giovedì 19 ottobre 2006

Vodafone vs Telecom (16 mesi fa)

Viaggio tra i precari siciliani. Dal gruppo Cos ad Alice, a Catania si sciopera

Anna al call center per 100 euro al mese (seconda puntata)

Busta paga minimal Ecco il salario di Anna, lo scorso gennaio alla Cosmed (gruppo Cos) di Catania: 109 euro netti, durata del contratto tre mesi. In pratica un euro all'ora, zero contributi e l'ansia di non essere riconfermata. Telefonando su commesse Wind e Sky. Ad Alice Service, invece, alcuni operatori raccontano di aver lavorato a nome di Telecom. Pur essendo in nero

di ANTONIO SCIOTTO (INVIATO A CATANIA)

Un euro all'ora. Anna ci viene incontro con una cartellina marrone, è appena uscita dal palazzone a vetri della Cosmed di Misterbianco, il call center del gruppo Cos, subito fuori Catania, che opera in appalto per Wind e Sky. «Guardate - ci dice mostrandoci la busta paga - in gennaio ho guadagnato solo 109 euro». E non è che abbia lavorato poco: giusto 4 ore e mezzo per 6 giorni a settimana, ovvero 108 ore. Ma parlare di retribuzione oraria, in realtà, non è esatto, e anzi svierebbe dal problema: Anna e i suoi colleghi non hanno neppure la dignità di un compenso fisso, per quanto basso. Lavorano completamente a cottimo, con il sistema del «talking time»: «Quando entro in sede - ci spiega sfogliando l'agenda in cui segna tutti gli orari - mi "logo", ovvero mi attacco al sistema e comincio a fare le telefonate. Ma non mi viene retribuito tutto il tempo che sto in azienda, bensì solo quelle chiamate considerate "utili", cioè in cui il cliente abbia mostrato interesse e ci abbia permesso di spiegare il contenuto dell'offerta che vendiamo. Per tutto il resto, quando non trovo nessuno in casa, o se mi sbattono il telefono in faccia, quando mi insultano o gentilmente mi dicono "no grazie", per tutto questo lavoro gratis». Lo stesso contatto utile è conteggiato soltanto per il tempo di conversazione: ogni 15 minuti fanno 1,70 euro. L'agenda di Anna dice che oggi è stata «logata» per 2 ore e 19 minuti, ma il «talking time» è solo di 1 ora e 18. Il calcolo è presto fatto: stavolta ha regalato alla Cos - e alla Wind - un'ora e un minuto del suo lavoro. La parola «schiavitù» non sarà politically correct, e forse dovremmo astenerci dall'utilizzarla, ma in quale categoria si può inserire il lavoro non retribuito? D'altra parte, mica questi ragazzi sono obbligati a rimanere «logati» con le catene. Gaetano, un collega di Anna, ci spiega che a tutte le loro proteste la risposta è sempre la solita: «Cosa volete, un fisso in busta paga? Noi non possiamo darvelo, la legge Biagi non lo contempla - rispondono i solerti responsabili del personale - Se non vi va bene potete andarvene, abbiamo la fila di persone che chiedono colloqui per lavorare qui». E questo è vero, le domande e i curriculum si affastellano nei file della dirigenza Cos: spesso chi approda alla Cosmed - o alla gemella Sicos - fugge da condizioni di lavoro ancora più selvagge e peggio retribuite. Lo stesso Gaetano ha lavorato qualche mese ad Alice service, il call center della centralissima Piazza della Repubblica a Catania, commesse Telecom: «Non ho mai visto un euro, ci hanno sempre detto che dovevamo aspettare per i pagamenti. Adesso siamo in vertenza per ottenere quanto ci spetta». E allora tocca accettare. Sbarriamo in agenda i giorni in cui non si lavora: non retribuito. Sbarriamo Pasqua e Pasquetta, Natale, Ferragosto e Capodanno: non retribuiti. Sbarriamo le tre settimane di chiusura in agosto: non retribuite. Sbarriamo i giorni di infortunio e malattia: non retribuiti. Sbarriamo la maternità: non retribuita. Sbarriamo anche il tfr, mentre per la pensione forse qualche spiccioletto riusciamo a metterlo da parte, grazie alla gestione separata dell'Inps, quella dei lavoratori di serie Z. Ecco alla fine i 109 euro di Anna: si rifarà per pagare la benzina? Qui, sullo stradone che da Misterbianco conduce a Catania, non arrivano mezzi pubblici, e ai collaboratori a progetto, ovviamente, non è neppure concesso il posteggio nello spiazzo aziendale. E' un viavai di macchine di familiari che lasciano davanti al call center figli o coniugi, oppure le automobili possono essere lasciate fuori: l'euro di un'ora di lavoro potrà essere utilmente devoluto al Capo, il parcheggiatore abusivo.
Una condizione di precarietà e umiliazione comune almeno a tremila operatori, nel catanese. Se si escludono i lavoratori del call center Vodafone, che hanno tutti rapporti di lavoro subordinati - seppure vi sia il ricorso all'interinale - il resto degli operatori si raccoglie nei big della Cos (Sicos e Cosmed, 800 persone), alla Kronos (200), alla Mibi (200), ad Alice service (80), più vari minori: In linea, Regno Verde, Servicom, Touch Down, Biosan. Sicos e Cosmed hanno già scioperato due volte da inizio anno, mentre venerdì 18 marzo, insieme agli altri 6 call center, hanno fermato il lavoro e manifestato per difendere una piattaforma con tre punti qualificanti: un fisso mensile certo, i diritti sindacali, la graduale stabilizzazione dei contratti. Per il momento, infatti, tutti gli operatori sono contrattualizzati come «lap», lavoratori a progetto rinnovabili ogni tre o sei mesi, praticamente prorogabili a vita. A guidare le proteste, Massimo Malerba, segretario provinciale del Nidil: «I lavoratori - ci spiega - sono abbastanza sindacalizzati e cominciano a reagire allo sfruttamento. Abbiamo un incontro con la Cos il 5 aprile, lì puntiamo ad avere garanzie certe». Pippo Di Natale, segretario provinciale Cgil, conferma che un buon risultato al tavolo Cos avrebbe un effetto «trascinamento» sulle altre aziende: «La piattaforma vale per tutti i call center, puntiamo a un fisso mensile e alla graduale stabilizzazione».
Negli altri call center, d'altra parte, i lavoratori hanno dovuto vedersela addirittura con il lavoro nero. A Giuliana, da gennaio a maggio del 2004 ad Alice Service, è stato detto più volte che avrebbe firmato un contratto, ma questo non è mai arrivato: «Lavoravo in nero e a provvigione - racconta - per 2,50 euro all'ora. Per i pagamenti mi chiedevano di aspettare, dicevano di avere problemi finanziari. Ma intanto vedevo che compravano l'appartamento vicino, che acquistavano nuovi computer». I «salari» di Giuliana non sono mai arrivati, e anzi di recente le ha telefonato un sedicente consulente di Alice che le ha consigliato di accettare solo il 40% del dovuto, «è un consiglio da padre», le ha detto alla fine. Altri tre ragazzi ci confermano di avere arretrati non riscossi da Alice Service. Ma la Telecom, che affida gli appalti, conosce la situazione dei lavoratori? Bisogna ritenere di sì. Innanzitutto perché gli operatori si presentano sempre come «Telecom Italia», possono accedere con username e password ai profili dei clienti (e dunque violano potenzialmente la loro privacy anche quando lavorano in nero), hanno avuto l'autorizzazione a partecipare al concorso «Vendi e vinci», che assicura premi a chi vende più prodotti. Da qualche mese Alice service ha scelto di passare ai contratti a progetto, e i collaboratori fanno dai 250 ai 400 euro mensili come part time: niente fisso, tutto a provvigioni. Un'altra giovane ha lavorato per il call center Tin it, sempre a commessa Telecom, ma ha lasciato dopo poche settimane perché i datori di lavoro cambiavano sempre le carte in tavola sull'entità dei compensi, non c'era contratto. Stessa precarietà alla Kronos, dove un'operatrice parla di 400 euro medi al mese per 5 ore di lavoro 5 giorni a settimana.

(2/Fine. La prima parte è stata pubblicata sul manifesto del 29 marzo 2005)
fonte Il Manifesto, 01/04/2005

Un anno e mezzo fa si scriveva

Si è fermato il telefonino
Sciopero nelle grandi compagnie e nei call center: più salario e diritti in tutta la filiera
Il sindacato chiede 115 euro, Assotel ne offre solo 58. Miceli (Cgil): «Trasparenza negli appalti».
Intanto Rifondazione lancia la sua inchiesta
di ANTONIO SCIOTTO

Si sono fermati per quattro ore, ieri, i lavoratori di Telecom, Tim, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb ma anche gli operatori delle meno note Telecontact Center, Albacom, Eutelia, Cosmed, Comdata, Ensi-Ericsson. E non è cosa da poco, poiché le prime - che offrono la patinata immagine delle bellone sorridenti e felici con i loro telefonini sempre trillanti - hanno dietro di sé le altre aziende, dove il lavoro è molto meno garantito, i salari ben più bassi, i contratti intermittenti e traballanti. Senza contare le catene del subappalto, dove micro call center occupano in tutta Italia migliaia di telefonisti in nero. Una sfida difficilissima per il sindacato confederale - Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil - abituato ai tempi comodi della monopolista Telecom e che oggi si vede scoppiare in mano la giungla dei lavori precari. Ieri, dunque, il primo stock di 4 ore di sciopero, con un'adesione tra il 60% e il 70%, un ottimo segnale in vista del rinnovo del contratto delle telecomunicazioni, il cui tavolo si è arenato a causa delle resistenze della Assotel, l'associazione delle potenti compagnie di telecomunicazioni.
Annunciando altre 4 ore di sciopero entro luglio, se la controparte non darà segnali diversi, il segretario generale della Slc Cgil Emilio Miceli parla di «una giornata importante», con manifestazioni in tutte le sedi confindustriali italiane, agli ingressi dei gestori della telefonia, con un'adesione particolarmente forte nel settore Rete della Telecom: «Chiediamo 115 euro di aumento - spiega - ma ce ne offrono solo 58. Applicano in maniera stretta gli accordi del `93, tenendo conto di un'inflazione programmata che il governo si è programmato da solo. Noi facciamo una richiesta equilibrata, l'aumento del 7,5%. Bisogna considerare che questi gruppi fanno grossi profitti: crescono 6 punti sopra il pil».
Ma nella piattaforma non si parla solo di salario. Le compagnie di telecomunicazioni resistono soprattutto su un punto che invece è assolutamente dirimente, quello degli appalti e delle esternalizzazioni. A fronte dei 120 mila lavoratori garantiti, infatti, ce ne sono diverse migliaia senza diritti, e il sindacato punta a precisi obiettivi: «Dobbiamo ottenere - spiega Miceli - che tutti gli operatori, anche quelli in appalto, siano ricompresi nel contratto delle telecomunicazioni. Ci vogliono regole certe sulle esternalizzazioni, lasciando in capo all'impresa madre la responsabilità dei rami di azienda che vengono estromessi. Basta, poi, con i subappalti selvaggi: bisogna sapere chi lavora per una compagnia, avere chiarezza e riconoscibilità, diritti fino all'ultimo anello della filiera». Il segretario Cgil prende ad esempio Atesia, call center in appalto Telecom con 4 mila operatori, di cui solo 224 sono a tempo indeterminato: «Continuano ad assumere lavoratori a progetto, 1600 nell'ultima infornata, mentre gli altri operatori non hanno prospettive certe. L'accordo del 24 maggio 2004 non decolla, e se non verrà applicato entro l'estate per il sindacato sarà carta straccia». L'intesa, oltretutto, ha ricevuto una forte contestazione interna, con scioperi messi su dai precari autorganizzati: disagio e difficile sindacalizzazione che devono essere gestiti, in modo da ottenere prospettive di stabilizzazione per tutti.
E intanto Rifondazione comunista annuncia una grande inchiesta sul mondo dei call center, che verrà presentata a inizio luglio. Il manifesto ha avuto alcuni dati in anticipo: il dipartimento inchiesta guidato da Vittorio Mantelli quantifica in 600 mila gli operatori in Italia, con un'età media di 31 anni (il 45,1% ha fino a 29 anni, mentre il 37,8% ha tra i 30 e i 39 anni e già il 17,1% supera i 40 anni). Il 75% degli operatori sono donne, il 25% uomini. La maggioranza sono precari: solo il 46% ha un contratto a tempo indeterminato, il 16% è dipendente a termine, il 38% parasubordinato. Ben il 41,8% vive con i genitori, il 40,6% divide casa con il coniuge, il 5,2% con amici, il 12,4% vive da solo.
Paghe e aspettative: ha un compenso fisso meno della metà degli operatori (il 45,9%); il 33,1% guadagna in base ai risultati raggiunti (a provvigione), il 21% secondo la quantità di tempo lavorato. Tra i precari, il 51,6% spera di essere assunto a tempo indeterminato, il 32,9% lo vorrebbe, ma afferma che non ci sono le condizioni; il 15,5% non è interessato. Quasi la metà (il 44,2%) risponde che la cosa che pesa di più è la mancanza di prospettive. «L'inchiesta - spiega Mantelli - verrà illustrata in un convegno organizzato dal Prc: interverrà il nostro responsabile lavoro, Ferrero, e inviteremo quelli degli altri partiti. Noi crediamo che il tema della precarietà sia nodale nel programma dell'Unione, e vertenze come Atesia sono paradigmatiche quanto la Fiat o le delocalizzazioni. Dobbiamo chiarire come ricostruire il lavoro se andremo al governo, e in questo senso il superamento della legge 30 è irrinunciabile».

fonte Il Manifesto, 25/6/05

domenica 15 ottobre 2006

Incontri al vertice e documenti


Osservazioni al DDL finanziaria 2007

  1. Art. 18 (cuneo fiscale): va corretta la deducibilità delle “spese per apprendisti e disabili” dato che la formulazione è quantomeno fuorviante, e potrebbe dare adito a paradossi intuibili.
  2. Art.41 (acquisti di beni e servizi della P.A.): va incluso nel dispositivo una norma che vincoli le imprese appaltatrici al rispetto dei CCNL, nonché degli indici di congruità di cui al successivo art. 169;
  3. Art. 85 (aumento contributi per apprendisti e collaboratori):
a)   l’incremento della contribuzione al 23% per i collaboratori iscritti nella gestione separata va esteso anche agli associati in partecipazione;
b)     l’incremento della contribuzione a favore degli apprendisti (che viene portata al 10%) va esteso, oltreché alla malattia, il che è ottimo, anche alla fruizione degli ammortizzatori sociali;
  1. Art. 86 (malattia e maternità per collaboratori):
a)      per i collaboratori (e gli associati in partecipazione, in forza di quanto sub. 3), l’indennità economica di malattia va corrisposta non per una durata secca (20 giorni), ma per una durata proporzionale alla durata complessiva del rapporto;
b)     la carenza va riportata ad eventi morbosi fino a tre giorni;
c)      occorre estendere anche ai collaboratori e associati in partecipazione la tutela in caso di maternità facoltativa;
d)     va altresì introdotto un rafforzamento di quanto previsto al comma 3 del successivo art. 178 in tema di salvaguardia reddituale;
  1.  Art. 166 (interventi a carico del Fondo occupazione:
a)       Si istituisce il Fondo per l’emersione (FELI) con dotazione di 10 mil. Euro a sostegno dei piani locali di emersione (vedi art. 177 successivo);
b)     Si rifinanziano gli accordi territoriali in deroga stipulati nel 2004, per 25 mil. di Euro;
c)      Si stanziano 45 milioni di Euro per gli ammortizzatori dei settori commerciali, turistici e della vigilanza;
d)     Si introduce, per la prima volta, una disposizione per sostenere il reddito dei collaboratori i cui committenti abbiano rescisso i rapporti a seguito di crisi (15 milioni per gli anni 2007 e 2008);
e)      Si conferma  1 milione di Euro per nuove convenzioni per gli LSU per i Comuni con meno di 50mila abitanti;
f)       Il Ministro del Lavoro ha facoltà di attivare programmi informativi per la lotta al sommerso;
  1. Art. 167 (conferma incremento disoccupazione ordinaria): si proroga per un anno le disposizioni della legge 80/05 che scadevano a dicembre ( indennità al 50% per 10 mesi per gli ultracinquantenni, nove per gli over 40 ma meno di 50, sette per gli altri);
  2. Art.168 (Comunicazione di dati e lotta al sommerso):
a)      Si estende l’obbligo di interconnessione anche alla banca dati delle Camere di Commercio (il che significa che solo chi è interamente in nero non è conosciuto almeno ad una amministrazione pubblica);
  1.  Art. 169 (indici di congruità):
a)      Si istituiscono gli indici;
b)     Si comincia con i settori a più alta densità di evasione;
  1. Art. 170 (DURC): si istituisce il Durc per qualunque impresa voglia beneficiare di vantaggi previsti dall’ordinamento, ed a patto si rispetti il CCNL e gli eventuali accordi di secondo livello;
  2. Art. 171 (Adeguamento sanzioni): si adeguano le sanzioni, a seguito della sentenza della C. Costituzionale;
  3.  Art. 171 (Comunicazione il giorno prima):
a)    Si istituisce l’obbligo per le imprese di tutti i settori di comunicare ai Servizi per l’impiego il giorno prima dell’assunzione il nominativo del lavoratore da assumere, la sua qualifica, il trattamento economico e normativo, la tipologia d’impiego; per le società di intermediazione l’obbligo di comunicazione riguarda tutti i rapporti attivati nel mese e va fatta entro il giorno 20 di ogni mese;
b)     Si dà mandato ai servizi competenti di elaborare il modulo da usare;
c)  In caso di urgenza, fermo restando l’obbligo della comunicazione anticipata del nominativo, la documentazione completa può essere inviata entro cinque giorni;
  1. Art. 174 (finanziamento apprendistato) : si confermano i 100 milioni di Euro per il finanziamento delle attività formativa nell’apprendistato;
  2. Art. 175 (Mobilità Lunga): si riaprono i termini (entro fine febbraio ’07) per accordi che pongano in mobilità lunga un massimo di 6000 lavoratori, interamente a carico delle imprese ogni permanenza in mobilità ulteriore rispetto ai termini di legge (il che significa, aldilà della incongruenza con i propositi di interventi sulla vita lavorativa di cui al prossimo tavolo con il governo, che da questa misura sono escluse le imprese fallite, in amministrazione controllata, ecc.);
  3. Art. 176 (ammortizzatori sociali in deroga): si confermano misura e stanziamento degli accordi territoriali sugli ammortizzatori in deroga (460 milioni di Euro); unica modifica, gli accordi vanno completati entro il 20 maggio ’07;

  1. Art. 177 (emersione lavoro sommerso dipendente): la norma prevede, entro il 30 settembre ’07, la facoltà di attivare accordi aziendali/territoriali che facciano emergere lavoratori in nero, con una contribuzione a carico per 2/3 a carico dell’impresa per ricostruire, nei limiti dei cinque anni precedenti, il montante contributivo del lavoratore, che per i successivi 24 mesi non può essere licenziato. La norma dà diritto all’impresa di beneficiare, per il futuro, del cuneo fiscale. La norma è buona con queste correzioni:
a)      Va modificato il comma 3  nel senso di rendere facoltativo il ricorso alla conciliazione
b)  Occorre correggere il comma 5, in quanto la misura del trattamento previdenziale relativa ai periodi oggetto di regolarizzazione è determinata in proporzione alle quote contributive effettivamente versate, e quindi, essendo limitato il contributo dell’impresa ai due terzi, si determina una riduzione del montante contributivo per il lavoratore emerso.


  1. Art. 178 (trasformazione di collaboratori in dipendenti) :  sulla falsariga dell’articolo precedente, qui il termine per la stipula degli accordi è il 30 aprile, e l’impresa che trasforma il lavoro in lavoro dipendente è obbligata a versare all’Inps un contributo aggiuntivo pari alla metà del contributo versato, tempo per tempo, per il collaboratore. Questo versamento attiva una ulteriore contribuzione a carico dell’Inps che completa, per l’intero periodo svolto in collaborazione, il montante contributivo per il lavoro dipendente. Ugualmente, l’impresa potrà in futuro beneficiare del cuneo fiscale. Anche qui la norma è ottima con queste annotazioni:
a)  la misura di stabilizzazione va ampliata includendo gli associati in partecipazione (modificando i relativi riferimenti ai soli co.co.pro nei vari commi successivi).

b)      va introdotta una norma analoga a quanto previsto all’art. 177 sul divieto di licenziamento (pena la perdita dei benefici) per almeno 24 mesi successivi alla conversione del rapporto.
c)       Va reso l’atto di conciliazione volontario
d)      Anche se facilmente interpretabile al comma 3 sarebbe meglio dire “parti sociali” o ancora “le organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale di lavoratori e datori”.
  1. Art. 179 (iscrizione in lista di mobilità senza indennità): viene confermata la norma, con uno stanziamento di 37 milioni di Euro;
  2. Art. 180 (Contratti di solidarietà al 25%): si conferma la norma, stanziando 25 milioni di Euro
  3. Art. 192 (politiche per la famiglia) si preannuncia un tavolo per la definizione dei requisiti professionali degli assistenti familiari (badanti?).
  4. Mancano invece::
a)      una normativa sugli LSU riguardo alla proroga per il 2007 delle convenzioni in essere;
b)      Favorire il passaggio degli LSU impiegati presso i piccoli Comuni,
c)       le norme relative alla cancellazione della conciliazione monocratica, e al rafforzamento del recupero delle somme oggetto di contestazione ispettiva.
d)      Un apposita posta che incrementi il fondo per l’occupazione dei disabili; e un finanziamento specifico per il rafforzamento dei centri per l’impiego.




CGIL CISL UIL

                                                                           Roma, 3 ottobre ‘06

                                                                                              On. Le Cesare Damiano
                                                                                              Ministro de Lavoro e P.S.

                                                                                  e, p.c.   Dott. Paolo Onelli
                                                                                              Dott.ssa Matilde Mancini
                                                          Ministero del Lavoro e P.S.

                                                                                              L O R O   S E D I


Oggetto:stabilizzazione LSU e legge finanziaria

Egregio Ministro,

            Le segnaliamo una grave mancanza nei testi presentati per la legge finanziaria 2007, riguardante la condizione dei Lavoratori Socialmente Utili (LSU). Nelle fasi propedeutiche alla redazione dei testi, ci era stato assicurato non solo la continuità negli stanziamenti dei fondi per la prosecuzione delle convenzioni in essere, come accade ininterrottamente dal 2001, ma altresì una misura atta a favorire la stabilizzazione di quanti operassero presso le Amministrazioni Locali dei piccoli Comuni (ad esempio con meno di 10000 abitanti), cui sarebbero stati destinati i fondi previsti per la stabilizzazione degli LSU. Si tratta quindi di una misura di ridottissimo impatto economico, e tuttavia di importante valore simbolico, in quanto indica l’intendimento di avviare finalmente a conclusione un’esperienza che vede delle persone supplire in modo ormai stabile a carenze delle P.A., non essendo però a nessun titolo considerata lavoratore dipendente.

            La invitiamo a correggere tale mancanza, confermandoLe comunque la nostra determinazione a risolvere il problema entro il percorso parlamentare della legge finanziaria.

            Cordialmente


p. la CGIL Naz           p. la CISL Nazionale         p. la UIL Nazionale
Fulvio Fammoni               Giorgio Santini                C.Fabio Canapa

Incontri al vertice (1)

AVVISO COMUNE FRA CONFINDUSTRIA E CGIL, CISL, UIL
PER LA CORRETTA ATTUAZIONE DELLE ISTRUZIONI FORNITE DAL MINISTERO DEL LAVORO CON LA CIRCOLARE N. 17 DEL 14 GIUGNO 2006 CON SPECIFICO RIFERIMENTO Al CALL CENTER

Addì, 4 ottobre 2006, in Roma, presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, alla presenza del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, a conclusione di una serie di incontri di approfondimento circa i contenuti della circolare ministeriale n. 17 del 14 giugno 2006 con la quale sono state date istruzioni per il corretto ricorso alla figura dei collaboratori a progetto nell'ambito delle attività dei call center, Confindustria, unitamente a FITA ed Assocontact e le Segreterie Confederali di CGIL, CISL, UIL hanno convenuto di definire con il presente avviso comune le procedure per favorire la corretta attuazione delle istruzioni medesime in tutte le aziende che operano nel settore dei call e contact center e telemarketing, ovunque localizzate.

A tal fine Confindustria e CGIL, CISL, UIL hanno assunto come presupposto delle procedure da attivare l'adozione, nella Legge Finanziaria per il 2007, di uno specifico intervento legislativo affinché in tutti i casi in cui un collaboratore coordinato e continuativo o con contratto a progetto ex art. 61 e seguenti del d.lgs. 276/03, sia interessato da percorsi di trasformazione che prevedano la successiva assunzione nell'ambito di specifici accordi aziendali, si proceda al versamento di una contribuzione aggiuntiva a quella già versata dalla medesima azienda, in parte a carico della stessa anche con versamenti rateizzati nel tempo, da accreditare sulla posizione previdenziale individuale già attivata per quel collaboratore autonomo presso la gestione separata INPS.

Le parti convengono altresì che per la completa efficacia in termini previdenziali della suddetta misura definita con la Legge Finanziaria per il 2007, si provveda con successivi provvedimenti in materia dì disciplina della totalizzazione e della ricongiunzione dei diversi periodi contributivi.

Tutto ciò premesso, le parti convengono che:

1. per ciascuna realtà produttiva interessata, il percorso di trasformazione dei rapporti di collaborazione venga avviato, in coerenza con le esigenze organizzative e produttive dell'impresa, con la definizione di un accordo sindacale con il quale si stabilisce:
1.1. che per le attività di out bound il ricorso al lavoro a progetto è consentito in coerenza con quanto previsto nella citata circolare ministeriale n. 17/06;

1.2. l'individuazione dei rapporti di collaborazione oggetto di trasformazione inerenti attività in bound svolte in via temporalmente prevalente;

1.3. i tempi entro cui gli interessati formalizzeranno, in sede di conciliazione ex artt. 410 e 411 del c.p.c., l'accettazione della proposta di assunzione in un quadro transattivo che definisca ogni reciproca pretesa relativa al pregresso periodo di collaborazione;

1.4. che i singoli contratti di assunzione verranno stipulati nel rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro applicato in azienda e delle leggi vigenti;

1.5. che le assunzioni verranno effettuate con criteri di gradualità nell'arco di 12 mesi a decorrere dalla data di sottoscrizione dell'accordo sindacale con quote trimestrali del 25%.

2. Gli atti di conciliazione individuali che verranno perfezionati nell'ambito del percorso specifico definito dall'accordo sindacale, cui farà seguito la contribuzione aggiuntiva di cui in premessa, definiranno anche nei confronti dei terzi la posizione individuale del collaboratore per tutti i profili anche previdenziali, connessi alla qualificazione del rapporto.

3. Ai fini di una più efficace attuazione del programma di trasformazione delle collaborazioni le parti ritengono necessario altresì:

3.1. il finanziamento di un credito di imposta a favore delle trasformazioni da rapporti di collaborazione in rapporti di lavoro a tempo indeterminato nonché l'adozione di provvedimenti legislativi per interventi in deroga di ammortizzatori sociali per le ipotesi di ristrutturazione/riorganizzazione di imprese del settore;

3.2. il ricorso alle risorse del fondo di accantonamento per la formazione costituito per i lavoratori parasubordinati con legge n. 289/2002, per il finanziamento di piani concordati di qualificazione/riqualificazione dei collaboratori con contratto a progetto impiegati nelle imprese del settore;
3.3. interventi legislativi per l'individuazione di criteri di congruenza per gli appalti pubblici delle attività del settore;
3.4. l'avvio di un confronto in sede confederale sui temi che interessano il migliore e più equilibrato sviluppo del settore; in tale contesto, ai sensi del d.lgs. n.276/2003, le parti attiveranno, un confronto per stabilire clausole più favorevoli per i collaboratori.

Ai fini della migliore gestione del percorso individuato nel presente avviso comune, le parti si attiveranno per fornire, ai livelli e nelle sedi più appropriate, le istruzioni, le indicazioni e l'assistenza ai rispettivi rappresentati.

CONFINDUSTRIA CGIL CISL UIL

Anche il cliente ha ragione...

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fonte la stampa 30.10.2005

Boicottaggi & dintorni

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fonte liberazione 6.12.2005

In caso di esternalizzazioni, le aziende...

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fonte il sole24ore 6.12.2005

venerdì 13 ottobre 2006

Conferenza Stampa di Datacontact

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ASSUNTI

E’ un cambiamento inevitabile, è
inutile opporsi (Tosto)

QUESTIONI APERTE

- 350, circa 70 in più degli attuali 280 collaboratori
- Entro aprile 2007 e non 2008 (cfr comunicazione interna del 18 aprile 2007)
- Team Leader (non meglio precisati operatori che svolgono 'funzioni di responsabilità') assunti per primi come “proposta del sindacato” e che per giunta “governeranno i prossimi ingressi”?!
- Promozione di nuovi progetti…mentre il progetto Wi-One (aggiornamento a maggio 2007) da gennaio è bloccato…

Stabilizzazione e rovesci

Call center 06-06-06, altri precari in arrivo
Nel nome di San Precario
di Michela Bevere

Un po' meglio dei lavoratori del call center Atesia, ma non troppo. Sono i precari del call center del Comune di Roma 06-06-06, un servizio offerto ai cittadini da giugno 2002, allo scopo di fornire informazioni sugli uffici dell'amministrazione capitolina. Sono quattro anni che è in funzione il servizio, ma stranamente tra la stipula di un contratto e l'altro, non ci sono mai stati periodi di sospensione. Si dovrebbe parlare allora di lavoro subordinato? Ma non è stato così, perché sono stati stipulati sempre contratti diversi: ad un contratto di fornitura di lavoro temporaneo nel biennio 2002-2004, ha fatto seguito un contratto di somministrazione a tempo determinato, che scadrà a dicembre 2006, ed è previsto un ulteriore rinnovo. Ma, nel frattempo, a 50 lavoratori già non è stato rinnovato il contratto, e attraverso Nidil Cgil sono state presentate, per il momento, 20 vertenze.

Il call center 06-06-06 è nato, quindi, a giugno 2002. Il Comune di Roma, tramite una gara d'appalto, ha affidato la gestione del servizio alle Poste, che però a sua volta ha dato incarico di reperire il personale alla società di somministrazione Inwork Italia Spa. Ma nella sede in viale Asia all'Eur non lavorano solo gli operatori 06-06-06. In tutto sono 228 i lavoratori somministrati, e di questi 100 rispondono al servizio del Comune, più di 50 al numero 800186 delle Poste, e il resto al numero di un servizio offerto dalla Bnl. I lavoratori del call center 06-06-06 sono divisi in squadre e lavorano 24 ore su 24. Le squadre sono undici e ognuna è composta da nove operatori. In più ci sono 19 tutor, assunti a tempo indeterminato dalle Poste, che hanno la funzione di coordinatori, ma si occupano anche della formazione professionale degli operatori.

"Quello che mi chiedo è perché le Poste non utilizzano proprio personale". A interrogarsi è il segretario regionale Slc Cgil, Alberto Manzini, secondo il quale la società di somministrazione non può applicare prima un contratto di fornitura di lavoro temporaneo, e poi contratto di somministrazione a tempo determinato, trattandosi sempre della stessa prestazione lavorativa". Quanto ai 50 operatori di fatto licenziati, continua Mancini, "sembrerebbe che la società abbia intenzione di stabilizzare i restanti operatori con un contratto a tempo indeterminato, ma perché non lo fa anche con gli altri 50?". Su tutti questi interrogativi, occorre sicuramente far luce, tanto più che ora dovrebbe partire anche il servizio 06-06-07. Ma rimane anche un'altra questione: i contratti che la società di somministrazione ha stipulato con gli operatori sono stati applicati in tutto e per tutto? Sono state date le ferie? E pagate le malattie? A queste altre domande cercheremo di dare risposta nella prossima puntata.

fonte rivistaonline 13.10.2006

Misteri

Dopo il flop a Trieste la società che gestisce queste strutture per conto della Telecom cercherà al Sud
Call center offre lavoro, raffica di no
Disponibili 250 posti: 370 colloqui e solo 20 giovani hanno accettato
Duecentocinquanta posti di lavoro in un call center, contratti a progetto di 18 mesi che si sarebbero trasformati poi in posti a tempo indeterminato, dai 1000 ai 1500 euro al mese, una sede in pieno centro (via San Lazzaro), un investimento iniziale di 1,5 milioni di euro. La società Mercuriotech (gruppo Telecom Italia), che allestisce e gestice i call center, era sicura di fare il pieno in città, vista l’elevata disoccupazione, come è accaduto in altre parti d’Italia. È riuscita invece a malapena a selezionare una ventina di persone: 872 i colloqui effettuati da maggio a ieri, e di questi solo 372 quelli locali. Gli altri sono stati svolti tutti fuori città.Ora, per poter coprire l’organico di 250 persone e soprattutto fornire il servizio chiesto dalla Telecom, la Mercuriotech sarà costretta a rivolgersi al Sud, cercando di far venire a Trieste il personale selezionato offrendo casa e affitto.Tra i canali utilizzati da Mercuriotech, un posto privilegiato è stato riservato allo Sportello del lavoro della Provincia, oltre a inserzioni su un giornale di annunci economici e a manifesti affissi all’università.Questi due ultimi canali hanno dato scarsi risultati. Lo Sportello del lavoro, invece, in due riprese, a maggio e all’inizio di settembre, ha fornito complessivamente un’ottantina di nominativi.«Attualmente – precisa Adele Pino, assessore provinciale alle Politiche del lavoro – allo Sportello del lavoro ci sono 265 nominativi di persone disponibili a lavorare nei call center. Gli ottanta già comunicati possono risultare pochi, ma ciò deriva dal fatto che ad ogni richiesta segue una preselezione in base ai requisti posti dall’azienda». La notizia delle difficoltà incontrate da Mercuriotech nel trovare il personale lascia sorpreso Paolo Battilana, direttore di Assindustria. «Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta – sottolinea – e dire che Telecom è una nostra associata poichè la sede regionale è a Trieste. Sarà comunque nostra cura – aggiunge – contattare la Mercuriotech e orientarla verso gli sportelli istituzionali più adatti per trovare gli addetti che cerca».«E’ strano che ci siano state così poche risposte – commenta Franco Belci, segretario provinciale della Cgil –. Un fatto in controtendenza con tutti i call center. Non capisco come si sia mossa questa

giovedì 12 ottobre 2006

Autunno caldo

L'autunno caldo dei call center
di Ilaria Ficarella

Al via le ispezioni del ministero: nel mirino mille contratti Comincia l'autunno caldo dei call center a Bari. L'Ispettorato del lavoro ha preparato il calendario delle ispezioni nei numerosi centri della provincia. C'è da fare applicare una circolare del ministro Cesare Damiano che impone non soltanto i controlli, ma anche la stabilizzazione dei lavoratori che non possono essere qualificati come collaboratori a progetto. L'indagine riguarda almeno un migliaio di lavoratori in tutto il territorio provinciale. E proprio in vista delle visite che l'Ispettorato ha già cominciato a effettuare da ieri, le aziende del settore stanno finalmente aprendo le porte ai sindacati. Il primo a dire sì all´ingresso dei rappresentanti dei lavoratori è stato proprio il tanto contestato call center dell´Inps e dell´Inail a Bitritto. La società che gestisce una parte del servizio per i due enti pubblici la Omnia Network ha concesso l´organizzazione della prima assemblea sindacale fra tutti i suoi collaboratori, peraltro durante l´orario di lavoro. «È stata la prima volta che una cosa del genere, nemmeno prevista da alcun codice, è stata organizzata - dice Nico Di Sabato, responsabile provinciale del Nidil Cgil - ed è il frutto di una serie di incontri avuti con l´azienda, la quale ha finora dimostrato la volontà di arrivare a una seria concertazione». Primissimi contatti con il sindacato ne ha avuti anche la Data Contact, società che gestisce alcuni servizi per Telecom e Tim e che ha tre grandi call center fra Matera, Bari e Lecce. Prossima ad aprire una trattativa è anche la Transcom, l´azienda che anche grazie all'intervento del Comune di Bari ha avviato in città una struttura che ha già assunto con contratti di collaborazione circa 200 lavoratori e che sta proseguendo la selezione per arrivare a 400 dipendenti entro la fine dell'anno. L'obiettivo finale, per i sindacati, è la stabilizzazione dei lavoratori.

Le aziende per il momento, pur avendo aperto la discussione, non ne vogliono sentire parlare. Nei prossimi giorni sarà l´intervento dell'Ispettorato a dare la spinta definitiva alla situazione. Gli ispettori dovranno verificare quanti sono i lavoratori che svolgono attività cosiddetta in bound: quelli cioè che non seguono progetti in maniera autonoma per l'azienda, ma semplicemente rispondono alle chiamate dei clienti. A questi, secondo la circolare del ministero, non è possibile applicare i diffusissimi contratti di collaborazione a progetto, ma devono essere considerati a tutti gli effetti dipendenti subordinati. Le eventuali difformità rilevate dagli ispettori porteranno non solo alla sanzione nei confronti delle aziende, ma soprattutto all'apertura di una procedura per la stabilizzazione dei dipendenti. I controlli nelle aziende del territorio si concluderanno entro la fine della settimana. Per il 19 ottobre è fissata all'Ispettorato una riunione regionale fra sindacati, ispettori e aziende.Intanto ieri si è celebrata la quarta Giornata nazionale dei call center. Centrale il ruolo dell'Aqp, l'Acquedotto pugliese, che ieri ha aperto le porte del suo contact center e che ha anche avviato un'operazione benefica: ha destinato un euro per ogni contatto giunto agli operatori per la realizzazione di cisterne d´acqua in Brasile.

fonte la repubblica bari, 12.10.2006

I tre minuti svelati

LA DENUNCIA
SEGNALARE, AD ESEMPIO, GUASTI O ADDEBITI IN BOLLETTA PER SERVIZI MAI RICHIESTI ASSICURA UN’ODISSEA KAFKIANA

La Telecom senza volto e il 187 senza risposte

D’accordo, la Sip è roba vecchia quanto il mondo. Viviamo nell’era dell’economia impalpabile e le telecomunicazioni sono per definizione il più evanescente dei beni. Ma una faccia il signor Telecom ce l’avrà oppure no? Lui che vende l’accesso alla mirabolante autostrada telefonica, possiede un numero che non sia quello virtuale di un call center? Perché invece, i disagi degli utenti sono tangibilissimi. Non solo di quelli Telecom, ovviamente. Ma trattandosi del gestore leader nel settore, risponde della maggioranza dei contratti e delle lamentele. Servizi di segreteria mai richiesti e addebitati in bolletta, apparecchi obsoleti sostituiti con modernissimi videotelefoni messi in conto a sorpresa, allacci tardivi. Contrattempi reali che diventano grottescamente surreali quando dall’altro capo del filo risponde una voce senza volto e senza capacità d’intervento che però s’impegna ad inoltrare la rimostranza al più presto. L’avventura dell’utente frustrato infatti, inizia poco dopo la scoperta del guasto o della bolletta approssimata, di solito, per eccesso. «Il 187 è un numero fatto di persone», recita la pubblicità sul sito internet della Telecom. Come no. Il sistema, in teoria, è elementare: «Per guasti alla linea fissa digiti 3, per consultare lo stato dei pagamenti digiti 4, per qualsiasi altra esigenza digiti 0». Fiducioso, l’utente segue le istruzioni. Certo, sarebbe stato meglio parlare con un umano, ma anche la tecnologia avrà dei vantaggi. L’operatore, che di solito si presenta con un codice, prende nota e avvia la pratica. Tutto qui? Cade la linea. Inutile ritentare: dieci volte su dieci risponderà una voce diversa, magari dalla lontana Trapani, costringendovi a rispiegare il vostro caso da capo. Off records, un impiegato del 187 di Torino rivela che ogni cliente ha diritto a 3 minuti d’ascolto e neppure un secondo di più. A tempo scaduto, avanti un altro. Inutile sperare d’ottenere così il numero di telefono di un responsabile: i lavoratori dei call center dicono quanto sanno, che, nella catena d’una azienda globalizzata, è a malapena il proprio compito e il nome del vicino di scrivania. Nella sezione contatti però, il sito www.187.it indica la direzione generale di Roma: 06 36881. L’utente, frustrato ma non ancora vinto, insiste. La procedura è lenta, le segretarie ti filtrano come se fossi uno studente della scuola sperimentale di cinematografia che vuole consegnare la sua sceneggiatura a Nanni Moretti, l’attesa snervante, ma alla fine qualcuno si fa avanti. Chi? Impossibile avanzare ipotesi. Nessuno vuol mettere il suo volto a fare da parafulmine alle lamentele dei clienti. A questo punto il problema tangibilissimo passa in cavalleria: da Roma non possono certo correggere una bolletta sbagliata, per quello, nemmeno a dirlo, c’è il 187. La conversazione almeno è l’occasione per capirci qualcosa di più. Perché per esempio è tanto difficile parlare con un signor Telecom in carne e ossa? «Perché sarebbe paradossale che un’azienda di telecomunicazioni aprisse sportelli sul territorio: gli interventi si effettuano tranquillamente a distanza». Eppure, gli utenti insoddisfatti sono parecchi... «La risposta è semplice: quando si gestiscono 21 milioni di clienti e 26 milioni di linee alcuni disagi sono fisiologici. Parliamo infatti di poche migliaia di persone, con le quali ci scusiamo, ma che rappresentano una percentuale minima su uno standard di soddisfazione superiore al 95 per cento». E gli altri? Stessero anche tutti sulle dita di una mano, non avrebbero diritto al servizio efficiente per cui pagano? «Certamente. La Telecom è perfettibile, ci stiamo lavorando. Ma il canale per segnalare guasti o anomalie resta il 187». Il 187 infatti, assorbe proteste come una spugna. Anche gli operatori, come gli utenti, hanno qualcosa da denunciare: lo stress li sfianca. Chiunque abbia un problema con il telefono fisso o con il cellulare chiama lì e scarica la sua rabbia contro la voce senza volto dall’altra parte. Una situazione tanto tipica da finire al cinema: uno dei momenti topici de «I giorni dell’abbandono», l’ultimo film di Roberto Faenza, è quando Margherita Buy, già a terra per la fuga del marito, scende alla cabina e cerca disperatamente di contattare un tecnico che le aggiusti il telefono rotto. Niente di più facile: «Abbiamo registrato il suo problema, interverremo il prima possibile». L’immedesimazione di spettatrici e spettatori è totale.
fonte la stampa p.34 del 29/10/2005

Premiare i migliori, Sole24ore

è quello che molti sperano, compresa Datacontact verso TIM
clikka per ingrandire

fonte il Sole24ore, 31.10.2005

Spazi aperti...individuo rinchiuso

Noi ne facciamo esperienza, che ne dite?

Ultimamente ho avuto occasione di visitare gli edifici di nuove imprese, banche, università, progettati da famosi architetti. Alcuni sono veri e propri grattacieli, altri hanno 10-12 piani, tutti comunque costruiti in vetro-cemento. Quasi dovunque è stato adottato l’open space. I dipendenti lavorano tutti insieme seduti a scrivanie collocate in immensi spazi senza pareti. È questa la vera differenza fra l’impiegato del passato e quello di oggi. L’impiegato del passato aveva una propria stanza con pareti, mobili, quadri in cui riceveva in modo riservato i suoi interlocutori. Era un individuo, con una propria identità, che riceveva in modo privato altre persone. Quello di oggi invece si trova in uno sterminato stanzone dove tutti possono guardarlo: non è più un individuo, ma un punto in una folla, in una massa in cui tutti sono uguali, tutti sostituibili, esattamente come lo erano i contadini nei campi o gli operai nella fabbrica del secolo scorso. Nel tentativo di crearsi una identità nell’open space, gli impiegati si trincerano fra libri, fotografie, vasetti di fiori, ricordi personali, ma è uno sforzo patetico. Perché la nuova architettura non fa altro che rivelare il loro vero ruolo, di operai dell’immensa industria dell’informazione dove non conta il sapere, lo studio, il pensiero, l’originalità, ma il prodotto standardizzato.

(Francesco Alberoni, rubrica "Luci e ombre" su Panorama, 15 dicembre 2005).

Oh madò

Cosa comporta il Triple Play? Necessità di integrazione e nuove architetture
In questi giorni la corsa degli operatori Tlc all'offerta ibtegrata di voce, dati, IPTV è in pieno svolgimento.
Ma cosa comporta a livello IT una simile scelta? (Sean Baker) 12/10/2006

ESTRATTO
Se i prezzi dei classici prodotti di telecomunicazione si abbassano, significa che le aziende di questo settore devono tagliare i loro costi. Ad esempio, devono accorpare i call center di cui dispongono, per ridurne il numero o migliorarne la flessibilità, in modo che ogni call center possa gestire un numero maggiore di prodotti. In entrambi i casi, devono integrare le interfacce utente dei call center con più applicazioni di back-end in grado di gestire più e più prodotti.

Humour

CAMPAGNA ANTI TERRORISMO ISLAMICO
E' ben noto che i terroristi islamici si oppongono al consumo di alcool e considerano un peccato vedere una donna nuda che non sia la propria. Per questo si chiede che venerdì 20/10/2006, alle 15.00 ora locale, tutte le donne corrano nude per gli uffici e tutti gli uomini le inseguano con una birra in mano.
Questo ci aiuterà ad individuare i terroristi che si nascondono nelle nostre aziende.
L' intero mondo libero ti ringrazia per questi sforzi nella lotta contro il terrorismo.
Collabora! Diffondi questo comunicato!
ricevuta da un nostro collega DC, giro a tutti voi ;-)

domenica 8 ottobre 2006

Pene per continuità sospetta

07 ott 11:36
Lavoro: assunto a tempo indeterminato dopo 7 contratti a termine

PERUGIA - Sara' assunto a tempo indeterminato il lavoratore che, dopo essere stato ingaggiato 7 volte con contratti temporanei, ha chiesto l'intervento del tribunale. E' la decisione di un giudice del lavoro di Pesaro, al quale si era rivolto un tecnico della sede di Fano della Snamprogetti (societa' del gruppo Agip-Eni). Il giudice ha dato ragione all'uomo perche' "dalla ripetizione dei contratti si desumeva che le esigenze occupazionali dell'azienda fossero stabili e continuative" e percio' "che la societa' aveva fatto un uso distorto e non consentito del contratto a termine". La Snamprogetti dovra' anche pagare 120mila euro di multa. (Agr)

Una posizione critica

Call center, un nuovo accordo che frega i cocoprò

Firmato da Cgil, Cisl, Uil e imprese sulla scia della finanziaria. Condona il pregresso, avalla la legge 30 e il lavoro a progetto
Antonio Sciotto

Nuove magagne sul fronte dei call center, e questa volta è addittura la finanziaria, concretizzata due giorni fa da un primo accordo sindacale, a mettere in crisi il risultato dell'ispezione Atesia. E' in atto una vera e propria maxi-sanatoria, un «condono cocoprò», in base al quale una parte dei contributi pregressi e in pratica tutti i differenziali salariali verranno «sanati» ai datori di lavoro grazie a futuri accordi sindacali. In prima fila, tra i «graziati», la Cos di Alberto Tripi, bastonata dall'ispezione che ha imposto l'assunzione di tutti i 3200 parasubordinati e la restituzione dei contributi fino al 2001.
Di qualche settimana fa l'appello dell'azienda: assumeremo 4 mila persone se verranno annullate le conclusioni dell'ispezione, e verranno assunti i nuovi criteri stabiliti dalla circolare Damiano. Emessa in giugno, la circolare distingue tra inbound e outbound: i primi (in ricezione telefonate) con il diritto al lavoro dipendente, i secondi (che le fanno) condannati all'eterna condizione cocoprò. Il ministro Damiano, mediatore per eccellenza, ha trovato la quadra: non si è opposto frontalmente al rapporto dei suoi stessi ispettori, pur non condividendone di fatto le conclusioni; piuttosto, ha elaborato in finanziaria un meccanismo con il quale si può procedere all'assunzione graduale dei parasubordinati (solo gli inbound), ma si dispone anche che le parti potranno stipulare accordi che superano le conclusioni dell'ispettorato. Tali intese dovranno disporre delle conciliazioni con i lavoratori, e dunque un condono tombale sul pregresso. La finanziaria, all'articolo 178, recita: «L'accesso alla procedura è consentito anche ai datori di lavoro che siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi concernenti la qualificazione del rapporto di lavoro. Gli effetti di tali provvedimenti sono sospesi fino al completo assolvimento degli obblighi». Come se non bastasse, la stessa finanziaria parla solo di «passaggi a lavoro subordinato», dunque (perché no?) anche contratti a termine, in apprendistato, interinali, o magari a chiamata.
Atesia è esemplare: siamo ancora in fase di ricorso dell'azienda contro l'ispezione, e intanto è sopravvenuto un accordo interconfederale (siglato due giorni fa) che dispone l'applicazione della circolare Damiano per l'intero settore dei call center. E' firmato da Cgil, Cisl, Uil e tutte le associazioni datoriali, e a questo punto non si attende altro che un'intesa aziendale per poter cancellare con un colpo di spugna l'obbligo a risarcire il pregresso contributivo, assumendo solo una parte dei lavoratori. D'altra parte, la Cos sta trasferendo centinaia di dipendenti in Atesia da altre sedi, in modo da far apparire una più alta quota di subordinati nel totale e non dover assumere molti cocoprò.
L'accordo interconfederale, firmato anche dalla Cgil, prevede inoltre una grave violazione dei diritti individuali (e perciò indisponibili) dei lavoratori. A differenza dei consueti accordi, infatti, si dispone in un articolo che l'intesa aziendale dovrà disporre i tempi entro cui gli interessati formalizzeranno una conciliazione sul pregresso, scambiandola di fatto con l'assunzione. Normalmente la conciliazione può essere soltanto proposta al lavoratore, e quest'ultimo può accettare o meno di firmarla, oppure procedere con una causa, ma non per questo viene escluso dalla lista degli assumendi. Invece, con questa formula, si obbliga praticamente il lavoratore ad accettare la conciliazione o a essere escluso dall'elenco assumendi. Si potrebbe anche ravvisare una incostituzionalità, perché il sindacato e l'impresa si arrogherebbero un diritto individuale del lavoratore, la sua libertà di procedere a una causa per quanto dovuto.
C'è anche un «dolcino» finale: le parti si sono impegnate ad avviare un confronto sullo sviluppo del settore, ai sensi del decreto legislativo 276 del 2003, ovvero della legge 30. Ma la Cgil non era per «cancellare la 30»? Almeno così recitano le tesi approvate al Congresso di Rimini. D'altra parte, se si è accettata nella pratica dell'accordo la logica di condannare in una perenne «serie B del lavoro» i parasubordinati (l'intesa interconfederale autorizza il ricorso al lavoro a progetto per le attività di outbound) è difficile sostenere nella teoria l'esigenza di «riscrivere la 30» e «ricondurre tutto il lavoro economicamente dipendente sotto un'unica tipologia».

venerdì 6 ottobre 2006

Dallo sciopero di Telecom

Buon senso vs fatiche di Sisifo

UK: fermate i cellulari a teatro
Nel Regno Unito il problema dei telefoni accesi al teatro e al cinema è molto... sentito. Il disagio degli spettatori e alcune soluzioni possibili

Londra - Se durante l'Amleto, dopo il dilemma "Essere o non essere..." si udisse qualcuno dire "Pronto?", c'è da scommettere che molti cercherebbero il reo tra il pubblico per metterlo volentieri davanti alla spada di Laerte al posto del protagonista. Ma episodi simili, almeno nel Regno Unito, potrebbero presto non ripetersi più. Il problema è molto sentito, in Europa come oltreoceano. Ma se la minaccia di una multa o addirittura della reclusione non sono sufficienti a sensibilizzare gli utenti alla buona creanza (e al buon senso) sembra doveroso studiare contromisure più radicali.

E...se siamo in teatro (dove c'è silenzio) e non basta nemmeno la minaccia della reclusione...figuriamoci da noi (che c'è casino)!!

Se poi si pensa a quanto successo in Salvador... apprendiamo l'importanza di questo strumento e quanto siano vani i tentativi di limitarne l'uso!
Alcuni reclusi del carcere di massima sicurezza di Zacatecoluca, nel El Salvador, per continuare a restare in contatto con il mondo esterno e gestire le propria attività criminali avevano nascosto un telefonino ed il relativo caricabatterie nel retto, in modo da passare inosservati ai frequenti controlli. Le guardie carcerarie hanno sottoposto i detenuti ad un serie di radiografie, arrivando a scoprire questo insolito modo di nascondere i cellulari. Si trattava, fortunatamente per i detenuti, di modelli di dimensioni contenute, che erano conservati all'interno di un involucro di plastica protettivo. In un caso oltre al caricatatteria sono state rinvenute anche alcune schede SIM.

http://www.puntocellulare.it/notizie/6143/Cellulari-in-carcere-nascosti-nel-retto.html

giovedì 5 ottobre 2006

Contratti e contrasti

iBox e il contratto di servizio
Ne parla un lettore di Punto Informatico, convinto che quanto riportato dal contratto sia in qualche modo lesivo di un uso libero del servizio TIM. Ma è un modello standard

Roma - Scrive Federico N.: "Gentile PI, vorrei portare all'attenzione degli altri lettori quello che mi è capitato di leggere: recentemente è stato variato il contratto (visto in pdf, protetto, non è possibile fare copia-incolla salvo smanettamenti, immagino, ma posso inviare il documento!) per il servizio iBox che regola il rapporto tra TIM e il cliente. Io i contratti li leggo. E magari sarò pedante o troppo pignolo... ma se le parole non hanno peso, tanto vale cambiarle, non scriverle. Oppure significa che il peso ce l'hanno.
Leggiamole con attenzione dunque.
Ad uno dei punti leggo che "(...) l'utente si impegna a non utilizzare il Servizio per la pubblicazione, trasmissione, scambio di materiale illecito, volgare, osceno, calunnioso, diffamatorio, offensivo della morale corrente o, comunque, lesivo dei diritti altrui e della privacy di terzi (...)".
Mi chiedevo se un gestore di telefonia cellulare davvero ha il potere anche solo di osare di pensare vagamente di potermi indicare come parlare, scrivere sms od e-mail... volgare, osceno o offensivo della morale corrente io devo poterlo essere... perché mi posso esprimere su qualsiasi argomento, compresa l'oscenità o la morale. E... volgare? Davvero ritengono di poter mettere bocca sullo stile della comunicazione dei propri utenti? E perché non sgrammaticato, allora? "Vietato sbagliare a con l'acca"
Non mi soffermerò sui soliti assurdi diritti che invece loro si riservano di cambiare tutto, di non dover spiegazioni e preavvisi a nessuno, di sbagliare, di non fare, di filtrare, di non essere responsabili di nulla... ma osare di allargarsi così tanto verso il cliente... mi pare eccessivo.
Ignorare non può davvero essere diventata la nuova prassi dei cittadini.
Inoltre, che cosa significa che "l'utente si impegna a non utilizzare il servizio per scopi esclusivamente personali e (omissis)" ? E come diavolo dovrei usarlo? Certo che sono personali! È forse una maniera per farmi confermare in modo fumoso che le mie conversazioni sono pubbliche? Se fosse così: no, non lo confermo! Ma sicuramente non è possibile: mi sbaglio di certo. Eppure mi chiedo cosa accidenti voglia dire.
I miei contenuti non possono essere nemmeno "classisti o comunque reprensibili", mi dicono. Ma è un gestore di telefonia cellulare o la quarta legge della robotica da impiantare nel mio cervello? Mi stanno dicendo come devo parlare, cosa posso dire! Come osano? Io posso essere reprensibile e a loro non deve interessare. Se sono interessati significa che mi ascoltano o leggono le mie conversazioni con altri.
Chiedere di affermare che il gestore non è responsabile per ciò che io dico è giusto, ma non chiedermi di non dirlo..."

fonte http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1632219&r=Telefonia

mercoledì 4 ottobre 2006

Attendiamo i contenuti

Roma, 04/10/06 17:15
CALL CENTER: DAMIANO, 'AVVISO COMUNE' INDUSTRIA-SINDACATI
E' stato firmato alla presenza del ministro del Lavoro, l'"Avviso comune" di Confindustria e Cgil, Cisl, Uil per la stabilizzazione del lavoro nel settore dei call center. "Le parti sociali - ha dichiarato Damiano - hanno compiuto un atto importante che, consente di definire percorsi di stabilizzazione del lavoro in coerenza con la circolare da me emanata il 14 giugno scorso. Si da', attraverso la contrattazione aziendale, una risposta ai giovani lavoratori che chiedono giustamente una corretta applicazione dei contratti di lavoro e la possibilita' di costruire un futuro di certezze. Ho gia' provveduto ad inserire nella legge finanziaria, approvata venerdi' scorso dal Consiglio dei Ministri, una norma che favorisce la stabilizzazione del lavoro parasubordinato, non soltanto nei call center, ma in tutti i settori di attivita'. A tal fine la finanziaria prevede un apposito stanziamento di risorse. Si completa in tale modo un'azione di stretto collegamento e di coerenza tra l'azione sindacale di contrattazione e l'iniziativa legislativa, che consentira' di dare le migliori risposte contro la precarizzazione del lavoro. Questa misura - conclude il ministro - si rapporta strettamente al taglio delle tasse sul lavoro inserito in finanziaria e collegato, come e' noto, al rapporto di lavoro a tempo determinato" .

martedì 3 ottobre 2006

TIM: Brasile si, Brasile no

2/2006
"salta all'occhio l'enorme importanza che riveste per l'azienda l'espansione delle attività in questo Paese (Brasile)"
(da Noi.magazine, riv. del gruppo telecom)
19/9/06
Addio Tim Brasil, il resto è incertezza
L'arrivo di Guido Rossi al vertice di Telecom Italia determinerà un cambiamento di strategia? Lo spacchettamento del gruppo in tre società significherà la cessione di Tim? Oggi i giornali italiani s'interrogano sugli sviluppi dell'affaire Telecom che, con le recenti dimissioni di Angelo Rovati e l'apertura di un fascicolo esplorativo da parte della Procura di Roma, non accenna a placarsi.
Mentre Il Sole 24 Ore analizza le ragioni di una possibile vendita di Tim, Repubblica ricorda il ruolo limitato di Rossi all'interno dell'azienda. Il piano di ristrutturazione comunque resta invariato, si va verso lo scorporo di Tim e della Rete di accesso. Per ora l'unica certezza, sostiene il quotidiano diretto da Mauro, è la cessione di Tim Brasil.

lunedì 2 ottobre 2006

Clienti esigenti per il successo

"Clienti esigenti, al limite anche rompiscatole, sono un patrimonio essenziale per l'impresa, perchè sono un elemento determinante di vantaggio concorrenziale... Solo un'azienda capace di atrarre clienti molto esigenti è in grado di avere successo".
(Michael Porter, economista americano, docente di strategia e competizione alla Harvard Business School da "Strategie competitive", 1980)

Ripreso da "il cliente ha sempre ragione", in Noi.magazine (riv. del gruppo telecom, 2/2006)

Vi dirò: io ho sentito spesso dal BO che "il tal cliente è un rompiscatole"...nel senso che "è meglio non accontentarlo, sennò si creerebbe un precedente"...

sabato 30 settembre 2006

Partizioni

Dice Richard Florida nel suo libro 'L'ascesa della nuova classe creativa' dice che per avere successo una società deve puntare sul talento, la tecnologia e la tolleranza (le 3 T).
La tripartizione classica agricoltura, industria e servizi non esaurisce più l'economia di oggi. I servizi sono infatti composti da due anime:
1) l'anima 'taylorista' - come MacDonald's o i call-center: procedure ben definite da seguire rigidamente;
2) l'anima 'creativa': avvocati, progettisti, manager, medici, artisti, giornalisti. è in questa seconda dimensione che risiede il valore aggiunto dell'economia post-industriale.

e voi dove vi sentite di stare?

WAPpo

Una riflessione in inglese sul "fallimento del WAP", non a caso ribattezzato da tempo Wrong Approach to Portability