto dei propri diritti». L'Unione consumatori suggerisce di presentare esposti a Carabinieri e Polizia «perché la magistratura valuti la sussistenza dei reati di estorsione, truffa e appropriazione indebita». Fra le altre Dona sottolinea di aver intimato al gestore di ripristinare immediatamente i diritti contrattuali degli utenti coinvolti, «perché - spiega Dona - è ora di farla finita con le promesse di Pulcinella». Agli utenti Dona suggerisce di rivolgersi alle associazioni di consumatori indicando sinteticamente dati, lamentele, disagi morali, economici e di immagine subiti. Sulla vicenda, invece, Tim ha chiarito che le Sim sono state bloccate per «forti sospetti di frode».
Ma non tutti hanno avuto ricevuto un cenno di risposta dal gestore di telefonia. A Barbara Patti il cellulare si è “spento” il 7 marzo, nonostante un uso assolutamente normale.
Il 119 le ha detto che sarebbe stata richiamata entro le 48 ore successive.
«Dopo giorni di telefonate - dice la signora Patti - hanno fornito il fax per inviare il reclamo, rimasto ancora senza risposta. A un Centro Tim, dopo varie telefonate, hanno detto che probabilmente non avevano tutti i dati richiesti dalla legge antiterrorismo. Io voglio un rimborso, perché è assurdo restare di punto in bianco senza telefono, scollegata dal mondo e senza spiegazioni». È letteralmente furioso anche Ermes di Modena, progettista nel campo automobilistico e motociclistico, per la quantità di lavoro perso per colpa del blocco della sua Sim, una Autoricarica 190. «Loro hanno dato un profilo tariffario - dice Ermes C. - io l’ho utilizzato. Per motivi di lavoro ricevo tantissime chiamate che ricaricano la mia scheda, ma non per questo devo essere trattato come un terrorista». Fra le diverse spiegazioni ottenute dal 119 prima gli è stato segnalato un problema di “anagrafica”, poi uno di traffico anomalo. «Perché all’improvviso - dice Ermes C.- ricevere chiamate ed sms è diventato illecito? Il blocco delle carte sta causando agli utenti danni economici e di immagine. Io personalmente sto anche perdendo tante opportunità di lavoro e, per giunta, la Tim respinge la portabilità di un altro numero verso Tre».
A Federico Stevanato, agente di commercio, sono state bloccate due Tutto Relax, una la possedeva da 3 mesi, l’altra ha “respirato” solo per 24 ore. «Francamente non pensavo che ci fossero problemi - dice Federico Stevanato - perché al Centro Tim avevo chiesto con chiarezza conferma che l’invio di sms fosse illimitato».
Argmaurus, dal Forum di telefonino.net, fa sapere che il 10 marzo, dunque dopo la prima fase di blocco delle Sim, ha registrato una conversazione effettuata in un Centro Tim nella quale l’incaricata del front office afferma che si possono mandare anche un milione di sms al giorno. «La Tim - sottolinea Argmaurus - ha promesso la luna, convinta che tutti i suoi clienti fossero così … da non pretenderla. Poi alcuni hanno preteso ciò che Tim aveva promesso. Era chiaro a tutti che non potevano mantenere la loro assurda promessa».
Molti, dunque, ritengono solo di aver sfruttato al meglio le opportunità offerte dalla guerra delle tariffe fra gestori. «Ho semplicemente sfruttato - spiega Igorama, uno degli autoricaricatori che viaggiava a 30mila sms al mese - gli errori del marketing Tim». E racconta che il gestore ha anche fornito le armi: nella scatola del telefonino di Tim c’era un cd per connettere il cellulare al computer. Il software fornito consente di scambiare foto dal cellulare al computer, di sincronizzare contatti della Sim, di inviare sms dal pc e di archiviarli. E in molti segnalano che programmi del genere, come per esempio Turbo Mail, per scrivere e inviare messaggi direttamente dal pc, sono scaricabili gratuitamente dal sito Internet di Tim.
L’offerta Tutto Relax veniva propagandata con uno slogan «chiami tutti a 0 centesimi e sms illimitati». Costo: zero euro per il telefonino (prepagato di un euro e 24 rate da un euro) e un canone mensile di 50 euro, Iva inclusa (49 euro prepagato più un euro).
«Si annunciano tempi duri per i gestori telefonici - dice Anna Bartolini, rappresentante italiana al Consiglio dei consumatori Ue - il commissario per l’Information society Viviane Reading ha intenzione di prendere misure drastiche per evitare che gli utenti siano penalizzati dai comportamenti ingiusti delle società».
L’allarme Sim bloccate invade i siti di telefonia. L’argomento tiene banco soprattutto nei forum di telefonino.net. Moltissimi quelli che hanno già appuntamento al Corecom, tanti quelli che hanno inviato il modello Gu5 al Garante delle comunicazioni, parecchi quelli che sostengono che la chiusura delle card ha solo uno scopo intimidatorio.
Per AlbyFra78 due più due fa quattro: se Tim ha messo sul mercato «una tariffa con sms illimitati e ha una tariffa che si ricarica da sms il conto è presto fatto. E alla Tim dovevano saperlo». Giulio Krall tira fuori la definizione di «illimitato» dal dizionario De Mauro. Per Alby non c’è frode da parte degli utenti, ma semplicemente «incompetenza del marketing della Tim».
Per Kam, invece, «il problema è che ce ne sono alcune pulite che sono incappate per sbaglio, ma le sbloccheranno, fidatevi. Le altre no».
Masterci, invece, punta il dito contro i ricaricatori solo nei casi di rivendita di Sim e secondo Gage, comunque, diverse centinaia di utenti ci hanno guadagnato migliaia di euro «vendendo schede stragonfie». Per Srelax «un conto è la rivendita di traffico telefonico, un altro il blocco delle relax perché mi ricarico la mia scheda, la scheda del mio moroso, quella della mia mamma». Da sempre, scrive Srelax, «si sfruttano le promo per ricaricare le altre schede e se stavolta Tim si è fatta male i conti, che colpa ne ha l’utente finale?».


fonte IlSole24ore, 30/03/2006

Riposatevi c'è la relax (...)

Tim blocca centinaia di cellulari per sospetta frode

di Nicoletta Cottone

MILANO - «Tim, messaggio gratuito. Siamo spiacenti, il numero da lei chiamato non è abilitato al traffico entrante». Questa frase laconica, ripetuta anche in inglese, segnala che la scheda Tim che state chiamando è stata bloccata. Da circa una ventina di giorni moltissime (poche centinaia secondo Tim, almeno 280mila secondo l’avvocato Vitto Claut, presidente del Codacons del Friuli Venezia Giulia) schede legate al piano “Tutto relax” sono state bloccate senza una spiegazione per i proprietari che si sono trovati in possesso di un cellulare muto, senza possibilità di chiamare, ricevere telefonate e inviare sms. Moltissimi hanno perso così anche tutti i numeri telefonici affidati al cellulare, che ormai nessuno più conosce a memoria. Alla Tim fanno sapere che «si tratta di casi di sospetta frode».
I titolari delle Sim «spente» sono disorientati. Nei centri Tim rispondono che lì fanno solo contratti, per protestare o chiedere spiegazioni si deve chiamare il 119. Al numero telefonico 119 rispondono con spiegazioni di vario genere: troppi sms inviati, traffico anomalo, violazione delle norme antifrode o di quelle scritte sul retro del pack della carta Sim. Su sollecitazione dei clienti invitano a fare un fax alla Tim, mentre chi insiste riceve le indicazioni per spedire una raccomandata all’ufficio reclami.
«Io sto interessando il mio avvocato - spiega Guido Gentile, orafo della capitale, titolare di una carta Tutto relax - è assurdo staccare una linea senza preavviso e senza dare una spiegazione a chi paga regolarmente, peraltro con la garanzia della carta di credito». Il suo black out sarebbe motivato dagli sms considerati sequenziali dalla Tim, inviati agli amici con i quali si dà appuntamento per ballare la salsa. Lui non solo si è trovato con il telefonino “spento” d’imperio, ma si è accorto dopo il fine settimana che quel numero era collegato anche all’allarme della gioielleria, con seri rischi di non essere reperibile in caso di necessità.
Ma non basta, anche protestare è difficile: il primo fax indicato dal 119 è errato, il secondo è dell’ufficio disdette, dove, gentilmente, forniscono un nuovo numero. Sul piede di guerra anche l'Unione nazionale consumatori che ha già avviato un'azione inibitoria diffidando Tim dal blocco delle Sim e invitandola riattivare i servizi entro la fine di marzo. «Quello di Tim è un comportamento scandaloso - sottolinea Massimiliano Dona, avvocato dell'Unione nazionale consumatori - perchè un soggetto professionale deve preoccuparsi preventivamente delle conseguenze delle condizioni offerte. Fra le altre si calcola che Tim abbia stipulato circa 900mila abbonamenti "Tutto Relax", che al costo di poco meno di 1.200 euro in due anni renderanno oltre un miliardo di euro».
L’offerta “Tutto relax” prevede, infatti, al costo di 49 euro al mese per due anni, l’utilizzo di mille minuti di traffico voce verso tutte le destinazioni e l’invio di sms gratis a tutti senza limiti. I blocchi hanno interessato anche “autoricarica 190”, invece, il cui piano era già stato modificato unilateralmente da Tim: le vecchie condizioni, prevedevano la possibilità di essere autoricaricati, senza limiti, di 1,86 euro ogni 50 sms o minuti voce ricevuti da cellulari Tim, compresi gli sms ricevuti da linee Tim che utilizzano bonus, sms gratuiti o legati a offerte promozionali. In seguito le modifiche introdotte hanno stabilito che l'autoricarica avviene solo se chi effettua la telefonata o spedisce un sms paga il prezzo fissato dal proprio tariffario.
Dal canto suo Tim chiarisce che le Sim sono state bloccate per «forti sospetti di frode», tanto che è stato dato mandato ai legali dell’azienda di sporgere formale denuncia per tutelare l’azienda da possibili tentativi di frode. «Stiamo agendo - spiegano alla Tim - a fronte di forti sospetti di frode e di un utilizzo del servizio non in norma con le regole contrattuali, con uso di apparecchiature non mobili. Dunque programmi che lanciano sms e vanno a ricaricare utenze telefoniche. Ci sono casi di utilizzo con volumi di traffico anomalo, con 50mila sms sequenziali inviati in un’ora. È una sospensione, siamo in una fase di verifica. Risarcimenti agli utenti? C’è qualcuno che dovrà risarcire noi se c’è stata truffa: sarà il magistrato a decidere. Bisogna valutare le posizioni di ognuno, non c’è solo chi invia l’sms, ma anche chi lo riceve».
Pierluigi Chiarla, segretario provinciale udinese del Codacons Friuli Venezia Giulia, proprietario di più di una delle Sim incriminate, è indignato. «Non c'è stata truffa da parte degli utenti - sottolinea Chiarla - ma qualcuno ha solo utilizzato al meglio le opportunità dei contratti offerti dalla Tim. Il sospetto è che si sia trattato di pubblicità ingannevole, visto che le tariffe erano tanto convenienti per gli utenti che oggi quei contratti sono sospesi». L'Unione consumatori denuncia, inoltre, che il gestore sta bloccando anche altre Sim intestate agli utenti che avevano attivato il piano "Tutto relax". «La creazione di una lista nera - sottolinea Massimiliano Dona - degli utenti cattivi rappresenta una inaudita violazione non solo del Codice del consumo, ma degli stessi diritti costituzionali dei cittadini». Chiesto anche l'intervento dell'Antitrust perchè verifichi l'ingannevolezza dei messaggi promozionali dell'iniziativa.
È dal 10 marzo che si susseguono messaggi in rete sui forum di telefonia, pieni di proteste da parte dei proprietari di telefonini ormai muti. Il Codacons di Udine ha costituito un comitato per difendere i diritti degli utenti e ha dato mandato di rappresentarli al presidente del Codacons del Friuli Venezia Giulia Vitto Claut. «Sto per inviare una diffida a Tim - spiega Claut - per chiedere l’inibizione di comportamenti abusivi che danneggiano la collettività da parte dei gestori sulla base degli articoli 139 e seguenti del Codice di consumo». Già sono stati presentati una decina di ricorsi al Corecom regionale per ottenere l’immediata riattivazione delle Sim: l’11 si discute il primo. E il conto, in caso di vittoria degli utenti, per Tim potrebbe essere molto salato. «Per ogni persona - spiega Vitto Claut, presiedente del Codacons Friuli Venezia Giulia - chiederemo un risarcimento di 50mila euro».


fonte IlSole24ore, 28/03/2006