venerdì 16 giugno 2006

Outbound da strapazzo

Salve, vorrei segnalare un comportamento alquanto scorretto da parte di un operatore di telefonia. Qualche sera fa ricevo una chiamata da parte di un'operatrice che mi fa questo esaltante annuncio (parole testuali!):
"Buonasera, parlo con il sig. X? La "avvertiamo" che da domani Lei paga la metà le chiamate che fa dal suo telefono fisso verso le numerazioni nazionali! Va bene?"

Mentre sta già (!) per congedarsi e riagganciare, io la fermo subito, insospettito, e domando: "Un momento! Ma come? Ma siete forse di Telecom per darmi questa notizia, dal momento che io ho Telecom come operatore telefonico?"

"No, siamo di (omissis)! Da domani lei paga le urbane tot centesimi al minuto invece di tot e le interurbane x centesimi (poco) invece che y centesimi (di più)..."

Io continuo con le perplessità, dal momento che sono stato letteralmente investito dalla foga logorroica della signorina dal carattere piuttosto deciso: "Ma come fa Lei a dirmi che posso risparmiare, se non sono cliente? Non riesco proprio a capire...! Devo forse diventare vostro cliente?"

Come dire: mi avete magari innanzitutto chiesto SE voglio diventare vostro cliente e SE mi va bene di accettare delle condizioni contrattuali che sicuramente non posso sapere, visto che la signorina mi stava quasi per attaccare il telefono in faccia dopo avermi regalato questo "magico" sconto sulle mie prossime chiamate?
Allora arriva il momento delle spiegazioni:
"Certo, Lei sottoscrive un abbonamento con noi, e bla bla bla, e così e cosà... e 30 Euro al mese... e non dovrà/potrà cambiare operatore telefonico per almeno un anno... e bla bla bla"

Hai capito... C'erano le condizioni "vincolanti" all'offerta, eccome! Ma la "cortese" signorina del call center mica me le aveva accennate nella sua affermazione iniziale. Stava semplicemente attendendo un mio "Ah, va bene..." per terminare la conversazione.

"Insomma, ma non è interessato a risparmiare?" - asserisce stupefatta la signorina, continuando con il suo tono "scontato". - "Ha forse un altro operatore? Ma sì trova davvero bene con quell'operatore?"

Ho rifiutato l'offerta e ho terminato la conversazione, ahimè senza aver avuto tempo di criticare il fare arrogante della mia interlocutrice, non me ne ha dato il tempo:-(

Ora tengo a sottolineare che ciò che mi fa arrabbiare è il pensiero di quanti altri prima e dopo di me siano stati contattati per lo stesso motivo (accaparrare utenti distratti) che alla domanda, pardon, AFFERMAZIONE "Da domani Lei risparmia!" Hanno detto "Ah, sì? Beh, grazie" e hanno tacitamente accettato senza immaginarlo un contratto telefonico, senza aver firmato nulla e senza quasi rendersene conto.
Lo trovo un modo di "reclutare" clienti che rasenta la truffa e il raggiro.

Distinti saluti
Nicolò
(Venezia)


Caro Nicolò
ho oscurato il nome dell'operatore perché queste sono storie che purtroppo si ripetono di continuo e sulle quali i carrier per primi, ma anche le autorità di vigilanza, sembrano ben poco propensi a darsi da fare. Si tratta di agenzie di "reclutamento clienti" che operano su commissione dei gestori e che guadagnano spesso in percentuale sul numero di contratti che riescono a chiudere.
Per questo è essenziale parlarne e mettere in allerta gli utenti, aspettando il giorno in cui vi siano regole più chiare e sanzioni pesanti per chi trasgredisce. Già essere vittime di spam telefonico non è mai piacevole, ma doverci pure rimettere dei soldi è paradossale e certamente nuoce al mercato e alla reputazione degli operatori che si servono di ditte poco serie.
A presto, Lamberto Assenti
 
da punto informatico, 16/06/2006 http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1524961&r=PI

Differenze di retribuzione

15/06/2006. Operazione ‘Call center', sgominata una banda di squillo.

Nove arresti, ventiquattro extracomunitarie sfruttate. L’attività rendeva oltre 36 mila euro al giorno.

I carabinieri del nucleo operativo hanno smascherato un’organizzazione criminale di nove persone attive nello sfruttamento della prostituzione nel ponente ligure. Le ragazze coinvolte (tutte dell’Est europeo, tra i 18 e i 24 anni) erano costrette a prostituirsi e venivano anche malmenate se non consegnavano per intero l’incasso giornaliero, che raggiungeva anche i 1500 euro.
Le menti dell’organizzazione, secondo le indagini, sarebbero Zoltan Mathe e Daniela Moraru, entrambi domiciliati a Sanremo.
La donna avrebbe gestito la banca dati dell’attività di prostituzione. Smistava i clienti, che chiamavano per avere appuntamenti con le ragazze.

giovedì 15 giugno 2006

Da una recente ricerca Nokia

Grazie alle funzioni sempre più numerose, non sorprende che la gente non sappia immaginare una vita senza il telefono cellulare: il 94% degli intervistati prevede di averne uno in futuro. In effetti, i cellulari sono così indispensabili che più di una persona su cinque (21%) dichiara che sarebbe più turbata dalla perdita del cellulare piuttosto che del portafoglio, delle carte di credito e persino della fede nuziale.
 
Ehi voi...che poggiate cose meno importanti del cellulare in postazione, fatela finita

Annunci di cellulari usati :-)

ultima generazione, 4mega pixel, vibrazione


Tendenze

Vodafone, osare di più
 
Le compagnie telefoniche strette tra la tendenziale - ma inarrestabile - diminuzione delle tariffe e l'esigenza degli azionisti di veder crescere le prospettive di profitto. Anche perché, chiamate a parte, gli altri servizi non decollano
di Franco Carlini
 
Il bilancio annuale che Vodafone ha appena presentato è un'ottima occasione per chiedersi che ne sarà della telefonia mobile, il grande miracolo economico degli ultimi dieci anni. Sia le cifre di Vodafone Italia (la migliore società nazionale del grande gruppo), che le dichiarazioni del suo amministratore delegato Pietro Guindani confermano che per tutti gli operatori di telefonia cellulare i tempi belli sono finiti. Intanto non è più possibile alcuna crescita vorticosa dei clienti, almeno in un paese come il nostro dove le schede Sim sono ormai 75 milioni, ben più degli abitanti, e poi i margini di guadagno continuano, inevitabilmente, a ridursi. Per gli operatori telefonici questo significa che possono puntare solo sull'aumento del traffico e che perciò devono offrire nuovi servizi. Ma qui sorge un problema: se si esamina il fatturato di Vodafone (e quelli degli altri sono analoghi), si scopre che più dell'84 per cento proviene dalle telefonate vocali, il 13,5 circa dalla messaggistica e solo il 2,5 dai nuovi servizi multimediali. Questi ultimi stanno lentamente salendo, ma la vera «killer application » dei cellulari, il valore per cui la gran parte delle persone li compra e li usa, è la possibilità di parlarsi uno a uno, seguita a ruota dalla possibilità di scriversi via Sms, altra interessante possibilità di dialogo. Insomma, dalla sua invenzione a oggi, il valore del telefono, fisso o mobile che sia, resta fondamentalmente quello di mettere in contatto le persone. Succede tuttavia che, per effetto positivo della concorrenza e delle regolazioni statali, il prezzo delle chiamate scende; per esempio la modifica delle norme sulle telefonate da fisso a mobile ha significato per Vodafone Italia una diminuzione di 200 milioni di fatturato nell'ultimo anno. In ogni caso la tendenza è certa: il costo delle chiamate va verso il basso. Quelle su linea fissa tendono a zero, quelle mobili potranno restare un po' più alte, ma perdono valore anch'esse, e buon per noi telefonatori. Lo stesso per il costo degli Sms: c'è poco da fare, i ricchi margini degli anni scorsi nessuno li potrà più raccogliere. Ma come allora accontentare gli azionisti? Quelli internazionali di Vodafone sembrano particolarmente esigenti e nei mesi scorsi hanno fatto vacillare il grande capo Arun Sarin. Ma a ben vedere le strade sono le solite due: ridurre i costi (ed ecco 400 licenziamenti nel quartier generale inglese e a cascata risparmi varii, disseminati nelle Vodafone nazionali) e offrire di più ai clienti. E' facile immaginare che le Vodafone, le Orange, le Tim, sarebbero già contente di poter mantenere gli attuali livelli di crescita. Già adesso per esempio il fatturato voce continua a salire, pur se i prezzi scendono; significa che stiamo telefonando di più, ma anche qui c'è un tetto inevitabile, quello del nostro tempo libero, dove quasi ogni interstizio è già occupato. Voce e Sms a parte, che cosa offrire di nuovo? Sull'onda dei mondiali di calcio e della proposta dei tv-fonini di 3, tutti gli operatori si sentono obbligati a proporre la televisione mobile, magari controvoglia, così come cinque anni fa, con l'unica eccezione di Renato Soru di Tiscali, tutti si sentirono in dovere di pagare miliardi per le licenze Umts: e mai investimento ebbe una resa così bassa e un ritorno così aleatorio. Sulla tv mobile Pietro Guindani segnala una sana cautela: Vodafone qualcosa investirà, qualche contenuto lo va comprando dai network televisivi,ma giusto il minimo. Aspettare e vedere,come ha teorizzato anche Wind. Questo del resto è un tipico caso di transizione tra i media, dove il riflesso condizionato di tutti è di proporre sui nuovi supporti quello che veniva offerto dai media precedenti. Ma se la televisione mobile ha un futuro questo passerà solo attraverso l'invenzione di nuovi linguaggi e formati e probabilmente non basta nemmeno, come alcuni stanno facendo, proporre sul cellulare i cosiddetti mobisode, ovvero piccoli episodi di soap opera, di breve durata. Ben altro servirà, che valorizzi le interazioni e l'essere mobili. Che cosa allora? Gli operatori telefonici ci vanno cauti, ma probabilmente sanno benissimo che il futuro vero, appetibile per noi utenti, è una piena e soddisfacente connessione alla rete Internet, con la meravigliosa quantità di contenuti e di possibilità che ormai offre. Già oggi si può fare, e anche bene, con la tecnologia più rapida chiamata Hsdpa che è una specie di Umts veloce (la propone già Vodafone e Tim sta arrivando). Ma ci sono due problemi, anche questi tipicamente di transizione. Il primo è quello dei costi: 30 euro al mese per connettersi 60 ore dal telefonino alla rete sono troppi per il mercato di massa. Gli operatori resisteranno finché potranno, ma anche in questo caso sanno che dovranno abbassare le tariffe, dato che il modello su cui atterrare è uno solo: tariffa piatta (e non a tempo), a un costo sostenibile, pari a quello delle connessioni su rete fissa. Prima o poi parleremo di 10-15 euro al mese per tempi illimitati. I telefonici delle rete fissa, italiani e stranieri, si vanno attrezzando per offrire loro tutto, cellulare, internet, tv e voce con una rete integrata e con un apparecchio unico. Tale è la strategia annunciata dall'amministratore delegato di Telecom Italia, Renato Ruggiero. Così si attrezza a fare France Telecom, con il suo marchio Orange. Di fronte a questa convergenza telefonica quelli che sono soltanto cellulari come Vodafone come reagiscono? Per ora lo dicono en passant, ma lo dicono: si preparano ad essere anche fissi, ovvero a fornire anche loro fin dentro casa dei collegamenti a banda larga Dsl. In Italia questo vuol dire comprare traffico all'ingrosso da Telecom Italia e offrirlo ai propri abbonati, come fanno Tele2 o Tiscali. In Germania, lo farà attraversouna controllata di rete fissa, la Arcor. Il secondo problema è quello dei contenuti: una piena Internet sul cellulare significa che l'operatore telefonico viene ridotto a essere solo un carrier, ovvero un trasportatore dei suoi abbonati verso siti e luoghi dove altri, chenonsono da lui controllabili, offrono informazioni e/o servizi, gratuiti o a pagamento. Questo futuro viene guardatocon orrore dai telefonici,cometestimonia la frase ormai leggendaria di Edward Whitacre jr., presidente dell'americana At&t. Alla rivista Business Week che gli chiedeva se fosse preoccupato dei dilaganti servizi web così rispondeva: «Come pensate che arrivino ai loro clienti? Attraverso una rete a larga banda ... vorrebbero usare i miei cavi gratuitamente, ma io non glielo permetterò perché abbiamo speso dei capitali e dobbiamo averne il ritorno...se Google, Yahoo! o qualcun altro si aspetta di usare liberamente queste reti è matto». Eppure questo è il futuro ragionevole: le autostrade dei bit (le telecom) facciano il loro mestiere di autostrade, mentre i luoghi di destinazione, che siano città d'arte o parchi giochi, faranno i loro affari con le loro offerte ai turisti. Fino a prova contraria le autostrade (e anche le Autostrade per l'Italia) ci guadagnano, senza pretendere di essere loro a vendere il biglietto per i musei di Venezia o di Gardaland. Le strade dei bit devono portare dappertutto, anziché l'una su Alice, l'altra su Vodafone Live, l'altra chissà dove. Dovrebbero capire che è nel loro interesse, e a ognuno il suo mestiere. Quello qui espresso è un punto di vista impopolare per gli azionisti Tlc,ma è la direzione in cui vanno le reti: tante, senza e con i fili, con apparati i più diversi, ognuno dei quali si collega al network più conveniente e più interessante in quel momento, per andare ovunque, dai talk show all'Enciclopedia Britannica. La domanda allora diventa questa: quali operatori sapranno rinunciare oggi ad alcuni orticelli recintati e osare la rete aperta? Il rischio è alto, e il tempo della scelta decisivo: guai a farlo troppo presto o troppo tardi. E guai a infilarsi in strade vecchie, come quella della vecchia televisione sul nuovo telefonino
 
Fonte il Manifesto chip&salsa 8/6/06

Inbound vs Outbound

CALL CENTER: DAMIANO, CIRCOLARE REGOLA MATERIA CONTROVERSA 
 
Roma, 15/06/2006 19:47 - "Con la firma oggi della circolare sulle collaborazioni coordinate a progetto", il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, interviene in una materia assai delicata e controversa, quella relativa all'utilizzo delle collaborazioni coordinate a progetto nel settore dei call center, fornendo indicazioni sull'attivita' degli ispettori del lavoro". E' quanto si legge in un comunicato dello stesso Ministero in cui si definisce il settore dei call center "uno dei settori a piu' alta occupazione giovanile scolarizzata, con una tipologia di contratto caratterizzato da precarie condizioni di lavoro". "La circolare - spiega il Ministero - definisce i tipi di impiego consentiti con le collaborazioni a progetto limitatamente a quelle cosiddette 'out bound', tipicamente rappresentate dagli operatori dedicati a campagne promozionali limitate nel tempo, per le quali essi hanno ampia possibilita' di predeterminare il contenuto, l'intensita' e le modalita' della loro prestazione lavorativa". "Diversamente - evidenzia la nota - la circolare identifica nel cosiddetto 'in bound' quell'ambito cui sono tipicamente adibiti gli addetti al "customer care" ed all'assistenza 'online'. Questi lavoratori - continua - svolgono un'attivita' di cui non possono predeterminare contenuto e modalita', limitandosi alla risposta telefonica di cui essi rappresentano il terminale passivo. La circolare a questo proposito chiarisce che tali modalita' dovranno essere assimilate al lavoro subordinato e, di conseguenza, gli ispettori dovranno agire nel caso riscontrino usi contrattuali impropri. Tuttavia - conclude il ministero - proprio le complesse condizioni del mercato e la necessita' che esso si sviluppi secondo regole uniformi e trasparenti, rendono necessaria una fase preliminare di informazione e di accompagnamento al sistema delle imprese cui si dedicheranno le competenti strutture regionali e provinciali del Ministero del Lavoro, dell'Inps e dell'Inail.

mercoledì 14 giugno 2006

News nazionali

ANSA - ROMA, 13 giu - Il ministero del Lavoro sta per emanare una circolare per migliorare la qualita' di impiego nei call center. L'iniziativa e' stata illustrata dal ministro Damiano alle parti sociali. 'Si tratta - spiega il ministero - di un passo fondamentale di una strategia che ha l'obiettivo di promuovere un'occupazione di qualita', nel senso di una definizione chiara di cio' che puo' essere considerato lavoro coordinato e a progetto e cio' che invece e' lavoro subordinato'

martedì 13 giugno 2006

Telepass, scongiurato lo scontro

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fonte il Quotidiano di Basilicata

Telepass, i lavoratori sono vittime

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fonte il Quotidiano di Basilicata, 12.06.2006

E' battaglia contro la chiusura

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fonte il Quotidiano di Basilicata, Giugno 2006

domenica 11 giugno 2006

Ricevuti a palazzo

I precari di Atesia ricevuti «a palazzo» 
Dal viceministro Rosa Rinaldi che incontra una delegazione. Quasi pronta una circolare per il settore
Francesco Piccioni
Roma

Bussate e, forse, vi sarà aperto. L'annunciato presidio del Collettivo precari Atesia davanti al ministero del lavoro è è svolto senza troppi problemi, nonostante un piccolo momento di strattonamenti reciproci quando i lavoratori hanno di fatto bloccato la circolazione delle auto su via Veneto. L'unico a farne le spese è stato uno dei giovani lavoratori, sofferente di cuore, che è stato portato per precauzione all'ospedale da alcuni suoi colleghi.
L'appuntamento era stato fissato in previsione di una riunione del ministro cone sindacati e aziende del settore dei call center. Ma l'incontro si era già svolto ieri, limitatamente a una sete «tecnica», senza presenza di ministri o sottosegretari, per acquisire «elementi» riguardo ai contratti a progetto. un prossimo incontro è previsto nel corso della prossima settimana.
I lavorato si sono sentiti scavalcati (non è la prima volta: anche l'accordo dell'11 aprile scorso era stato sottoscritto contro il loro parere e senza alcuna procedura di approvazione) ed hanno continuato a chiedere di vedere il ministro. L'urgenza sta nel fatto che ben 400 di loro non si sono visti rinnovare i contratti a termine alla scadenza del 31 maggio, come conseguenza di quell'«accordo» che continuano a rifiutare. Altri 5 erano stati di fatto licenziati nei mesi precedenti, come ritorsione per la riuscita delle mobilitazioni all'interno di Atesia.
In tarda mattinata, comunque, la sottosegretaria Rosa Rinaldi convocava una delegazione di precari, cui ribadiva che il ministero ha già invitato Atesia a rinnovare tutti i contratti scaduti a maggio. Nel frattempo, come si era saputo nei giorni scorsi, il ministero del lavoro sta mettendo a punto una circolare per riordinare tutto il settore dei call center. Destinata ai servizi ispettivi locali, questa circolare punta a discriminare nettamente ciò che può essere inteso per «lavoro a progetto» e ciò che va invece definito lavoro «subordinato», con relativa distinzione contrattuale. Com'è noto, infatti, il «contratto a progetto» è molto usato nei call center proprio per evitare di iniziare un percorso che possa portare all'obbligatorietà di assunzione per i lavoratori. I quali sono a tutti gli effetti dei «dipendenti» e mai dei semplici «collaboratori». La circolare in via di definizione mira insomma a distinguere le tipologie di attività, non le tipologie di azienda.
Par di capire, insomma, che invece di impantanarsi in una vertenza «individuale», con Atesia unico imputato, il ministero abbia scelto di mettere ordine nel settore: 400.000 addetti, quasi tutti precari, con tipologie contrattuali peggiori della stessa legge 30. La ricaduta sulla vertenza in corso è evidente: tutte le diverse regole contrattuali dovranno uniformarsi alla direttiva ministeriale, Atesia compresa. L'azienda, tetragona a ogni trattativa, sembra invece orientata a cercare di mettere in piedi - nel suo piccolo - uan riedizione della «marcia dei 40.000» della Fiat, che segnò la fine dei 25 giorni di occupazione di Mirafiori, nel 1980. Un piccolo gruppo di «assistenti» (i capisala, o quadri interni con un contratto a tempo indeterminato in tasca) starebbero infatti ceracndo di raccogliere firme a favore dell'accordo. Ossia dell'azienda.
Quella di ieri è stata dunque una giornata importante, perché viene riconosciuto ufficialmente il ruolo negoziale e sindacale dell'«autorganizzazione» dei lavoratori del più grande call center italiano. Ma che dimostra anche una diversa sensibilità della nova compagnie ministeriale, attenta a non lasciar trasformare un problema sindacale certamente spinoso in un problema di «ordine pubblico».
 

sabato 10 giugno 2006

DVB/H

Videofonini e canone RAI
Cari Italians,
non amo certo recitare la parte dell'avvocato del diavolo ma, «sic stantibus rebus», tenuto pur sempre conto dell'obbligo del canone/tassa sul televisore, dal momento che questo colpisce il possesso di qualsiasi apparecchio «atto o adattabile alla ricezione TV» (che mirabile lungimiranza d'intenti, se si pensa che la legge è del 1939), e dal momento che il legislatore non può non tenere conto dei nuovi telefonini con funzione TV, sono i nuovi acquirenti consapevoli della stangata fiscale che potrebbe abbattersi a breve sulle loro teste? E davvero la Rai si crede organizzata per gestire la nuova materia, e a scovare i possibili (milioni) di evasori? O forse i videotelefonini sono esenti dal canone? Ma allora, se giustizia ed equità fiscale deve essere, non è giunto il momento di abolire per sempre questo odioso balzello?


Vittorio Martinelli, martinelli@hotmail.com
Lettera al corsera, 30/5/2006 http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-05-30/07.spm

Rassegna stampa del 10.6.2006 (2)

Sassi senza auto, si doveva ragionare di più
di ANTONIO FASCHINO*

La città sta vivendo il dilemma del traffico regolamentato nei Sassi, c'è chi è favorevole e c'è chi non lo è affatto. Il problema è che non c'è una corretta informazione al riguardo, non si sente altro che quello che viene raccontato.
Anche il parroco di S. Pietro Caveoso si è scagliato contro l'Amministrazione, perchè così arrivano meno fedeli alla messa della domenica. In questi giorni si sente solo il parere di chi è contrario. Non è giusto. Da quello che ho ascoltato in giro, non sono solo i dipendenti di Datacontact, purtroppo, a non accettare il traffico regolamentato nei Sassi e, ancora peggio, sono molti i giovani che si dichiarano contrari a questa iniziativa. E' anche vero che l'Amministrazione comunale avrebbe fatto meglio a predisporre un Piano per i parcheggi a ridosso dei Sassi ed a divulgare la notizia con tutti i mezzi, tv compresa, stimolando i dibattiti sull'argomento e coinvolgendo la popolazione ad analizzare tutti gli aspetti della questione. Fino a questo momento, ahimé, non si sono sentiti i commenti degli intellettuali della città, di Legambiente, della Scaletta, di Zetema, di Pietro Laureano, di Raffaele Giura Longo, degli operatori turistici, dei turisti [...]. Pare che questa presa di posizione dei commercianti e di Data Contact per il telepass nei Sassi abbia suscitato la reazione di altri cittadini, che negli anni scorsi hanno subìto ed accettato analoghe privazioni. Esempio 1: gli abitanti di via Roma, via Don Minzoni, Via Ascanio Persio, via Cappelluti, Via Rosselli, Via Annunziatella, Via XX Settembre, ecc. come fanno a parchegiare la loro auto, a portare la spesa a casa, quando piove o nevica, visto che la zona è tutta a pagamento e non si trova mai un parcheggio? I dipendenti della biblioteca, della prefettura, delle banche, come fanno a recarsi al lavoro ogni giorno? Dove parcheggiano? Quanta strada fanno a piedi per raggiungere il posto di lavoro e poi ritornare a casa per il pranzo e viceversa? E poi, perchè non si incentiva l'uso del mezzo pubblico per i lavoratori ed anche per gli studenti? Perchè non si migliorano gli spostamenti con la cosiddetta linea metropolitana da Matera-nord a Matera-centro? Perchè non sono mai iniziati i lavori del parcheggio di via Gramsci, come recita ancora il pluridecennale cartello che si trova vicino alla chiesa di Cristo Re?
E' ovvio che nei Sassi il traffico debba essere regolamentato, ma è altrettanto chiaro che debbano essere risolti i problemi che ne derivano, aprendo un pubblico dibattito, serio e circostanziato, dove analizzare e correggere gli effetti negativi, con l'obiettivo supremo di salvaguardare i Sassi, cioè la nostra memoria.
 
*Portale del turismo www.sassiweb.it Fonte Quotidiano della Basilicata 10/06/2006

Rassegna stampa del 10.6.2006

Cittadinanzattiva denuncia: «Si è persa la ragione pubblica» e diserterà l'incontro di oggi 
Telepass, un coro di scontenti
Il Comune ha dimenticato muratori, commercianti e residenti

DOPO il caos sollevato sui telepass dai dipendenti del call center e dal loro titolare, ora che la polvere si è posata si iniziano a vedere le macerie prodotte.
Quei residenti, preti e commercianti che si sono accodati alla protesta che ha paralizzato parte della città, ignoranto danni e ritardi prodotti ai singoli cittadini, tornano a casa con un bottino ben magro, mentre il loro leader in doppiopetto (una volta scendevano in piazza operai e sindacalisti, e per difendere il posto di lavoro non il posto macchina) è l'unico che ha ottenuto il massimo, pur avendo alcun diritto. Infatti, la convenzione stipulata dal call center e dal Comune stabilisce che i dipendenti della società devono parcheggiare fuori dai Sassi. Quella convenzione, subito dopo la protesta, è diventata carta straccia, con le macchine dei dipendenti che in pochi minuti hanno invaso Porta Pistola, non aspettando neppure un giorno per la formalizzazione della nuova decisione. D'altronde, da un'Amministrazione rivelatasi debole non ci si poteva aspettare di più. Ma gli altri contestatori cosa hanno ottenuto, considerato che l'accelerazione sulla partenza dei telepass è stata data soprattutto a causa dell'ormai insostenibile presenza delle auto dei dipendenti del call center?
I residenti molto probabilmente vedranno ridotti i loro pass da due a uno e gli amici e parenti continueranno a non poter scendere nei Sassi con le macchine. Come non potranno scendere con l'auto i fedeli delle chiese di San Pietro Caveoso e Sant'Agostino. Numero ridotto, come prima, anche per i pass dei dipendenti degli esercizi commerciali degli antichi rioni. I lavoratori edili che lavorano nei Sassi continueranno a raggiungere i cantieri a piedi e, in più, non potranno più usare liberamente Porta Pistola per le manovre dei mezzi pesanti e per depositare temporaneamente i materiali di risulta. Ma tutti costoro non hanno nulla da temere. Infatti, il loro leader manager sembra sia ancora sul piede di guerra, in quanto ha già reso noto che la soluzione del parcheggio a Porta Pistola è insufficiente per i suoi 700 dipendenti (ma sono davvero tanti a lavorare nei Sassi o qualche centinaio in meno?) e minaccia ancora di delocalizzare la sua attività altrove. Vedremo se il organizzerà un'altra manifestazione per permettere al vecchio fedele della messa di San Pietro Caveoso (una figura molto nominata in questi giorni e che sorprendentemente si è scoperto avere molte associazioni che tengono alla sua deambulazione) di poter raggiungere in macchina la chiesa. Forse sarebbe stato meglio informarsi che le Zone a traffico limitato prevedono molte deroghe per le esigenze più varie, dalla messa domenicale alla baby sitter. Ma si sono preferiti lo scontro e la demagogia al dialogo, forse per lanciare qualche messaggio trasversale oppure per una semplice soggettiva esuberanza umorale. Il tutto condito con brillanti talk show televisivi che in quanto a imparzialità non hanno niente da invidiare alla navigata esperienza di Emilio Fede. Sicuramente un incontro sereno fra tutte le parti avrebbe prodotto aggiustamenti nella regolamentazione dei telepass, andando incontro alle diverse esigenze di commercianti e residenti. L'unico punto che accomuna costoro, almeno a sentire le dichiarazioni ufficiali, è la consapevolezza che il traffico nei Sassi attualmente è disordinato e va regolamentato, anche rivedendo le fasce orarie. La conseguenza deve per forza portare a un piccolo sacrificio di tutti. Ma nessuno tocchi i dipendenti del call center. Cittadinanzattiva, intanto, ha fatto sapere che non sarà presente al tavolo che si riunirà oggi al Comune per discutere sui telepass, richiamando «tutti al recupero della ragione pubblica, il cui smarrimento condiziona la presente stagione civile di Matera». Al di là della vicenda dei telepass, sicuramente da noi la politica e il rispetto delle regole hanno subìto un duro colpo. Ha perso l'uomo, hanno vinto le "macchine" e chi le guida.

di Biagio Tarasco
Fonte Quotidiano della Basilicata, 10/06/2006

SCOOP

GUARDATE NEL CERCHIO ROSSO, PARLA AL CELLULARE !
Non dovevamo copiare l'eccellenza di Vodafone?!
 
 
 
DAL MENSILE "VISION" (mensile di cultura e tecnologia digitali), Maggio 2006, pag.54

giovedì 8 giugno 2006

I Sassi ancora terra di nessuno

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fonte il Quotidiano di Basilicata, 7.6.2006

Uffici CSS

La (Tim)Tribù non balla più

Da oggi, nuova versione di TIM Tribù. Avete presente la martellante campagna pubblicitaria con il vigile urbano De Sica? Quella in cui sembrava che si chiamasse ad 1 cent/min, mentre comunque si spendono almeno 17 cent per via dello scattone da 16 cent alla risposta?
Il "pizzardone" De Sica non potrà più promettere chiamate e messaggi ad 1 cent/min, perchè la nuova versione di Tim Tribù prevede chiamate a 9 cent/min (+ scatto da 16 cent) con tariffazione a scatti da 30 secondi. Una chiamata ha quindi costo minimo 20,5 cent, sempre che sia verso un numero della Tribù. Altrimenti costa 19 cent/min più scatto da 16 cent.
I messaggi? Gli SMS passano da 1 cent a 15 cent e gli MMS da 10 a 49 cent.
E la nuova Tribù non balla più. Quella vecchia ballicchia, perchè per ora i vecchi prezzi rimangono in vigore per chi ha sottoscritto Tribù entro il 5 febbraio.
La mossa di Tim - che ha suscitato numerose proteste in Rete - mira ad introdurre un canone mensile di 5 euro in un'offerta che fino al 5 febbraio era gratuita. La nuova versione della Tim Tribù prevede infatti l'attivazione automatica di una carta servizi da 5 euro, che dura 30 giorni e ha un limite di 1000 tra minuti e messaggi al mese.
Con questa carta servizi, si torna a pagare verso i numeri della Tribù 1 cent (più scatto) per le chiamate. Un cent per i messaggi, 10 cent per gli MMS. Al termine del mese, nuovo obolo da 5 euro, oppure i prezzi della Tribù aumentano.
Per camuffare gli aumenti, Tim offre nel primo mese (entro 28 febbraio) un bonus da 5 euro... i soliti esagerati! Per febbraio e marzo, inoltre, push to talk gratis. Bisogna avere un cellulare abilitato e invece di telefonare, si chiacchiera con un servizio walkie-talkie-style.
Che pensare della manovra di Tim? Una normale evoluzione dell'offerta commerciale, condita dalle solite complicazioni stile Tim. Il gestore avrebbe potuto dire nei mesi scorsi "Caro cliente, ti offro questa offerta Tribù. Costa 5 euro/mese, ma per i primi tot mesi non ti faccio pagare il canone".
Forse meno clienti sarebbero corsi tra le braccia della Tribù (che, a dirla tutta, rchiede un mutuo per pagare le telefonate esterne al gruppo di numeri predefinito), ma la trasparenza sarebbe stata maggiore.
Al primo errore (non aver comunicato le scelte commerciali è comunque stata una scelta precisa), se ne aggiunge ora un secondo. Anzichè mettere nuovi prezzi e dire "se vuoi quelli vecchi attiva la carta servizi" e poi attivarla automaticamente a tutti, sarebbe stato più efficace e facile dire "Caro cliente, Tim Tribù come la conosci diventa a pagamento: 5 euro/mese".
Ma l'ufficio complicazione cose semplici di Tim evidentemente non era d'accordo... meglio quarantacinque prezzi con ventisette asterischi e novantotto rimandi a scritte minuscole. Così de Sica potrà impazzare in Tv dicendo che "La nuova Tim Tribù regala il Push To Talk".
 
da http://www.maxkava.com/2006/02/la-timtrib-non-balla-pi.html (da telco eye, Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni, 6/2/2006) -> con ulteriori commenti dei lettori

mercoledì 7 giugno 2006

Dal dialogo a senso unico al divieto di transito...

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Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, 04/06/2006

Costi vs Qualità, altre defaillance

Già chiuso il call center Apple in India

E' durata solo un mese l'attività del call center che Apple aveva aperto in India. Licenziati i trenta dipendenti. "Collocheremo il servizio altrove", dice Cupertino.
di Fabrizio Frattini


Apple ha chiuso dopo poco più di un mese di attività il call center cui aveva appena dato il via in India. La conferma dell'addio all'infrastruttura arriva da Apple stessa. "Abbiamo riconsiderato i piani precedenti - ha detto ad alcuni media americani Steve Bowling, un portavoce di Apple - e ora pensiamo di collocare il nostro centro di supporto in altre nazioni".

La cancellazione del call center, collocato a Bangalore e che contava su trenta dipendenti, è una sorpresa perché giunge in un momento in cui molti concorrenti di Apple scelgono il paese asiatico per servizi di supporto ai clienti di lingua inglese. Il costo del lavoro è più basso rispetto a quello di un centralinista assunto in Inghilterra, Irlanda o Stati Uniti a fronte di sistemi di comunicazione avanzati e di una legislazione che favorisce gli investimenti di capitale dall'estero. Dell, ad esempio, ha appena aperto un call center in India e progetta di ampliare grandemente il numero dei dipendenti.

Alla luce di quanto accaduto si può ipotizzare che Apple non sia stata soddisfatta dalla risposta in termini qualitativi.


Fonte http://www.macitynet.it/macity/aA24814/index.shtml (06/06/2006)

mercoledì 31 maggio 2006

Questo sulle postazioni sicuramente no!

Sembra un normale telefono cellulare, ma esaminandolo attentamente si scopre che in realtà è una pistola calibro 22, dotata di quattro proiettili e pronta a sparare. Il grilletto è sostituito con i tasti dal 5 all'8 e l'unica differenza rispetto ad un vero telefono è il peso, di poco superiore. Sono state subito allarmate le forze dell'ordine americane e gli addetti all'ispezione dei bagagli negli aeroporti.

L'arma ha in tutto e per tutto l'aspetto di un telefono cellulare, caratteristica che permetterebbe ad un potenziale terrorista di introdurla a bordo di un aereo eludendo i controlli. La sola possibilità di smascherare l'inganno sta nel peso dell'oggetto, reso maggiore dai quattro proiettili inseriti al suo interno.

La polizia di New York, l'Fbi e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale sono stati avvisati del pericolo. Fino ad ora gli unici esemplari del telefono che spara sono stati sequestrati in Europa, ma secondo alcune indicazioni potrebbe entrare in circolazione anche negli Usa.

Basterebbe, infatti, inserire la calibro 22 formato cellulare in un bagaglio a mano per non essere scoperti dalla sorveglianza. Tutte le caratteristiche dell'arma sono state fornite agli ispettori dei bagagli degli aeroporti, in modo da impedirne l'ingresso nei velivoli.


Fonte: Corriere della Sera, 19/05/2006

martedì 30 maggio 2006

Dalle tariffe relax...allo stress non tariffato

Troppo stress nei call center
In arrivo una serie di scioperi contro l'eccessivo stress a cui sarebbero sottoposti i lavoratori.

Il sindacato autonomo Snater ha proclamato una serie di scioperi nei call center di Telecom Italia che gestiscono i servizi clienti 187, sia commerciale che guasti per la clientela residenziale, 191 per la clientela affari, il 119 dell'ex Tim per la telefonia mobile e il nuovo reparto dell'outbound, cioè il reparto interno di televendita.
Gli scioperi iniziati il 15 maggio, e proseguiti fino al 24 maggio, hanno avuto una sospensione a causa della cosidetta tregua elettorale, ma continueranno dal 2 al 7 giugno prossimi.
Sotto accusa è l'organizzazione di lavoro interna ai call center, dove la ricerca esasperata della saturazione degli orari di lavoro, per cui i lavoratori devono essere sempre e comunque inclusi, e l'eccessivo stress causato da obiettivi di vendita sempre più esasperati e irrealistici, aumentano lo stesso tasso di assenteismo per malattia e costringono molti lavoratori a rassegnare le dimissioni.
Dice testualmente il comunicato dello Snater: "I ritmi di lavoro sono inaccettabili e spesso non c'è nemmeno lo stacco di un secondo fra una chiamata e l'altra che gli operatori ricevono in cuffia. I controlli sono ormai un incubo e possono essere fatti anche sul singolo lavoratore."
"I turni sono sempre più pesanti, gli obiettivi commerciali sono sempre più condizionanti, i casi di stress, ansia e depressione sono in crescita costante». Una situazione che riguarda lavoratori compresi in media fra i 35 e i 40 anni che ne hanno passate di tutte: dalle riqualificazioni alle ristrutturazioni alla precarietà diffusa grazie ai vari pacchetti Treu e legge 30."
"L'operatore può abbandonare la propria postazione solo nelle pause di legge preassegnate e seduto davanti al suo videoterminale con la cuffia in testa, riceve direttamente e automaticamente, una dietro l'altra, le chiamate dei clienti, senza dare il suo consenso alla risposta".
E' possibile che il fronte delle agitazioni si allarghi presto anche alle altre organizzazioni sindacali delle Tlc, in primis quelle confederali, che giudicano inadeguate le aperture su un innalzamento dell'inquadramento professionale nei call center. A fronte delle aspettative per il nuovo contratto non hanno ancora raggiunto un accordo con Telecom Italia sui nuovi turni di lavoro del 187 che si presentano particolarmente disagiati, mentre non è stato ancora definito il premio di produttività (cosidetto "premio di risultato") per il 2006, la cui prima tranche verrebbe erogata in Giugno.


[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-05-2006]

lunedì 29 maggio 2006

No comment

Atesia licenzia i dissidenti

Nonostante l'accordo recentemente siglato con Cgil-Cisl-Uil, tra i lavoratori precari che non verranno assunti ci sono tutti i componenti del collettivo autogestito.

In foto la centralinista che spicca nella homepage di Atesia

Atesia è la più grande società di call center italiana, fondata da Telecom Italia, che ancora, ne possiede una quota; ora è di Alberto Tripi (e famiglia), proprietario anche di Finsiel, degli altri call center Cos, che lavorano per tutti da Telecom Italia alla Rai, dall'Aci al Governo, dall'Alitalia a Wind e a Sky. Atesia è anche il simbolo della flessibilità esasperata e selvaggia, prima e dopo la legge 30: dal tempo dei famigerati co.co.co, cioè quasi tutti i suoi dipendenti, fino agli attuali contratti a progetto che, secondo una circolare (l'ultima) dell'ex ministro del Lavoro Maroni (uno che si definisce pregiudizialmente favorevole alla flessibilità), difficilmene si dovrebbero utilizzare in un call center. Un punto fermo positivo, anche se parziale e con limiti, avrebbe dovuto essere l'accordo siglato tra il gruppo Atesia-Almaviva e Cgil-Cisl-Uil, al fine di stabilizzare un forte numero di rapporti di lavoro, trasformandoli in parte in contratti a tempo indeterminato o di inserimento, e in parte in contratti a tempo. L'accordo è stato raggiunto soprattutto grazie alla spinta portata avanti con scioperi, assemblee, manifestazioni, la mobilitazione degli enti locali romani e del Collettivo Precari Atesia: è un Collettivo autogestito e autonomo dai sindacati confederali che, in pratica, ha fatto una grossa azione di supplenza rispetto ai sindacati confederali. Questi ultimi, nel caso Atesia, avevano mostrato per troppo tempo insufficienze, omissioni, carenze, debolezze e subalternità; paradossalmente, Almaviva ha dovuto legittimare e cercare un accordo con i sindacati ufficiali, per non essere travolta da quelli non ufficiali. L'accordo è contestato dal Collettivo Precari Atesia, che ha chiesto (invano) che si tenesse un referendum approvativo tra i lavoratori, come ormai di prassi avviene in occasione del rinnovo di molti contratti importanti nazionali e aziendali. Il punto è che, nei giorni scorsi, la direzione Atesia ha provveduto a trasformare i primi contratti precari in tempi indeterminati, escludendo sistematicamente i componenti del Collettivo Precari e quanti hanno partecipato più attivamente alle lotte.
La Polizia sarebbe stata presente all'interno degli stessi uffici del personale per garantire l'incolumità dei quadri aziendali da chissà quali minacce, inesistenti finora visto il carattere assolutamente pacifico e non violento di tutte le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici di questo call center. Adesso i lavoratori del Collettivo Precari sperano che intervengano anche i nuovi ministri del Lavoro e del Welfare, Damiano e Ferrero, provenienti dalle file del sindacato della Cgil e da sempre critici verso le forme esasperate e senza diritti della flessibilità, per mettere fine a questi licenziamenti "di rappresaglia"

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-05-2006]

Simpatica pubblicità


venerdì 26 maggio 2006

Coloro coloriti

Dal "Codice di comportamento..." art.4
 
L'abbigliamento e l'igiene personale di coloro che lavorano in azienda devono essere decorosi e rispettosi di tutti
 
E se un giorno qualcuno approfittando dell'estate venisse con una maglietta con il logo tim un pò taroccato? ipotesi non propriamente prevista :-)

Aggiornamento tariffe AOM


Punti da ponderare

Cari amici,
il punto 10) del Codice di comportamento per i collaboratori (rev.01 del 9/5/2005) che probabilmente avete firmato anche voi recita:
Durante le ore di lavoro non è consentita l'attivazione di telefoni cellulari ove questo arrechi disturbo alle attività lavorative. Le telefonate urgenti potranno essere effettuate o ricevute al numero di centralino
Ora, mi dite voi, se tenuti sulla postazione con vibracall e senza rispondere (o al max qualche sms quando in ACW), quale è il nesso col disturbo (all'azienda o al cliente) previsto da tale articolo, più del chiasso che normalmente gli operatori generano (questo sì una vera pena)? O qualcuno di voi ha ricevuto o effettuato (con minore disturbo) telefonate al/dal centralino?

Commenti privati giunti da colleghi


1) Cominciamo tutti a fare chiamate a scrocco dal centralino Datacontact...anche solo una al giorno per ogni operatore, verso cellulari, possibilmente. Toglieranno anche il centralino? E la centralinista?
2) Hai ragione, continuiamo a mettere cellulari sulla postazione coprendoli con il portacuffie. Ci faranno togliere anche le cuffie? E poi?

giovedì 25 maggio 2006

Cliente pronto alla battaglia

Kuala Lumpur, 12/4/2006 (Malaysia) - Chi ha in casa figli o nipoti sempre al telefono e teme un salasso anche per la prossima bolletta, si può consolare compiangendo Yahaya Wahab, un utente malese che si è visto recapitare una bolletta telefonica dall'importo davvero astronomico: 218 trilioni di dollari, ossia 182 trilioni (migliaia di miliardi) di euro.

La vicenda in sè non aveva alcun presupposto fantastico: il signor Yahaya Wahab ha raccontato di aver chiesto in gennaio la disattivazione della linea telefonica intestata al compianto padre, saldando una bolletta residua di 23 dollari (quasi 20 euro). Successivamente, però, Telekom Malesya (l'incumbent locale) gli ha inviato una bolletta da 806mila milioni di ringgit (182 trilioni di euro), relativa a traffico telefonico generato negli ultimi giorni di vita dell'utenza. Con la richiesta di saldo entro 10 giorni, pena il ricorso alle vie legali da parte dell'operatore.

Certo di non avere contatti extraplanetari, il signor Yahaya ha ipotizzato un errore di fatturazione, o un utilizzo illegale dell'utenza telefonica. "Se la compagnia telefonica intende intraprendere un'azione legale come ha dichiarato, sono pronto ad affrontarla. Non vedo l'ora" ha affermato il malcapitato utente.

fonte: punto informatico

come non credergli, le "ultime volontà" non si ignorano mai, specialmente se di un proprio congiunto*

*con "giunto cablato", certamente

mercoledì 24 maggio 2006

Citazioni citabili

Mutatis mutandis

(...) il padrone e i suoi operai. Una combinazione, anche questa, assolutamente unica nella storia del mondo occidentale, di autoritarismo e paternalismo. Alle Acciaierie di Terni, per esempio (inizi secolo XX) gli ordini di servizio erano severissimi: (...) si eliminavano i telefoni sulle scrivanie degli impiegati costringendoli, per qualsiasi comunicazione, a fare la coda davanti a un apparecchio a gettoni (...)

Panorama, Fabbriche, 13/10/2005

L'essenza della fabbrica è la disciplina, di D.S.Landes, The rise of capitalism, p.14, 1966

sabato 20 maggio 2006

Tra Londra e Matera...

Ma...rientriamo anche noi tra gli "operatori economici con le attività nei Sassi"? Mistero

Matera: rivoluzione nei Sassi, telecamere per il traffico
Dal 2 giugno inizia nei Sassi la sperimentazione del "telepass": lo ha annunciato l'amministrazione comunale. L'ingresso delle auto negli antichi rioni delle case in tufo avrà modalità simili agli accessi controllati in uso a Londra. Si prevede una rivoluzione nella circolazione dei veicoli. E' un progetto, peraltro, di cui si parla da tempo.
Sono previste due telecamere ai due ingressi dei Sassi: via D’ Addozio per il Sasso Barisano e via Buozzi per il Sasso Caveoso. Le telecamere "leggono" le targhe trasmettendo i dati in tempo reale al comando dei vigili urbani. Solo quelle autorizzate possono transitare. Le auto non autorizzate (identificate dalle targhe) riceveranno invece delle contravvenzioni (importi ancora da definire).
I beneficiari delle autorizzazioni sono: residenti, operatori economici con le attività nei Sassi, forze di polizia, ambulanze, mezzi delle delle istituzioni, mezzi dell'igiene urbana e di altri servizi indispensabili. Saranno autorizzati anche i turisti ma solo se provvisti di prenotazione alberghiera.
Una soluzione che intende scongiurare il traffico-caos nei Sassi. Ma, nello stesso tempo, metterà alla prova i parcheggi (saranno sufficienti?) fuori dagli antichi rioni.

da notizie on line del 18.5.2006

venerdì 19 maggio 2006

Se ci dovesse chiamare Moggi?!





















OK, OK, al BO (Back Office) per un TT (Trouble Ticket)


sabato 13 maggio 2006

Ora che TIM ci ha ripensato...

Tim TuttoRelax: blocco ingiustificato?
A cura della Redazione


Abbiamo evitato volontariamente di inserire notizie sulle sospensioni operate da Tim dall' inizio del mese circa i contratti TuttoRelax (post e prepagati), in attesa di un epilogo felice per entrambe le parti. Questo epilogo, a quanto pare, stenta ad arrivare e dunque vediamo di ricostruire quello che è successo partendo dal principio.
Innanzitutto cerchiamo di capire bene cosa è TuttoRelax: lanciata in ottobre dello scorso anno, la tariffa permette a chi la sottoscrive di  avere gratis un telefonino UMTS e poter chiamare tutti i numeri di qualunque gestore e videochiamare tutti i numeri TIM a zero centesimi di Euro al minuto, pagando solo lo scatto alla risposta. Il costo per sottoscrivere TuttoRelax ammonta a 50 euro mensili, per un minimo di due anni e con obbligo di presentare la propria carta di credito (inizialmente solo CartaSi, poi esteso a Visa e MasterCard dai primi di dicembre 2005) come metodo di pagamento. Per le TuttoRelax prepagato, il monte minuti mensile è di 1000 unità, per gli abbonamenti arriva a 1500. Inoltre, TuttoRelax permette di inviare gratis Sms a tutte le numerazioni, oltre ad altri benefit come la ricezione quotidiana del VideoTGCom, vedere i VideoGoal della squadra del cuore, scaricare 3 brani musicali al mese dall'i.Music Store di TIM, ed avere gratis fino a 100 MB di traffico Wap al mese per navigare liberamente nel Wap di TIM. Il focus dell'offerta, ovviamente, è incentrato sui minuti inclusi al mese e sugli Sms inviabili: come specificato, per la TuttoRelax ricaricabili i minuti inclusi di chiamate verso tutte le direttrici sono 1000 (1500 per i postpagati, che però hanno al massimo 1500 Sms inviabili); per inviare Sms illimitati verso qualunque numerazione bastava quindi far rimanere qualche minuto residuo a disposizione del contatore della TuttoRelax prepagata.

Autoricarica, come ottenerla?
Cosa è successo, dunque, per arrivare alle sospensioni di questi giorni ed al ritiro della promozione di venerdì scorso? Innanzitutto teniamo a precisare che oltre alle TuttoRelax sono state disattivate moltissime sim Tim con profilo tariffario Autoricarica 190 "Old", ovvero quelle carte con tariffa non rimodulata dal gestore che permettevano la fruizione di un bonus pari ad 1,86 euro per ogni 50 Sms/minuti di chiamate ricevuti da Tim. Di queste TimCard in giro ce ne sono parecchie e con l'avvento sia della TuttoRelax che dell'invio via Web di messaggi gratuiti (ne parleremo poi) sono comparse in vendita in vari siti tipo eBay con all'interno credito residuo a tre zeri. Basta pensare, infatti, che chiunque abbia avuto una TuttoRelax puo' aver tranquillamente inviato a raffica (sia manualmente che con programmini free dal PC se non con le varie Suite dei telefonini cellulari compresi nell'offerta) centinaia di migliaia di messaggini, con le conseguenze che immaginate. Oltre alla Autoricarica 190 Old, le direttrici numeriche più gettonate per i ricaricatori sono senza dubbio quelle delle USIM Tre, magari con SupertuaPiù come piano tariffario. La tariffa permette infatti di ricevere un accredito dal mese successivo (nota bene: traffico puro, non bonus con scadenza) di ben 10 centesimi al minuto per quanto riguarda le chiamate da numerazioni non Tre e di 4 centesimi per ogni Sms ricevuto. Anche qui, si fa alla svelta a fare due conti su come possa essere possibile che sulla già citata eBay circolino USIM Tre in vendita con credito residuo di 1000, 2000 o 5000 euro.
Altro "canale" interessato dall'onda dei ricaricatori è quello delle linee 899: una volta stracaricate le proprie sim, moltissime persone hanno intravisto una sorta di business: tramite prestanomi o personalmente (chi aveva partita IVA) hanno acquistato una linea 899, sulla quale dirottare il traffico di 3, 4 o più sim autoricaricate con le modalità sopra descritte. Nella maggior parte dei casi, il business è sfumato malamente, dato che il traffico in entrata sulle linee 899 è monitorato attentamente dal gestore ed una volta notate le decine di chiamate effettuate sempre dalle stesse numerazioni (nella stragrande maggioranza provenienti solo da USIM Tre), scatta automaticamente la segnalazione al concessionario del servizio che a sua volta ha tutto il diritto di sospendere lo stesso per 12 mesi, in attesa di accertamenti atti ad escludere un abuso non autorizzato. Sui calcola che le nuove richieste di linee 899 fondate su numerazioni Tre per oltre l'80% siano state bollate come "irregolari per traffico anomalo".
Ci sono giunte segnalazioni anche di altri modi più o meno leciti per sfruttare il credito derivante dalle super autoricariche, ovvero quello di rivendere lo stesso a terzi inserendo la sim in appositi centralini telefonici. Senza contare che il fenomeno ha dato la stura ad una serie di attivazioni collettive di TuttoRelax (con gruppi da 5 a dieci unità), con accordi precisi circa il numero di Sms giornalieri da spartirsi per autoricaricare le proprie sim.
Ultima frontiera dell'autoricarica, ma non necessariamente in ordine di importanza, è quella dello sfruttamento da parte degli utenti delle varie promozioni estemporanee dei gestori o quelle legate a MNP o vendita di nuove sim card. Decisamente opportuna è stata la promozione di Tim chiamata Parli Gratis: chiunque acquistasse una nuova sim card del gestore, infatti, aveva l'opportunità di usufruire di ben 1000 minuti di traffico da dirottare verso le proprie sim autoricaricanti nei trenta giorni successivi all'attivazione della promo. La promo, decisamente allettante, è stata sottoscritta in massa, dato che mille minuti di chiamate verso una USIM Tre con profilo SuperTuaPiù generavano circa 100 euro di bonus da sfruttare il mese successivo. Considerando che una TimCard costa 5 euro, con un minimo investimento di 50 euro (10 TimCard) si poteva usufruire di un traffico pari ad oltre 1000 euro nelle proprie sim. E non solo: le stesse card, una volta registrate sul sito Tim, danno la possibilità di usufruire di 10 Sms al giorno verso qualunque direttrice; sfruttando le possibilità (ed anche i bug) di alcuni programmini free scaricabili dal Web, per ogni singola sim card Tim diventa possibile quintuplicare o sestuplicare gli invii degli Sms, arrivando a mandare anche oltre 80 Sms al giorno per ogni singola numerazione. Quindi, l'utente che si era accaparrato le 10 TimCard oltre ai 10000 minuti da utilizzare per autoricaricarsi la/e propria/e carta/e, generando un bonus di circa 1000 euro, sfruttando la procedura di cui sopra poteva arrivare anche a raddoppiare il bonus mensile. Tutto questo per tutta la durata dell'offerta (gennaio e febbraio) ed in maniera perfettamente lecita.

TuttoRelax: e ora che cosa succederà?
Ma torniamo alle TuttoRelax, sospese in massa ed a scaglioni dagli ultimi giorni di febbraio in poi. Gli utenti danneggiati, che teniamo a precisare non necessariamente sono autocaricatori, una volta notato che il proprio numero era in una sorta di stand-by si sono rivolti al 119 per chiedere spiegazioni. L'operatore, che come sempre in queste circostanza cade dalle nuvole, ha la consegna da parte di Tim di far mandare dal cliente ad un numero di fax corrispondente al NAF di Roma (la sezione anti frode) vari documenti, tra i quali l' autocertificazione del possesso della linea sulla quale era stata attivata la TuttoRelax (pre e postpagata), oltre alla copia di un documento. Tutto questo, a detta dell'operatore, per verificare che la linea sia intestata effettivamente al sottoscrittore della Relax: una sorta di controllo cautelativo da parte di Tim per verifiche da effettuare per non precisati motivi di ordine tecnico. Gli stessi che hanno portato venerdi scorso alla sospensione definitiva delle nuove attivazioni di TuttoRelax prepagata (le TuttoRelax abbonamento, con il limite dei 1500 Sms/mese, sono ancora sottoscrivibili).
E nel frattempo che cosa è successo dai primi giorni di marzo ad oggi?  Nulla di nulla. Tutti coloro che si sono visti sospendere la linea, tra i quali moltissime persone che utilizzavano la stessa per lavoro e che magari avevano pure effettuato la portabilità del vecchio numero, sono a tutt'oggi al buio completo, in attesa di un contatto da parte di Tim che colpevolmente latita. Le telefonate al 119 per protestare della situazione che ha del grottesco (per usare un eufemismo) non servono assolutamente a nulla: gli operatori non hanno alcuna informazione se non quella di far attendere al cliente la chiamata da parte di Tim.
Non entriamo nel merito della liceità o meno dei metodi di autoricarica selvaggia tramite l'invio di decine di migliaia di Sms al giorno da parte di molti utenti: per questo stiamo attendendo una risposta da parte di Tim. L'unica cosa sicura è che nel contratto firmato dagli stessi utenti si specifica chiaramente che i messaggini inviabili sono illimitati. Sono tutte da dimostrare le tesi finora elaborate circa la sospensione del servizio: si va dalla teoria che le BTS (i ponti radio) di Tim non hanno retto all'impatto violento derivante dall'invio simultaneo di una marea di messaggini, generando quindi un danno per il gestore (tutto da dimostrare) che si arroga il diritto di sospendere la linea dell'interessato, fino ad arrivare all'ipotesi più semplice dell'errore da parte del marketing di Tim nel sottovalutare uno scenario futuro come quello che poi si è verificato; le tariffe autoricaricanti erano già nel mercato da un pezzo (Autoricarica 190 e 300 sono proprio di Tim!) ed i continui intasamenti del servizio di invio di Sms dal sito avrebbero dovuto far riflettere. Come premesso, sono solo ipotesi dato che non esiste alcun commento ufficiale da parte di Tim sulla vicenda. Vicenda che sta diventando un vero e proprio calvario per le decine di migliaia di utenti con il numero principale sospeso.
A nostro avviso la faccenda era perfettamente gestibile in altro modo, specie per quanto riguarda le TuttoRelax: non è la prima volta che un gestore, accortosi che una determinata offerta risulta troppo conveniente per l'utente finale, la rimodula avvisando lo stesso delle variazioni contrattuali. In quel caso, l'utente puo' aderire o meno alle nuove condizioni e decidere entro 30 giorni se recedere o meno dal contratto stipulato all'epoca senza incorrere nel pagamento di eventuali penali. La mancata osservanza da parte di Tim di questa procedura che possiamo (e dobbiamo) considerare standard puo' voler significare molte cose: o che il gestore abbia effettivamente intenzione di appellarsi a qualche cavillo estrapolabile dal contratto  in base al quale procedere penalmente nei confronti di coloro che (a modo di vedere di Tim) hanno abusato del servizio, oppure che effettivamente lo scenario apocalittico descritto sopra è solo frutto di problemi tecnico/burocratici legati ai sistemi Tim e che quindi tutte le linee saranno riattivate al più presto con tanto di scuse, oppure che effettivamente l'invio massivo di Sms in alcune aree ha prodotto dei danni nei confronti di Tim e che quindi la stessa sta valutando il da farsi.
Ma nel frattempo gli utenti che da oltre 20 giorni si sono visti abbuiare la linea senza alcuna spiegazione da parte del gestore (e per la quale continuano a pagare 50 euro al mese di canone senza avere la possibilità di sfruttarla!) a che santo devono votarsi?
La Legge in materia di Telecomunicazioni fornisce vari strumenti. Il più valido e rapido potrebbe essere senza dubbio quello descritto sul sito del Garante: dal giugno 2002, infatti, esiste una delibera specifica (182/02/CONS) che regolamenta la risoluzione delle controversie tra organismi di telecomunicazioni ed utenti. Se proprio vi siete stancati di attendere la fantomatica telefonata da parte di Tim per informarvi sullo stato (e sul futuro) della vostra linea, vi consigliamo di leggere attentamente tutta la procedura da seguire che trovate qui.
Ci auguriamo che tutto possa risolversi in una bolla di sapone, anche se il ritardo clamoroso da parte del gestore nel prendere una posizione chiara e trasparente fa pensare che questo editoriale avrà un seguito...


fonte: Newsmobile.it, 20/03/2006

mercoledì 10 maggio 2006

Le proporrei un aumento. Riflessione

Se l'azienda limita (o punisce) la navigazione personale
I LICENZIATI DI INTERNET

di Beppe Severgnini

Un lettore del Corriere on line racconta di essere stato punito dall' azienda in cui lavora perche' sorpreso a scrivere e mail alla rubrica Italians (www.corriere.it/severgnini). Particolare curioso: il lettore dice che non gliene importa niente (in un posto del genere, scrive, non ci vuol restare). Dettaglio interessante: l'azienda in questione e' una nota multinazionale nel campo elettronico. Finale imprevedibile: molti hanno scritto per dire che quel dipendente ha torto. Esistono accordi aziendali in materia; e, se non esistono, bisogna concluderli in fretta.
Un altro lettore, impiegato in una societa' americana con sede a Londra, ha raccontato di "decine di licenziamenti in tronco causa Internet", e ha descritto l' interrogatorio cui e' stato sottoposto dopo essere stato pescato a visitare un sito porno. Il giorno dopo, molti hanno fornito indicazioni tecniche per navigare senza farsi pescare.


La questione - sarete d' accordo - e' fascinosa. Internet e' uno strumento nuovo, e occorre ragionarci sopra. I problemi sembrano due. Il primo: l'uso della posta elettronica aziendale, che non e' un problema di costi (a differenza del telefono), ma di opportunita'. Molte societa' non gradiscono che il proprio nome venga associato alle opinioni personali di un dipendente; altre non se ne curano. Diciamo che le prime sono comprensibili (non aiuta l' immagine aziendale apparire sul sito nazifanatici.com); le seconde, libertarie. Una soluzione, tuttavia, esiste. Il dipendente puo' usare uno degli indirizzi gratuiti sparsi sulla rete, oppure far si' che il proprio indirizzo di lavoro non appaia. Piu' complessa la questione della navigazione su Internet. Si puo' fare, non si puo' fare, quanto si puo' fare? Si puo' impedire? E, soprattutto, perche' si deve impedire? All'estero, alcune aziende lasciano liberta' di navigazione, e si affidano al buon senso dei dipendenti. Altre non chiedono moderazione: la impongono, spesso per iscritto. Altre ancora addebitano agli impiegati il tempo trascorso in rete. Quasi tutte - esistono eccezioni, per fortuna - vedono con allarme il fenomeno. Mi chiedo, a questo punto, se Internet non stia diventando cio' che era il fumetto sotto il banco dello studente, il giornale dietro la cattedra del professore, il cruciverba sulla scrivania del burocrate, il "giochino" sul computer dello yuppie bretelluto negli anni Ottanta. Una distrazione, e una perdita di tempo. Fosse cosi' , aspettiamoci l' introduzione di una "cyber - security" che piomba alle spalle del lavoratore e controlla i suoi movimenti in rete. George Orwell e Aldous Huxley, nel cielo dei profeti laici, rideranno di gusto. Ma come: Internet non era un' idea creativa, libera e anticonformista? E ora e' motivo di licenziamento? Siamo messi bene. E poi: un conto e' trascorrere le giornate a contare le lentiggini di Pamela Anderson; un altro dare un' occhiata a quanto succede nel mondo (le nuove aziende, avevo sentito dire, incoraggiano la crescita intellettuale dei dipendenti. Evidentemente, mi ero sbagliato). Mi chiedo, e vi chiedo: per molte professioni, non e' ora di chiudere questa contabilita' un po' meschina, e giudicare la gente dai risultati? Internet e Cartellino mi sembrano due concetti incompatibili. La cosa affascinante, ripeto, e' che la maggioranza di chi mi ha scritto - trentenni con uso di mondo, pare di capire - non la pensa cosi' , e si dice favorevole alla linea dura. "Ma dove vive?", ha chiesto un lettore. "Lei magari non possiede un' azienda, ma sicuramente ha una domestica. Cosa farebbe se, tornando a casa all' improvviso, la trovasse al computer che scrive a Italians, mentre il suo letto e' ancora da rifare?" Gli ho risposto: le proporrei un aumento, visto che e' in grado di farmi da segretaria


fonte: corriere della sera, 03/11/1999

Altro che call center TIM

Un pool di 10 carabinieri per ascoltare le conversazioni di Moggi
Molte di queste sono ancora da trascrivere integralmente

In un giorno 416 chiamate. La media record di Lucianone
di DARIO DEL PORTO

ROMA - Centomila telefonate intercettate in otto mesi. Tutte sull'utenza di Luciano Moggi. È la linea rovente del pallone, il filo conduttore dell'inchiesta sugli intrighi del mondo del calcio. In questa gigantesca mole di atti si sviluppa la parte principale del capitolo investigativo che fa tremare i palazzi e rischia di stravolgere gli equilibri del massimo campionato. Tra il novembre 2004 e il giugno dell'anno successivo le chiamate in entrata e in uscita sui cellulari dell'ex direttore generale della Juventus sono stati ascoltati ininterrottamente dai militari del Reparto operativo del comando provinciale di Roma, che conducono l'indagine coordinata dai pm della Procura di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci insieme al procuratore aggiunto Franco Roberti.

L'attività di ascolto ha impegnato una squadra di dieci uomini distribuiti a turno sull'intero arco della giornata. Il fulcro dell'indagine è qui, contenuto nei faldoni e nei dischetti sui quali sono incise le telefonate ora all'esame della Procura.

Ma resta ancora una parte di lavoro da completare. Numerose conversazioni non sono state ancora trascritte, altre dovranno essere vagliate con attenzione dai magistrati per stabilire se e in quali casi i colloqui possono essere ritenuti penalmente rilevanti. Di sicuro, dalle intercettazioni già note e da quelle ancora coperte da segreto emerge la straordinaria rete di relazioni e amicizie intrecciata in questi anni da Luciano Moggi. Non solo uomo di sport e di campo, ma anche abile tessitore di alleanze, in grado di interloquire con ministri (due) magistrati (almeno quattro, appartenenti a diversi uffici giudiziari) alti esponenti delle forze dell'ordine, oltre che con procuratori sportivi, designatori, dirigenti federali, allenatori, calciatori e giornalisti.

Naturalmente non tutte le telefonate intercettate sono parte integrante l'inchiesta. Molte conversazioni sono già state accantonate perché giudicate irrilevanti oppure relative esclusivamente a questioni private. Resta però il dato di un'indagine imponente, che può riservare sorprese ogni giorno. Anche perché, proprio in questi giorni, alcuni dei protagonisti delle intercettazioni vengono sentiti dai pm e dai carabinieri proprio con riferimento alle affermazioni pronunciate nelle telefonate giudicate di interesse investigativo.

Un altro elemento che aiuta a comprendere l'ampiezza del lavoro di magistrati e carabinieri arriva dal verbale d'interrogatorio di Luciano Moggi, che lunedì ha risposto per sei ore alle domande dei pm Beatrice e Narducci: la trascrizione del faccia a faccia che si è svolto nella caserma romana di via In Selci è lunga circa 250 pagine. Almeno il doppio, a questo punto, potrebbero servirne agli avvocati Paolo Trofino Fulvio Gianaria, che assistono Luciano Moggi, per stilare la memoria difensiva che i legali potrebbero consegnare nei prossimi giorni agli inquirenti per integrare la ricostruzione fornita nel corso dell'interrogatorio.

Fonte La Repubblica, 17 maggio 2006