giovedì 9 novembre 2006

Opinione di un cliente sui servizi ibox-wap

Navigare... un' Odissea
Un'Opinione di TheTmx su Tim.it (6 Novembre 2006)
Lo consiglieresti ai tuoi amici? No

Dopo le mie particolari "impressioni" circa il call center della TIM (il 119) non potevo ritirare la promessa fatta, ossia di dire la mia anche sul sito della TIM.

Quel che segue è una sorta di racconto riguardo una specialissima navigazione, praticamente vi racconto cosa vedo e come interpreto quel che succede durante una navigazione sul sito della TIM che dovrebbe durare meno di 5 minuti ma che mi ha rubato oltre mezz'ora. La cosa è abbastanza imbarazzante. L'opinione è lunghetta ma costerà meno tempo a voi per leggerla che a me per scriverla, dategli un'occhiata.

Prima di iniziare vorrei premettere una paio di cose: 1) il sito in questione è quello della TIM, non quello di un'aziendina di un paesino sperduto, si tratta di un'azienda leader nelle telecomunicazioni in Italia (e anche all'estero!). Il personale addetto alla manutenzione di qualsiasi servizio dovrebbe essere qualificato e ogni forma di disservizio o malfunzionamento non dovrebbe avere un aspetto cronico, cosa che in realtà accade sistematicamente. 2 ) Il profondo odio nei confronti di un tale servizio non nasce da un pregiudizio ma dagli infiniti problemi che mi ha causato, in particolar modo nei momenti di difficoltà quando avevo assoluto bisogno di ricevere delle importanti email e, per un infinità di motivi che leggerete avanti, non ho avuto modo di farlo e mi sono trovato frasi tipo "pagina non esistente", "servizio temporaneamente sospeso", "timeout scaduto", ecc.. Ho avuto problemi con il traffico, con i messaggi e con tutto il resto, nei momenti più impensabili… Questa repulsione nasce anche da una serie di testimonianze che mi hanno fatto pensare che quanto accade non è perché sono "sfigato" ma perché è SISTEMATICO. 3) Nonostante la banalità e semplicità con cui scriverò questi aneddoti, ho cognizione di causa riguardo i servizi di questo tipo in quanto parte integrante dei miei studi e del mio lavoro. 4) Le mie opinioni riguardano il sito attuale visto che lo cambiano spesso, tuttavia "molti problemi" sono sicuro che si verificano anche se state leggendo questo messaggio e il calendario ha appeso il mese di dicembre 2020.

I primi tempi era bellissimo, il sito funzionava "benino", fatto in un HTML carino, poche animazioni e tanta libertà (SMS gratuiti, spazio abbondante sulla mail (per allora), e diversi servizi gratuiti quale i promemoria su SMS, SMS a tempo ecc..). Poi le cose sono cambiate. Come avevo detto nell'altra opinione purtroppo sono legato in maniera inscindibile (per ora) al loro account mail (solo quello) per motivi di lavoro quindi non posso, per ora, abbandonarlo. Prima di scrivere queste righe ho provato a lanciare "
www.tim.it" su FireFox, dopo 20-30 secondi si è aperta l'home page. Lo stesso test con "www.155.it", "www.190.it" e "www.h3g.it" (o "tre.it", è uguale) ha impiegato meno di 2 secondi. Eppure sto su una linea aziendale a larga banda...Se ora ripeto il test con TIM i tempi sono diminuiti, ma ci sono diversi fattori da tenere in considerazione...Ma passiamo al sito in se per se. Navigarci dentro è abbastanza antipatico: scritte piccolissime, grigio su bianco e una marea di animazioni che occupano gran parte dello schermo. C'è anche la pagina per la navigazione semplificata per gli ipovedenti... provate a scovarla e immaginate di non vedere bene lo schermo. Mettamo login e password ed entriamo. Ops.. oggi cambiano le password. Per motivi di sicurezza devo cambiare la password (si fa solo dal telefono) e ne devo mettere una di 8 cifre (ma solo di otto, attenzione! Non sette e non nove…). La password deve essere numerica. Praticamente devo trovare un numero di 8 cifre facile da ricordare... Numeri di telefono da 8 cifre non sono molti, col prefisso sforiamo di sicuro. Vediamo... mi tocca mettere una data! (xx/xx/xxxx = 8cifre). Diciamo che il 98% degli utenti userà una data.Cambio la password ed entro, mi arriva un sms che mi dice che qualcuno sta nella mia pagina personale. Questo è buono. Ah... se sbagliate la password quattro volte la dovete modificare (sempre dal telefonino). Adesso potete divertirvi a tentare l'accesso nelle caselle dei vostri amici e a bloccare loro gli account!!! In un minuto ne bloccate una decina, bella trovata.. bravi!!Trovo qualche informazione utile sul mio telefono. Vado sui dettagli (esigui) della scheda e mi arriva un nuovo messaggio che mi avverte che qualcuno sta visualizzando i miei dati. Entro nel dettaglio delle chiamate e scelgo di visualizzare il dettaglio delle chiamate in un tempo specifico tra due giorni, clicco e mi torna la scritta "Non ci sono dettagli disponibili", poi mi accorgo che... la spunta su "scegli periodo" ce la devo mettere io! Praticamente se si specifica un periodo tra due giorni che non sono quelli di default, la selezione non va in automatico verso la ricerca a periodo ma rimane spuntato "Ultimo giorno (ieri)". Ho constatato e questa cosa ha fatto girare le... scatole a molte persone. Specificando tutto come vogliono loro riesco a vedere il mio traffico suddiviso in diverse voci su diverse pagine. Il mio traffico è ormai esiguo (prima non lo era affatto) e per avere una analisi dettagliata decido di esportare il tutto su un foglio excel (come proposto da un opzione), almeno evito di stare a caricare diverse pagine con 10 righe per ognuna (calcolate che ai tempi avevo anche 20-50 pagine da spulciare tra chiamate fatte, ricevute, sms, connessioni dati,…). Salvo il file excel e… mi esporta solo quello che vedo! Assurdo! A che cavolo serve? Praticamente dovrei fare il mix di 20-25 fogli excel esportati ognuno da una pagina diversa e caricata a parte. Ma non posso avere TUTTO il traffico in un solo foglio? Certo che… NO! (provate a farlo con Wind e sentite la differenza). Rinuncio al traffico. Andiamo sulla "ibox". Da qui posso scrivere e ricevere mail, fax, sms, mms, video e tutto quello che la tecnologia mette a disposizione. Peccato che il sito sia lentissimo e le applet Java falliscano spessissimo lasciando le pagine bianche (fenomeno riscontrato da tutti i miei conoscenti). Prova e riprova… finalmente riesco a vedere le mie mail, è pieno di spam. Un filtro? Ah, no... non c'è! Dimenticavo...Clicco "nuova mail" e mi ritrovo la scritta rossa "Errore di elaborazione della richiesta " qualsiasi sia la mia "richiesta". Mi viene subito in mente: "anche oggi?!" Fortuna che consulto la posta con Thunderbird (tramite pop non si fallisce quasi mai). Faccio il reload e rivedo le mail. Clicco "nuova mail" e... ora funziona. Le opzioni di invio sono veramente poche e mi chiedo come mai ci sia la possibilità di scrivere la mail in HTML e quanta gente abbia cliccato la spunta "scrivi in HTML" dato che non sa neanche cosa sia. Forse la scritta "testo formattato" sarebbe stata più indicata. Ho 20 mega a disposizione (cestino incluso) e mi chiedo come mai un servizio a pagamento (perchè "è" a pagamento in quanto acquirenti del fantomatico UNI TIM) debbano avere spazio che è lo 0.8% di un servizio gratuito quale quello di gmail o altri (2 giga e mezzo)... Cerco in giro, perché come al solito le informazioni utili sono ben nascoste, e trovo che pagando 2 euro ogni 10 mega si può ottenere un'estensione dello spazio fino a 50 megabyte (10 euro). Ma sono una tantum o al mese? Non è dato saperlo. Dopo una marea di mail al servizio assistenza dove chiedevo come sia possibile che un account di mail fosse senza uno straccio di antivirus (mi arriva tanta di quella immondizia!) non mi è stato mai risposto. Anzi vorrei sapere se qualcuno ha avuto mai una risposta ad una mail mandata al customer care. Adesso vengo a scoprire esiste TurboMail... clicco la pubblicità sul banner (enorme) sul basso e noto che mentre sto cliccando è cambiata la pubblicità ed è diventata quella del blog. Di lì a poco ho un sms sul telefono che mi dà una nuova password. Torno indietro e riesco con uno scatto a beccare il banner nel momento giusto. E' un servizio che non risolve la cosa, permette di ricevere ed inviare gli sms non sul cell ma sulla posta elettronica... ci manca solo questo. Ri-clicco Ibox e trovo la scritta: "Siamo spiacenti ma la pagina da lei richiesta non esiste". Che cosa? Ho cliccato sul logo "i-box"...Torno indietro a colpi di backspace (nonstante il sito sia in https) e ritrovo la casella di posta. La pagina è corrotta e continua a caricare all'infinito. Clicco sul logo e ricomincio da capo. Intanto accuso molta fatica agli occhi, i font sono davvero minuscoli. Clicco di nuovo sulla bustina "ibox"... torna sempre sulla stessa pagina: secondo loro non esiste. Inizio ad arrabbiarmi. Clicco ora su SMS, magari passo da lì... niente, mi ritrovo sempre nella homepage. Vuoi vedere che... sì, mi ha aperto in background un'altro browser (ne ho aperti diversi) e me ne ritrovo due. Se chiudo quello principale perdo il login. Proseguo lo stesso.Che trovo? "Spiacenti... pagina non trovata". Svuoto la cache del browser, finalmente funziona. Che roba!A sinistra clicco: personalizza, si apre una sorta di menu che si intreccia sovrapponendo le scritte. Ma l'hanno testato sto sito? Leggo: "Antivirus", la mia salvezza. Clicco e trovo che "non è attivo".Ecco il problema! Ora l'attivo ma… che leggo? Cito testualmente (copia e incolla):<<>> MA STIAMO SCHERZANDO?!?! Devo pagare per un servizio che danno gratuitamente quasi tutti (e che per giunta limiterebbe pure il rischio di infezione tra utenti TIM)? Stanno mendicando 5 euro… all'anno!Io non ho parole! Per me è una vergogna. Questo è quello che penso.

Telefoni top secret sul corsera

Intercettazioni, corsa ai telefonini inviolabili
Ideato a Torino il software per i Gsm. L’ultimo modello: 4.000 euro
di Grazia Maria Mottola

Se può, Paolo Guzzanti, senatore Fi, lo usa. Per gli appuntamenti importanti. Badando di staccare la batteria, in caso contrario, «perché il cellulare anche da spento può servire agli spioni». Un «criptofonino », al posto del normale telefonino, il suo. L’ultima frontiera della telefonia mobile, quella che si è fatta le ossa su casi «illustri» di intercettazioni, inchieste giudiziarie e «vittime» inconsapevoli. Un cellulare a prova di spioni. Più caro di quello normale, ma davvero inviolabile. Non solo per Guzzanti. Altre migliaia di italiani, assolutamente protetti dall’anonimato, li hanno comprati. Non più conversazioni vocali, ma parole tradotte in linguaggio cifrato, in viaggio nell’etere, inutilmente intercettate. Ma solo se a comunicare sono due cripto-telefonini. E gli investigatori avvertono: «Aumentano le telefonate mascherate con sistemi di "criptaggio" che oggi non siamo in grado di decifrare. Se Moggi o Ricucci avessero parlato usando questi cellulari, le cose sarebbero andate diversamente ». Sotto la lente degli addetti ai lavori ci sono degli algoritmi, responsabili della trasformazione delle parole in flusso di dati, segretissimi. Il sistema più conosciuto è l’Aes 256. Finora nessuno lo ha scalfito. È il vanto della prima azienda italiana del settore, la Caspertech, nata nel 2003 da un incubatore del Politecnico di Torino, intorno a un gruppo di informatici sotto la guida di un docente universitario. Con questo sistema ha creato un software, applicabile a tutti i Gsm. Quasi a buon mercato: 1.950 euro. Le vendite? Numeri top secret, ma, dicono, nell’ordine di migliaia. «Ce li chiedono anche all’estero — spiega Ferdinando Peroglio, direttore commerciale —. Soprattutto imprenditori che commerciano con i Paesi dell’Est, dove le intercettazioni illegali sono diffuse. Poi commercialisti, politici. Ecco, Paolo Guzzanti è il nostro testimonial ». Per tutti un unico scopo: proteggersi dalle intercettazioni illegali.

continua su Corsera 31 ottobre 2006

mercoledì 8 novembre 2006

Pagherà il solito "Stato"?

clikka per ingrandire

fonte Avvenire 25 Ott 2006

Con un Avvenire davanti

clikka per ingrandire

fonte Avvenire 25 Ott 2006

martedì 7 novembre 2006

RELAXatevi un pò

TIM Tutto Relax Internet - parte I
venerdì 29 settembre 2006 15:21:34

provate a leggere i commenti di Boh che seguono sul blog...qui

Io non mi sono rilassata affatto quando ho aperto oggi il conto della TIM di 960,36 Euro per due mesi! Il servizio? Tutto Relax Internet!

Acquistando una PC Card di TIM Alice Mobile Broadband, offerta a 49 Euro e attivando Tutto Relax Internet HSDPA (fino al 31 Agosto 2006), sarà possibile avere 500 Megabyte di traffico internet ogni mese per 12 Mesi al costo di 19.95 Euro al mese.

Sapevo bene di non aver sforato con i Mb quindi ho chiamato la mia dolce metà dicendo che c'era uno sbaglio, ovviamente è immediatamente andata su tutte le furie e mi ha urlato che lo diceva lui che bisognava ecc. ecc. ecc. e io non dovevo bla bla bla e poi non ho fatto ribla ribla ribla. Poi mi ha riattaccato il telefono quando mi ha detto di faxargli la bolletta e io gli ho chiesto: a quale numero? (perché non ce l'ho, ovviamente). Risultato concreto: niente.

Allora mi sono attaccata al telefono e ho parlato con due operatori, mesti e del tipo: "che ci vuoi fare? Ti devi rassegnare". Alla fine li ho convinti a passarmi l'ufficio commerciale. Lì c'era Roberta V652 di Pavia -- che ha resistito fino all'ultimo a darmi il nome e il codice quasi fosse un segreto di stato -- che mi ha detto con voce triste e sconsolata che non mi devo preoccupare, è capitato anche ieri che avevano sbagliato bolletta: mi avevano addebitato il consumo pieno e non l'offerta Tutto Relax Internet.

Ho fatto controllare il consumo e avevano sbagliato anche quello. Se ho sforato, nel mese di agosto, è stato forse per 1 Mb: 3,5 Eu + IVA. Non mi preoccupo, ma come si risolve? Dico:

Mi ha detto che ho consumato di meno, 23 Mb a luglio e 480 ad agosto, come posso aver sforato, comunque, i 500 mensili? Lei mi ripete monolitica:
Se ha sforato è per 3,5 Eu + IVA.
Ma dal 24 al 31 luglio potevo usare fino a 250 Mb!Risponde monolitica e anche scocciatissima:
No, erano 130.
Ma scusi c'è scritto...
Lei (cioè la mia dolcissima metà, che me l'ha detto) ha capito male. Secca come un proiettile.
Vabbè, lui ha capito male. Non ho sforato, anzi, sono stata ben al di sotto, ma se ho sforato devo pagare extra 3,5 Eu + IVA (perché poi?). Risultato concreto? Niente, perché lei avrebbe informato gli agenti di Milano e loro avrebbero provveduto a ritelefonarmi.
Chiedo una copia della mail o del fax agli agenti di Milano, Roberta V652 di Pavia mi risponde che loro, devo capire -- il tono condiscendente cadeva giù da altezze inimmaginabili -- lavorano così: a fiducia.
Ma che fiducia posso avere in un'azienda che mi addebita ben 960,36 Euro invece del solo canone del contratto, aggiunti i famosi 3,5 Eu + IVA -- che a questo punto pagherei pure volentieri, se fossero solo quelli?
Senta io devo rispondere ad altre chiamate.
Se mi telefonate massimo entro martedì, come mi avete detto, e mi mandate la bolletta esatta, bene, altrimenti vi faccio causa! Non ho un record, non ho niente in mano solo la bolletta sbagliata e la sua parola.
Senta noi lavoriamo così io non ci posso fare niente e poi non sono neanche responsabile ho sbagliato io a darle il nome e bla bla bla. Allarmata. Avrebbe dato chi sa che per non avermi mai risposto, ora so anche il suo nome!

Lei non è responsabile per l'azienda, anzi, neanche per quello che fa, infatti non avrebbe dovuto neanche darmi il nome. Con quello che la pagano! Prende 850 Euro netti al mese full-time. Sì vabbè ma io? Un'ora di spiegazioni e negoziazioni. Risultato concreto? Ancora niente.

Come andrà a finire?
P.s. del 15 ottobre: oltre a scoprire che tanti in Italia sono stati truffati, oltre a scoprire che la bolletta di 960,36 Euro, nonostante le rassicurazioni di Roberta V652 di Pavia, è arrivata puntuale direttamente sul conto, ho anche pensato che la Roberta in questione non mi ha neanche detto che c'è una modulistica speciale per i reclami, da faxare entro un certo lasso di tempo. Peccato che il loro fax stacchi dopo la prima pagina. Domani sento il mio avvocato per sentire le opzioni e mi attivo con l'Associazione consumatori, Striscia e Rai3. Vedremo. Certo è che zitta proprio non ci sto. fra i tag di questo post ho aggiunto truffa.

Aggiornamento. Come scrive Boh, questa mattina (quattro giorni dopo l'addebito) un'email da CartaSi mi annuncia che è stato fatto lo storno della bolletta TIM. La carta è ancora bloccata, dato che il massimale è comunque stato superato, ma almeno i soldi dovrebbero essere tornati. Se non avessi attivato le notifiche di CartaSi sarei ancora qui a rodermi il fegato. Grazie a tutti quelli che hanno ripreso questo post, ora vediamo se riesco a chiudere il contratto senza rimetterci, in modo da passare a un operatore più serio, con TIM non voglio avere più nulla a che fare.

E' una truffa bella e buona: sottoscrivi l'offerta Tutto Relax Internet di TIM, che prevede mezzo Gb al mese per 19 euro, e alla prima bolletta ti trovi mille o duemila euro di addebito. Dopo ore perse a cercare di parlare con il servizio clienti, trovi un operatore che ti conferma che: a) TIM ha sbagliato il conteggio del traffico, e b) non è stato applicato il bonus di 500Mb. L'operatore garantisce che il servizio clienti provvederà a interrompere l'ordine di pagamento e a richiamare per sistemare la pratica. Passano dieci giorni, e ovviamente nessuno ha richiamato ma l'addebito in carta di credito arriva puntuale. Come me, parecchie altre persone stanno subendo questa truffa, a qualcuno sono arrivate addirittura bollette di duemilacinquecento euro.

Ma è possibile che nessun giornale o televisione ne parli? Mi date una mano a fare cassa di risonanza, sperando che almeno i blog servano a smascherare questi delinquenti? La descrizione di quello che è successo, con i commenti di altri truffati, è sul blog di Boh. Io intanto ho scritto ad Adiconsum, e appena trovo il modo scrivo a un po' di redazioni TV.

Il PRIMOfonino (da vodafone)

per la gioia di tanti genitori e delle solite "associazioni di genitori, a difesa dei minori e chi più ne ha più ne metta"







domenica 5 novembre 2006

Dalla prestigiosa rivista lavoce.info


% Addetti ai Call center in Italia per fascia di età

L'industria dei call center: quando il lavoro diventa bad jobMarco Zanotelli

La realtà dei Call center è un tipico esempio della globalizzazione della società dell’informazione. E’ un’occupazione in continua crescita, che aumenta ulteriormente se si sommano gli addetti all’outsourcing delle grandi multinazionali, spesso dislocati in paesi emergenti quali India, Malesia e Cina. A questa forza lavoro globale è stato efficacemente proposto il termine di "cybertariato", quale nuova forma di proletariato presente nella New Economy. Certamente, la realtà dei Call center assume connotati differenti a seconda dei Paesi: in quelli sviluppati essa rappresenta per i giovani uno dei canali di ingresso nel mondo del lavoro (nel caso dell’Italia purtroppo anche di permanenza), non comportando generalmente requisiti di elevata specializzazione. Nei paesi in via di sviluppo, invece, l’impiego nei Call center richiede un elevato livello di specializzazione ed offre stipendi più alti della media, pur essendo segnato da instabilità e precariato, proprio come nei paesi occidentali. Le fluttuazioni rilevanti nel flusso delle chiamate spiegano in parte la precarietà dell’impiego. Invece di impiegare uno staff sufficiente a far fronte ai momenti di massima richiesta, i datori di lavoro utilizzano varie strategie, come ad esempio l’utilizzo di "Call center virtuali" situati nelle case dei lavoratori, oppure il re-indirizzamento di chiamate verso Call center esternalizzati. L’Inghilterra è attualmente lo stato dell’Unione Europea con il maggior numero di Call center, stimati dal Governo Britannico in oltre 5.300 ed impiegando nel solo anno 2003 circa mezzo milione di persone. La crescita dal 1985 ad oggi è stata del 250% e la previsione per il 2007 è di oltre un milione di occupati. Questo sviluppo esplosivo trova eco in tutta Europa. Fra i motivi, si può citare la tendenza attuale a gestire varie funzioni aziendali al modo dei Call center, abbandonando così quelle abilità professionali precedentemente svolte con relazioni dirette "faccia a faccia". Si pensi ad esempio ai servizi della sanità e delle pubbliche amministrazioni. Quando tali funzioni sono privatizzate, i "buoni" lavori precedentemente effettuati da impiegati regolarmente assunti finiscono per essere svolti da lavoratori occasionali, spesso in Call center esternalizzati, con scarse tutele riguardo alla stabilità del lavoro e alla sicurezza sociale. Le modalità di impiego divengono quindi un fattore critico: mentre in alcuni paesi europei quali l’Inghilterra la percentuale di addetti assunti a tempo indeterminato rimane molto alta, in altri quali l’Italia, l’Austria e la Danimarca l’elevata percentuale dei precari rappresenta un problema serio. Ciò viene rilevato anche nei rapporti prodotti nell’ambito del "Global Call Centre Industry Study".

La situazione italiana

Secondo recenti studi si stima che in Italia il numero degli addetti ai Call center sia nell’ordine di 400.000 mila, con oltre il 75% di donne, mentre riguardo all’età media, contrariamente a quanto ci si attenderebbe, le fasce con maggior numero di addetti sono quelle 30-39 e 40-49 anni.

Fonte: CGIL Genova, Indagine "Call Centers. Idee per un cambiamento"

La dimensione entro cui si svolge l’attività è rappresentata in sintesi da queste tre parole "Tu, il telefono ed il computer", a significare un lavoro spesso molto faticoso ed alienante. E gli stipendi? Le paghe orarie oscillano tra i cinque e i sette euro, insoddisfacenti per circa il 40% degli intervistati. Per quanto riguarda le modalità di impiego, viene messa in evidenza un’alta percentuale di precari nei centri esaminati: oltre il 30% dei lavoratori sono "a progetto". La transizione dalla precarietà ad un impiego stabile, come promesso dall’accordo nazionale tra Assocallcenter e sindacati siglato nel 2004, non ha avuto l’esito atteso. In questo senso, la recente Circolare del Ministero del Lavoro sui Call center (giugno 2006), ha inteso fornire una più ampia tutela sociale agli addetti, dettando regole precise per le attività ispettive riguardanti la tipologia di contratto di impiego, cercando al contempo di porre rimedio alla situazione corrente. Nello specifico è stato chiarito che il rapporto di lavoro degli operatori che svolgono attività in modalità "inbound" (impegnanti cioè nella gestione corrente del servizio al cliente) non può essere configurato come collaborazione a progetto. Rimane, ora da comprendere , quale sarà la sorte dei lavoratori "outbound" (ovvero coloro che si occupano delle campagne promozionali o ricerche di mercato) che pur svolgendo attività di vero e proprio lavoro a progetto, inevitabilmente, si troveranno coinvolti in presenza di picchi di chiamate da parte dei clienti in attività di "inbound" mascherato.

Alcune proposte

Una soluzione a questi problemi deve partire da una più attenta e rispettosa tutela dei lavoratori. I sindacati dovrebbero coordinarsi a livello internazionale per valutare le modalità in cui la diffusione globale dei Call center possa avvenire senza una "corsa al ribasso" riguardo agli stipendi ed alle condizioni lavorative. Bisogna arrivare alla stesura di standard di accettabilità riguardo a sicurezza e tutela sociale, dettati da organismi internazionali quali l’ILO (International Labor Office). Non solo, ma a fronte di attività esternalizzate mediante uso di Call center è necessario che il trasferimento del lavoro avvenga a parità di stipendio e condizioni lavorative, pur nell’ambito di una flessibilità maggiore rispetto ad altri settori. Ciò nel quadro più ampio di riconsiderare l’intero sistema di welfare per adeguarlo alle nuova realtà del lavoro, a beneficio dell’intera classe del cybertariato e del precariato in generale.

Riferimenti

U. Huws: "The Making of a Cybertariat. Virtual Work in a Real World", Merlin Press, 2002.U. Huws: "Fixed, Footloose, or Fractured: Work, Identity, and the Spatial Division of Labor in the Twenty-First Century", 2006. R. Batt, V. Doellgast, H. Kwon: "Service Management and Employment Systems in U.S. and Indian Call Centers", Cornell University, New York.

fonte http://www.lavoce.info/news/view.php?id=15&cms_pk=2427&from=index

Importanti riflessioni di colleghi

Sono già parecchi spunti che potrebbero migliorare il nostro ambiente, datacontact.
Miranda, SV (187): "Quando il problema non può essere risolto in linea, do il mio numero interno perché il cliente abbia un riferimento per i passi successivi. Conserva il mio numero, e non solo continua a chiamarmi ogni volta che ha problemi, ma passa il numero a parenti ed amici.
Nicoletta, SV (187): "vedo nel ruolo del supervisor due compiti primari: saper gestire le persone e supportare laloro formazione. Mi sento impegnata a far circolare nella squadra il maggior numero possibile di informazioni".

Tealdo (119) è affezionato al progetto Evolution, finalizzato a stimolare i dipendenti a produrre idee di business: "Li coinvolgiamo a proporre soluzioni a problemi di criticità nel lavoro o a segnalare ciò che il mercato vuole, grazie ai milioni di contatti che gli operatori hanno con i clienti. Quest’anno sono stati premiati 25 progetti: chi li aveva presentati li ha portati avanti, con effetto molto positivo sulla motivazione. I 7 progetti, considerati di impatto più positivo sul business, sono stati premiati con uno study-tour in Perù, presso la partecipata Tim".

Una delle idee premiate è di Anna Pia: "Sono arrivata al premio ma non l’ho fatto per questo: volevo presentare all’azienda un’idea che mi sembrava potesse migliorare il servizio. Mi piace cercare nel mio lavoro quotidiano quel che non va o potrebbe funzionare meglio. La proposta si chiama ‘caring, cura del cliente’: il nome dà il senso di cosa si tratti. L’ho elaborata insieme a un’altra operatrice, Nadia. ‘Non mollare il cliente finché non si è risolto il suo problema (tecnico, commerciale, di tariffe, anche per la ricarica)’, potrebbe essere il nostro slogan. Quando i problemi non sono risolvibili in linea, si perdono le tracce del cliente, che nel mercato della telefonia mobile è molto volatile. Richiamarlo, dargli l’impressione di non mollarlo finché non si è risolto il suo problema, aumenta la fiducia, lo fidelizza, e lo fa tornare a casa, quando ha cambiato gestore, proprio perché si era sentito trascurato. La chiave del mio modo di lavorare è trattare il cliente mettendomi al suo livello: ad esempio parlando come lui, evitando termini troppo tecnici o toni troppo professionali".

tratto da NOI Magazine, Luglio 2003

Da riflessioni del ministro Damiano (atesia)

«Trecentottantaquattro euro lordi al mese di stipendio, con turnazioni su 24 ore attraverso l'utilizzo dei contratti di apprendistato. C'è stato, circa un anno fa, un accordo sindacale che doveva portare alla stabilizzazione del posto di lavoro, ma l'azienda non lo sta applicando». Mi sono fatto ripetere la cifra perché pensavo di aver capito male. Ma la cifra era giusta. Poi ho cominciato a prendere appunti per captare anche i particolari di una situazione che il mio interlocutore, rappresentante sindacale aziendale di Atesia, mi stava descrivendo.

Oltre le basse retribuzioni, la precarietà, orari di lavoro cortissimi (leggasi part time di 4 ore) e prestazioni a «cottimo» pagate mediamente dai 300 ai 600 euro netti mensili. La scena si svolgeva alla festa dell'Unità di Roma, lo scorso luglio. Ero in attesa di fare un dibattito con Tiziano Treu sul lavoro atipico e avevo un appuntamento con alcuni lavoratori dell'Atesia. Adesso ho deciso di riprendere gli appunti di quell'incontro, che mi erano serviti per spiegare con esempi concreti, in tanti dibattiti, la condizione del lavoro atipico, perché il prossimo 9 settembre i lavoratori di Atesia e di Cos scenderanno nuovamente in sciopero.

L'Atesia è un call center che si trova a Roma, a Cinecittà 2: vi lavorano circa 4.600 persone, di cui appena 200 sono dipendenti stabili. Il resto è costituito da lavoratori coordinati continuativi destinati a diventare lavoratori a progetto, secondo le nuove formule previste dalla Legge 30 sul mercato del lavoro. L'attuale struttura proprietaria, cambiata recentemente, è suddivisa in Telecontact di proprietà al 100% di Telecom, e Nuova Atesia di proprietà del gruppo Cos al 100%. Come si vede ci troviamo di fronte a marchi importanti nel panorama industriale italiano, con un call center che, a sua volta, svolge i suoi servizi per enti e imprese altrettanto importanti: Telecom, Lottomatica, Istat, Inpdap, Ministero degli Interni e altri. Questa azienda nasce nel 1989 e, fino al 2000, i rapporti di impiego sono stati regolati attraverso le partite iva. Successivamente vengono trasformati in co.co.co. e in collaborazioni a progetto. Si tratta di una forza lavoro che oggi ha, in media, 35 anni, composta al 70% da donne, con titoli di studio che vanno generalmente dal diploma alla laurea.

Nonostante il notevole ricambio di personale, perché molti lavoratori con queste condizioni di lavoro appena possono se ne vanno, vi sono numerosi dipendenti che hanno iniziato a lavorare dall'89: circa 16 anni trascorsi in azienda. Vale a dire che se sei entrato a vent'anni, oggi ne hai 36. Un tempo giusto per aver messo su famiglia, fatto figli, acceso un mutuo per la casa, almeno affittato un appartamento, comprato un'auto, essere diventato cittadino e consumatore. Cose che non si possono fare se hai un lavoro precario. Purtroppo, questi lavoratori hanno dovuto stipulare contratti trimestrali, soltanto di recente diventati annuali, con il periodico patema d'animo del loro rinnovo e dei possibili ricatti a cui possono essere sottoposti se osano rivendicare i loro diritti. Mi dice Stefano Fusco del Nidil Cgil di Roma sud : «nel dicembre del 2004 l'Atesia ha allontanato otto lavoratrici, con circa due anni di anzianità, per il solo fatto di avere richiesto chiarimenti sui cambiamenti che stavano avvenendo nell'organizzazione del loro lavoro». Facendo un calcolo approssimativo, i rinnovi trimestrali e i recenti rinnovi annuali, in circa 16 anni, significano una «via crucis» di quasi 50 assunzioni per ogni dipendente: uno stillicidio non augurabile a nessuno dei nostri figli ai quali, tra le altre cose, abbiamo anche raccomandato di studiare. Il sindacato è entrato in azienda nel 2000 e raccoglie poco più del 10% di adesioni tra il personale, anche perché è difficile organizzarsi in queste condizioni. Il 24 maggio 2004 si è concluso un accordo stipulato da Cgil, Cisl e Uil con l'azienda che vedeva, accanto all'applicazione della Legge 30, l'obiettivo della stabilizzazione dei circa 4.350 lavoratori co.co.co. attraverso un utilizzo temporaneo degli strumenti della somministrazione, dell'apprendistato professionalizzante e dell'inserimento. Un contratto aziendale di «passaggio» verso l'agognata e meritata stabilizzazione, disatteso secondo l'opinione del sindacato.

Addirittura si corre il rischio, per i circa 200 lavoratori stabili, di passare attraverso un processo di armonizzazione contrattuale peggiorativo tra Atesia e Cos, con la pretesa aziendale di eliminare alcuni «privilegi», tra cui i buoni pasto che sono il frutto della precedente contrattazione. E dire che ci troviamo di fronte ad una azienda che gode di ottima salute e che, in una sua pubblicazione intitolata «Valore umano, innovazione tecnologica», dichiara di essere passata dal 2003 al 2004 da 136 a 210 milioni di fatturato, di aver aumentato le postazioni portandole da 3.500 a 5.200 e gli addetti da 6.500 ad oltre 12.000.

Inoltre, c'è l'annuncio della prossima apertura di nuove sedi in Argentina e Romania. Tutto questo come si concilia con la situazione di estrema precarietà di questi giovani lavoratori e con l'annuncio di cassa integrazione ordinaria per 170 persone dell'Atesia di Torre Spaccata di Roma, causata dalla mancata acquisizione di ordini di lavoro? Il problema è che abbiamo a che fare con un modello produttivo che, attraverso il meccanismo dell'acquisizione di commesse con appalti continuamente al ribasso, finisce per caricare sugli operatori del servizio tutto l'onere della competitività, in una corsa sfrenata all'indietro per quanto riguarda il livello delle retribuzioni e delle protezioni sociali. I call center sono diventati una sorta di «catena di montaggio di prodotti immateriali», con forti analogie con l'organizzazione del lavoro del vecchio modello ford taylorista del quale, peraltro, non godono dei vantaggi di una contrattazione sindacale storica che aveva ottenuto, a fronte della bassa qualità del lavoro e delle basse retribuzioni della catena di montaggio tradizionale, la sua stabilizzazione, il contenimento della fatica e l'esercizio dei diritti e delle libertà sindacali fondamentali. Oggi, nei call center, è anche richiesta una prestazione personale e qualificata, di rapporto individuale con il cliente, di versatilità e di capacità di risposta a domande di significativa complessità su temi di carattere specifico. Qualità della prestazione richiesta e alta scolarizzazione degli operatori hanno come corrispettivo non solo una retribuzione e contribuzioni sociali significativamente inferiori alle retribuzioni medio basse (una recente inchiesta dei Ds ha individuato nel tetto di 1200 euro netti mensili il livello di tale retribuzione), ma anche l'assenza di una stabilizzazione occupazionale o di una prospettiva che vada in tale direzione.

È questo il punto sul quale occorre intervenire, perché se non si collega qualità del prodotto e qualità della prestazione richiesta con certezza e stabilità del lavoro, salta l'unica relazione di scambio e di compromesso possibile tra lavoro e impresa che porti a individuare, nel percorso della crescita e dello sviluppo qualitativi, la contestuale presenza di adeguate protezioni sociali nel moderno mercato del lavoro. L'esempio di queste imprese è emblematico e una specifica discussione sulla condizione di lavoro nei call center va rapidamente aperta, in quanto luoghi simbolici della nuova condizione del «lavoro incerto». Lo sciopero di Cgil, Cisl e Uil del 9 settembre trova la nostra condivisione, attenzione e solidarietà.

L'Unione sta preparando, con il suo programma, una risposta specifica a queste tematiche che coinvolgono in particolare le giovani generazioni e si prefigge di fare della battaglia per la stabilizzazione del lavoro e per una buona flessibilità tutelata uno dei punti centrali della sua iniziativa.

sabato 4 novembre 2006

Nulla di nuovo sotto il sole

...ma interpretazione corretta della legge esistente. La circolare non innova ma chiarisce (Mario Novaro, direttore generale attività ispettiva del ministero del lavoro)

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L'ethic officer

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come si rafforza il senso della community

giovedì 2 novembre 2006

Svolta epocale

AgCom. Servizi non richiesti? In arrivo sanzioni piu' severe per gli operatori e Tavolo permanente con le Associazioni
 
Soddisfazione è stata espressa dalle Associazioni dei consumatori in seguito all’attuazione immediata, da parte dell’Agcom, di un piano di rafforzamento degli interventi regolamentari a tutela dei consumatori, nel quadro di una costante e trasparente collaborazione con le stesse Associazioni.
Tenendo conto delle richieste avanzate dai consumatori, l’Authority ha dato il via libera a diverse misure, che comprendono l’istituzione di un tavolo permanente di consultazione con le Associazioni, per accelerare e rendere più efficace l’azione di tutela dei consumatori e degli utenti.
L’intervento dell’Agcom prevede inoltre la pubblicazione sul sito web dell’Autorità di tutti i provvedimenti sanzionatori e l’emanazione - per quanto di competenza dell’Autorità e sulla base delle indicazioni scaturite da un’indagine conoscitiva del Consiglio Nazionale degli Utenti - di norme a tutela dei minori per un uso consapevole dei telefoni cellulari.
I punti che hanno convinto di più le Associazioni riguardano i servizi non richiesti (leggasi CSP) e l’uso abusivo delle numerazioni, pratiche per cui verrà rafforzata la regolamentazione e inasprite le sanzioni, con l’adozione anche di misure cautelari.
Secondo il provvedimento dell’Agcom, gli operatori non potranno in alcun caso sospendere il servizio telefonico in caso di pendenza di dispute o di insolvenza relativa ai servizi addizionali e dovranno adottare forme di fatturazione completamente separate fra telefonia di base e servizi aggiuntivi.
L’associazione sottolinea allora che “Il tavolo di consultazione permanente è una buona base di partenza per dirimere le controversie e prevenire i continui,inaccettabili abusi da parte degli operatori telefonici che ricorrono a tutti i mezzi anche illegali, per conseguire profitti sulla pelle dei consumatori e delle famiglie”.   
L’associazione, insieme a Federconsumatori, ha presentato decine di esposti all’Autorità Giudiziaria ed all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, deprecando le abitudini truffaldine degli operatori, talune anche perseguibili penalmente, come quella di affibbiare ad anziani veri e propri “pacchi” per l’attivazione di internet veloce, segreterie telefoniche, piani tariffari “che fanno guadagnare solo i proponenti e non fanno certo ottenere risparmi sulle bollette telefoniche”.
“Astruserie – conclude Federconsumatori – che hanno assunto forme di vero e proprio allarme sociale”
Per il Presidente del Movimento di difesa del Cittadino Antonio Longo, si tratta di “una data da ricordare nella storia della tutela dei consumatori”.
“L'inasprimento delle sanzioni e la nuova regolamentazione - continua Longo - rafforzano il diritto degli utenti a non vedersi addebitati servizi mai richiesti e puniscono le aziende inadempienti”.
In particolare, MDC considera molto importante la decisione relativa all’adozione di forme di fatturazione diverse per i servizi base e quelli aggiuntivi, provvedimento che veniva richiesto da anni e che “porrà fine alle situazioni di vero e proprio 'taglieggiamento' che aziende tlc e fornitori di contenuti hanno finora attuato a danno degli utenti”.
Scelte, conclude Longo, che “confermano l'indipendenza di giudizio dell'Autorità' e la sua propensione a tutelare gli utenti”.
Per il Presidente del CNU (Consiglio Nazionale Utenti) Luca Borgomeo è significativa la decisione dell’Agcom di istituire un tavolo permanente di consultazione con consumatori e utenti e di rendere pubbliche le sanzioni irrogate, oltre al loro inasprimento.
Particolarmente apprezzabile, inoltre, la disponibilità dell’Autorità ad assicurare una maggiore tutela dei minori “riducendo i rischi di un utilizzo nocivo e dannoso per gli utenti”.
 
© 2006 Key4biz
 
(30 ottobre 2006, notizia 178123)
 
e se pensiamo in particolare quanti basket di credito TIM utilizza, che portano difficoltà al cliente ma che non erano mai stati utilizzati per i CSP (cr.residuo, bonus1, promoz), il conto è presto fatto.

Svolta epocale 2 (documento agcom)

NEW NEW
Mooolti punti da considerare!

Art.1 Conclusione dei contratti a distanza di fornitura di beni e servizi di comunicazione elettronica
Art. 2 Fornitura di prestazioni non richieste
Art. 3 Mancato o ritardato pagamento di singoli servizi di comunicazioni elettroniche
Art. 4 Esercizio del diritto di recesso
Art. 5 Controversie
Art. 6 Vigilanza e sanzioni
Art. 7 Pubblicazione dei provvedimenti sanzionatori emessi dall’Autorità

Il documento integrale al link
http://www.agcom.it/bu_06_3/dox/d_418_06_CONS.doc

Soddisfazione è stata espressa dalle Associazioni dei consumatori in seguito all’attuazione immediata, da parte dell’Agcom, di un piano di rafforzamento degli interventi regolamentari a tutela dei consumatori, nel quadro di una costante e trasparente collaborazione con le stesse Associazioni.
Tenendo conto delle richieste avanzate dai consumatori, l’Authority ha dato il via libera a diverse misure, che comprendono l’istituzione di un tavolo permanente di consultazione con le Associazioni, per accelerare e rendere più efficace l’azione di tutela dei consumatori e degli utenti.
L’intervento dell’Agcom prevede inoltre la pubblicazione sul sito web dell’Autorità di tutti i provvedimenti sanzionatori e l’emanazione - per quanto di competenza dell’Autorità e sulla base delle indicazioni scaturite da un’indagine conoscitiva del Consiglio Nazionale degli Utenti - di norme a tutela dei minori per un uso consapevole dei telefoni cellulari.
I punti che hanno convinto di più le Associazioni riguardano i servizi non richiesti (leggasi CSP) e l’uso abusivo delle numerazioni, pratiche per cui verrà rafforzata la regolamentazione e inasprite le sanzioni, con l’adozione anche di misure cautelari.
Secondo il provvedimento dell’Agcom, gli operatori non potranno in alcun caso sospendere il servizio telefonico in caso di pendenza di dispute o di insolvenza relativa ai servizi addizionali e dovranno adottare forme di fatturazione completamente separate fra telefonia di base e servizi aggiuntivi.
L’associazione sottolinea allora che “Il tavolo di consultazione permanente è una buona base di partenza per dirimere le controversie e prevenire i continui,inaccettabili abusi da parte degli operatori telefonici che ricorrono a tutti i mezzi anche illegali, per conseguire profitti sulla pelle dei consumatori e delle famiglie”.
L’associazione, insieme a Federconsumatori, ha presentato decine di esposti all’Autorità Giudiziaria ed all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, deprecando le abitudini truffaldine degli operatori, talune anche perseguibili penalmente, come quella di affibbiare ad anziani veri e propri “pacchi” per l’attivazione di internet veloce, segreterie telefoniche, piani tariffari “che fanno guadagnare solo i proponenti e non fanno certo ottenere risparmi sulle bollette telefoniche”.
“Astruserie – conclude Federconsumatori – che hanno assunto forme di vero e proprio allarme sociale”
Per il Presidente del Movimento di difesa del Cittadino Antonio Longo, si tratta di “una data da ricordare nella storia della tutela dei consumatori”.
“L'inasprimento delle sanzioni e la nuova regolamentazione - continua Longo - rafforzano il diritto degli utenti a non vedersi addebitati servizi mai richiesti e puniscono le aziende inadempienti”.
In particolare, MDC considera molto importante la decisione relativa all’adozione di forme di fatturazione diverse per i servizi base e quelli aggiuntivi, provvedimento che veniva richiesto da anni e che “porrà fine alle situazioni di vero e proprio 'taglieggiamento' che aziende tlc e fornitori di contenuti hanno finora attuato a danno degli utenti”.
Scelte, conclude Longo, che “confermano l'indipendenza di giudizio dell'Autorità' e la sua propensione a tutelare gli utenti”.
Per il Presidente del CNU (Consiglio Nazionale Utenti) Luca Borgomeo è significativa la decisione dell’Agcom di istituire un tavolo permanente di consultazione con consumatori e utenti e di rendere pubbliche le sanzioni irrogate, oltre al loro inasprimento.
Particolarmente apprezzabile, inoltre, la disponibilità dell’Autorità ad assicurare una maggiore tutela dei minori “riducendo i rischi di un utilizzo nocivo e dannoso per gli utenti”.

© 2006 Key4biz

(30 ottobre 2006, notizia 178123)

e se pensiamo in particolare quanti basket di credito TIM utilizza, che portano difficoltà al cliente ma che non erano mai stati utilizzati per i CSP (cr.residuo, bonus1, promoz), il conto è presto fatto

martedì 31 ottobre 2006

Immagina noi (cuffia per lavoro...)

Ricerca britannica condotta su oltre 100 aziende
Uno su cinque in ufficio con le cuffie
«È un modo di isolarsi e concentrarsi meglio sul posto di lavoro. Ma il 30% delle imprese ha vietato l'utilizzo di lettori mp3»

LONDRA - Un modo per isolarsi, forse da colleghi un po' troppo fastidiosi. O semplicemente per concentrarsi meglio. Circa un quarto dei lavoratori britannici utilizza in ufficio un lettore di musica mp3. E lo fa per almeno tre ore lungo l'arco della giornata. Lo rivela una ricerca condotta da Woods Bagot, società internazionale di architettura e design, e pubblicata in Gran Bretagna. Un'abitudine che non è molto apprezzata da alcune imprese ma che, nonostante questo, si sta diffondendo rapidamente: sono ormai il 22% gli impiegati che si infilano le cuffie sul posto di lavoro. «In passato i lavoratori erano separati da muri o pareti divisorie - spiega Simone Pole, autore dello studio - e questo permetteva loro di concentrarsi sulle mansioni personali. L'avvento degli open space ha però eliminato le pareti divisorie, aumentando da una parte l'interazione visiva e la comunicazione senza però far sparire la necessità di concentrazione». Per questo, molti impiegati si infilano le cuffie e accendono il lettore mp3. Un modo di creare uno «spazio virtuale» che permette di isolarsi, ad esempio, dalle chiacchierate telefoniche dei colleghi vicini.

DIVIETO DI CUFFIE - Questo sta creando, anche in ufficio, una demarcazione ulteriore tra le diverse generazioni. I più anziani, infatti, sono decisamente restii a utilizzare apparecchiature "troppo" tecnologiche. E le stesse imprese, spesso, cercano di bandire questa abitudine. Secondo la Confederation of British Industry, l'utilizzo di iPod ed affini in ufficio riduce la produttività e può provocare ingenti perdite alle imprese. Così il 30% delle oltre 100 aziende interpellate durante la ricerca ha dichiarato di aver vietato l'utilizzo del lettore mp3. Si tratta soprattutto di imprese bancarie e di quelle che operano nel settore giuridico. Le imprese di marketing e quelle che operano nel campo dei media sono invece le più tolleranti.

fonte corsera 31.10.2006

Editoriale di Rassegna Sindacale

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fonte rassegna sindacale 18.10.2006

lunedì 30 ottobre 2006

Chi spiegherà loro i progetti Datacontact?

Uno stralcio dello sforzo di nostri senatori nel chiarire requisiti, esperienze passate, riferimenti giuridici, situazioni di fatto e probabili futuri scenari in riferimento a (forzate?) distinzioni.

Eppure la conferenza stampa aziendale ha mostrato solo timidissime aperture e aperto (semmai ce ne fosse stato bisogno) nuovi dubbi.

da una Seduta del Senato dell'ottobre 2006, riprendo:

In tale contesto, risulta senz'altro condivisibile l'orientamento dell'Esecutivo, che responsabilmente si è posto il problema della gradualità dei processi di riorganizzazione delle aziende che gestiscono i call center - come è avvenuto in passato anche in altre situazioni simili a quella di cui trattasi - ma le soluzioni individuate per i lavoratori devono essere ulteriormente articolate, poiché non sembra sufficiente per distinguere il lavoro subordinato dalle collaborazioni a progetto il solo criterio incentrato sulla caratterizzazione outbound o inbound delle prestazioni.

Il senatore Di Siena (Ulivo)

pur riconoscendo che la regolarizzazione di tutti i contratti atipici senza un processo graduale potrebbe avere un impatto negativo sull'equilibrio finanziario delle aziende interessate, rileva tuttavia che l'utilizzo indebito dei contratti di collaborazione a progetto da parte di queste ultime ha comportato in passato il conseguimento di un surplus di profitto: di conseguenza, i datori di lavoro dovrebbero ora assumere integralmente gli oneri finanziari derivanti dall'attuazione del processo di stabilizzazione dei lavoratori precedentemente impegnati in rapporti coordinati a progetto, senza trasferire in alcun modo questi costi a carico del bilancio pubblico. Sono peraltro comprensibili le esigenze di mediazione sottese all'avviso comune, ma non è altrettanto accettabile la circostanza per cui la mancata considerazione delle risultanze dell'ispezione ha comportato per i lavoratori interessati la previsione di un accordo transattivo, preliminare ad un percorso di regolarizzazione modulato sulla base degli incongrui strumenti contemplati nella legge n. 30 del 2003. Nel caso di specie, la stabilizzazione dei lavoratori interessati dovrebbe avvenire attraverso le forme del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e non quindi attraverso altri strumenti negoziali, quali ad esempio l'apprendistato. Va poi evidenziato che la distinzione tra prestazione lavorative inbound e outbound non è idonea, come hanno indirettamente sostenuto anche gli ispettori del Ministero del lavoro, atteso che tale criterio esclude indebitamente i prestatori di lavoro outbound dalla stabilizzazione del rapporto. Nel sottolineare la posizione assunta dalla CGIL, che ha espresso talune significative preoccupazioni in ordine ai contenuti dell'avviso, l'oratore propone di continuare a trattare in Commissione la questione dibattuta nella seduta odierna, prefigurando in particolare l'opportunità di ascoltare i soggetti interessati.

Il senatore Turigliatto (RC-SE)

Peraltro il criterio distintivo enucleato nell'ambito dell'avviso comune tra prestatori di lavoro subordinato e collaboratori coordinati a progetto risulta incongruo anche sotto il profilo dell'equità, ed è suscettibile di introdurre inaccettabili discriminazioni tra prestatori inbound e outbound che operano in uno stesso contesto lavorativo.

Il senatore Novi (FI)

l'impostazione sottesa all'avviso comune risulta incongrua, contraddicendo in particolare la linea interpretativa adottata dagli ispettori del Ministero del lavoro. Va a tale proposito evidenziato che la distinzione tra prestazioni inbound e outbound risulta nel caso di specie del tutto pretestuosa, poiché comporta l’adozione di alcune regolarizzazioni solo nella fase iniziale, decorsa la quale le aziende interessate si adopereranno per porre tutti i lavoratori nella situazione di outbound, magari mediante un uso mirato delle tecnologie disponibili.

Il senatore Tibaldi (IU-Verdi-Com)

domenica 29 ottobre 2006

Telefono fisso addio...forse

La vecchia cornetta ha i giorni contati? Sembrerebbe di sì perché i cellulari continuano a rubargli traffico. Ma all'apparecchio di casa resta una difesa: l'internet veloce. 

di Marco Cobianchi


Il wargame telefonico è arrivato allo scontro inevitabile. Protagonisti: il telefono fisso, per il quale gli italiani spendono ogni anno 19 miliardi di euro, e il cellulare, che vale 18 miliardi di euro. Totale: più o meno il 3 per cento del prodotto interno lordo. Ora tra questi due mondi, che da sempre si guardano con sospetto, sono iniziate le ostilità con l'obiettivo di accaparrarsi l'uno il traffico voce, l'altro i dati e internet.La prima «provocazione» fu della Telecom Italia guidata da Riccardo Ruggiero, quando consentì al telefono di casa di mandare sms, fino ad allora un'esclusiva del cellulare. La risposta degli operatori cellulari è arrivata poche settimane fa quando la Vodafone, operatore mobile guidato in Italia da Pietro Guindani, ha lanciato una tariffa con prezzi differenziati a seconda che si chiami da casa o da fuori. Un segnale allarmante per tutti i gestori telefonici, Telecom e Wind soprattutto, gli unici a gestire tutti e due i business, fisso e mobile.Ma come andrà a finire la «guerra dei mondi»? Per ora sono i cellulari ad avere la meglio: il fatturato della rete fissa Telecom Italia (senza considerare internet) è sceso da 4,8 miliardi nel 2004 a 4,3 nel 2005, anno in cui i minuti di traffico voce sono diminuiti a 185 miliardi dai 192 dell'anno precedente. Per di più l'anno scorso 900 mila abbonati al fisso hanno staccato il filo dal muro.La disfatta del fisso è inevitabile? Così sembra anche se c'è una formidabile difesa per il telefono di casa: l'internet veloce sempre disponibile e a basso prezzo. Uno dei pochi dati in crescita nel generale arretramento del telefono fisso riguarda gli abbonamenti alla banda larga, cresciuti di 1 milione nel 2005 rispetto all'anno precedente. Una conferma del fatto che è l'internet veloce a mantenere gli italiani attaccati al filo.WIND È pronta, anche se non si conosce la data di commercializzazione, l'offerta basata su una tecnologia chiamata (ironia della sorte) Sip. Permette di far transitare tutto il traffico in uscita da cellulare sulla rete internet quando ci si trova in ufficio. La Wind, infatti, prevede di proporre la Sip solo alla clientela affari.TIM Sta preparando un'offerta dal nome "Unico" che consente di avere in un solo apparecchio sia il numero di rete fissa sia quello di rete mobile. Con questo apparecchio si potrà, tra l'altro, scegliere se rispondere alle chiamate entranti con l'uno o con l'altro. I prezzi sono top secret anche se dovrebbe essere prevista una sola tariffa.VODAFONE "Casa zero" permette di chiamare quasi a costo zero (scatto alla risposta di 15 centesimi) qualsiasi numero fisso d'Italia per 1.500 minuti al mese. Superato il tetto si paga in base al proprio piano tariffario. È previsto un contributo di 8 euro il primo mese e di 9,99 i successivi. Modificare l'"area casa" costa altri 8 euro.3Dopo il lancio commerciale dei "tvfonini", che permettono di ricevere programmi televisivi, sarà siglato un accordo con la Skype, leader mondiale nella telefonia viainternet attraverso il pc. Obiettivo: far parlare i clienti da casa con il cellulare a costi vicini allo zero attraverso una piccola centrale telefonica domestica.

Che dire? La formidabile difesa del telefono di casa? internet veloce sempre disponibile a basso prezzo.
da Panorama, 29/05/2006

sabato 28 ottobre 2006

Prime multissime (2)

Evade 12 milioni di euro con il call center
Scoperti in città cinque uffici fantasma Lavoro nero e sospetta truffa alla Telecom
 
di Luigi Di Fonzo
PESCARA. Evasione fiscale per oltre 10 milioni di euro, evasione contributiva per oltre un milione di euro e truffa alla Telecom. Questi i reati che la guardia di finanza ha ipotizzato nei confronti di un pescarese che gestisce cinque call center in via Tiburtina e che di recente ha trasferito la sede legale della sua società all’estero. L’inchiesta sui call center si allarga a macchia d’olio, tanto che le verifiche della Finanza proseguono e si incrociano con le inchieste sul lavoro nero e sulle utenze Telecom che alimentano le società illegali che gestiscono linee “calde” o pubblicitarie.
Proprio ieri il nucleo di polizia tributaria della finanza di Bari ha tenuto una conferenza stampa per illustrare l’attività illegale di due imprese che hanno impiegato, nell’arco di circa due anni, 1.069 giovani in nero in sei call center mai dichiarati al fisco. Attraverso una cooperativa, la società reclutava giovani donne in cerca di occupazione e le impiegava per pubblicizzare prodotti e corsi informatici in call center dislocati a Bari, Napoli, Pescara e Frosinone. Nell’unità operativa di Pescara hanno lavorato nell’arco di due anni più di un centinaio di ragazze e ragazzi assunti per un periodo di prova di tre mesi. Le tasse evase al fisco dalle società di Bari ammonterebbero a circa 800 mila euro, mentre l’evasione contributiva supererebbe i 200 mila euro.
Molto più consistente appare l’inchiesta avviata dalle Fiamme gialle a Pescara.
L’EVASIONE FISCALE. Durante le verifiche ai call center di via Tiburtina, la Finanza ha scoperto un’evasione fiscale totale che ammonta a oltre 10 milioni di euro. Ma come è stato possibile evadere tanti soldi?
Per acquisire le linee telefoniche e aprire un call center c’è bisogno di rivolgersi a una delle società intermediarie convenzionate con la Telecom, proprietaria della rete fissa. Le tariffe dei call center vengono così ripartite: il 40% alla Telecom, il 20% al mediatore e il restante 40% al gestore finale. Per una telefonata di 3 euro, ad esempio, il titolare del call center incassa un euro e 20 centesimi. Il call center viene intestato solitamente a un prestanome che attiva ad esempio dieci linee telefoniche (di solito le linee 899) e paga l’affitto e le bollette della sede (va bene anche un garage o un piccolo appartamento). Chi gestisce i call center in modo illegale non dichiara nulla allo Stato per anni, nonostante la partita Iva e nonostante le fatture rilasciate dalla società intermediaria.
L’EVASIONE CONTRIBUTIVA. Nei call center visitati dalla Finanza lavorano in nero giovani - soprattutto donne - alla ricerca del primo impiego o del permesso di soggiorno se straniere. Dalle indagini è stato accertato che le giovani donne, dopo un colloquio iniziale con i titolari delle aziende, vengono impiegate per un periodo di prova non superiore a tre mesi con la prospettiva di essere poi assunte regolarmente. Cosa che invece non avviene, perchè allo scadere dei tre mesi, se non prima, vengono allontanate definitivamente dal posto di lavoro, senza alcuna giustificazione. E’ stato accertato che i lavoratori dei call center fanno turni da 3 a 6 ore di lavoro e ognuno di loro percepisce tra i 2,65 e i 2,90 euro all’ora, contro i 6,50 previsti dalla norma.
LA TRUFFA ALLA TELECOM. Il sistema scoperto dalla guardia di finanza di Pescara sta comportando gravi danni alla Telecom. Il gestore del call center “fantasma” contatta persone in gravi difficoltà economiche (tossicodipendenti, ex detenuti, disoccupati) e fa attivare loro la linea fissa in casa. Ogni giorno queste persone devono chiamare, a più riprese, i vari numeri di telefono del call center: l’operatore alza la cornetta e tiene la linea per almeno 15 minuti. Poi riattacca e chiama l’altro numero dello stesso call center. E così via anche per 30-40 volte al giorno, in cambio di poche decine di euro. Poi arriva la bolletta da migliaia di euro dalla Telecom, e l’utente-complice del call center non paga. Arriva il sollecito, e l’utente-complice non paga. Passano 3-4 mesi e il telefono viene staccato. Tra i casi scoperti della Finanza c’è quello di un utente cui la Telecom ha staccato la linea perchè non ha pagato 20 mila euro di bollette. Intanto il call center ha incassato 8 mila euro. Da qui l’ipotesi di truffa aggravata. (27 ottobre 2006)
 

venerdì 27 ottobre 2006

Prime multissime

In maggioranza erano giovani donne: la truffa messa in piedi da due società baresi andava avanti da un paio di anni
Mille fantasmi nei call center
Paghe dimezzate e nessun contributo: blitz della Finanza
di Lorenza Pleuteri

Flavia adesso ha paura. Ha paura che accusino lei di aver chiamato le Fiamme gialle e fatto incastrare gli ex datori di lavoro, puniti con una maxi multa. Ha paura di perdere l´impiego vero trovato dopo sei mesi di sfruttamento totale, accettato senza fiatare, perché un posto in nero è sempre meglio di niente. E ha paura di vedersi appiccicare addosso la nomea della spia. Spiega in che modo è stata reclutata, «rispondendo a un annuncio sentito alla radio». Dice della paga da fame, 2,65 euro all´ora tutto compreso contro i 6,50 euro netti previsti. Conferma l´assenza di qualsivoglia garanzia. Ma parla rimanendo girata di spalle, come un pentito di mafia. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria hanno accertato che la giovane donna è una delle 1.069 operatrici telefoniche "invisibili" passate nel corso di due anni dalle postazioni dei sei call center completamente abusivi, allestiti a Bari, Frosinone, Napoli, Pescara. Nessun contratto. Zero contributi. Manco un centesimo versato per la pensione. Le linee telefoniche e le bollette della luce intestate a prestanome. Per almeno due anni il grande business è andato avanti senza intralci, in barba alle regole e al fisco. Una società barese specializzata in corsi di informatica, il referente pugliese di un gruppo leader del settore, ha affidato a una cooperativa di Triggiano il compito di vendere i corsi attraverso il sistema dei call center. I bracci operativi dell´azienda di provincia hanno messo in piedi sei uffici fuori legge, tre a Bari e altri tre fuori regione. E nel corso dei mesi dalle postazioni telefoniche si sono alternate 1.069 persone, quasi tutte donne, in prevalenza studentesse universitarie, casalinghe, disoccupate. A gennaio, quest´anno, il primo blitz dei finanzieri coordinati dal colonnello Raffaele Mele e dal capitano Luigi Carbone. E l´avvio di approfondimenti lunghi e complessi.Il ritrovamento della contabilità parallela della cooperativa, il libro mastro con nomi e stipendi delle lavoratrici "invisibili", alla fine ha consentito di tracciare i contorni dell´affare e quantificare gli oneri fiscali e contributivi evasi. Il personale veniva trovato tramite annunci o la catena del passaparola. «Ho contattato la società - è il caso tipo, raccontato da Flavia - e mandato il curriculum. Mi hanno chiamata per un colloquio. E dopo una settimana ho cominciato a lavorare, senza niente di scritto in mano. All´inizio non ho chiesto nulla. Poi ho posto alcune questioni, ma non ho avuto risposte. Mi hanno garantito che provvedevano per la pensione, però non era vero». Le dipendenti dei call center fantasma facevano tre o sei ore a turno, cinque volte la settimana. Alcune venivano "licenziate" dopo un trimestre, altre raddoppiavano il periodo, altre ancora andavano e venivano. Tutte erano retribuite con assegni circolari, 2.65-2.90 euro l´ora. Di contro, la cooperativa ha omesso di versare 400mila euro di ritenute e 800mila euro di oneri previdenziali. Ora la piccola società e il committente - la Gruppo lavoro e l´Alfabyte - dovranno pagare sanzioni comprese tra i 1.500 e i 12mila euro per ogni "invisibile", più 150 euro a testa per ciascuna giornata di servizio. La multa totale sarà calcolata dalla Direzione provinciale del lavoro

In foto la prima pagina di repubblica bari di oggi

giovedì 26 ottobre 2006

No comment


L' amministratore delegato mai parlato di vendita di Tim ma di riorganizzazioni
Ruggiero: sulle strategie Telecom non fa retromarcia
8-9 miliardi *** «L' obiettivo resta lo stesso: la convergenza fisso-mobile-contenuti» «Pensiamo a una rete di nuova generazione. D' accordo con l' Authority» 46 per cento gli investimenti in 10 anni che Telecom farà per realizzare la rete in fibra ottica di nuova generazione ***
Nessuna retromarcia. «Due anni fa, con l' integrazione di Tim, Telecom Italia ha avviato un grande progetto di convergenza fra telecomunicazioni fisse, mobili e contenuti media. Oggi l' obiettivo altro non è che quello di realizzarlo. E così stiamo facendo». Da Parigi, dove si trova per la tradizionale convention con gli operatori commerciali del gruppo, l' amministratore delegato Riccardo Ruggiero traccia con il Corriere le linee strategiche di quella che, per certi aspetti, potrebbe essere la base del nuovo piano industriale di Telecom. E lo fa in un momento decisivo della sua storia, dopo oltre due mesi difficilissimi, scanditi dai contrasti con il governo, dalle ipotesi di ri-nazionalizzazione della rete, dalle dimissioni del presidente Marco Tronchetti Provera, dall' arrivo al vertice di Guido Rossi, dalla firma di un «patto di consultazione» fra Olimpia, Generali e Mediobanca per rafforzare la governance al gruppo. «Non entro in una materia che è di competenza degli azionisti - afferma Ruggiero -. Come amministratore delegato dico solo che quando le attività industriali vanno bene, e stanno andando molto bene, io ne sono contento». Il vero pilastro su cui Telecom basa la sua sfida di sviluppo sembra essere la rete. O meglio, la costruzione di un "new generation network": una rete di "nuova generazione", che grazie alla fibra ottica estesa fino all' ultimo miglio, cioè dalle centrali di zona fino alle "cabine" sui marciapiedi delle case degli utenti, possa trasportare dati digitali a 50 megabit al secondo. Nessuno scorporo di rete in vista? Nessuna cessione ad altre società, pubbliche o private? «Per sviluppare al meglio il mercato dobbiamo trasformare l' ultima parte della rete di accesso in un network di nuova generazione, a beneficio sia del fisso sia del mobile, attraverso cui poter diffondere contenuti e servizi multimediali. È un progetto che porterà l' Italia a essere ancor più all' avanguardia in Europa e nel mondo per l' innovazione tecnologica. Tutto ciò implica forti investimenti, tanto che noi siamo disposti a muovere 8-9 miliardi di euro da qui ai prossimi 10 anni. Ma, dall' altro lato, comporta che lo stesso "modello" di realizzazione di questa rete sia concordato insieme al regolatore, cioè l' Authority per le Comunicazioni, e ai concorrenti, visto che anche loro ne avranno benefici. Una strada peraltro da subito indicata dal nuovo presidente Guido Rossi. È in quest' ottica che abbiamo annunciato di essere disposti anche a "societarizzare" la rete di accesso: non per alienarla da Telecom Italia ma per renderla più trasparente. In Gran Bretagna è stato scelto il cosiddetto modello Openreach, come divisione all' interno di British Telecom. In Italia potremmo decidere in quel modo o in un altro. È quindi fondamentale realizzare tutto questo in pieno accordo con l' Authority». Vale lo stesso per Tim? Nessuna ipotesi di scorporo né, tantomeno, di cessione? «Non si è mai parlato di vendita, ma di riorganizzazione. La nostra ipotesi è che, sempre all' interno di Telecom Italia, si potrebbe pensare a una "divisionalizzazione" di una parte del mobile, in particolare di alcune funzioni commerciali, per renderla più funzionale al progetto complessivo di sviluppo futuro del gruppo». Telecom punta a diventare sempre più una media company. Ma il "grande accordo" sui contenuti video, annunciato con Rupert Murdoch lo scorso agosto, in realtà è saltato. «Intendiamoci innanzitutto sul termine media company». Prego. «Non abbiamo nessuna idea di diventare una società di produzione televisiva o cinematografica. Più semplicemente Telecom Italia, come altri operatori di telecomunicazioni, trasporterà sulle proprie reti sempre più contenuti audiovisivi». E allora, la rottura con Murdoch cosa comporta? «L' accordo con Murdoch poteva certamente avere una valenza importante. Però il fatto che sia svanito non pregiudica affatto i nostri piani di distribuzione di contenuti su diverse piattaforme, fisse e mobili. Oggi abbiamo già un portafoglio molto ampio: siamo gli unici ad avere i diritti di tutte le squadre di calcio in esclusiva per i prossimi 4 anni, abbiamo già una library di circa 2.500 film, che cresce al ritmo di 80 titoli al mese e comprende opere di grande richiamo come "Il codice da Vinci", e possiamo contare su 50 canali tv, che diventeranno 200 entro il 2007. Non abbiano fatto l' accordo con Murdoch, va bene, vuol dire che faremo altri accordi». Da almeno un paio d' anni Telecom ha una strategia commerciale particolarmente aggressiva. E i nuovi servizi che state annunciando lo dimostrano, dall' instant messaging sui cellulari alle ricariche telefoniche a costo zero. Questo vuol dire che, in un mercato delle telecomunicazioni ormai saturo come quello italiano, puntate più a guadagnare quote che a incrementare i margini di redditività? «Niente affatto. Puntiamo sui volumi come sul valore. Siamo l' azienda che in Europa ha la più alta redditività, sia nel fisso sia nel mobile: il 46% per il primo, il 51% il secondo. È chiaro però che il gioco si fa sempre più duro. Non si tratta dunque solo di essere aggressivi sul piano commerciale, ma di offrire nuovi servizi ad alto valore aggiunto. Insomma, di essere sempre innovativi. L' obiettivo non è quello di spartirsi con i concorrenti lo stesso mercato, ingaggiando una perenne guerra dei prezzi, ma di far crescere il mercato. È per questo che continuiamo a investire». Avete appena concluso un accordo in base al quale le Coop possono offrire servizi di telecomunicazioni attraverso la vostra rete. Più in generale, qual è l' atteggiamento di Telecom verso i cosiddetti operatori "virtuali", cioè senza rete. Siete favorevoli, sia nel fisso che nel mobile? «Siamo favorevoli a intese su base commerciale. Penso a quella raggiunta con le Coop come a quelle che potrebbero andare in porto con altre società di servizi. Per esempio, le banche. Restano invece le perplessità per quanto riguarda l' ingresso sul mercato di operatori "virtuali" di telecomunicazioni. In questa fase credo che gli investimenti sulla rete degli operatori esistenti vadano incoraggiati. Altrimenti si andrebbe a una guerra del prezzi da cui uscirebbero tutti con le ossa rotte».

fonte Corriere della Sera 22 ottobre 2006 Sezione: varie, Pagina 27

lunedì 23 ottobre 2006

Il sesso dei sassi

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Terminali TIM cubani?

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/21/cuba_internet.shtml

Strano, attività 'non core'

Outsourcing e customer care

Il 20 luglio 2005, ho assistito a una tavola rotonda sull’outsourcing organizzata dall’Associazione Nuovi Lavori. L’incontro era moderato da Massimo Mascini (Il Sole 24 Ore) e vi hanno partecipato Luciano Scalia (direttore risorse umane e organizzazione del Gruppo Cos), Paolo Pirani (segretario confederale della Uil), Giorgio Santini (direttore confederale della Cisl) ed Enzo Mattina (vicepresidente di Quanta).
Tra i vari interventi, quello di Luciano Scalia ha fatto esplicito riferimento all’outsourcing nel settore del customer care.
In estrema sintesi:

  • le aziende ricorrono all’outsourcing per la gestione delle attività non-core, ossia di quanto non attiene alla missione aziendale, con l’obiettivo di ottimizzare i costi, tant’è che l’affidamento in outsourcing avviene normalmente con gare al ribasso;
  • le componenti di un sistema di customer care sono la tecnologia e il personale, per cui la competitività di chi fa outsourcing si misura sulla sua capacità di contenere i costi dell’infrastruttura tecnologica e della gestione del personale. Di conseguenza, la stragrande maggioranza di chi lavora nei call center è assunta con contratti a progetto.

Ovviamente, la presenza dei tre sindacalisti ha spostato l’attenzione sulle tutele ai lavoratori, ma a me sembra più interessante notare un altro aspetto. Trovo infatti paradossale che un’azienda consideri la relazione con il cliente un’attività non-core e la affidi all’esterno al miglior prezzo possibile. E’ pur vero che le aziende – soprattutto quelle che producono – non sono abituate a gestire il rapporto con i propri consumatori e ricorrono da sempre a intermediari; tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra come vengono percepiti un negoziante e un addetto al call center. Il primo, infatti, ha un’identità autonoma rispetto alla marca di cui vende i prodotti e i suoi comportamenti influenzano l’immagine di ciò che vende solo parzialmente. Chi risponde al numero verde, invece, è a tutti gli effetti un rappresentante diretto della marca e il suo comportamento influisce senza mediazioni sulla percezione che ne ha il cliente.Come fa un ragazzo o una ragazza con un contratto precario, che lavora in una struttura in cui l’unica cosa che conta veramente è il contenimento dei costi e che, magari, non hai mai provato il prodotto di cui parla, a farsi portavoce della marca con un cliente? A difendere il prodotto quando c’è un problema? A farsi carico del quesito del cliente, cercando comunque una soluzione per risolverlo, magari andando al di là di una rigida procedura informatica?Non è un caso che la maggior parte dei customer care cui ci dobbiamo rivolgere quando abbiamo un problema con un prodotto siano irritanti e di poco aiuto.

dal blog di nico lamattina

Contact Centers Forum 2006

Contact Centers Forum 2006
Strumenti e Piattaforme d’Analisi Innovative per un Contact Center d’Avanguardia

Event Date: 20-21 November 2006 Location: Hilton Milan, Via L. Galvani, 12 20124 Milano, Italia Key Speakers

Cesare Damiano , Ministro, MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE .Rob Hawthorn, Direttore Customer Services, BARCLAYS BANK PLC.Fabrizio Trainito, Autore , DIRECT MARKETING, CO-MARKETING E INTERNET E PROJECT MANAGER TIM.Stefano Santucci, Direttore Progetto "Dynamics Travel", UVET AMERICAN EXPRESS .Silvio Spescha, Direttore Contact Center, POSTE ITALIANE.

Key Topics

La Nuova Circolare sul Lavoro n.17 14/06/2006 Il Contact Center al Servizio dell’Impresa Customer Centric Un Contact Center come Strumento di Business di una Banca Leader nel Mercato Globale: il Caso Barklays BankI Contact Centers Bancari: l’Arte di Dare Valore al TempoL’Uso Innovativo delle Tecnologie Esistenti: il Caso Uvet American Express Corporate

Key Features

Per essere consapevoli e pronti all’imminente cambiamento delle strategie aziendali date dalla introduzione della circolare sul lavoro n.17/2006 Per soffermarsi sul concetto che il contact center del futuro si puo’ costruire anche con l’uso innovativo delle tecnologie esistentiPer trarre vantaggio dalle innovazioni in campo di CRMPer trarre vantaggio dal selezionatissimo networking e far parte del team player vincente in campo internazionale con l'esclusiva paretecipazione di Rob Hawthorn

"Il Contact Center: l’arte di dare valore al tempo e tradurlo in risultati di business" Marcusevans Italian Division organizza un evento d’eccezione per il mercato italiano dei contact centers. Al Forum si alterneranno testimonianze di esperti nazionali e internazionali che baseranno le loro argomentazioni su piattaforme convenzionali e non convenzionali. E’ un evento al quale sara’ impossibile mancare perche’ sara’ strumento fondamentale per trasformare la vostra azienda da ideale a realta’ competitiva nel mercato.

Il contact center viene visto come strumento che abbatte i vincoli spazio - temporali per trasformarli in risultati di business e come fondamento della filosofia customer centric. Si parte dal presupposto che i processi produttivi, i prodotti, le tecnologie sono una scelta diretta dalla qualita’ attesa del cliente. La scelta strategica vincente sta nell’utilizzo delle innovazioni tecnologiche o nell’ uso innovativo di tecnologie esistenti? Quali sono gli strumenti per la mappatura del cliente e dei suoi desideri? Come costruire il contact center della next generation? Gli imminenti cambiamenti normativo-legislativi con l’introduzione della circolare sul lavoro n.17/2006 portano inevitabilente ad una riorganizzazione aziendale soprattutto in termini di organizzazione delle risorse umane con conseguenti innovazioni dei modelli sul piano della loro selezione, formazione e gestione. Come trattenere e motivare i consulenti online nell’azienda bancaria? Perche’ non considerare il contact center sotto aspetti non convenzionali come la creazione di community virtuali sia nel campo del business che nel campo della formazione a distanza? Questi sono solo alcuni degli argomenti piu’ attuali del momento che il Contact Center Forum 2006 con i suoi strumenti eccezionalmente innovativi avra’ le capacita’ di trattare con risposte d’avanguardia permettendo di anticipare le sfide del mercato.

Event Speakers

Cesare Damiano , Ministro, MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE .
Rob Hawthorn, Direttore Customer Services, BARCLAYS BANK PLC.
Fabrizio Trainito, Autore , DIRECT MARKETING, CO-MARKETING E INTERNET E PROJECT MANAGER TIM.
Umberto Costamagna, Presidente, ASSOCONTACT.
Francesco Manfredi, Direttore , LG NET.
Francesco Rosato, Direttore Contact Center, UNICREDIT BANCA.
Tiziano Castiglia, Responsabile Ufficio Sviluppo Commerciale Direzione Canali Diretti, BANCA INTESA.
Stefano Santucci, Direttore Progetto "Dynamics Travel", UVET AMERICAN EXPRESS .
Roberto Veronesi, Direttore, PRONTO SEAT.
Enzo De Fusco, Coordinatore Commissione Principi Interpretativi Fondazione Studi, CONSIGLIONAZIONALE DEI CONSULENTI DEL LAVORO.
Silvio Spescha, Direttore Contact Center, POSTE ITALIANE.
Alessandro Fracassi, Amministratore delegato, MUTUI ONLINE.
Valentina Serri, Direttore Contact Center, H3G.
Flora Raffa, Direttore Settore Servizi al Cittadino, COMUNE DI PARMA.
Federico Butera, Responsabile Comitato Scientifico, CUSTOMER MANAGEMENT FORUM.
Corrado Tomati, Direttore Commerciale, IFM INFOMASTER S.P.A..
Fabio Ferri, Responsabile Custome Support, TEAM WE@SERVICE S.P.A.
Carmela Petrara, Responsabile Risorse Umane, DATACONTACT.
Laura Tosto, Vice Presidente e Responsabile Marketing e Comunicazione, DATACONTACT.
Rossella Tosto, Vice Presidente e Responsabile Ricerca e Formazione, DATACONTACT.

Alta formazione (al sud)

La formazione per i call center si fa a Napoli
Randstad Italia sceglie il capoluogo campano per avviare il primo esperimento di formazione di alto livello per operatori di call-center
di Michele Vincenzi

Sarà Napoli teatro del primo esperimento di formazione qualificata dedicato a operatori di call center. È un progetto di Randstad Italia, agenzia per il lavoro specializzata nel settore delle risorse umane, della somministrazione di manodopera e dei servizi alle imprese. Il corso è riservato a disoccupati di lungo periodo che verranno formati con una preparazione di alto livello, strutturata in moduli diversificati che spaziano dall’inglese commerciale alla comunicazione interpersonale.
Con quest’iniziativa, Randstad Italia, prima agenzia per il lavoro in Italia ad aver ottenuto la certificazione etica SA 8000, vuole sottolineare come i call center non rappresentino occupazioni occasionali cui adibire lavoratori senza alcuna preparazione professionale specifica. La scelta di Napoli come sede per il primo esperimento, è legata all’intento dell’agenzia di puntare sulle aree depresse del Mezzogiorno come occasione di sviluppo del proprio business.
Randstad Italia, che ha chiuso il 2005 con un fatturato di 187,6 milioni di euro, in crescita del 21% rispetto al 2004, è infatti in procinto di aprire nuove filiali al Centro sud, due delle quali in Campania. Una di queste, a Caserta, dovrebbe essere operativa in capo a qualche mese.
L’agenzia per il lavoro, già presente in Italia con 130 filiali, ha scelto di incrementare la propria presenza nelle regioni Centro – meridionali, territori caratterizzati dalla presenza di distretti produttivi delle calzature, dell’arredamento e del metalmeccanico, per la crescente domanda di lavoratori temporanei preferibilmente inquadrati con contratti di somministrazione. Infatti, il giro d’affari delle filiali Randstad già operative al Centro-Sud, cresce mediamente ad un tasso del 30% annuo.
“Consolidata la presenza territoriale Randstad nelle regioni settentrionali - spiega Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia, stiamo ora puntando al rapido potenziamento della nostra rete nel Centro-Sud, per cogliere le numerose nuove possibilità che quest’area offre e, contemporaneamente, contribuire allo sviluppo industriale del territorio”.

fonte Napoli.com 20/10/2006

giovedì 19 ottobre 2006

Outbound

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fonte repubblica 20.1.2004

Ha-na-grafica...

circola in rete questo simpaticissimo fax, probabilmente inviato a vodafone
quando si dice "la chiarezza, prima di tutto!"

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