lunedì 19 giugno 2006

Momenti di relax

La danza della bolletta
 
Ne parla un lettore di Punto informatico, la più famosa newsletter italiana del settore, ammaliato dalla suadente voce di un'operatrice che veicolava un'offerta di risparmio di sicuro interesse. Firmato il contratto, passa del tempo ed arriva la bolletta. Sorpresa!

Roma - 1/6/2006 Gentile direttore, trovo incredibile che al giorno d'oggi alcune compagnie telefoniche riescano, nonostante la totale inettitudine dei loro operatori, nell'essere tali, a sopravvivere... Merito della loro potenza, sicuramente, e di spalle larghe a tal punto da riuscire a reggere tutti quei grattacapi, che noi poveri utenti, con la nostra disinformazione e con il nostro essere refrattari alle molteplici sfumature dei piani tariffari, costantemente gli infliggiamo, costringendo queste povere compagnie telefoniche a del super-lavoro (del tutto inutile, in verità). Ma loro, potenze economiche, per noi utenti fanno questo ed altro. Bravi!

Prendiamo il mio caso ad esempio, un caso come ne ho sentiti davvero molti, ed è per questo che sono davvero fiero di avere come operatore, questa grande azienda che con bonarietà infinita, perdona ogni mio errore, come quello di milioni di altro utenti, e continua a lavorare per loro. Il fatto, nel suo essere grottesco, è molto buffo.
Tutto comincia, non a caso, proprio con una telefonata.
La mia compagnia telefonica è davvero premurosa, e ogni qualvolta essa trovi un modo per farmi risparmiare me lo comunica con una telefonata; qualsiasi piccola inflessione delle tariffe, qualsiasi novità sui vari contratti, prodotti, o profili tariffari, essa è sempre pronta ad avvertirmi e farmi proposte commerciali sempre più vantaggiose.
Qualsiasi cosa io stia facendo: un sonnellino, una doccia, una cosuccia intima con la ma ragazza, a qualsiasi ora del giorno e della notte (bravi davvero, sempre operativi!) la mia compagnia mi telefona, perché il risparmio è importante, ella agisce per il mio bene. E così, quella sera, verso le nove, (stavo fortunatamente guardando un dvd che ho potuto mettere in pausa) mi ha telefonato una gentilissima signorina della mia compagnia telefonica, informandomi che giorni felici mi attendevano, con un particolare piano tariffario a contratto.
Avrei potuto lasciare la mia carta pre-pagata, sul cellulare, in favore di un abbonamento mensile "flat" (ovverosia a tariffa fissa, un forfait, insomma) da 15 euro al mese.
In questi 15 euro al mese, mi dice, sarebbe stato compreso un traffico praticamente illimitato di urbane, interurbane e chiamate verso cellulari con mio stesso operatore, una cosa da leccarsi i baffi! Allora, voglio acconsentire? La gentile operatrice era disponibile a cambiare il mio profilo tariffario seduta stante.
Il risparmio, prima lo si mette in atto, meglio è.
Ma... obietto io... e le chiamate verso gli altri operatori? Mi dice che la tariffa in effetti esula dal canone, ma è competitiva rispetto agli altri operatori, non specificando meglio il grado di competitività.
Glielo chiedo, e lei, pronta, mi comunica il dato.
Un altro dubbio mi sorge, ed è quel "praticamente" illimitato, cosa significa? Che posso stare 24/24 ore al telefono entro il costo di 15 euro? In effetti no, c'è un limite, mi dice l'operatrice, di 400 minuti di conversazione, ma la mia compagnia telefonica, si è premurata di stimare che 400 minuti, sono un numero "praticamente illimitato" rispetto ad un traffico dignitoso mensile, e in particolare rispetto al mio.
Brava la mia compagnia telefonica! Ha già fatto i conti per me, ve l'ho detto, mi coccola come un pupo! Mentalmente faccio anch'io un po' di conti, velocemente per non far attendere troppo la gentile operatrice, e vedo che ha ragione! Io spendo in media un 25 euro ogni due mesi, che sono 12.50 euro al mese, ma telefono poco e solo quando è necessario, e con 15 euro (solo 2.50 euro in più) mi potrei concedere di telefonare alla mia ragazza anche solo per salutarla, anche le volte in cui allora pensavo "meglio risparmiare", si sa, son tempi duri, meno male che la mia compagnia telefonica mi accudisce, da quel punto di vista.
In ogni caso però, noto che sono già due le cose che sono emerse solo dalla mia curiosità, e di cui la gentile operatrice non avrebbe fatto parola di sua spontanea volontà, una svista senz'altro, così le chiedo se cortesemente mi può spedire a casa un prospetto informativo cartaceo, in modo che possa esaminarlo con cura.
Pare non sia possibile, ma posso sempre informarmi sul loro sito.
Ci penso ed in effetti, la mia richiesta mi pare davvero scortese, già il loro impegno è evidente, mi chiamano a casa apposta per migliorarmi la vita, e lo fanno, immagino, con ogni utente, e gli utenti sono davvero molti, se ogni utente chiedesse un prospetto informativo cartaceo la mia compagnia telefonica fallirebbe, affondata dai costi di spedizione postali, quantomeno, e io le sono affezionato, chi mi farà risparmiare poi? Non voglio che questo accada, per cui decido, essendo piuttosto impegnato lavorativamente (son tempi duri) che informarmi sul sito richiederebbe troppo tempo da parte mia, per cui tento di saperne di più almeno verbalmente dall'operatrice, e così le riassumo.
"Allora, vediamo se ho capito, 15 euro al mese, 400 minuti di conversazione verso mio operatore, urbane interurbane, mentre verso gli altri operatori ho una tariffa conveniente anche rispetto alla mia di ora, giusto?"
"Esatto!" mi conferma l'operatrice in tono gioviale.
"Ma", obietto ancora quasi vergognandomi della mia poca fiducia "non c'è davvero nessun' altra spesa oltre al canone?"
"nessun'altra spesa." mi rassicura l'operatrice.
"Magari l' IVA..." suggerisco timidamente.
"Il canone è comprensivo dell'iva" mi dice in tono bonario lei.
"Ma nemmeno una spesuccia-uccia extra?" sono incredulo, questa volta la mia compagnia ha fatto davvero il colpaccio! mi farà risparmiare un sacco di soldi!
"No, nessun'altra spesa, solo questo canone fisso di 15 euro al mese..."
mi dice l'ennesima volta in tono paziente l'operatrice.
Sono davvero mortificato, ma mi viene un ulteriore dubbio... "Ma, e i minuti eccedenti dai 400?" chiedo desiderando scomparire dalla faccia del pianeta.
Ma l'operatrice è davvero professionale, e con una controllatissima calma mi dice che li pagherò a parte, come per gli altri operatori, ovviamente, ad una tariffa sempre conveniente rispetto al mio attuale piano tariffario.
Mi pare ovvio e corretto. Non credo supererò mai i 400 minuti fatidici, ma se avverrà, giustamente pagherò l'extra.
Così mi lascio andare alla suadente voce dell'operatrice e acconsento a far diventare la mia prepagata, un'autentica cornucopia di conversazioni telefoniche.
L'operatrice mi dice che la cosa non sarà immediata (evidentemente il trasbordo comporta chissà quale consistente lavoro, e mi sento, se possibile, ancora più in colpa) e passerà un incaricato a farmi firmare un modulo. Infatti, tre settimane dopo mi telefona l'incaricato (alle 9 di sera, interrompendo solo un'altro film in dvd, sono quasi tentato di essere stizzito per l'orario, ma penso: lui stesso sta lavorando a quell'ora solo per il mio bene, e mi dò subito dell'egoista).
Prendiamo un appuntamento, e l'incaricato, un ragazzo di bell'aspetto molto cortese si presenta con il modulo da firmare, su di esso non v'è traccia delle caratteristiche del mio nuovo profilo tariffario, quasi non lo leggo, ormai mi fido ciecamente della mia compagnia telefonica, e firmo.
In due settimane, mi informa l'incaricato, potrò cominciare la mia nuova vita telefonica! Molto bene. Questo accadeva circa due mesi e mezzo fa.
Ieri invece è accaduto che mi è giunta la mia prima bolletta.
Già una lettera, che mi era arrivata un paio di settimane fa mi faceva presagire eventi negativi. Nella lettera mi si informava che nella prima bolletta avrei visto conteggiate delle voci che nelle bollette successive non sarebbero più state presenti, come ad esempio una tassa governativa che mi sarebbe comunque stata risarcita in seguito.
Nulla di preoccupante, cosa sarà mai? oltretutto mi verrà risarcita. Però il fatto di non averlo saputo prima un po' mi rodeva. Colpa mia senz'altro, totalmente ottenebrato dalla suadente voce dell'operatrice, semplicemente non avrò sentito mentre me lo diceva.
In ogni caso, dicevo, arriva la bolletta, e apro la busta con il sorriso sulle labbra, so di non aver oltrepassato la soglia dei 400 minuti, per cui mi appresto a gioire alla vista del solo canone mensile di 15 euro, più la tassa governativa che comunque mi verrà rimborsata.
Guardo l'importo e il sorriso sulle labbra permane, e ancora adesso mentre scrivo, mi è difficile togliermelo dalla faccia, praticamente una paresi: l'ammontare della bolletta è di 193 euro e moneta.
Ho un attimo di smarrimento e penso ad un errore, in effetti, penso, non ho avuto un gran risparmio da quast'operazione, e questo è impossibile, perché la mia compagnia telefonica mi ama, e mi vuole come utente, non mi farebbe mai nulla di tutto ciò.
Prima di tutto faccio la cosa che avrei dovuto fare all' inizio: controllo le condizioni dell'offerta sul sito. Scopro che la mia tariffa, fa riferimento ironicamente (suppongo) al rilassamento, anzi, la tariffa che più si avvicina alla mia fa riferimento al rilassamento, perché tra quelle presenti la mia non c'è.
Chiamo il numero verde, e un' altrettanto cortese operatrice mi dice che in effetti il mio piano tariffario differisce leggermente da quello sul sito, che prevede l'acquisto di un telefonino UMTS.
Io il telefonino già lo possedevo, per cui è ovvio che il piano tariffario differisca. In ogni caso sul sito, non si fanno cenni alla tassa governativa, così chiedo, e in effetti mi verrà rimborsata, sotto forma di "buono minuti di conversazione eccedente dai famosi 400 minuti".
"Scusi" obietto sempre timidamente, "ma nel caso che io non ecceda?"
"Ah, in quel caso allora è chiaro che purtroppo lei va a perdere il nostro rimborso!" mi dice comprensivamente lei.
In effetti è chiaro, penso, avrei dovuto immaginarlo, ora non so su quali basi, non mi viene in mente, ma sicuramente l'errore è mio, perché la mia compagnia telefonica è infallibile.
"Vedo anche che ci sono ben 31 euro di sms" dico all'operatrice... "è chiaro che gli sms sono esclusi dal canone di 15 euro, in quest'offerta... "
L'operatrice mi conferma che è ovvio, e io, guardando quel "31.00" sulla bolletta, non posso che convenire con lei che ora si, è piuttosto ovvio.
Ma... leggo che la tassa governativa è di 15 euro e qualcosa, ma nella bolletta sono 25...
"Si" conferma lei, "15 sono di un mese intero, 10 sono relativi ad una frazione di mese, il primo, da quando ho sottoscritto il contratto."
Concludo che ci sono 15 euro di tassa governativa al mese, rimborsati sotto forma di buono minuti conversazione telefonica eccedenti ai 400, che se però non sfrutto, pago.
"Ah, quindi il mio canone fisso, in quel caso, diventa di 30 euro, giusto?" chiedo, e all'altro capo del filo telefonico, un eloquente silenzio.
È chiaro.
"Vedo qui anche 11 euro di IVA, mi era stato detto che era compresa nel canone..."
"Sì, ma quella è l'iva riferita all' importo delle altre voci, se la calcola vedrà che è corretta!"
Non mi sarei mai sognato di dubitare, per cui proseguo.
Sulla bolletta spiccava inoltre la voce "anticipo conversazioni" di 103 euro, una sorta di "caparra", che mi verrà restituita al mio recedere del contratto, "voglio sperare non in buoni telefonici" dico all'operatrice in tono preoccupato, ma no, mi rassicura lei, mi ritorneranno sotto forma di assegno bancario, in un tempo variabile dai due mesi a... oltranza, mi pare di capire.
Ma come abbiamo ben visto, non sempre capisco bene ciò che le operatrici mi dicono, colpa della loro voce, che mi ammalia... sono una persona sensibile, cosa vi devo dire? Nel sito vedo anche scritto che possiamo controllare la nostra "posizione" (minuti eccedenti, minuti residui, profilo tariffario eccetera) al numero 4916.
Ho provato, ma mi si dice che il mio profilo non prevede quel servizio, ma è anche vero, che l'esatto profilo tariffario mio, sul sito non c'è, per cui è ovvio, (come per il resto) che devo attingere da qualche altra parte queste di informazioni, ma non saprei dire dove, in effetti non sono molto avvezzo a barcamenarmi nel mondo della telefonia mobile.
In ogni caso, concludo che quello che mi fa "rilassare" non è il piano tariffario che fa per me, e chiedo umilmente di tornare, solo dopo i primi due mesi, alla mia vecchia scheda prepagata.
L'operatrice mi dice che non c'è problema, può farlo subito, è molto comprensiva, ma io so che ora l'aspetta del lavoro inutile, del lavoro in più, oltre a quello che già sta facendo, per riportare il mio telefono alle condizioni precedenti, e questo solo perché io non ho saputo valutare bene l'offerta propostami dalla sua collega...
Mi spiace molto, mi scuso con la mia compagnia telefonica, per la mia incapacità di comprendere le ovvietà di questo meraviglioso mondo telefonico.

Lettera firmata
 

Analisi ISFOL sul part time

Al link seguente un corposo studio di 200 pagine in pdf sul part time e con molti riferimenti ai contact center

http://www.welfare.gov.it/NR/rdonlyres/edhfsc7d4bk634conm3uvpgxwcssyyj47czrv4xyt2qf5diesx3oe2urzwrttrdv75rejjs34ci4ie64k4gik7gqgvh/IsfolParttime.pdf

Il Nobel Stiglitz scrive a Beppe Grillo

“Caro Beppe, dall'Italia mi giungono notizie allarmanti: la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione. Nessuna opportunità è più importante dell'opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all'aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell'economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell'indebitamento delle famiglie.

Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risorsa più importante dell'Italia: la sua gente. Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci ha detto come gestire meglio l'economia, in modo che le risorse fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all'altezza di tali aspirazioni. L'Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell'istruzione e della conoscenza, ed azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori. Condividiamo l'idea per cui le rigidità che ostacolano la crescita di un'economia debbano essere ridotte. Tuttavia riteniamo anche che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.
Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà.
Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non può prevedere che la flessibilità del lavoro si accompagni a salari più bassi; paradossalmente, maggiore la probabilità di essere licenziati, minori i salari, quando dovrebbe essere l'opposto. Perfino l'economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono pagare interessi molto alti.

I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei lavoratori precari è laureato. Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli? Grazie per l'ospitalità.”Joseph E. Stiglitz

Se vuoi seguire il dibattito vedi http://www.beppegrillo.it/2006/04/gli_schiavi_mod_3.html

sabato 17 giugno 2006

Passato e futuro

Tutto a puttane (categoria: "Lavoro")
Mercoledì 14 giugno 2006 - ore 01.23

Sono appena stato sul sito di generazione 1000 euro...di solito m trattengo ma stavolta mi sfogo..ho una laurea(seppur triennale) in scienze politiche da ormai un anno..voto 107/110..in quest’anno i due lavori che mi sono piu o meno piaciuti sono stati il call center della tim al 119 di PD est e il lavoro che ho attualmente..commesso di punto vendita in un negozio di cellulari tim...praticamente sotto casa..lavoro mi piace molto..faccio anche piu di 8 ore al giorno senza straordinari ma non mi pesano...quello che mi garba poco e’ che quando va bene prendo 1000 euro al mese. non e’ perche sono appena entrato..il mio caponegozio con 15 anni di esperienza alle spalle prende poco di piu..ORA DICO..SECONDO VOI E’ POSSIBILE UNA PROSPETTIVA DI VITA CON 1000 EURO AL MESE E’ POCO PIU?MI DEVO QUINDI ACCONTENTARE DI ESSERE A LIVELLO PIU BASSO DEI MIEI GENITORI?DEVO RASSEGNARMI AD AVERE POCHE ROBE COME MI CONSIGLIANO?IO NON VOGLIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!NON VOGLIO ESSERE COSTRETTO OGNI GIORNO A SCEGLIERE SE COMPRARE IL GIORNALE O IL CAFFE.NON VOGLIO DOVERMI PER FORZA PRENDERE COSE BRUTTE SOLO PERCHE A BASSO COSTO.NON MI PIACE.LO REPUTO UMILIANTE..PER ME E PER I MIEI...COSA CAZZO MI HANNO MANDATO A FARE ALL’UNIVERISITA SPENDENDO BARCHE DI SOLDI SE POI HO LA STESSA PROSPETTIVA E LIVELLO DI VITA DI UNO CHE HA SOLO LA MATURITA’???? PERCHE?PERCHE CIO? perche questo paese non sa offrirmi cio che ha offerto in passato ai miei genitori e ai miei nonni cioe una prospettiva di vita migliore di quella attuale?

temo per il mio futuro..
si accdettano commenti.ps:domani altra giornata di lavoro.meno male che i colleghi mi fanno ridere se no ci sarebbe da piangere buonanotte
 
dal blog di profugaton

Come TELECOM...bino (e noi a ricordare il povero D.Lgs.196/2003)

Dall'Inter a Telecom i 100mila file degli spioni
 
di GIUSEPPE D'AVANZO
 
Ricordate lo spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini? Era soltanto un capitolo della spy story che coinvolge la Telecom e che ora si arricchisce anche di un capitolo calcistico. Ma la vera notizia è che l'intero archivio illegale è stato finalmente trovato e quel che si immagina da tempo diventa purtroppo una realtà che inquieta. Gli spioni privati, ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno raccolto migliaia di "fascicoli" sul conto di politici, uomini di finanza, banchieri e finanche su arbitri e manager di calcio.

I più prudenti e discreti, tra gli interlocutori, sono disposti a dire che "i file raccolti illegalmente sono decine e decine di migliaia". Altre fonti offrono un numero tondo: "I file sono centomila".

Gli uni e le altre concordano che una "schedatura" così ramificata non s'è mai vista dai tempi del Sifar del generale Giovanni De Lorenzo. Ora l'"archivio" è all'esame della procura di Milano. Che, dopo molti tentativi infruttuosi, è riuscita a entrare nella memoria di un computer difeso con dieci livelli di protezione e scovato quasi per caso.
I tecnici dei pubblici ministeri sarebbero forse ancora al lavoro se l'ultima, decisiva password non fosse stata fornita proprio dallo "spione" capo, Emanuele Cipriani, 45 anni, boss di un'importante agenzia d'investigazione, la Polis d'Istinto, da tre lustri al centro di un network d'intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, 46 anni, già responsabile della sicurezza di Telecom.

Entrambi sono accusati di "associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio" (da una costola di quest'inchiesta sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini).

Il pasticcio spionistico incrocia anche lo scandalo del calcio. Per quanto racconta Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis d'Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell'Inter di Massimo Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l'arbitro Massimo De Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. La scoperta ha amareggiato (e irritato) molto la Procura di Milano.

Ai pubblici ministeri, tre anni fa, è stata segnalata la confessione che l'arbitro Danilo Nucini affida "in privato" al presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti. La "giacca nera" racconta "il metodo Moggi"; le pratiche occulte utilizzate per aggiustare i risultati prima della partita; le modalità e i luoghi degli incontri clandestini del direttore della Juve con gli arbitri "addomesticati". Addirittura indica i numeri di telefono "coperti" utilizzati dalla "banda" per comunicare in sicurezza. Facchetti invita Nucini a incontrare i magistrati. L'arbitro non ne vuole sapere, non se la sente di strappare il velo. Il presidente dell'Inter insiste. Pena un po'. Alla fine, la spunta. Nucini va in procura, ma è un buco nell'acqua. L'arbitro non conferma le sue accuse. Tocca ora a Facchetti. Se la sente di diventare attore della denuncia riferendo ai magistrati le rivelazioni di Nucini, peraltro registrate dal presidente dell'Inter? Facchetti affida la decisione al patron della squadra, Massimo Moratti. Che esclude la testimonianza per non "compromettere" il presidente del club. La storia sembra morta lì. Invece continua per vie oblique (da qui l'irritazione della procura che si sente oggi utilizzata e gabbata dall'Inter).

Il club neroazzurro si rivolge alla rete spionistica di Telecom, alla Polis d'Istinto di Emanuele Cipriani, per venire a capo della presunta corruzione di Massimo De Santis, indicato da Nucini come uno dei protagonisti dei trucchi. Il Corriere della Sera ha già svelato la nota di accompagnamento dell'indagine spionistica: "Con il presente report siamo a riportare quanto emerso dall'attività di intelligence attualmente in corso a carico di Massimo De Santis e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare eventuali "incongruità" in particolare dal punto di vista finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse".

L'incrocio della storia con lo scandalo del calcio finisce qui e appare tutto sommato marginale nell'imponente schedatura illegale che i magistrati scoprono nel computer "aperto" da Cipriani. "Decine e decine di migliaia di fascicoli" ("centomila"?) svelano un lavoro accuratissimo portato avanti con la collaborazione di pubblici funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca d'Italia, degli uffici della pubblica amministrazione.

Le schede hanno un loro preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale, l'anagrafe tributaria. Si scava negli istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie. Si annotano i soggiorni all'estero, la presenza abituale in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge o ai figli, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del cui patrimonio il poveretto "schedato" risulta poter disporre "in tutto o in parte, direttamente o indirettamente". I file si arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia - sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei contatti del "soggetto di interesse" - in qualche caso, delle intercettazioni della magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa, il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove transitano tutte le richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria.

In teoria, dunque, le schede degli spioni possono raccogliere anche intercettazioni abusive perché è possibile attivare una "linea di ascolto" senza decreto giudiziario in quanto a priori non c'è alcun controllo (soltanto a posteriori è possibile risalire alla traccia che lascia l'attivazione della linea di intercettazione: sono le tracce che i magistrati ora stanno cercando).
Lo schema d'investigazione appare molto simile, se non identico, alle indagini per mafia o riciclaggio. Anche nel caso delle schedature illegali, infatti, l'obiettivo degli "spioni" è l'accertamento di una sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti.

Con un vantaggio rispetto alle polizie: la Polis d'Istinto appare in grado misteriosamente di compiere senza difficoltà anche accertamenti patrimoniali all'estero.
Ora bisogna chiedersi chi è stato spiato, per conto di chi, che uso è stato fatto dei dossier o se ne voleva fare? Sono domande che spingono su un sentiero molto scivoloso. Tutte le fonti vicine all'inchiesta sono restìe ad azzardare una qualche conclusione, anche se approssimata. L'indagine, dicono, è ancora in corso.
Si sa però che l'archivio illegale raccoglie più o meno i nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese. Ci sono tutti i protagonisti della scalata di Bpi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl, per dire. Gli industriali e i finanzieri che scalarono nel 1999 la Telecom. I politici e gli uomini di governo che guardarono con interesse a quell'operazione.

Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti Provera. Ma è vero? O è vero che, confidando nel loro incarico ufficiale, Cipriani e Tavaroli si sono messi, con il tempo, in proprio schedando obiettivi ("soggetti di interesse") selezionati di volta in volta da altri misteriosi "clienti" o così fragili da poter essere ricattati e "condizionati"?

Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi mostrando le fatture regolarmente emesse da Pirelli-Telecom, anche se per prestazioni definite negli archivi delle società in modo molto generico. Più o meno quattordici milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l'approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Che necessità c'è di far fare a quel denaro, compenso di regolare contratto di consulenza/collaborazione, il giro del mondo? Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova ancora una risposta. Ce n'è un'altra, forse più importante. Se è Marco Tronchetti Provera a commissionare quei dossier, perché alcuni fascicoli riguardano lo stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef? Anche loro, i "padroni" della Telecom, potevano essere sottoposti a pressioni? In questo caso, chi davvero muoveva la mano degli spioni. Soltanto l'avidità personale o altri "clienti" desiderosi di indirizzare le mosse del presidente di Pirelli/Telecom? La storia del grande archivio spionistico e illegale della Seconda Repubblica è ancora tutta da scrivere.

Fonte: Repubblica 23 maggio 2006 http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/spionaggio-calcio/spionaggio-calcio/spionaggio-calcio.html
 
 
"Telecom schedava gli ex clienti che cambiavano operatore"
 La corte di appello di Milano "Violate norme sulla concorrenza"
di CARLO BONINI

ROMA - Telecom Italia ha schedato migliaia di ex clienti passati ad altri operatori telefonici. Ha acquisito e utilizzato informazioni privilegiate che li riguardavano (profili anagrafici, domicili, utenze, consumi telefonici, propensioni alla spesa) "in violazione di precisi obblighi legali e regolamentari". Lo ha fatto "con pratiche abusive", "in violazione delle norme sulla concorrenza" e "con mezzi non obiettivamente giustificabili".

Così sono andate le cose nella più grande azienda telefonica del Paese. Quantomeno a fini commerciali. Per spezzare l'offensiva di un aggressivo concorrente, Fastweb. Lo scrive nella sua ordinanza, firmata il 2 maggio scorso e depositata il 16, Filippo Lamanna, giudice della prima sezione della Corte di appello civile di Milano. Quarantaquattro pagine che documentano un abuso ai danni di migliaia di consumatori. Ne ordinano "l'immediata cessazione". Fissano una sanzione di 500 euro per ogni singolo illecito che dovesse ripetersi. Avvisano Telecom del possibile approdo dell'affare: "Poiché il trattamento illecito di dati riservati è fonte di molteplici fattispecie di reato, punibili anche con la reclusione, ci si riserva la decisione di comunicare o meno quanto emerso alla competente autorità di indagine penale".

Vale a dire alla Procura di Milano che - come ha rivelato "Repubblica" il 23 maggio scorso - dell'uso di informazioni riservate e violazione della privacy si sta già occupando nell'indagine a carico di Emanuele Cipriani, investigatore privato a contratto liquidato da Telecom con 14 milioni di euro su conti esteri e nei cui computer sono saltati fuori migliaia di dossier abusivi sull'intera classe dirigente italiana. Ma veniamo dunque a quanto documentato nell'ordinanza di Lamanna.

Tra il dicembre 2005 e il marzo di quest'anno, Fastweb e Telecom Italia finiscono in tribunale. I due operatori telefonici si accusano a vicenda di concorrenza sleale e di abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia fissa. All'apparenza è materia per addetti che ha a che fare con il dumping sulle tariffe tra i due maggiori concorrenti sul mercato. In realtà, al nocciolo della storia c'è dell'altro.

Il giudice Lamanna acquisisce un'intervista rilasciata nella primavera 2004 da Leonardo Mangiavacchi, responsabile del "Customer insight Management" di Telecom, a "Insight", periodico on-line di "Business intelligence". Il manager spiega: "Telecom ha avviato un'attività diretta a ottenere segmentazioni estremamente spinte della clientela. Siamo arrivati a ragionare su "cluster" molto piccoli incrociando un enorme numero di informazioni. La nostra prima attività è stata la razionalizzazione dei processi informativi, in particolare relativi al traffico telefonico".

Le coordinate indicate dal dirigente Telecom, nello svelare una strategia aziendale per il recupero di quote di mercato fotografano quel che in concreto, da mesi, avviene nelle case di migliaia di consumatori che hanno disdetto il loro contratto con Telecom e sono passati a Fastweb. Ricevono telefonate dai call center Telecom con l'invito a tornare al vecchio operatore. Per convincerli, i venditori Telecom offrono tariffe che calzano come un guanto sulle loro esigenze. Chi chiama da quei call center - documenta l'ordinanza - dimostra di conoscere perfettamente oltre ai nominativi, "i consumi pregressi e i profili di propensione alla spesa dei clienti passati alla concorrenza". Di loro, gli uomini del "recupero clienti" Telecom sanno tutto. Quanto telefonano, verso quali apparecchi, in quale zona d'Italia. Se utilizzano o meno la banda larga internet. Conoscono, soprattutto, a quale nuovo operatore si sono affidati.
Come è possibile?

Il giudice Lamanna si fa curioso. Scrive: "Un cliente Fastweb cessa di avere rapporti con il gestore di provenienza, Telecom. Infatti, sia la linea, quanto il traffico, sono gestiti ex novo dal nuovo operatore, che ha realizzato una propria infrastruttura. Nuova ed autonoma, di cui fa parte anche il "doppino in rame" del cosiddetto ultimo miglio. Telecom non dovrebbe dunque sapere che quel doppino è attivo con un altro operatore". E invece lo sa. Perché? "Se lo sa - scrive il giudice - sta abusando di un'informazione acquisita altrimenti".

Dove?
Telecom sostiene di aver attinto ad "archivi pubblici": "le Pagine Bianche" e "l'elenco dei clienti Fastweb su internet". Il giudice Lamanna accerta le due circostanze come false. Scrive: "Le Pagine Bianche non contengono alcuna informazione sulle caratteristiche dei clienti e sulla loro propensione al consumo o sull'uso della banda larga". Aggiunge: "Il sito Fastweb ha consentito fino alla primavera 2005 di trovare il numero di un abbonato, ma soltanto conoscendone già il nome". E dunque e ancora: dove ha pescato le sue informazioni Telecom?

Se ne era già in possesso, la legge gli avrebbe imposto di distruggerle a contratto rescisso. Se non le aveva, deve averle pescate nella "Base Dati Unica", che raccoglie i dati sui consumatori così come comunicati da tutti gli operatori con licenza di rete fissa o mobile. Ma a quell'archivio si può accedere "esclusivamente per finalità di sicurezza e gestione". Se è qui che Telecom ha attinto, la violazione diventa doppia.

Delle conclusioni di Lamanna abbiamo detto. La replica di Telecom arriva nella serata di ieri. In mattinata, Repubblica aveva formulato quattro domande: "Quali sono le regole per la trattazione dei dati sensibili?" "Le informazioni sugli ex clienti vengono distrutte e in questo caso con quale cadenza temporale?" "Quali uffici aziendali hanno accesso a queste informazioni?" "I responsabili della sicurezza Telecom hanno accesso alla Base Dati Unica?". Ecco la risposta: "Si sta valutando l'eventuale impugnazione dell'ordinanza e dunque non abbiamo altro da aggiungere a quanto già comunicato il 16 maggio. Non sono mai stati utilizzati i dati degli ex clienti e l'azienda non ha promosso alcuna campagna riservata all'attuale clientela Fastweb".

Una sola annotazione di fatto. Agli atti del processo di Milano, figurano due documenti riservati della Divisione commerciale Telecom: "Lista di marketing su 7732 clienti residenziali romani Fastweb"; "Lista di marketing su clienti business platinum". I clienti sono classificati in "fasce". Per volume di traffico telefonico, spesa e, naturalmente, gestore cui si sono rivolti. Fastweb, appunto.

Fonte: Repubblica 25 maggio 2006 http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/spionaggio-calcio/telecom-fastweb/telecom-fastweb.html
 
 
Il silenzio sulle schedature Telecom
di GIUSEPPE D'AVANZO
"È sufficientemente provato che Telecom ha posto in essere pratiche abusive attraverso l'impiego sistematico di informazioni privilegiate, acquisite in violazione di precisi obblighi". Lo scrive in un'ordinanza la Corte d'Appello di Milano, appena venti giorni fa. Accade questo. Il vecchio monopolista delle comunicazioni controlla ancora in modo esclusivo la Base Dati Unica, l'archivio informatico che custodisce le informazioni su tutti i clienti di telefonia fissa e mobile del Paese. In teoria, l'accesso alla banca dati è legittimo soltanto "per finalità di sicurezza e gestione". Telecom, al contrario, cede alla tentazione del passo storto. Ci mette le mani per difendere i suoi affari.

Quando un concorrente si fa troppo intraprendente, i tecnici di Telecom fanno qualche ricerca abusiva nella banca dati. Estraggono dati anagrafici e patrimoniali. Li selezionano per volume di traffico e propensione al consumo. Selezionano in "microfasce" i consumatori più preziosi che hanno rinunciato ai servizi della società. Partono alla riconquista. In possesso di informazioni e dati che non dovrebbe avere, la rete di vendita contatta il cliente trasmigrato e propone servizi a condizione di favore. I giudici hanno ordinato ora alla Telecom di astenersi da questi "comportamenti abusivi".

In attesa di valutare i possibili reati penali, la decisione della magistratura protegge, per il momento, solo la corretta concorrenza ma propone anche altre più gravi questioni. In ragione di qualche fatto.

E' possibile per la Telecom una sorveglianza, per campione, su vasta scala o generale, delle telecomunicazioni dei cittadini e il controllo delle tracce tecnologiche che lasciamo nel corso delle nostre giornate (telefono fisso, cellulare, internet, e-mail) quindi di consumi, trasferimenti e contatti. L'accesso a questi dati dovrebbe essere possibile soltanto per "finalità di sicurezza". Ma non è chiaro (soprattutto con l'abuso che si è fatto in questi anni delle "ragioni di sicurezza") chi decide e chi controlla che siano rispettate le condizioni indispensabili affinché l'accesso sia legittimo.

L'ordinanza della magistratura ci dice che se ne è abusato per fini commerciali. Domanda ragionevole: se ne può abusare e se ne abusa per altri fini? Come è chiaro, sono questioni di interesse vitale per libertà, diritti e democrazia, ma Telecom Italia non sembra darsene per inteso. Quando il 16 maggio diffonde una nota per dar conto delle severe conclusioni del giudice, nega l'evidenza e scrive: "Sulle strategie applicate da Telecom Italia, la società precisa che non sono mai stati utilizzati i dati di ex-clienti...". E' l'esatto contrario di quanto si legge nell'ordinanza del giudice milanese. E', diciamo, una variazione falsaria.
Dunque, si deve concludere che conviene diffidare delle prese di posizione di Telecom (ieri sono state necessarie quasi dieci ore per avere nessuna risposta a qualche domandina di routine). La società controllata dalla Pirelli pare mettere insieme i difetti dell'impresa pubblica e le debolezze dell'impresa privata. Della prima conserva l'arroganza del monopolista che non deve rendere conto di quel che fa. Della seconda, l'autoreferenzialità del proprio interesse.

La stessa trama si scorge quando salta fuori che un'agenzia d'investigazione (la Polis d'Istinto), per lunghi anni al servizio ben retribuito di Telecom , ha raccolto illegalmente decine di migliaia di files (forse addirittura centomila). La reazione di Telecom è stravagante. Minacciando azioni legali "inflessibili" invita i media a non riprendere "le illazioni", formula farfallina per definire la notizia che c'è un'inchiesta in corso e che la magistratura sta cercando di capire chi ha ordinato e pagato e per quale fine le schedature abusive (finanche di gente del calcio). Telecom conclude "auspicando che l'autorità giudiziaria possa fare quanto prima la dovuta chiarezza". Altra stravaganza. Ci si sarebbe potuto aspettare che Telecom rivelasse la sua attiva e attuale collaborazione all'indagine o l'impegno pubblico a iniziarla, al più presto e con efficacia. In fondo, la Polis d'Istinto è stato un "fornitore" Telecom. Per di più, infedele perché nel tempo ha schedato anche gli affari di famiglia della moglie del presidente Marco Tronchetti Provera. Invece, niente di tutto questo. Soltanto quel ditino minaccioso nell'aria che ottiene lo scopo. Del pasticcio, la stampa italiana non se ne occupa (se si esclude il comitato di redazione della "7"). Ci si potrebbe attendere almeno l'interesse del ceto politico e l'avvio di una discussione pubblica.

Niente anche da questa parte. Encefalogramma piatto. Abituali chiacchieroni scelgono il silenzio. Chi apre la bocca, come il ministro Clemente Mastella, lo fa soltanto per dirsi dispiaciuto di quanto è accaduto "alla sua amica Afef" (che sarebbe poi la moglie del presidente di Pirelli/Telecom). E le altre vittime? E i prossimi "obiettivi" degli spioni? E il controllo o l'autoregolamentazione del "sistema"? La politica italiana non sembra interessata a comprendere come possono cambiare (e come si possono proteggere) i comportamenti individuali e collettivi sottoposti allo sguardo onnipresente della tecnologia. Come si possono mettere in sicurezza i nostri spazi di libertà assediati dalla sorveglianza continua. Da queste colonne Stefano Rodotà lo ripete da anni, la deriva tecnologica trasforma non soltanto le forme dell'organizzazione sociale, ma incide sul sistema delle libertà e dei diritti e dunque sulla qualità della democrazia. Non è il caso di avere su questi temi - e a partire da una conoscenza meno manipolata di quanto è accaduto e accade - una discussione pubblica, politica e istituzionale? O il ceto politico crede che davvero ogni cosa andrà al posto giusto per le dinamiche di mercato e con qualche delega a volenterose autorità di garanzia? O si crede di poter affidare ogni controllo di legalità, salvo poi lamentarsene, a una magistratura che interviene quando il danno è già stato combinato e patito?

Fonte: Repubblica 25 maggio 2006 http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/spionaggio-calcio/silenzio-su-schedature/silenzio-su-schedature.html
 
 
Politici e imprenditori spiati
Dimesso l'ex capo sicurezza Telecom
 
ROMA - L'indagine della Procura di Milano sull'attività di schedatura illegale dell'intera classe dirigente del Paese (decine di migliaia di file sul conto di manager, uomini politici, imprenditori) arriva al cuore di Telecom Italia. E l'uomo che di questa indagine è il fulcro, Giuliano Tavaroli, rassegna le proprie irrevocabili dimissioni dal gruppo. Già responsabile della sicurezza aziendale e di quella personale del suo presidente Marco Tronchetti Provera, Giuliano Tavaroli è oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione di informazioni coperte dalla privacy. Un reato più grave di quello per il quale, 12 mesi fa, era stato iscritto una prima volta nel registro degli indagati della Procura di Milano (concorso in appropriazione indebita).

L'accusa gli viene contestata in ragione del lavoro che in questi anni ha svolto per la più grande azienda telefonica del Paese. Dunque, del libero accesso che ha avuto, in qualità di direttore della struttura, al "Cnag", il centro di ascolto Telecom sulle utenze intercettate per ordine dell'autorità giudiziaria. Del suo rapporto diretto con la "Polis d'Istinto" di Emanuele Cipriani, società di investigazioni private cui la Telecom ha appaltato negli ultimi anni attività di indagine e sicurezza per almeno 14 milioni di euro, cui la Telecom deve ancora del denaro e che, si è scoperto ora, custodiva in un dvd un archivio clandestino: decine di migliaia di file per altrettanti dossier raccolti illegalmente. Un materiale immenso, che la Procura di Milano ha appena cominciato a riversare su carta e che, al momento, somma 35 mila fogli.

Il Presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, ha voluto Tavaroli al suo fianco fino alla fine. Lo aveva formalmente parcheggiato da qualche tempo in "Pirelli", in un angolo poco esposto. A far nulla, ufficialmente. Se non attendere di vedere quale verso avrebbe preso l'inchiesta e, soprattutto, che ne sarebbe stato degli accertamenti sulla "Polis d'Istinto" di Emanuele Cipriani, porta d'accesso a Telecom. In realtà, Tavaroli conservava il suo ufficio in piazza degli Affari, continuava a intervenire sui temi della security nei corsi di formazione dei dirigenti. Sapeva di non dovere spiegazioni e di poter dunque ancora rispondere con un'alzata di spalle e più di un'omissione alle domande di qualche ficcanaso.

È storia del marzo scorso. Sono i giorni dello svelamento dell'attività di spionaggio in danno di Piero Marrazzo, candidato dell'Unione alle elezioni regionali del Lazio, e di Giovanna Melandri (oggi ministro). Il nome di Emanuele Cipriani e della sua "Polis d'Istinto" fiorisce negli atti di quell'inchiesta e il "Sole 24 Ore" (21 marzo) decide di bussare alla porta dell'amico più importante di Cipriani. Tavaroli, appunto. "Non mi occupo più di questioni legate alla sicurezza - dice lui - perché purtroppo, da quasi un anno, sono fuori da Telecom e mi occupo di pneumatici in Romania". "Sono stupito dal modo in cui si fa giornalismo in Italia - ammonisce - E non capisco perché il "Sole 24 ore", che sin qui si è distinto per non essersi occupato della vicenda "Polis d'Istinto", non continui a non occuparsene vista la banalità del soggetto".

Di banale non c'è proprio nulla nella storia e nelle attività della "Polis d'Istinto", nei rapporti della società con Telecom Italia e nel legame tra Emanuele Cipriani e Giuliano Tavaroli. Perché in quei giorni di marzo, non c'è un solo protagonista di questa storia che non sappia cosa bolle in pentola. La Procura di Milano ne ha la prova quando sequestra in casa di un collaboratore di Cipriani un dvd protetto da una password, che Cipriani offre volontariamente ai pubblici ministeri che lo interrogano. Ne salta fuori l'archivio dell'intera attività di intelligence clandestina che Cipriani ha svolto con la sua "Polis d'Istinto" e con almeno altre due società di investigazione privata con sede all'estero. Una miniera di nomi e di file di cui si è detto. Un pozzo senza fondo di informazioni sensibili (personali e patrimoniali) attinte da banche dati che dovrebbero custodire la segretezza della vita privata e di relazione di ciascun cittadino (le persone con cui si parla al telefono, con cui si fanno affari, cui si è legati da rapporti di amicizia o frequentazione).

L'investigatore privato viene interrogato tre volte e per tre volte i suoi verbali vengono secretati. Quali risposte dia alle contestazioni specifiche dei pubblici ministeri sul contenuto del suo mastodontico archivio non è dunque dato sapere. Ma se ne conosce la sostanza. Cipriani indica il committente di quel lavoro: Telecom Italia. Fa il nome del suo referente in quell'azienda: Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza aziendale. I pubblici ministeri informano l'investigatore che il reato per cui procedono nei suoi confronti si fa più grave: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione di notizie coperte dalla privacy. Che l'indagine penale conoscerà un'ulteriore proroga di sei mesi. E non è una buona notizia né per Cipriani, né per Tavaroli né per gli altri sospettati del reato di associazione a delinquere di cui oggi non si conosce l'identità ma sui cui nomi i due amici potrebbero avere qualche idea.

In Telecom sono giorni terribili. Ma, forse, non soltanto lì. L'inevitabile e definitivo addio di Giuliano Tavaroli, la disponibilità di Cipriani a rispondere alle domande dei pubblici ministeri di Milano, si incastrano se non altro cronologicamente con il destino di un terzo uomo, che ai primi due è legato da vincoli di antica amicizia e frequentazione. Il 15 maggio, mentre il governo Berlusconi sta chiudendo gli scatoloni a Palazzo Chigi, il direttore del controspionaggio del Sismi, Marco Mancini, accompagnato dal suo direttore Nicolò Pollari, ha un colloquio con il sottosegretario Gianni Letta. Quando ne esce, comunica un periodo di congedo di 30 giorni per ragioni di salute. Raccontano di una discussione difficile. Di una richiesta rivolta a Mancini e da Mancini rifiutata di abbandonare la direzione del controspionaggio. Perché? C'entra forse qualcosa il precipizio che si è aperto di fronte a Cipriani e Tavaroli? C'entrano qualcosa le relazioni d'ufficio che l'intelligence politico-militare aveva con Tavaroli in qualità di direttore del "Cnag"? O, ancora, c'entra qualcosa il rapporto simbiotico che Mancini aveva con Tavaroli (negli anni '80, i due hanno cominciato la loro carriera nel nucleo anticrimine dei carabinieri di Milano, dove venivano chiamati "i gemelli")?

Il tempo aiuterà forse a sciogliere queste domande. Intanto, una circostanza può essere annotata. Nel luglio del 2005, quando già da due mesi la Procura di Milano indagava sul suo conto, un ordine di servizio Telecom incaricava Giuliano Tavaroli di "responsabile della gestione e prevenzione delle eventuali crisi collegate ai rischi di terrorismo internazionale".


Fonte: Repubblica, 26 maggio 2006 http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/spionaggio-calcio/dimissioni-capo-sicur/dimissioni-capo-sicur.html

venerdì 16 giugno 2006

Outbound da strapazzo

Salve, vorrei segnalare un comportamento alquanto scorretto da parte di un operatore di telefonia. Qualche sera fa ricevo una chiamata da parte di un'operatrice che mi fa questo esaltante annuncio (parole testuali!):
"Buonasera, parlo con il sig. X? La "avvertiamo" che da domani Lei paga la metà le chiamate che fa dal suo telefono fisso verso le numerazioni nazionali! Va bene?"

Mentre sta già (!) per congedarsi e riagganciare, io la fermo subito, insospettito, e domando: "Un momento! Ma come? Ma siete forse di Telecom per darmi questa notizia, dal momento che io ho Telecom come operatore telefonico?"

"No, siamo di (omissis)! Da domani lei paga le urbane tot centesimi al minuto invece di tot e le interurbane x centesimi (poco) invece che y centesimi (di più)..."

Io continuo con le perplessità, dal momento che sono stato letteralmente investito dalla foga logorroica della signorina dal carattere piuttosto deciso: "Ma come fa Lei a dirmi che posso risparmiare, se non sono cliente? Non riesco proprio a capire...! Devo forse diventare vostro cliente?"

Come dire: mi avete magari innanzitutto chiesto SE voglio diventare vostro cliente e SE mi va bene di accettare delle condizioni contrattuali che sicuramente non posso sapere, visto che la signorina mi stava quasi per attaccare il telefono in faccia dopo avermi regalato questo "magico" sconto sulle mie prossime chiamate?
Allora arriva il momento delle spiegazioni:
"Certo, Lei sottoscrive un abbonamento con noi, e bla bla bla, e così e cosà... e 30 Euro al mese... e non dovrà/potrà cambiare operatore telefonico per almeno un anno... e bla bla bla"

Hai capito... C'erano le condizioni "vincolanti" all'offerta, eccome! Ma la "cortese" signorina del call center mica me le aveva accennate nella sua affermazione iniziale. Stava semplicemente attendendo un mio "Ah, va bene..." per terminare la conversazione.

"Insomma, ma non è interessato a risparmiare?" - asserisce stupefatta la signorina, continuando con il suo tono "scontato". - "Ha forse un altro operatore? Ma sì trova davvero bene con quell'operatore?"

Ho rifiutato l'offerta e ho terminato la conversazione, ahimè senza aver avuto tempo di criticare il fare arrogante della mia interlocutrice, non me ne ha dato il tempo:-(

Ora tengo a sottolineare che ciò che mi fa arrabbiare è il pensiero di quanti altri prima e dopo di me siano stati contattati per lo stesso motivo (accaparrare utenti distratti) che alla domanda, pardon, AFFERMAZIONE "Da domani Lei risparmia!" Hanno detto "Ah, sì? Beh, grazie" e hanno tacitamente accettato senza immaginarlo un contratto telefonico, senza aver firmato nulla e senza quasi rendersene conto.
Lo trovo un modo di "reclutare" clienti che rasenta la truffa e il raggiro.

Distinti saluti
Nicolò
(Venezia)


Caro Nicolò
ho oscurato il nome dell'operatore perché queste sono storie che purtroppo si ripetono di continuo e sulle quali i carrier per primi, ma anche le autorità di vigilanza, sembrano ben poco propensi a darsi da fare. Si tratta di agenzie di "reclutamento clienti" che operano su commissione dei gestori e che guadagnano spesso in percentuale sul numero di contratti che riescono a chiudere.
Per questo è essenziale parlarne e mettere in allerta gli utenti, aspettando il giorno in cui vi siano regole più chiare e sanzioni pesanti per chi trasgredisce. Già essere vittime di spam telefonico non è mai piacevole, ma doverci pure rimettere dei soldi è paradossale e certamente nuoce al mercato e alla reputazione degli operatori che si servono di ditte poco serie.
A presto, Lamberto Assenti
 
da punto informatico, 16/06/2006 http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1524961&r=PI

Differenze di retribuzione

15/06/2006. Operazione ‘Call center', sgominata una banda di squillo.

Nove arresti, ventiquattro extracomunitarie sfruttate. L’attività rendeva oltre 36 mila euro al giorno.

I carabinieri del nucleo operativo hanno smascherato un’organizzazione criminale di nove persone attive nello sfruttamento della prostituzione nel ponente ligure. Le ragazze coinvolte (tutte dell’Est europeo, tra i 18 e i 24 anni) erano costrette a prostituirsi e venivano anche malmenate se non consegnavano per intero l’incasso giornaliero, che raggiungeva anche i 1500 euro.
Le menti dell’organizzazione, secondo le indagini, sarebbero Zoltan Mathe e Daniela Moraru, entrambi domiciliati a Sanremo.
La donna avrebbe gestito la banca dati dell’attività di prostituzione. Smistava i clienti, che chiamavano per avere appuntamenti con le ragazze.

giovedì 15 giugno 2006

Da una recente ricerca Nokia

Grazie alle funzioni sempre più numerose, non sorprende che la gente non sappia immaginare una vita senza il telefono cellulare: il 94% degli intervistati prevede di averne uno in futuro. In effetti, i cellulari sono così indispensabili che più di una persona su cinque (21%) dichiara che sarebbe più turbata dalla perdita del cellulare piuttosto che del portafoglio, delle carte di credito e persino della fede nuziale.
 
Ehi voi...che poggiate cose meno importanti del cellulare in postazione, fatela finita

Annunci di cellulari usati :-)

ultima generazione, 4mega pixel, vibrazione


Tendenze

Vodafone, osare di più
 
Le compagnie telefoniche strette tra la tendenziale - ma inarrestabile - diminuzione delle tariffe e l'esigenza degli azionisti di veder crescere le prospettive di profitto. Anche perché, chiamate a parte, gli altri servizi non decollano
di Franco Carlini
 
Il bilancio annuale che Vodafone ha appena presentato è un'ottima occasione per chiedersi che ne sarà della telefonia mobile, il grande miracolo economico degli ultimi dieci anni. Sia le cifre di Vodafone Italia (la migliore società nazionale del grande gruppo), che le dichiarazioni del suo amministratore delegato Pietro Guindani confermano che per tutti gli operatori di telefonia cellulare i tempi belli sono finiti. Intanto non è più possibile alcuna crescita vorticosa dei clienti, almeno in un paese come il nostro dove le schede Sim sono ormai 75 milioni, ben più degli abitanti, e poi i margini di guadagno continuano, inevitabilmente, a ridursi. Per gli operatori telefonici questo significa che possono puntare solo sull'aumento del traffico e che perciò devono offrire nuovi servizi. Ma qui sorge un problema: se si esamina il fatturato di Vodafone (e quelli degli altri sono analoghi), si scopre che più dell'84 per cento proviene dalle telefonate vocali, il 13,5 circa dalla messaggistica e solo il 2,5 dai nuovi servizi multimediali. Questi ultimi stanno lentamente salendo, ma la vera «killer application » dei cellulari, il valore per cui la gran parte delle persone li compra e li usa, è la possibilità di parlarsi uno a uno, seguita a ruota dalla possibilità di scriversi via Sms, altra interessante possibilità di dialogo. Insomma, dalla sua invenzione a oggi, il valore del telefono, fisso o mobile che sia, resta fondamentalmente quello di mettere in contatto le persone. Succede tuttavia che, per effetto positivo della concorrenza e delle regolazioni statali, il prezzo delle chiamate scende; per esempio la modifica delle norme sulle telefonate da fisso a mobile ha significato per Vodafone Italia una diminuzione di 200 milioni di fatturato nell'ultimo anno. In ogni caso la tendenza è certa: il costo delle chiamate va verso il basso. Quelle su linea fissa tendono a zero, quelle mobili potranno restare un po' più alte, ma perdono valore anch'esse, e buon per noi telefonatori. Lo stesso per il costo degli Sms: c'è poco da fare, i ricchi margini degli anni scorsi nessuno li potrà più raccogliere. Ma come allora accontentare gli azionisti? Quelli internazionali di Vodafone sembrano particolarmente esigenti e nei mesi scorsi hanno fatto vacillare il grande capo Arun Sarin. Ma a ben vedere le strade sono le solite due: ridurre i costi (ed ecco 400 licenziamenti nel quartier generale inglese e a cascata risparmi varii, disseminati nelle Vodafone nazionali) e offrire di più ai clienti. E' facile immaginare che le Vodafone, le Orange, le Tim, sarebbero già contente di poter mantenere gli attuali livelli di crescita. Già adesso per esempio il fatturato voce continua a salire, pur se i prezzi scendono; significa che stiamo telefonando di più, ma anche qui c'è un tetto inevitabile, quello del nostro tempo libero, dove quasi ogni interstizio è già occupato. Voce e Sms a parte, che cosa offrire di nuovo? Sull'onda dei mondiali di calcio e della proposta dei tv-fonini di 3, tutti gli operatori si sentono obbligati a proporre la televisione mobile, magari controvoglia, così come cinque anni fa, con l'unica eccezione di Renato Soru di Tiscali, tutti si sentirono in dovere di pagare miliardi per le licenze Umts: e mai investimento ebbe una resa così bassa e un ritorno così aleatorio. Sulla tv mobile Pietro Guindani segnala una sana cautela: Vodafone qualcosa investirà, qualche contenuto lo va comprando dai network televisivi,ma giusto il minimo. Aspettare e vedere,come ha teorizzato anche Wind. Questo del resto è un tipico caso di transizione tra i media, dove il riflesso condizionato di tutti è di proporre sui nuovi supporti quello che veniva offerto dai media precedenti. Ma se la televisione mobile ha un futuro questo passerà solo attraverso l'invenzione di nuovi linguaggi e formati e probabilmente non basta nemmeno, come alcuni stanno facendo, proporre sul cellulare i cosiddetti mobisode, ovvero piccoli episodi di soap opera, di breve durata. Ben altro servirà, che valorizzi le interazioni e l'essere mobili. Che cosa allora? Gli operatori telefonici ci vanno cauti, ma probabilmente sanno benissimo che il futuro vero, appetibile per noi utenti, è una piena e soddisfacente connessione alla rete Internet, con la meravigliosa quantità di contenuti e di possibilità che ormai offre. Già oggi si può fare, e anche bene, con la tecnologia più rapida chiamata Hsdpa che è una specie di Umts veloce (la propone già Vodafone e Tim sta arrivando). Ma ci sono due problemi, anche questi tipicamente di transizione. Il primo è quello dei costi: 30 euro al mese per connettersi 60 ore dal telefonino alla rete sono troppi per il mercato di massa. Gli operatori resisteranno finché potranno, ma anche in questo caso sanno che dovranno abbassare le tariffe, dato che il modello su cui atterrare è uno solo: tariffa piatta (e non a tempo), a un costo sostenibile, pari a quello delle connessioni su rete fissa. Prima o poi parleremo di 10-15 euro al mese per tempi illimitati. I telefonici delle rete fissa, italiani e stranieri, si vanno attrezzando per offrire loro tutto, cellulare, internet, tv e voce con una rete integrata e con un apparecchio unico. Tale è la strategia annunciata dall'amministratore delegato di Telecom Italia, Renato Ruggiero. Così si attrezza a fare France Telecom, con il suo marchio Orange. Di fronte a questa convergenza telefonica quelli che sono soltanto cellulari come Vodafone come reagiscono? Per ora lo dicono en passant, ma lo dicono: si preparano ad essere anche fissi, ovvero a fornire anche loro fin dentro casa dei collegamenti a banda larga Dsl. In Italia questo vuol dire comprare traffico all'ingrosso da Telecom Italia e offrirlo ai propri abbonati, come fanno Tele2 o Tiscali. In Germania, lo farà attraversouna controllata di rete fissa, la Arcor. Il secondo problema è quello dei contenuti: una piena Internet sul cellulare significa che l'operatore telefonico viene ridotto a essere solo un carrier, ovvero un trasportatore dei suoi abbonati verso siti e luoghi dove altri, chenonsono da lui controllabili, offrono informazioni e/o servizi, gratuiti o a pagamento. Questo futuro viene guardatocon orrore dai telefonici,cometestimonia la frase ormai leggendaria di Edward Whitacre jr., presidente dell'americana At&t. Alla rivista Business Week che gli chiedeva se fosse preoccupato dei dilaganti servizi web così rispondeva: «Come pensate che arrivino ai loro clienti? Attraverso una rete a larga banda ... vorrebbero usare i miei cavi gratuitamente, ma io non glielo permetterò perché abbiamo speso dei capitali e dobbiamo averne il ritorno...se Google, Yahoo! o qualcun altro si aspetta di usare liberamente queste reti è matto». Eppure questo è il futuro ragionevole: le autostrade dei bit (le telecom) facciano il loro mestiere di autostrade, mentre i luoghi di destinazione, che siano città d'arte o parchi giochi, faranno i loro affari con le loro offerte ai turisti. Fino a prova contraria le autostrade (e anche le Autostrade per l'Italia) ci guadagnano, senza pretendere di essere loro a vendere il biglietto per i musei di Venezia o di Gardaland. Le strade dei bit devono portare dappertutto, anziché l'una su Alice, l'altra su Vodafone Live, l'altra chissà dove. Dovrebbero capire che è nel loro interesse, e a ognuno il suo mestiere. Quello qui espresso è un punto di vista impopolare per gli azionisti Tlc,ma è la direzione in cui vanno le reti: tante, senza e con i fili, con apparati i più diversi, ognuno dei quali si collega al network più conveniente e più interessante in quel momento, per andare ovunque, dai talk show all'Enciclopedia Britannica. La domanda allora diventa questa: quali operatori sapranno rinunciare oggi ad alcuni orticelli recintati e osare la rete aperta? Il rischio è alto, e il tempo della scelta decisivo: guai a farlo troppo presto o troppo tardi. E guai a infilarsi in strade vecchie, come quella della vecchia televisione sul nuovo telefonino
 
Fonte il Manifesto chip&salsa 8/6/06

Inbound vs Outbound

CALL CENTER: DAMIANO, CIRCOLARE REGOLA MATERIA CONTROVERSA 
 
Roma, 15/06/2006 19:47 - "Con la firma oggi della circolare sulle collaborazioni coordinate a progetto", il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, interviene in una materia assai delicata e controversa, quella relativa all'utilizzo delle collaborazioni coordinate a progetto nel settore dei call center, fornendo indicazioni sull'attivita' degli ispettori del lavoro". E' quanto si legge in un comunicato dello stesso Ministero in cui si definisce il settore dei call center "uno dei settori a piu' alta occupazione giovanile scolarizzata, con una tipologia di contratto caratterizzato da precarie condizioni di lavoro". "La circolare - spiega il Ministero - definisce i tipi di impiego consentiti con le collaborazioni a progetto limitatamente a quelle cosiddette 'out bound', tipicamente rappresentate dagli operatori dedicati a campagne promozionali limitate nel tempo, per le quali essi hanno ampia possibilita' di predeterminare il contenuto, l'intensita' e le modalita' della loro prestazione lavorativa". "Diversamente - evidenzia la nota - la circolare identifica nel cosiddetto 'in bound' quell'ambito cui sono tipicamente adibiti gli addetti al "customer care" ed all'assistenza 'online'. Questi lavoratori - continua - svolgono un'attivita' di cui non possono predeterminare contenuto e modalita', limitandosi alla risposta telefonica di cui essi rappresentano il terminale passivo. La circolare a questo proposito chiarisce che tali modalita' dovranno essere assimilate al lavoro subordinato e, di conseguenza, gli ispettori dovranno agire nel caso riscontrino usi contrattuali impropri. Tuttavia - conclude il ministero - proprio le complesse condizioni del mercato e la necessita' che esso si sviluppi secondo regole uniformi e trasparenti, rendono necessaria una fase preliminare di informazione e di accompagnamento al sistema delle imprese cui si dedicheranno le competenti strutture regionali e provinciali del Ministero del Lavoro, dell'Inps e dell'Inail.

mercoledì 14 giugno 2006

News nazionali

ANSA - ROMA, 13 giu - Il ministero del Lavoro sta per emanare una circolare per migliorare la qualita' di impiego nei call center. L'iniziativa e' stata illustrata dal ministro Damiano alle parti sociali. 'Si tratta - spiega il ministero - di un passo fondamentale di una strategia che ha l'obiettivo di promuovere un'occupazione di qualita', nel senso di una definizione chiara di cio' che puo' essere considerato lavoro coordinato e a progetto e cio' che invece e' lavoro subordinato'

martedì 13 giugno 2006

Telepass, scongiurato lo scontro

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fonte il Quotidiano di Basilicata

Telepass, i lavoratori sono vittime

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fonte il Quotidiano di Basilicata, 12.06.2006

E' battaglia contro la chiusura

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fonte il Quotidiano di Basilicata, Giugno 2006

domenica 11 giugno 2006

Ricevuti a palazzo

I precari di Atesia ricevuti «a palazzo» 
Dal viceministro Rosa Rinaldi che incontra una delegazione. Quasi pronta una circolare per il settore
Francesco Piccioni
Roma

Bussate e, forse, vi sarà aperto. L'annunciato presidio del Collettivo precari Atesia davanti al ministero del lavoro è è svolto senza troppi problemi, nonostante un piccolo momento di strattonamenti reciproci quando i lavoratori hanno di fatto bloccato la circolazione delle auto su via Veneto. L'unico a farne le spese è stato uno dei giovani lavoratori, sofferente di cuore, che è stato portato per precauzione all'ospedale da alcuni suoi colleghi.
L'appuntamento era stato fissato in previsione di una riunione del ministro cone sindacati e aziende del settore dei call center. Ma l'incontro si era già svolto ieri, limitatamente a una sete «tecnica», senza presenza di ministri o sottosegretari, per acquisire «elementi» riguardo ai contratti a progetto. un prossimo incontro è previsto nel corso della prossima settimana.
I lavorato si sono sentiti scavalcati (non è la prima volta: anche l'accordo dell'11 aprile scorso era stato sottoscritto contro il loro parere e senza alcuna procedura di approvazione) ed hanno continuato a chiedere di vedere il ministro. L'urgenza sta nel fatto che ben 400 di loro non si sono visti rinnovare i contratti a termine alla scadenza del 31 maggio, come conseguenza di quell'«accordo» che continuano a rifiutare. Altri 5 erano stati di fatto licenziati nei mesi precedenti, come ritorsione per la riuscita delle mobilitazioni all'interno di Atesia.
In tarda mattinata, comunque, la sottosegretaria Rosa Rinaldi convocava una delegazione di precari, cui ribadiva che il ministero ha già invitato Atesia a rinnovare tutti i contratti scaduti a maggio. Nel frattempo, come si era saputo nei giorni scorsi, il ministero del lavoro sta mettendo a punto una circolare per riordinare tutto il settore dei call center. Destinata ai servizi ispettivi locali, questa circolare punta a discriminare nettamente ciò che può essere inteso per «lavoro a progetto» e ciò che va invece definito lavoro «subordinato», con relativa distinzione contrattuale. Com'è noto, infatti, il «contratto a progetto» è molto usato nei call center proprio per evitare di iniziare un percorso che possa portare all'obbligatorietà di assunzione per i lavoratori. I quali sono a tutti gli effetti dei «dipendenti» e mai dei semplici «collaboratori». La circolare in via di definizione mira insomma a distinguere le tipologie di attività, non le tipologie di azienda.
Par di capire, insomma, che invece di impantanarsi in una vertenza «individuale», con Atesia unico imputato, il ministero abbia scelto di mettere ordine nel settore: 400.000 addetti, quasi tutti precari, con tipologie contrattuali peggiori della stessa legge 30. La ricaduta sulla vertenza in corso è evidente: tutte le diverse regole contrattuali dovranno uniformarsi alla direttiva ministeriale, Atesia compresa. L'azienda, tetragona a ogni trattativa, sembra invece orientata a cercare di mettere in piedi - nel suo piccolo - uan riedizione della «marcia dei 40.000» della Fiat, che segnò la fine dei 25 giorni di occupazione di Mirafiori, nel 1980. Un piccolo gruppo di «assistenti» (i capisala, o quadri interni con un contratto a tempo indeterminato in tasca) starebbero infatti ceracndo di raccogliere firme a favore dell'accordo. Ossia dell'azienda.
Quella di ieri è stata dunque una giornata importante, perché viene riconosciuto ufficialmente il ruolo negoziale e sindacale dell'«autorganizzazione» dei lavoratori del più grande call center italiano. Ma che dimostra anche una diversa sensibilità della nova compagnie ministeriale, attenta a non lasciar trasformare un problema sindacale certamente spinoso in un problema di «ordine pubblico».
 

sabato 10 giugno 2006

DVB/H

Videofonini e canone RAI
Cari Italians,
non amo certo recitare la parte dell'avvocato del diavolo ma, «sic stantibus rebus», tenuto pur sempre conto dell'obbligo del canone/tassa sul televisore, dal momento che questo colpisce il possesso di qualsiasi apparecchio «atto o adattabile alla ricezione TV» (che mirabile lungimiranza d'intenti, se si pensa che la legge è del 1939), e dal momento che il legislatore non può non tenere conto dei nuovi telefonini con funzione TV, sono i nuovi acquirenti consapevoli della stangata fiscale che potrebbe abbattersi a breve sulle loro teste? E davvero la Rai si crede organizzata per gestire la nuova materia, e a scovare i possibili (milioni) di evasori? O forse i videotelefonini sono esenti dal canone? Ma allora, se giustizia ed equità fiscale deve essere, non è giunto il momento di abolire per sempre questo odioso balzello?


Vittorio Martinelli, martinelli@hotmail.com
Lettera al corsera, 30/5/2006 http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-05-30/07.spm

Rassegna stampa del 10.6.2006 (2)

Sassi senza auto, si doveva ragionare di più
di ANTONIO FASCHINO*

La città sta vivendo il dilemma del traffico regolamentato nei Sassi, c'è chi è favorevole e c'è chi non lo è affatto. Il problema è che non c'è una corretta informazione al riguardo, non si sente altro che quello che viene raccontato.
Anche il parroco di S. Pietro Caveoso si è scagliato contro l'Amministrazione, perchè così arrivano meno fedeli alla messa della domenica. In questi giorni si sente solo il parere di chi è contrario. Non è giusto. Da quello che ho ascoltato in giro, non sono solo i dipendenti di Datacontact, purtroppo, a non accettare il traffico regolamentato nei Sassi e, ancora peggio, sono molti i giovani che si dichiarano contrari a questa iniziativa. E' anche vero che l'Amministrazione comunale avrebbe fatto meglio a predisporre un Piano per i parcheggi a ridosso dei Sassi ed a divulgare la notizia con tutti i mezzi, tv compresa, stimolando i dibattiti sull'argomento e coinvolgendo la popolazione ad analizzare tutti gli aspetti della questione. Fino a questo momento, ahimé, non si sono sentiti i commenti degli intellettuali della città, di Legambiente, della Scaletta, di Zetema, di Pietro Laureano, di Raffaele Giura Longo, degli operatori turistici, dei turisti [...]. Pare che questa presa di posizione dei commercianti e di Data Contact per il telepass nei Sassi abbia suscitato la reazione di altri cittadini, che negli anni scorsi hanno subìto ed accettato analoghe privazioni. Esempio 1: gli abitanti di via Roma, via Don Minzoni, Via Ascanio Persio, via Cappelluti, Via Rosselli, Via Annunziatella, Via XX Settembre, ecc. come fanno a parchegiare la loro auto, a portare la spesa a casa, quando piove o nevica, visto che la zona è tutta a pagamento e non si trova mai un parcheggio? I dipendenti della biblioteca, della prefettura, delle banche, come fanno a recarsi al lavoro ogni giorno? Dove parcheggiano? Quanta strada fanno a piedi per raggiungere il posto di lavoro e poi ritornare a casa per il pranzo e viceversa? E poi, perchè non si incentiva l'uso del mezzo pubblico per i lavoratori ed anche per gli studenti? Perchè non si migliorano gli spostamenti con la cosiddetta linea metropolitana da Matera-nord a Matera-centro? Perchè non sono mai iniziati i lavori del parcheggio di via Gramsci, come recita ancora il pluridecennale cartello che si trova vicino alla chiesa di Cristo Re?
E' ovvio che nei Sassi il traffico debba essere regolamentato, ma è altrettanto chiaro che debbano essere risolti i problemi che ne derivano, aprendo un pubblico dibattito, serio e circostanziato, dove analizzare e correggere gli effetti negativi, con l'obiettivo supremo di salvaguardare i Sassi, cioè la nostra memoria.
 
*Portale del turismo www.sassiweb.it Fonte Quotidiano della Basilicata 10/06/2006

Rassegna stampa del 10.6.2006

Cittadinanzattiva denuncia: «Si è persa la ragione pubblica» e diserterà l'incontro di oggi 
Telepass, un coro di scontenti
Il Comune ha dimenticato muratori, commercianti e residenti

DOPO il caos sollevato sui telepass dai dipendenti del call center e dal loro titolare, ora che la polvere si è posata si iniziano a vedere le macerie prodotte.
Quei residenti, preti e commercianti che si sono accodati alla protesta che ha paralizzato parte della città, ignoranto danni e ritardi prodotti ai singoli cittadini, tornano a casa con un bottino ben magro, mentre il loro leader in doppiopetto (una volta scendevano in piazza operai e sindacalisti, e per difendere il posto di lavoro non il posto macchina) è l'unico che ha ottenuto il massimo, pur avendo alcun diritto. Infatti, la convenzione stipulata dal call center e dal Comune stabilisce che i dipendenti della società devono parcheggiare fuori dai Sassi. Quella convenzione, subito dopo la protesta, è diventata carta straccia, con le macchine dei dipendenti che in pochi minuti hanno invaso Porta Pistola, non aspettando neppure un giorno per la formalizzazione della nuova decisione. D'altronde, da un'Amministrazione rivelatasi debole non ci si poteva aspettare di più. Ma gli altri contestatori cosa hanno ottenuto, considerato che l'accelerazione sulla partenza dei telepass è stata data soprattutto a causa dell'ormai insostenibile presenza delle auto dei dipendenti del call center?
I residenti molto probabilmente vedranno ridotti i loro pass da due a uno e gli amici e parenti continueranno a non poter scendere nei Sassi con le macchine. Come non potranno scendere con l'auto i fedeli delle chiese di San Pietro Caveoso e Sant'Agostino. Numero ridotto, come prima, anche per i pass dei dipendenti degli esercizi commerciali degli antichi rioni. I lavoratori edili che lavorano nei Sassi continueranno a raggiungere i cantieri a piedi e, in più, non potranno più usare liberamente Porta Pistola per le manovre dei mezzi pesanti e per depositare temporaneamente i materiali di risulta. Ma tutti costoro non hanno nulla da temere. Infatti, il loro leader manager sembra sia ancora sul piede di guerra, in quanto ha già reso noto che la soluzione del parcheggio a Porta Pistola è insufficiente per i suoi 700 dipendenti (ma sono davvero tanti a lavorare nei Sassi o qualche centinaio in meno?) e minaccia ancora di delocalizzare la sua attività altrove. Vedremo se il organizzerà un'altra manifestazione per permettere al vecchio fedele della messa di San Pietro Caveoso (una figura molto nominata in questi giorni e che sorprendentemente si è scoperto avere molte associazioni che tengono alla sua deambulazione) di poter raggiungere in macchina la chiesa. Forse sarebbe stato meglio informarsi che le Zone a traffico limitato prevedono molte deroghe per le esigenze più varie, dalla messa domenicale alla baby sitter. Ma si sono preferiti lo scontro e la demagogia al dialogo, forse per lanciare qualche messaggio trasversale oppure per una semplice soggettiva esuberanza umorale. Il tutto condito con brillanti talk show televisivi che in quanto a imparzialità non hanno niente da invidiare alla navigata esperienza di Emilio Fede. Sicuramente un incontro sereno fra tutte le parti avrebbe prodotto aggiustamenti nella regolamentazione dei telepass, andando incontro alle diverse esigenze di commercianti e residenti. L'unico punto che accomuna costoro, almeno a sentire le dichiarazioni ufficiali, è la consapevolezza che il traffico nei Sassi attualmente è disordinato e va regolamentato, anche rivedendo le fasce orarie. La conseguenza deve per forza portare a un piccolo sacrificio di tutti. Ma nessuno tocchi i dipendenti del call center. Cittadinanzattiva, intanto, ha fatto sapere che non sarà presente al tavolo che si riunirà oggi al Comune per discutere sui telepass, richiamando «tutti al recupero della ragione pubblica, il cui smarrimento condiziona la presente stagione civile di Matera». Al di là della vicenda dei telepass, sicuramente da noi la politica e il rispetto delle regole hanno subìto un duro colpo. Ha perso l'uomo, hanno vinto le "macchine" e chi le guida.

di Biagio Tarasco
Fonte Quotidiano della Basilicata, 10/06/2006

SCOOP

GUARDATE NEL CERCHIO ROSSO, PARLA AL CELLULARE !
Non dovevamo copiare l'eccellenza di Vodafone?!
 
 
 
DAL MENSILE "VISION" (mensile di cultura e tecnologia digitali), Maggio 2006, pag.54

giovedì 8 giugno 2006

I Sassi ancora terra di nessuno

clikka per ingrandire



fonte il Quotidiano di Basilicata, 7.6.2006

Uffici CSS

La (Tim)Tribù non balla più

Da oggi, nuova versione di TIM Tribù. Avete presente la martellante campagna pubblicitaria con il vigile urbano De Sica? Quella in cui sembrava che si chiamasse ad 1 cent/min, mentre comunque si spendono almeno 17 cent per via dello scattone da 16 cent alla risposta?
Il "pizzardone" De Sica non potrà più promettere chiamate e messaggi ad 1 cent/min, perchè la nuova versione di Tim Tribù prevede chiamate a 9 cent/min (+ scatto da 16 cent) con tariffazione a scatti da 30 secondi. Una chiamata ha quindi costo minimo 20,5 cent, sempre che sia verso un numero della Tribù. Altrimenti costa 19 cent/min più scatto da 16 cent.
I messaggi? Gli SMS passano da 1 cent a 15 cent e gli MMS da 10 a 49 cent.
E la nuova Tribù non balla più. Quella vecchia ballicchia, perchè per ora i vecchi prezzi rimangono in vigore per chi ha sottoscritto Tribù entro il 5 febbraio.
La mossa di Tim - che ha suscitato numerose proteste in Rete - mira ad introdurre un canone mensile di 5 euro in un'offerta che fino al 5 febbraio era gratuita. La nuova versione della Tim Tribù prevede infatti l'attivazione automatica di una carta servizi da 5 euro, che dura 30 giorni e ha un limite di 1000 tra minuti e messaggi al mese.
Con questa carta servizi, si torna a pagare verso i numeri della Tribù 1 cent (più scatto) per le chiamate. Un cent per i messaggi, 10 cent per gli MMS. Al termine del mese, nuovo obolo da 5 euro, oppure i prezzi della Tribù aumentano.
Per camuffare gli aumenti, Tim offre nel primo mese (entro 28 febbraio) un bonus da 5 euro... i soliti esagerati! Per febbraio e marzo, inoltre, push to talk gratis. Bisogna avere un cellulare abilitato e invece di telefonare, si chiacchiera con un servizio walkie-talkie-style.
Che pensare della manovra di Tim? Una normale evoluzione dell'offerta commerciale, condita dalle solite complicazioni stile Tim. Il gestore avrebbe potuto dire nei mesi scorsi "Caro cliente, ti offro questa offerta Tribù. Costa 5 euro/mese, ma per i primi tot mesi non ti faccio pagare il canone".
Forse meno clienti sarebbero corsi tra le braccia della Tribù (che, a dirla tutta, rchiede un mutuo per pagare le telefonate esterne al gruppo di numeri predefinito), ma la trasparenza sarebbe stata maggiore.
Al primo errore (non aver comunicato le scelte commerciali è comunque stata una scelta precisa), se ne aggiunge ora un secondo. Anzichè mettere nuovi prezzi e dire "se vuoi quelli vecchi attiva la carta servizi" e poi attivarla automaticamente a tutti, sarebbe stato più efficace e facile dire "Caro cliente, Tim Tribù come la conosci diventa a pagamento: 5 euro/mese".
Ma l'ufficio complicazione cose semplici di Tim evidentemente non era d'accordo... meglio quarantacinque prezzi con ventisette asterischi e novantotto rimandi a scritte minuscole. Così de Sica potrà impazzare in Tv dicendo che "La nuova Tim Tribù regala il Push To Talk".
 
da http://www.maxkava.com/2006/02/la-timtrib-non-balla-pi.html (da telco eye, Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni, 6/2/2006) -> con ulteriori commenti dei lettori

mercoledì 7 giugno 2006

Dal dialogo a senso unico al divieto di transito...

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Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, 04/06/2006

Costi vs Qualità, altre defaillance

Già chiuso il call center Apple in India

E' durata solo un mese l'attività del call center che Apple aveva aperto in India. Licenziati i trenta dipendenti. "Collocheremo il servizio altrove", dice Cupertino.
di Fabrizio Frattini


Apple ha chiuso dopo poco più di un mese di attività il call center cui aveva appena dato il via in India. La conferma dell'addio all'infrastruttura arriva da Apple stessa. "Abbiamo riconsiderato i piani precedenti - ha detto ad alcuni media americani Steve Bowling, un portavoce di Apple - e ora pensiamo di collocare il nostro centro di supporto in altre nazioni".

La cancellazione del call center, collocato a Bangalore e che contava su trenta dipendenti, è una sorpresa perché giunge in un momento in cui molti concorrenti di Apple scelgono il paese asiatico per servizi di supporto ai clienti di lingua inglese. Il costo del lavoro è più basso rispetto a quello di un centralinista assunto in Inghilterra, Irlanda o Stati Uniti a fronte di sistemi di comunicazione avanzati e di una legislazione che favorisce gli investimenti di capitale dall'estero. Dell, ad esempio, ha appena aperto un call center in India e progetta di ampliare grandemente il numero dei dipendenti.

Alla luce di quanto accaduto si può ipotizzare che Apple non sia stata soddisfatta dalla risposta in termini qualitativi.


Fonte http://www.macitynet.it/macity/aA24814/index.shtml (06/06/2006)