lunedì 23 aprile 2007

Rossi di vergogna

Rossi: "La mia verità su Telecom: Tronchetti mi ha eliminato"

"Adesso posso dirlo: mi sento sollevato, mi sono tolto un peso. Da metà settembre fino a martedì scorso ho passato sei mesi d'inferno. Alla mia età è giunta l'ora di rinunciare alle illusioni: il sogno di salvare la Telecom, come quello di risanare il calcio italiano. Erano le illusioni di un vecchio signore che ancora pensa di fare il riformista. E' tempo che mi passino dalla testa". Il giorno dopo l'ultimo scontro con Marco Tronchetti Provera, Guido Rossi pronuncia giudizi severi e lapidari ma con il tono sereno, di chi davvero è convinto di aver chiuso una pagina.
Può parlare in libertà, può dare la sua versione, può fare un bilancio di questi sei mesi (poco più) che lo hanno visto tornare alla testa del gruppo che lui stesso aveva guidato nella privatizzazione. Il giurista, ex presidente della Consob, promotore della legislazione antitrust in Italia, da questa vicenda trae la conferma di una diagnosi spietata sui mali profondi del capitalismo italiano, sulla sua incapacità di cambiare. Tronchetti; il vizio antico delle scatole cinesi; le banche; la politica; nessuno si salva: e se questo è lo stato del paese allora ben vengano gli stranieri, è la sua lezione finale.
Professor Rossi, cominciamo dall'inizio, cioè da settembre. Visto com'è andata a finire, non era una missione impossibile la sua? E perché Tronchetti venne a cercare proprio lei, se stava scritto che i vostri disegni sarebbero risultati incompatibili?
"Perché è venuto a cercarmi? Perché era troppo nei guai, perché era alle strette sia con l'Antitrust che con l'Authority delle Comunicazioni, perché la sua situazione sembrava irrecuperabile, perché aveva bisogno di credibilità. Io mi sono fatto carico di questa responsabilità nell'interesse dell'azienda, l'ultima grande impresa tecnologica italiana, un gruppo al quale mi sentivo legato dalla storia della sua privatizzazione. Ma quando ho cercato di fare pulizia nel conflitto d'interessi fra Tronchetti e la Telecom, per il bene dell'azienda, del mercato e del paese, siamo entrati in rotta di collisione. Sono diventato pericoloso per lui, andavo eliminato. Naturalmente anche negli scontri c'è modo e modo di comportarsi. Che mancanza di stile, avvertirmi solo la sera prima che Olimpia non mi avrebbe ricandidato per il rinnovo del consiglio d'amministrazione...".
Ma già prima di questa resa dei conti finale, c'erano stati scontri strategici. Si è detto che lei ha fatto saltare un primo accordo, quello che Tronchetti stava negoziando con la spagnola Telefonica. Sarebbe stato, dopotutto, se non una soluzione italiana almeno un esito europeo.
"Ma chi ha messo in giro questa fandonia? Ho l'impressione che mentre io mi occupavo dell'azienda, c'è chi passava più tempo a parlare con i giornali per accreditare queste tesi. Quella che io avrei ostacolato il dialogo con Telefonica è una menzogna. Al contrario, da un certo momento sono stato l'unico a tenere i rapporti con Cesar Alierta. Il presidente di Telefonica era scandalizzato per la tracotanza di Tronchetti. Venne a trovarmi a casa, passò un'intera domenica pomeriggio a parlarmi. Aveva capito che Tronchetti voleva incassare tutto il premio di controllo, per un controllo che non ha. Telefonica è una public company, mi disse Alierta, certe cose non può farle. Ecco come si parla quando si ha rispetto per il mercato".
Si è detto anche che lei con il suo ostruzionismo di fatto stava spianando la strada all'ingresso della Fininvest di Silvio Berlusconi, l'unico gruppo italiano con i mezzi per subentrare nel controllo di Telecom.
"E' un'accusa ignobile. Purtroppo in questo paese sembra non sia facile trovare persone libere, non condizionate da logiche d'appartenenza. E così le dietrologie sfidano anche le regole della verosimiglianza. Io appoggerei Berlusconi? Guardi, ho vissuto altri momenti drammatici per l'economia italiana, e basti ricordare il crac Ferruzzi-Montedison, ne ho viste tante ma questa è davvero la vicenda peggiore. Al conflitto d'interessi di Tronchetti si sono mescolate le grandi manovre del risiko bancario, le eterne tentazioni di commistione della politica. Non so se gli stranieri che si affacciano hanno capito con quale paese hanno a che fare".
Questa volta però il presidente del Consiglio ha deciso di non intervenire sul caso Telecom.
"Sì, ma il risiko bancario è ancora e sempre impregnato di politica, è percorso da tensioni fra Prodi e i Ds. Tronchetti si sente appoggiato da Banca Intesa. Prodi forse pensa di condizionare la vicenda, di garantire un ancoraggio italiano, attraverso le banche. In tutto questo si perde di vista l'unica questione seria: nonostante gli anni di difficoltà, i ridimensionamenti, le occasioni perdute, la Telecom è l'ultima grande impresa italiana che è ancora in grado di fare ricerca tecnologica, e la fa. Nel 2006 ha investito più di 3 miliardi di euro in ricerca, innovazione e sviluppo, per l'Italia sono volumi importanti. E' un patrimonio del paese. Il suo indebitamento è dovuto solo a quelli che l'hanno scalata, a chi sta ai piani superiori. L'azienda è sana, ha un cash flow straordinario, genera utili. Non merita di essere al centro di un gioco al massacro".
Il 16 aprile è convocata l'assemblea della Telecom. Lei fino a quell'assemblea è ancora il presidente. Che farà?
"Non credo proprio che mi presenterò. Che cosa farei, in mezzo a una lista di amministratori designati per obbedire a chi di suo ha investito lo 0,6% del capitale, e pretende di controllare la società? Qui vengono a galla problemi strutturali del nostro capitalismo, che ho denunciato da decenni. Si paga il prezzo delle riforme mai fatte, delle opportunità sprecate anche quando il centro-sinistra era al governo. Di recente è diventato di moda scoprire il sistema dualistico di governance d'impresa, il modello tedesco: lo scopriamo noi proprio quando la Germania per modernizzarsi prende le distanze da una formula vecchia di settant'anni. Ci si trastulla con questi inutili diversivi, nessuno invece osa toccare le anomalie patologiche del nostro sistema: le scatole cinesi, i patti di sindacato. Questa vicenda Telecom passa tutta sopra la testa del mercato, ecco l'unica certezza: i piccoli azionisti sono resi impotenti, e saranno beffati come sempre. E un paese che soffre di una così grave mancanza di regole naturalmente è il terreno ideale per chi vuole approfittarne, per chi pensa a portar via più soldi che può. Invece del fare, c'è l'arraffare. Questa sembra la Chicago degli anni Venti, sembra il capitalismo selvaggio dei Baroni Ladri nell'America del primo Novecento. Ma almeno in America un secolo non è passato invano. Là semmai con la Sarbanes-Oxley oggi hanno addirittura il problema opposto, quello di un sistema iper-regolato".
Tronchetti ha aperto ufficialmente un tavolo di trattativa per la cessione del controllo di Telecom all'americana AT&T associata coi messicani di America Movil. The Wall Street Journal sostiene che si sono rimessi in moto altri due contendenti stranieri, France Télécom e Telefonica. Alla fine sono tutti gruppi esteri, con eventuali soci bancari italiani nella funzione di comprimari. Una parte della sinistra preme su Prodi perché difenda l'italianità della Telecom. Lei che ne pensa?
"Ma ben vengano gli stranieri! Il nostro sistema paese sta dando il peggio di sé. In questa situazione mi par di vedere dei ricorsi storici, torniamo a un'epoca in cui un pezzo d'Italia era sotto gli austriaci, un altro sotto gli spagnoli... Fuor d'ironia, non sono mai stato un nemico della globalizzazione. Se veramente si hanno a cuore gli interessi dell'Italia, vanno difesi in altri modi. Bisogna creare le condizioni ambientali, dalla formazione dei giovani nelle università alla ricerca scientifica, perché questo sia un paese dove è comunque vantaggioso mantenere attività ad alto valore aggiunto, centri d'innovazione. Chi predica la difesa dell'italianità, dov'era quando occorreva costruire le fondamenta di un mercato dei capitali moderno, cos'ha fatto per definire regole serie in difesa degli azionisti? Questo è un paese disperante per chi ha creduto nelle riforme. E' un paese dove ormai o si muove la magistratura - e lei stessa è sempre più paralizzata dalle inefficienze - oppure non succede più niente".
Mercoledì lei è stato a Mediobanca, dove il polo bancario alternativo a quello di Banca Intesa ha chiesto il suo parere su un eventuale contropiano da opporre a quello di Tronchetti.
"Ho risposto che ho già dato. Ora sono fatti loro, tra azionisti, che trovino qualcun altro".
A sei mesi di distanza, le sembra di rivivere un film già visto con lo scandalo del calcio?
"La trama è diversa, il finale è lo stesso: il trionfo della restaurazione".
E adesso cosa farà il professor Rossi?
"Quello che per fortuna non ho mai smesso di fare. Mi dedicherò ai miei studenti universitari. Finirò il ciclo di lezioni sulla pena di morte e i diritti umani. L'unico terreno su cui l'Europa è rimasta all'avanguardia nel mondo, e l'America farebbe bene a imparare da noi. Il tema del mio prossimo libro".

fonte la Repubblica, 6 aprile 2007

Prima che qualcuno te ne privi, leggi i diritti

"Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, insieme con il Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, ha realizzato la campagna informativa «Diritti non privilegi». L’iniziativa mira a diffondere e far conoscere le novità della Legge Finanziaria 2007, in tema di sicurezza e stabilità professionale per i giovani lavoratori. A tale scopo sono stati realizzati un sito internet studiato per i giovani, che descrive nel dettaglio i provvedimenti assunti, e cartoline che saranno distribuite nei locali frequentati da ragazzi e ragazze, che illustrano le iniziative attuate dal Governo in tema di accesso al lavoro, stabilizzazione, tutela e diritti delle giovani risorse".

Link: http://www.dirittinonprivilegi.it/stabilizzazione.html

Ringraziamo il collega P. per la segnalazione

TELE...COMiche

5 minuti di sacro fuoco



Assemblea Telecom Italia 16 aprile 2007
Intervento di Beppe Grillo.

Una semplice analisi dei bilanci di questi anni dimostra che la privatizzazione di Telecom Italia ha spogliato la società di miliardi di euro di ricavi, di decine di migliaia di posti di lavoro e ha trasferito nelle scatole cinesi gran parte dei suoi profitti attraverso i dividendi. E’ facile farla, questa analisi, basta un ragioniere, non c’è bisogno della Consob o del Governo o delle società di revisione. Presunti manager con le pezze al culo hanno indebitato l’azienda con l’aiuto delle banche e nella totale assenza della Consob e dello Stato per fare esclusivamente i loro interessi. La Rete è in condizioni spaventose, servono almeno dieci miliardi di euro per i primi investimenti.
Oggi però non voglio parlare di numeri, ma di altro: dello spionaggio industriale, della Consob, delle scatole cinesi e della Borsa, la Chicago degli anni ’20 di Guido Rossi. Indovinate chi è Al Capone?
Decine di migliaia di persone sono state spiate, tra questi giornalisti economici come Massimo Mucchetti per le sue analisi sulla gestione Telecom, consiglieri di amministrazione della Telecom, amministratori di aziende, come Colao di RCS prima di essere licenziato, semplici cittadini per lettere di protesta per il malfuzionamento della rete inviate a Tronchetti e anche un comico, il sottoscritto, con un dossier “B.Grillo”. Il Tribunale del Riesame di Milano ha scritto nello scorso mese di febbraio: “La Security di Telecom-Pirelli ha avuto modo di avere a propria disposizione una risorsa tale da consentire facilmente l’acquisizione di notizie privilegiate nell’interesse del gruppo, inteso sia come ente giuridico sia come gruppo dirigente” e ha rilevato che: “la vastità dell’intrusione indebita nei segreti della vita altrui si è manifestata in una davvero allarmante trama di acquisizione di informazioni riservate da utilizzare contro importanti personaggi dell’imprenditoria, del giornalismo e della politica italiana, prima di incontri che l’alta dirigenza aveva in programma con questi personaggi”.Gli ex responsabili della sicurezza Telecom: Tavaroli, Ghioni e altri sono in carcere. Un loro collega, Adamo Bove si è apparentemente suicidato e suo padre, Vincenzo Bove, ne attribuisce la morte alle calunnie create ad arte in Telecom.L’alta dirigenza Telecom è qui, si chiama Carlo Orazio Buora, Marco Tronchetti Provera, Riccardo Ruggiero. A loro chiedo: “A chi rispondeva la Security? All’usciere della Pirelli? Voi dove eravate?”Supponiamo che la dirigenza non ne sapesse nulla. Tutto può essere. Però, dopo una prova di incapacità manageriale di questo livello, il gruppo dirigente doveva essere cacciato, o dimettersi, come si usava una volta, e non farsi più vedere. Ma è ancora qui, perchè è ancora qui? Forse ci sono dei dossier sparsi per il mondo sui nostri politici? O forse perchè il deus ex machina Tronchetti era sia presidente, sia azionista di controllo della stessa società e non poteva licenziare sé stesso? Un personaggio che dispone della più grande azienda del Paese con lo 0,11 per cento delle azioni.
Io ho pensato allora che con lo 0,12 potevo impadronirmi di Telecom, licenziare il consiglio di amministrazione e poi riconsegnare ai legittimi azionisti, che rappresentano l’82% delle azioni, la società. Ho lanciato una richiesta di interesse per verificare la volontà di delegarmi da parte dei piccoli azionisti. La Consob è subito intervenuta inviandomi una serie di lettere per spiegarmi il processo da seguire e intimarmi di non fare errori. Ho ricevuto migliaia di adesioni, ma l’iter è così burocratico e complesso che non sono riuscito a rappresentarli in questa assemblea. Voglio rassicurare però la Consob che ci riuscirò per la prossima, che a lei piaccia o meno. Cos’è la Consob? Dov’era la Consob in questi anni? Parmalat, Cirio, Banca Popolare di Lodi e i conflitti di interessi palesi tra società con gli stessi consiglieri di amministrazione che comprano e vendono da sé stessi come è successo tra Telecom Italia e Pirelli Real Estate con la cessione di immobili. Lamberto Cardia, presidente della Consob, esisti davvero? Dove sei oltre che nelle lettere che invii a me e a Antonio Di Pietro. Molti piccoli azionisti vorrebbero conoscerti di persona, farti qualche domanda.
La Borsa italiana è un luogo in cui si può investire tutto quello che si può perdere. Non un euro di più. Si invoca il mercato in questi giorni, ma cos’è in Italia il mercato? Un club di personaggi che vivono nei consigli di amministrazione e che decidono tutto, alcuni presenti in 5,6,7 consigli. Personaggi che hanno il controllo di grandi aziende con percentuali da prefisso telefonico. Chiedo ancora alla Consob perchè esiste Olimpia, una scatola vuota posseduta all’80% da Pirelli? Olimpia controlla Telecom Italia. Non dovrebbe essere consolidata con tutti i suoi debiti in Pirelli? Lo spieghi a me, a un semplice ragioniere che fa il comico, caro presidente Cardia, perchè non è avvenuto? Dov’è la famosa public company con cui si sono riempiti le bocca i politici? I piccoli azionisti non hanno una reale capacità di rappresentanza. Cosa intende fare il Governo a proposito? Quali leggi vuole adottare? E le associazioni di difesa dei consumatori dove sono? Sotto il tavolo ovale?Telecom, in quanto azienda di servizi, la gestisca chi ha capitali e idee. Nessun imprenditore italiano ha insieme queste due qualità. Ma l’infrastruttura di rete è dello Stato, figlia di generazioni di italiani che hanno pagato le tasse e i canoni. Tronchetti vuole farsi pagare il premio di controllo da America Movil e da A&T e passare la mano incassando tre euro per le azioni di Olimpia quando il valore del titolo è solo di 2,3 euro. Lui incassa, i piccoli azionisti stanno a guardare.Lo Stato dovrebbe porre dei paletti prima che avvenga questa cessione e non mi si parli ancora della sacralità del mercato. Di quale mercato? Quello del pesce è molto più rispettabile di Piazza Affari con le regole attuali. La rete va scorporata dai servizi e resa accessibile a tutti. Chi compra il 66% di Olimpia avrà il 12% delle azioni e deve contare solo il 12%. Non un decimale in più. Le scatole cinesi vanno abolite o rese fiscalmente non redditizie.
Vorrei chiudere questo intervento con un appello alla dignità della direzione di Telecom Italia: si dimetta, è il miglior servizio che può fare all’azienda e al Paese.

fonti e video ai link del corriere e di grillo

venerdì 20 aprile 2007

Telco news

Telecom Italia valuta nuovo assetto e rinnova i vertici
L’Assemblea ordinaria e straordinaria degli Azionisti di Telecom Italia si è riunita in settimana per approvare il bilancio dell'esercizio 2006 di Telecom Italia SpA, ed ha stabilito di distribuire un dividendo in ragione di 0,1400 euro per azione ordinaria e 0,1510 euro per azione di risparmio. Come già riportato nella sezione delle carriere, la società ha nominato Presidente Pasquale Pistorio ed ha confermato nelle cariche di Vice Presidente Esecutivo Carlo Buora e di Amministratore Delegato Riccardo Ruggiero. L'Assemblea ha inoltre nominato il nuovo CdA, composto da 19 Amministratori, che resteranno in carica fino all'approvazione del bilancio 2007

L'Agcom valuta sanzioni agli operatori
A seguito dell'entrata in vigore del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, l'Agcom ha rilevato, "dopo alcune ispezioni effettuate presso gli operatori telefonici, alcune anomalie sull'effettivo rispetto della trasparenza tariffaria, che sono in corso di valutazione da parte degli Uffici per l'adozione delle conseguenti sanzioni". L’Agcom, in una nota, evidenzia tra l'altro che per i costi di ricarica "solo alcuni operatori hanno modificato le offerte commerciali, prevedendo un incremento dello scatto alla risposta ovvero del prezzo minutario".

La Ue approva riduzione tariffe roaming
La Commissione Industria delL'Europarlamento ha approvato in settimana un piano per dare a tutti gli utenti di telefonia mobile costi più contenuti nell'uso dei cellulari all'estero. La Commissione ha infatti deliberato di fissare un tetto massimo sui costi di roaming di 40 centesimi di euro al minuto per le chiamate in uscita e di 15 centesimi al minuto per le telefonate ricevute. Il limite sarà applicato automaticamente a tutti gli utenti di servizi di telefonia mobile. La Commissione parlamentare vorrebbe rendere efficaci le nuove regole entro l'estate.

fonte Infopress

giovedì 19 aprile 2007

Pensa tu chi c'era!

PREMIO NOBEL LECH WALESA IERI A MATERA E BERNALDA
mercoledì, 18 aprile 2007 21:19

Visita prestigiosa ieri a Matera ed a Bernalda. E' stato ricevuto Lech Walesa, storico leader del movimento operaio polacco "Solidarnosc" e poi premio Nobel per la pace e già capo di Stato della Polonia, nonché grande amico del papa Giovanni Paolo II. Un uomo che ha rappresentato un esempio ed un simbolo per un popolo intero.
Occasione della visita è stata l'assegnazione a Walesa della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bernalda.
E' stato anche ricevuto alla Prefettura di Matera dalle massime autorità regionali e locali. Immancabile una visita ai Sassi.
Io non ne avevo saputo nulla, nessun avviso in giro. E voi? Non vorrei che, ricordando una delle esperienze storiche più importanti di sindacalismo europeo...

mercoledì 18 aprile 2007

Per i nostri clienti più evoluti

http://www.blackberryitalia.it/

Ricordate quanto segue:

Il sito Blackberryitalia non è in alcun modo legato ad operatori di telefonia mobile o a RIM (società che produce i Blackberry).
Il portale è frutto del lavoro di un gruppo di persone appassionate di questa piattaforma che cerca di dare una mano a chi si potesse trovare in difficoltà.
Il forum è a disposizione di tutti per poter scambiare liberamente suggerimenti, idee o altro relativo alla tecnologia che ruota intorno al BlackBerry

Teleperformance, altri dettagli

ulteriori dettagli per chi non ci credeva

clikka per ingrandire


martedì 17 aprile 2007

Confrontiamo pure

Fate voi le dovute riflessioni.
Se non sia il caso di pensare a Datacontact come ad una realtà sufficientemente affermata da poter affrontare il futuro con coscienza e legalità.

DATACONTACT

Nascita: 2001
Fatturato: 30mln annui
Sedi: 6+1
Collaboratori: circa 1300

TELEPERFORMANCE

Nascita: 2003
Fatturato: 30mln annui
Sedi: 2
Collaboratori: circa 1600

Provate a cercare invano TIM



Vodafone Italia fa parte del Gruppo Vodafone, il più grande Gruppo di telecomunicazioni mobili al mondo, presente in oltre 27 Paesi. Vodafone Italia è stato il primo operatore privato di telefonia mobile in Italia. A settembre del 2006, Vodafone Italia conta oltre 25 milioni di clienti. L’azienda ha circa 10.000 dipendenti, 8 Call Center distribuiti sull'intero territorio nazionale e più di 2.000 punti vendita. Dal 1995, anno della nascita con il nome Omnitel, l’azienda si è sempre distinta per l’approccio innovativo, per i servizi e per la comunicazione

fonte confindustria

Pubblici. Bagni & Telefoni



Sono anni che è un problema avere telefoni pubblici nei bar o altri luoghi in quanto deve essere garantita una soglia di utilizzo minimo abbastanza elevata.
Poi che succede? Che te li ritrovi nei cessi: questa è una foto scattata da me a Roma!

Churn altamente risolvibile

Secondo quanto emerge dallo studio BMC Churn Index, ricerca commissionata da BMC Software in 12 paesi Europei, cambiare fornitore di servizi è diventato un’abitudine che costa, nel nostro Paese, 3,56 miliardi di euro l’anno. La ricerca, che si spinge oltre il BMC Churn Index, evidenzia un aumento percentuale e il 2007 potrebbe determinare una contagiosa migrazione su larga scala.
Il 98% degli utenti italiani in qualche occasione nel passato ha scelto un altro fornitore e sempre più spesso cambiano servizi rispetto alla media europea per sette categorie su undici – in particolare per banche, assicurazioni, servizi mobile,
telecomunicazioni, assistenza medica privata e acquisti e viaggi online
.
Una pessima gestione dei problemi è alla base di tre delle sei principali ragioni di insoddisfazione, gli italiani chiedono maggiori possibilità di scelta
Situazioni quali tenere un cliente all’oscuro di un problema, non fornirgli una risoluzione regolare dei guasti e mantenere personale del call center impreparato sulle precedenti vicende del cliente, in Italia costituiscono tre delle prime sei cause di abbandono del fornitore. Le rispettive soluzioni a questi problemi rappresentano tre delle cinque ragioni che contribuiscono a mantenere un elevato livello di fedeltà. Ma la decisione di un cambiamento a causa di carenze nelle decisioni colloca gli italiani in un ruolo a parte, in quanto tale tentazione risulta più ricorrente in Italia che in qualsiasi altra nazione.
Di fatto, l’88% degli utenti italiani sarebbe più fedele se il fornitore si dimostrasse più attento all’aspetto preventivo nell’informare i clienti su cosa fare per risolvere le problematiche legate ai servizi. I clienti italiani sono molto sensibili alle questioni legati alla fornitura di servizi, tanto che tre quarti di loro (il 74%, si tratta del valore più alto in tutta Europa!) dimostrerebbe maggiore fedeltà se il fornitore offrisse funzionalità per gestire in autonomia le richieste legate ai servizi, evitando così i temutissimi call center.
Mentre il personale dei call center non appare preoccupato delle vicende passate legate ai servizi, questa è proprio una delle motivazioni principali di abbandono
, infatti, la ragione principale in Italia (il 42%) per cambiare fornitore è l’assenza di riconoscimenti per la propria fedeltà. Di fronte alla domanda su cosa dovrebbe fare un venditore per incoraggiare i clienti a restare, il 59% degli italiani afferma “avere la certezza che siano applicati automaticamente nuovi sconti ai rapporti esistenti piuttosto che riservarli ai nuovi arrivati”.
Storicamente, in Italia le società di assicurazioni e le banche subiscono il più alto tasso di migrazione, ma di recente i
fornitori di telefonia
sono diventati oggetto di altrettanti abbandoni.
Il professore East commenta “L’abbandono è diventato il nemico numero uno per i fornitori, le aziende dovranno possedere le soluzioni per risolvere i malcontenti legati ai problemi sui servizi, altrimenti rischieranno di rimanere fuori dal mercato. Per il 97% di noi la migrazione è una grave perdita dal momento che il 96% afferma che manterrebbe lo stesso fornitore in cambio di un trattamento adeguato. La ricerca di BMC è un richiamo tempestivo al fatto che i più importanti processi di business siano legati ai servizi e a come li percepisce il cliente”.

Comunicato sindacale

In vista dell’incontro odierno…
Lavoratori potremmo dire a prezzo…”sottoTosto”
Okkio

Roma, 12 aprile 2007
Oggetto: Datacontact esito incontro 5 aprile 2007

Alle strutture FILCAMS-CGIL MATERA, MILANO, BARI, LECCE

Testo unitario

Il 5 aprile u.s., si è tenuto il previsto incontro con il Call Center Datacontact, in merito alle stabilizzazioni dei contratti di collaborazione così come previsto dalla legge finanziaria. Il confronto non ha prodotto alcun risultato poichè l'azienda ha riconfermato la propria posizione illustrataci nell'incontro precedente che di seguito riportiamo:
  • ha sottolineato il problema "costi" che comporterebbe la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e il "rischio" di finire fuori mercato;
  • si è resa disponibile a stabilizzare solo i lavoratori inbound (che sono all'incirca 280) con contratto a tempo determinato per 24 mesi, poichè dichiara di non avere un interlocutore rispetto alle commesse, considerato che lavora prevalentemente per Telecom;
  • per quanto riguarda i lavoratori outbound (che sono all'incirca 800) l'azienda ritiene che queste collaborazioni a progetto siano effettivamente genuine visto che (a loro dire) sono effettivamente autonomi, perchè questi lavoratori non sono soggetti a controlli da parte dell'impresa, non lavorano su turni e decidono autonomamente il proprio orario di lavoro;
  • l'azienda ha poi dichiarato che molti lavoratori inbound non vogliono che il loro contratto sia trasformato in lavoro dipendente e che per questa ragione ritengono che si debba trovare una soluzione "legale" affinchè siano riconosciuti contratti a progetto;
Le organizzazioni sindacali hanno risposto che:
  • l'azienda interpreta in modo anomalo la circolare del Ministero del Lavoro poichè la stessa distingue tra inbound e outbound, ma non precisa per questi ultimi che sono tutti contratti a progetto e che molti accordi di stabilizzazioni fatti con altre imprese, ad esempio il gruppo Almaviva, ha stabilizzato tutti i lavoratori senza distinzioni di funzioni; inoltre vi sono alcuni accordi sindacali che hanno stabilizzato i lavoratori con il contratto nazionale del commercio, nonostante abbia costi superiori a quello delle Telecomunicazioni;
  • l'azienda ha gli stessi problemi delle altre imprese concorrenti che stabilizzano i contratti a progetto, che i problemi riferiti alle commesse e agli appalti sono identici nel settore e per questo abbiamo proposto a Confcommercio la predisposizione di un avviso comune da inviare al Governo che preveda che in caso di appalti i criteri da utilizzare sono: l'offerta economicamente più vantaggiosa (eliminando, quindi, quelli al massimo ribasso), che si preveda l'obbligo all'applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle OO.SS. comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che siano definiti gli indici di congruità e che non sia più ammissibile il sub appalto, ecc.
  • che ci pare strano che vi siano lavoratori che rifiutino la trasformazione del rapporto di lavoro da collaboratore a dipendente, poichè noi abbiamo informazioni diverse, inoltre a noi non risultano contratti a progetti genuini;
  • che per Filcams, Fisascat e Uiltucs tutti i lavoratori devono essere stabilizzati indipendentemente dal fatto che siano inbound o outbound. Per gli outbound, abbiamo proposto all'azienda di stabilizzarli applicando la parte speciale del CCNL Operatori alla vendita;
  • le Segreterie Nazionali si sono rese, inoltre, disponibili a discutere di orari, organizzazione del lavoro, clausole flessibili ed elastiche per meglio fronteggiare i problemi di mercato, dichiarando anche la disponibilità ad affrontare il problema delle campagne di breve durata, ricercando congiuntamente delle soluzioni.
Al termine dell'incontro le Organizzazioni Sindacali hanno chiesto all'azienda e a Confcommercio di redigere una proposta scritta, che ci sarà inviata via email prima del prossimo incontro previsto per Martedì 17 aprile alle ore 14,30 a Roma presso la sede di Confcommercio P.za Belli n.2.

Nel raccomandare la presenza delle strutture alla suddetta riunione, vi inviamo cordiali saluti

p.FILCAMS-CGIL
Marinella Meschieri

lunedì 16 aprile 2007

Quale differenza...



Tra le nostre postazioni e quelle di un dipendente telecom italia…
E senza strani divieti di telefoni, et similia!

L'attimo fuggente

16-APR-07 10:42
TELECOM: GRILLO, ANCORA UNA VOLTA TRONCHETTI MI SFUGGE
Milano, 16 apr. - (Adnkronos) - "Ancora una volta Marco Tronchetti Provera mi sfugge ed e' gia' la seconda volta". Cosi' Beppe Grillo, prima di entrare nell'auditorium della Telecom di Rozzano (Milano) dove tra una mezz'ora si apriranno i lavori dell'assemblea, commenta l'assenza dell'ex numero uno del gruppo telefonico. Conversando con i giornalisti Grillo ha spiegato che gia' due anni fa a Siena "in occasione di un dibattito sull'etica dell'informazione che doveva tenere assieme ad Andreotti avevo cercato di incontrarlo ma non ci sono riuscito".
(Ros/Zn/Adnkronos)

Responsabilizzarsi insieme ai committenti

Da Omnia a Datel, ecco i call center «cattivi»
di Antonio Sciotto

«Si stanno sottraendo alle stabilizzazioni per mantenere migliaia di lavoratori precari».
Con loro Transcom, 4You, Call&Call. Denuncia Cgil

Quasi tutti i call center sono stati, in questi anni, «cattivi» per definizione, e questo i lettori del manifesto lo sanno: luoghi dove la precarietà ha proliferato senza argini. Oggi si sta ponendo una soluzione, con alcuni limiti: la finanziaria ha dato il via alle stabilizzazioni, offrendo il tempo indeterminato come sbocco, ma purtroppo in molti casi - la Cos è l'esempio più eclatante - i lavoratori si ritrovano con part time di sole 20 ore settimanali e 550 euro netti al mese, aprendosi un problema di tenuta salariale e previdenziale. Inoltre, devono firmare una conciliazione che porta alla rinuncia dell'intero salario pregresso. Ma almeno hanno il tempo indeterminato. Ci sono call center che invece non vogliono concedere neppure quello, che fanno i «furbetti del telefonino», così li definisce Alessandro Genovesi, segretario nazionale della Slc Cgil: tanti gruppi che si stanno sottraendo alla stabilizzazione. In tre modi.«Il primo - spiega il sindacalista - è il gruppo dei più piccoli, con 30-40 operatori: non rispondono alle nostre lettere o spostano le sedi per non farsi reperire. Sappiano che non aspetteremo il 30 aprile, ultima data per le stabilizzazioni previste dalla finanziaria: partiremo subito con scioperi e ispezioni». Al secondo gruppo appartengono aziende più grosse: «Omnia Network, con diverse migliaia di cocoprò in tutta Italia, Transcom, 800 precari solo in Puglia, Call&Call, 12 sedi nel paese e un migliaio di lavoratori: la loro tattica è quella di "disarticolare i tavoli", evitando il confronto nazionale e trattando solo nelle sedi locali. Inoltre puntano a un'interpretazione che tradisce la "circolare Damiano", in quanto per loro qualsiasi outbound, ovvero il lavoratore che fa le telefonate, può essere a progetto. Al contrario, per il progetto, secondo la circolare e l'avviso comune devono esserci le 7 condizioni minime: autonomia nei tempi, nessuna gerarchia, tecnologia che esclude l'inbound. E a dire il vero noi finora questa autonomia non l'abbiamo mai incontrata. Ecco che questi gruppi spostano fittiziamente centinaia di inbound verso l'outbound per sottrarsi alla stabilizzazione». Il terzo gruppo cerca di aggirare i contratti: «Ne fa parte la calabrese Datel/Telic di Abramo: 2 mila cocoprò che vorrebbero assumere in apprendistato o inserimento, contratti inadatti a chi lavora già da anni al call center. C'è poi la 4You, un migliaio di operatori, che chiede deroghe al contratto nazionale su livelli e orari». Al «Doblone» di Brescia hanno addirittura firmato un contratto separato con la Cisl. La Cgil manda un messaggio a queste aziende: «Vengano allo scoperto, è inutile nascondersi: se non verranno firmate stabilizzazioni eque, dopo Pasqua si comincia a ballare - annuncia Genovesi - Scioperi, volantinaggi, ispezioni. Siamo pronti a realizzare 100 Atesie». Si pone infine un problema politico con Confindustria: «Molte di queste aziende sono firmatarie dell'avviso comune, ma adesso non lo rispettano: se credono di poter continuare a fare dumping si sbagliano. L'intero settore si deve responsabilizzare, insieme ai committenti: gruppi come Telecom, Wind, le grandi banche e carte di credito, le pubbliche amministrazioni. Raggiungendo un costo del lavoro omogeneo e puntando sulla qualità piuttosto che sui risparmi». Fino a oggi sarebbero stati già stabilizzati 9 mila operatori (6300 Cos, 1800 Comdata, 800 Telegate, alcune centinaia Omnia Bari e Call&Call). Al sindacato starebbero però «sfuggendo» almeno altri 7 mila lavoratori stabilizzabili (ma il settore è ben più ampio e complesso, dato che vi lavorano 250 mila persone).

sabato 14 aprile 2007

Aggiornamento Teleperformance

Vicenda “Teleperformance” Epilogo felice per i lavoratori

Millecinquecento lavoratori precari in meno a Taranto: grazie a “Teleperformance”, Regione Puglia e sigle sindacali gli addetti al call center della più grande società di telemarketing in Italia saranno assunti a tempo indeterminato, con il contratto nazionale delle telecomunicazioni. Lavoreranno, cioè, 36 ore part-time, spalmate in 6 giorni alla settimana. La sigla dell’accordo è stata firmata ieri mattina dall’assessore regionale al ramo, Marco Barbieri, dai vertici aziendali e dai rappresentanti sindacali. L’azienda potrà adesso stabilizzare i suoi 1578 dipendenti. La collaborazione con contratto a progetto si trasformerà in assunzione a tempo indeterminato, con il contratto nazionale delle telecomunicazioni. L’accordo è stato raggiunto alla presenza dei sindacati di categoria e dell’assessore regionale Barbieri. La Regione Puglia interviene con un finanziamento dei fondi Por di 4 milioni 200 mila euro. «Abbiamo messo a disposizione 4 milioni di euro – ha spiegato Barbieri - per le aziende che, usufruendo delle previsioni della legge finanziaria volute dal ministro Damiano, stabilizzino i lavoratori e le lavoratrici a progetto, assumendoli a tempo indeterminato. Sono circa ottomila euro per ogni lavoratore stabilizzato, 12mila circa se si tratta di una donna. È un accordo pilota – ha sottolineato l’assessore - perché azienda e sindacati hanno saputo trovare un accordo assumendo tutti a tempo indeterminato fino al 31 dicembre. Fatto rilevante e significativo, specie per la città di Taranto». Teleperformance Italia è una consociata del gruppo Teleperformance, primo operatore nell’offerta di servizi di Telemarketing e soluzioni di Crm. In Italia ha due sole sedi: Roma e Taranto. Nel capoluogo ionico, la sua struttura di circa 5.000 mq. si è dimostrata una scelta vincente per la disponibilità di risorse umane qualificate disponibili sul territorio. Proprio questa sede, ad oggi rappresenta il centro di produzione di maggiore importanza. Teleperformance Italia, in termini di ore erogate, si caratterizza per essere una sede esclusivamente operativa. Soddisfatto anche il senatore Giovanni Battafarano: «Sono contento anzitutto per il gran numero dei lavoratori interessati – ha fatto sapere – poi perché si tratta di lavoratori in outbound, a conferma che la stabilizzazione può riguardare anche tali categorie di lavoratori; terzo perché avviene nella città di Taranto e contrasta la crescita del lavoro precario anche in seguito al dissesto del Comune; quarto perché è la conclusione di azioni positive del Governo volte ad accrescere il lavoro stabile». L’accordo è stato sottoscritto per la prima volta in Puglia e potrebbe rappresentare la direttrice per altre situazioni occupazionali analoghe a livello nazionale.

Stefania Menditto
fonte
il meridiano 13.4.2007

venerdì 13 aprile 2007

S'imballano i pc



I nostri pc sempre più che s’imballano…io consiglierei di imballare tutte le postazioni e buonanotte!! (e le spediamo a IBM o a TIM)

Qui gatta ci cova

Il "nostro" gatto non lo vedo più in giro...sarà per quello che mi si è ridotto l’incentivo?

23 giugno 2006
Gli animali in ufficio aiutano a lavorare meglio

Qualcuno pensa che così gli uffici possano trasformarsi in zoo, ma è provato che farsi accompagnare in azienda dal proprio amico a 4 zampe aiuta a lavorare meglio. La notizia arriva da New York. Alla Tellme Networks Inc. dagli impiegati ai massimi dirigenti sono ormai tutti abituati al russare di Jackson e ai corsi di cinese di Penny. Penny è un Labrador che sta imparando alcuni comandi in cinese, mentre Jackson è un bulldog, entrambi fanno parte di un programma lanciato da alcune aziende che prevede la presenza di animali domestici nei posti di lavoro. Ormai un’azienda americana su cinque permette queste insolite presenze che secondo un sondaggio effettuato dalla American Pet Products Manufacturers Association diminuirebbe l’assenteismo e incrementerebbe la produttività. “Alla Tellme, una società di telecomunicazioni su internet, gli animali aiutano i dipendenti a diventare amici”, sostiene Grant Shirk, padrone di Penny che sta imparando comandi in cinese da un altro dipendente della società. “Ha imparato siedi, sdraiati e scuoti la testa” racconta con orgoglio Grant. E chissà cosa imparerà continuando a frequentare quell’ufficio.

Licenziamenti e assunzioni


06 aprile 2007
Addio ai dipendenti più produttivi, ma che guadagnano di più
Usa: sei bravo? Ora ti licenzio
La ricetta pericolosa del capitalismo americano: il caso dei licenziamenti nella catena di negozi Circuit City
di Massimo Gaggi

Le ristrutturazioni imposte dalla crisi dell'auto Usa stanno facendo scomparire 70 mila posti di lavoro nell'area di Detroit. L'era della fotografia digitale costringe la Kodak a tagliare 30 mila addetti. Altri 10 mila posti svaniscono alla Pfizer (farmaci), mente Citibank annuncia 15 mila esuberi. Eppure da diversi giorni a catturare l'attenzione dei giornali americani è un'altra vicenda, apparentemente minore: quella di Circuit City — una catena di negozi di elettronica — che ha deciso di liberarsi di 3400 dipendenti, l'8% della sua forza lavoro. O meglio: la società ha deciso di licenziare i dipendenti più esperti e meglio pagati per riassumerne altri, magari meno preparati, che riceveranno un salario molto più basso. È proprio questo che fa discutere: per la prima volta una società dice chiaramente che non licenzia perché deve ridimensionare gli organici o perché non è soddisfatta dei suoi dipendenti. Anzi, licenzia proprio quelli che rendono di più ma che, avendo ricevuto aumenti retributivi per merito o anzianità, sono diventati troppo costosi. (...)
E vari economisti sottolineano come proprio questa estrema libertà di licenziare spinga poi le imprese americane anche ad assumere con grande facilità. Tanto che, anche in un periodo di profonde ristrutturazioni, la disoccupazione Usa rimane a livelli bassissimi: il 4,5%. In parte è vero, ma il meccanismo messo in moto da Circuit City rappresenta oggi soprattutto una minaccia per la stabilità del capitalismo americano nel quale in genere è il datore di lavoro a fornire al dipendente pensione e assistenza sanitaria. E che già soffre del «tarlo» della polarizzazione dei redditi, con lo schiacciamento dei ceti che un tempo vivevano in un'agiatezza da classe media. Fenomeni che erodono il consenso sociale e che in genere vengono considerati un effetto della globalizzazione: aziende, soprattutto manifatturiere, obbligate a tagliare occupati e stipendi per poter competere con i Paesi emergenti.
Invece Circuit City non è un'azienda manifatturiera ma di servizi e il suo concorrente non sta in Asia, ma dall'altra parte della strada: ed è americano come lei. Da quando i democratici hanno ripreso il controllo del Congresso, la politica Usa sta rivedendo le sue posizioni su globalizzazione e libero scambio. Tanto più che l'economista Alan Blinder, un liberista convinto che negli anni '90 spinse Bill Clinton sulla strada del free trade, ha presentato uno studio dal quale emerge che nei prossimi anni 40 milioni di posti di lavoro americani rischiano di «emigrare» all'estero. Il caso di Circuit City dimostra che le minacce alla stabilità vengono anche dall'interno. Oltre che dai lavoratori, la decisione di licenziare chi guadagna 51 centesimi di dollaro all'ora più della paga giudicata ottimale dalla direzione aziendale, è stata aspramente criticata anche da consulenti aziendali e da analisti come quelli di Merrill Lynch per i quali l'eliminazione del personale più esperto peggiorerà il servizio offerto ai clienti e finirà per demotivare il personale.

Buone news da Taranto

Call center, accordo raggiunto a Taranto: stabilizzazione per 1.568 operatori
L´azienda, la Teleperformance, per incidenza occupazionale rappresenta la seconda realtà cittadina dopo l´Ilva. I lavoratori passeranno a tempo indeterminato con contratti di 36 ore settimanali

“Un accordo storico, un precedente significativo in materia di precariato per tutta la nazione”. Giustamente non usa mezzi termini la CGIL di Taranto nel commentare l´intesa siglata nella nottata dell´11 aprile tra le organizzazioni sindacali e la In&Out del gruppo Teleperformance sulla stabilizzazione di oltre 1.500 operatori di call center. All´inizio di aprile erano oltre 9 mila nel Paese i collaboratori dei call center stabilizzati e passati, quasi tutti, a contratti a tempo indeterminato mediante i 15 accordi raggiunti da Cgil, Cisl e Uil con le aziende sulla scorta del decreto varato dal Ministero del Lavoro, Cesare Damiano. Il dato complessivo era stato trasmesso alle organizzazioni sindacali nella prima riunione dell´Osservatorio sui call centers per il monitoraggio dei processi di stabilizzazione occupazionale, concordato con il ministero. A Taranto, i 1.568 lavoratori passeranno a tempo indeterminato con contratti di 36 ore settimanali, in quattro scaglioni e comunque entro la fine del 2007. Per spiegare le ragioni della portata storica dell´accordo, dalla Camera del Lavoro tarantina ricordano come l´incidenza occupazionale della Teleperformance sul territorio sia seconda solo all´Ilva. “Un accordo frutto di un lavoro lungo e faticoso – sottolinea con soddisfazione D´Arcangelo, responsabile del Nidil di Taranto–. Un processo reso possibile solo dopo i ripetuti e reiterati no che la CGIL è stata in grado di dire di fronte ad ipotesi di accordo che prevedevano contratti come apprendistato, inserimento, a tempo indeterminato o subordinato a 4 ore”. Intesa difficile anche perché “erano in bilico le sorti del 70% di questi lavoratori, quelli che destinati all´outbound rischiavano di rimanere esclusi dall´accordo. Persino il riferimento continuo al contratto di Atesia a Roma, considerato il più favorevole in materia in ambito nazionale, non ci ha fatto demordere. La stabilizzazione è ora patrimonio di tutti, e con essa per 1586 persone, la possibilità di immaginare un futuro in questa città” .

fonte cgil foggia, 13.4.2007

Costretti a mentire. Uno sfogo



“...Per questo spesso siamo costretti a mentire, o comunque a non dire tutto. E di qui le lamentele dei clienti. Vodafone credo sia o l’unico o tra i pochi gestori nei cui call center il personale è dipendente e non lavora a provvigione. E qui il livello di competenza e trasparenza è davvero ottimo. Con soddisfazione dell’utente e del lavoratore”

dal blog fainotizia del 10.4.2007

Questionario

14 Giugno 2006 - Che fine ha fatto la Circolare Damiano sui Callcenter.
Questionario rivolto ai lavoratori precari dei Callcenter
(http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o8822)

(11 aprile 2007)
Ti ricordi questa data?

Il 14 giugno 2006 il Ministero del Lavoro, unitamente ad INPS ed INAIL, ha esitato una circolare che impartisce adeguate istruzioni sull’attività ispettiva e le conseguenti indicazioni operative con specifico riferimento ai call center. La circolare chiarisce abbastanza bene cosa si intende per progetto e cosa no puntando a ricondurre, nella stragrande maggioranza dei casi, questo tipo di attività verso il lavoro subordinato.
Ci auspicavamo, per i Call Center in Outsourcing, un percorso di progressiva “emersione” di co.co.pro. presenti in tale segmento produttivo, caratterizzato da un fortissimo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso l’uso distorto delle collaborazioni a progetto.
A distanza di ben 9 mesi…a che punto siamo?
In questo settore oggi siamo ancora in presenza di una giungla,con il conseguente risultato che le aziende scelgono quelli che costano meno e chi ci rimette sono i lavoratori.
Ma…I DIRITTI NON VANNO IN VACANZA!!!!!!!!!!!!!! E questo tipo di lavoratori non ha ferie, non ha tredicesima, non ha tfr, non ha niente.
Ti va l’idea di rispondere ad un breve questionario, rivolto ai lavoratori precari dei call center?
Ritengo sia importante per “mappare” la situazione. Ovvio che il questionario è assolutamente ANONIMO, e potra’ essere spedito per mail a letiziatassinari@yahoo.it o per posta alla Camera del Lavoro di Viareggio, Nidil Cgil, Piazza Manzoni 5

giovedì 12 aprile 2007

Ma quanto mi costi? (anche umani)

Adoc: Authority punisca chi elude regole costi ricariche

ROMA - ''Chiediamo all'Agcom di punire le compagnie protagoniste di ogni forma di elusione della legge che ha abolito i costi di ricarica. Le mancate entrate non possono e non devono essere recuperate mettendo in campo strategie ambigue, in alcuni casi scorrette, che si propongono di tassare il consumatore sotto altre forme''. E' questo il monito lanciato dal Presidente dell'Adoc Carlo Pileri all'indomani di numerose proteste giunte all'Associazione in questi giorni.''Abbiamo ricevuto -spiega Pileri- oltre 12.000 segnalazioni di persone che protestano in tutta Italia contro alcune compagnie di telefonia mobile. Si lamentano per l'attivazione di servizi non richiesti come la segreteria telefonica, per la modifica unilaterale del piano tariffario da parte della compagnia, per la difficolta' nel reperire ricariche di piccolo taglio''.

COMUNICATO STAMPA UILCOM (Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione)
UILCOM: taglio costo ricariche, provvedimento populista
16 marzo 2007 – Per la UILCOM le dichiarazioni di Wind sulle ricadute occupazionali a seguito del taglio del costo delle ricariche sono inquietanti. Nei giorni scorsi il Ministro Bersani ha "sconsigliato guerre." La Uilcom ha raccolto l'invito, ma avverte che, se le dichiarazioni di Wind, su probabili tagli occupazionali apparsi sulla stampa nei giorni scorsi trovassero conferma, lo scontro sociale che ne deriverebbe coinvolgerebbe il Governo e il Ministero competente. Per la Uilcom, il Governo si assumerebbe la responsabilità politica e morale nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie per la leggerezza di un “provvedimento populista" senza aver fatto un serio approfondimento del settore TLC, dei significativi livelli di liberalizzazione, della compatibilità sociale delle tariffe e dei prezzi tra i più competitivi dell'Europa. Sarebbe stato opportuno per la Uilcom, quando si tagliano nettamente circa 2 miliardi di euro ad un settore ancora in fase di strart-up, ascoltare anche le parti sindacali per verificarne la compatibilità sul piano occupazionale.
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Giorgio Serao

TIM: imprevedibili sempre più prevedibili

Mese impegnativo

Call center, incontro sulla stabilizzazione

Taranto Domani, giovedì 12 aprile, alle 11, l’assessore al Lavoro della Regione Puglia e Marco Barbieri incontrerà a Taranto, nella sede regionale del Genio Civile, i rappresentanti dei sindacati confederali e i rappresentanti della societá Teleperformance Italia, filiale italiana della multinazionale Teleperformance S.A., leader mondiale nel settore dei servizi di call center.Durante l’incontro sarà sottoscritto l’accordo sulla stabilizzazione occupazionale dei dipendenti della sede tarantina, dove oggi lavorano circa 1.500 persone. Teleperformance Italia ha avviato un dialogo con i sindacati - in una prima fase con Cgil-Nidil - con i quali, sin dall’avvio delle attività a Taranto nel luglio 2005, è cominciata una trattativa per la stabilizzazione dei collaboratori, secondo le previsioni della legge n 296/06, i cui termini saranno definiti nell’incontro preliminare previsto per la giornata dell’11 aprile. A conclusione di tale incontro, alla presenza dell’assessore Regionale al Lavoro, giovedì 12 aprile saranno ufficializzati i termini di tale concertazione, che avrà un impatto incisivo sulla creazione di nuovi posti di lavoro nella città di Taranto. Nell’occasione l’assessore Barbieri illustrerà il bando predisposto dal Settore lavoro (su “Misura 3.11, azione c, Aiuti all´Occupazione” del POR Puglia, pubblicato recentemente sul Bollettino ufficiale. n. 51 del 5 aprile 2007) che prevede finanziamenti, per un ammontare complessivo di risorse pari a 4.227.44,78 euro alle imprese, consorzi, organizzazioni no profit, cooperative pugliesi finalizzati alla trasformazione dei contratti di collaborazione a progetto in rapporti di lavoro subordinato. Si tratta di un intervento finalizzato alla stabilizzazione occupazionale, da attuare in sinergia con le previsioni della legge finanziaria 2006. L’intervento consiste nell’erogazione di un contributo pari a circa 8 euro per ciascun rapporto di lavoro trasformato, aumentato del 50% nel caso in cui le trasformazioni effettuate riguardino manodopera femminile. A tal fine, è richiesto che i datori di lavoro stipulino, entro il 30 aprile 2007, accordi aziendali o territoriali in tal senso, con le organizzazioni sindacali aderenti alle associazioni nazionali comparativamente più rappresentative, secondo le previsioni della legge finanziaria (L. 296/06).

fonte Il meridiano, 11.4.2007

mercoledì 11 aprile 2007

Le chiamate crescono, gli operatori diminuiscono

060606, per oltre il 70% contratto a tempo indeterminato

Saranno stabilizzati 60 lavoratori del call center del Comune di Roma 060606. La decisione è stata annunciata al termine di un incontro la settimana scorsa tra i vertici di Poste Italiane, vincitori dell'appalto con il Comune di Roma per il servizio "ChiamaRoma 060606", e l'assessore capitolino alla Semplificazione, Cecilia D'Elia. Saranno così oltre il 70% gli operatori che avranno un contratto a tempo indeterminato. E lunedì prossimo l'assessore farà una visita agli lavoratori del call center per salutarli e ringraziarli. Segnali importanti, tenendo conto che il servizio offerto dal call center ChiamaRoma, è considerato il fiore all'occhiello dell'amministrazione capitolina. Tanto che è prossima l'apertura dello 060607, il call center per le azienda collegate al Campidoglio, dal quale i cittadini potranno ricevere informazioni personalizzate.
Questo risultato, però, è stato ottenuto, dopo che a molti lavoratori non è stato rinnovato il contratto. L'ultimo episodio è datato 7 febbraio 2007: a 15-20 persone non sono stati prorogati i contratti con anzianità minima di servizio di tre mesi fino a un anno "con l'unica motivazione, comunicataci dal direttore del call center, che attualmente Poste Italiane si trova con un surplus di operatori". Si legge nella lettera inviataci in redazione firmata dagli Ex Operatori del ChiamaRoma 060606, che raccontano di come successivamente siano state assunte persone con contratti di somministrazione di una settimana o di tre giorni, che sono stati poi trasformati in contratti a tempo determinato.
Nella lettera, poi, gli ex operatori del call center pongono una domanda: "Come è possibile che il servizio ChaimaRoma è in crescita, con 8000-10000 chiamate al giorno, mentre i numeri degli operatori impiegati (circa 100) è inferiore, soprattutto in base alle esigenze del Comune?". E concludono la lettera chiedendosi: "Come è possibile che il Comune di Roma abbia affidato il servizio all'azienda che in assoluto ha il più alto numero di vertenze in Italia?". Il punto, in realtà, per Alberto Manzini, segretario regionale Slc Cgil, è perchè Poste Italiane ha dato incarico di reperire il personale alla società di somministrazione Inwork Italia Spa? Comunque stiano le cose, si sta procedendo verso il riconoscimento professionale di oltre il 70% dei lavoratori. La speranza è che non si facciamo gli stessi errori con il prossimo call canter del Comune di Roma 060607.

http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=3590

martedì 10 aprile 2007

Chiama e chiama

CALL & CALL* ED ENEL: 400 NUOVI POSTI DI LAVORO ALLA SPEZIA

Entro l’anno, 400 nuovi posti di lavoro alla Spezia, 400 assunzioni a tempo indeterminato: sarà questa la più grande tornata di assunzioni regolari e di nuove opportunità per i giovani della provincia spezzina negli ultimi decenni.
Protagonisti e artefici della decisione imprenditoriale, una realtà tutta spezzina, la società di servizi di contact center e telemarketing Call & Call La Spezia, ed Enel.
Call & Call La Spezia si è, infatti, aggiudicata un’importante commessa per la gestione del servizio di relazione con i clienti Enel.
L’iniziativa è stata presentata oggi dal fondatore e presidente del gruppo Call & Call, Umberto Costamagna e dai rappresentanti di Enel, Sonia Sandei, Responsabile Affari Istituzionali Nord Ovest, Francesco Giorgianni, Responsabile Affari Istituzionali e Comunitari Luigi Borrelli, Responsabile Operations della Divisione Mercato e Sandro Valeri, Responsabile Produzione Termoelettrica Enel nel corso di un incontro presso la Fondazione Carispe.
All’incontro, aperto dal Presidente dell’Unione Industriali della Spezia, Francesco Masinelli, hanno partecipato il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, il Presidente della Provincia della Spezia, Giuseppe Ricciardi e il Sindaco della Spezia, Giorgio Pagano.
Enel e la Società spezzina realizzeranno a brevissima scadenza una nuova sede operativa di contact center dove sarà installato il Centro di Eccellenza nella Relazione con il Cliente.
Grazie alla commessa Enel, la Call & Call riuscirà infatti a stabilizzare la quasi totalità degli attuali collaboratori del contact center spezzino e in più dovrà ricorrere al mercato esterno, utilizzando anche i servizi offerti dalla rete dei job center della Provincia.
Una grande opportunità per il territorio, che consentirà a molti giovani, ma non solo, di restare nella propria città a iniziare un percorso di crescita professionale e di specializzazione nelle attività di relazione con il cliente.

* (già conosciuta tempo fa se ricordate in un pdf di confronto)
fonte genovapress 6.4.2007

lunedì 9 aprile 2007

Ci prova pure

Poste Italiane entra nella telefonia mobile

Il CdA di Poste Italiane, su proposta dell'AD Massimo Sarmi, ha annunciato il proprio ingresso nel settore delle TLC con una nuova iniziativa imprenditoriale pensata per offrire a clienti, imprese e PA servizi innovativi che si integreranno con quelli tradizionali. L'operazione può contare su una base di circa 20 milioni di clienti, 14mila uffici postali e 40mila sportelli. Ai tradizionali servizi di telefonia mobile, Poste Italiane potrà integrare i servizi già offerti con i brand BancoPosta e Postepay che diventeranno più semplici e accessibili. Sarà possibile infatti, dal proprio cellulare, pagare bollettini, inviare telegrammi, lettere e raccomandate, pagare servizi di mobilità nel trasporto, inviare cartoline e conoscere lo stato di un invio attraverso il servizio di tracciatura della corrispondenza. Intanto TIM sta provando ad inserirsi nella trattativa aperta da Poste Italiane con Vodafone, quale partner dell'iniziativa.

domenica 8 aprile 2007

Principi (almeno nella pubblica amministrazione)

Due paragrafi che ci possono in particolare interessare, dalla relazione di Fabio Petracci intitolata

"L’IMPRESA FRA ESTERNALIZZAZIONE E PROCESSO DI SMATERIALIZZAZIONE. LE RICADUTE SUL RAPPORTO DI LAVORO" (Il controllo della P.A. nell’esternalizzazione e la tutela del lavoro).


6. LIMITI NELLA SCELTA DEL CONTRAENTE.
Per quanto riguarda la scelta del contraente, La disciplina degli appalti pubblici impone criteri volti non solo all’acquisizione di un prezzo conveniente, ma pure all’acquisizione di un soggetto corretto dal punto di vista contrattuale.
Tale scelta, sebbene mirata ad interessi economici, favorisce indirettamente il contraente la cui attività difficilmente avrà ricadute negative sul rapporto di lavoro dei dipendenti.
Quasi sempre un’offerta anomala nasconde insidie non solo per l’amministrazione, ama anche per la posizione dei dipendenti.
Il rispetto degli obblighi di certificazione che ormai incombono sugli appaltatori garantisce alla fine anche la capacità dell’appaltatore di far fronte ai propri impegni nei confronti del personale dipendente e degli enti previdenziali.
Ma sempre più spesso tali limiti assumono connotazione diretta ed impongono all’amministrazione di escludere dalla partecipazione all’appalto quei soggetti che non garantiscono determinati requisiti di tutela sociale.
Trattasi di limitazioni a contrarre finalizzate espressamente e direttamente ad escludere soggetti imprenditoriali non in grado di adempiere agli obblighi sociali connessi al contratto.
E’ così riservata la partecipazione alle gare di appalto pubblico a chi fornisce dichiarazione di regolarità circa le assunzioni dei disabili (legge 17 marzo 99 n.58) o alle aziende che rispettino determinati parametri circa il costo del lavoro (legge 327/2000).
Analoghe finalità assume l’obbligo per il committente di fornire apposita dichiarazione dell’organico medio annuo corredata dalle denunce dei lavoratori all’INPS ed all’INAIL (DLGS 528/99).

7. LIMITI ALL’AUTONOMIA CONTRATTUALE.
Più evidenti sono i limiti quando essi si manifestano ed impongono nell’ambito del contratto instaurato.
Premesso che, anche in questo caso, permane la natura privata dell’attività posta in essere dalla pubblica amministrazione, va notato come in essa, nel caso delle norme poste a tutela dell’ordinamento sociale, si configuri un’attività finalizzata alla tutela di un interesse estraneo all’oggetto del contratto e come tale estrinseco alla struttura del negozio.
Ne deriva una deformazione del concetto di contratto soprattutto nel suo aspetto funzionale.
Un primo e rilevante limite all’autonomia contrattuale è costituito dall’articolo 36 dello Statuto dei lavoratori mediante la cosiddetta “clausola sociale”.
In tal modo, il committente pubblico è obbligato ad inserire nel contratto la clausola che obbliga l’appaltatore ad applicare ai propri dipendenti retribuzioni orientativamente conformi alla contrattazione collettiva di settore.
Tale limite non assurge peraltro a vera e propria inserzione automatica di clausola contrattuale, ma costituisce mero impegno ad imporre clausola a favore di terzi.
Ulteriore limitazione alla libertà contrattuale è data dalle restrizioni al subappalto introdotte con l’articolo 18 della legge 19.3.1955n.55 e confermate con modifiche dalla legge Merloni n.415/98.
Il subappalto è stato sempre considerato come un fattore di deresponsabilizzazione e già l’allegato F della legge del 1865 e lo stesso articolo 1656 del codice civile ne disciplinavano i limiti.
Vige inoltre in tema di appalto pubblico il divieto di cessione del contratto.


sabato 7 aprile 2007

Al supermercato delle telecomunicazioni

Il Carrefour a Matera c'è già e dunque...UNO mobile nonostante sia il QUINTO in ordine di nascita (il quarto, BLU, era fallito perchè nato troppo in ritardo). Questo virtuale riuscirà a sopravvivere? E' vero che è un reseller, ma staremo a vedere!
E voi piuttosto, CONCHI(glia) vorreste abbonarvi?

Carrefour materano:
Strada Statale, 99 - Altamura/Matera - Km.12.700

Nascono in Italia nuovi operatori mobili virtuali
Telecom Italia e Coop hanno siglato un accordo per la nascita di un nuovo operatore mobile virtuale italiano, che avrà marchio Coop Voce. Coop entrerà così nel settore delle telecomunicazioni utilizzando la rete del gestore Telecom, vendendo traffico telefonico a tariffe competitive. Il nuovo cellulare sarà messo in vendita nei 1.302 punti Coop presenti sul territorio italiano. Per Coop si tratta del debutto italiano, mentre all'estero ci sono già altre catene della grande distribuzione che hanno condotto operazioni analoghe, come ad esempio in Francia, dove è nata AuchanTelecom. Anche Pietro Guindani, AD di Vodafone Italia, e Giuseppe Brambilla di Civesio, AD del Gruppo Carrefour Italia, hanno presentato alla stampa l'intesa in forza della quale l'azienda distributiva fa il proprio ingresso nel settore della telefonia mobile virtuale. Il servizio sarà gestito da CIM Srl - Carrefour Italia Mobile - joint venture costituita nel luglio 2006 tra Carrefour Italia ed Effortel, società di telecomunicazioni scelta da Carrefour per il supporto tecnologico nello sviluppo e gestione del prodotto. Nella sua nuova veste di operatore, Carrefour Italia utilizzerà un suo brand, UNOMobile, (mentre scriviamo c'è solo una homepage con il logo e un 'coming soon') sarà pieno ed esclusivo titolare del rapporto con i clienti, avrà a disposizione un prefisso dedicato e con totale autonomia tariffaria. Dopo i suddetti annunci, si prevede ora l'ingresso di un'ondata di operatori virtuali sul mercato italiano delle tecnologie. Già nelle prossime settimane Fastweb e BT dovrebbero comunicare degli accordi in tale direzione. Le società si dovrebbero appoggiare alla rete Vodafone e starebbero mettendo a punto gli ultimi dettagli dell'operazione.

Ue: l'Italia cresce nelle TLC ma serve più mercato
Il rapporto sulle telecomunicazioni presentato a Bruxelles nei giorni scorsi ha confermato l'immagine di un mercato italiano in continua espansione, in particolare per quanto riguarda la telefonia mobile e la banda larga. A trainare le performance dell'Italia si confermano i cellulari, con un tasso di penetrazione del 134% e una crescita totale che nel 2006 ha sfiorato il 15%. Il Commissario Viviane Reding ha sottolineato però come in Italia, ma anche in Portogallo, Grecia e Germania, si siano registrati eccessivi ritardi nell'imposizione di misure correttive sulla concorrenza, provocati dalle "lunghe procedure giudiziarie di ricorso contro le decisioni delle Autorità di regolamentazione".

venerdì 6 aprile 2007

Forum ADUC su TIM

“LA TIM NESSUNO LA CONTROLLA E POI SUCCEDE QUELLO CHE SUCCEDE, DAGLI ERRORI DEI SISTEMI INFORMATICI O AMMINISTRATIVI LORO CI SGUAZZANO PERCHE' LE PERSONE CHE CONTESTANO HANNO GIA ALTRI PROBLEMI”

…e tanto altro sul forum "Di' La Tua - TIM = Truffa Italiana Manipolizzata dell’ADUC"

La causa vs Atesia va avanti

«Il ministero del Lavoro ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato per fare ricorso al Consiglio di Stato: per noi la causa Atesia deve andare avanti». Risponde così la sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi alla denuncia dei lavoratori Atesia sul presunto «arenamento» dei verbali ispettivi dell'estate scorsa. Verbali contro cui l'azienda di call center del gruppo Cos aveva fatto ricorso al Tar, e che il Tribunale del Lazio aveva sospeso. «Ricordiamo comunque - continua la sottosegretaria Rinaldi - che il Tar ha sospeso i verbali per motivi formali e non di merito». Entra nei dettagli Giovanni Battafarano, capo della segreteria tecnica del ministero: «Appena il Tar ha sospeso i verbali - spiega - abbiamo subito scritto all'Avvocatura per impugnare la sospensiva. L'Avvocatura, che ha una sua autonomia, ci ha risposto che a suo parere non si sarebbe dovuto resistere, e nonostante questo abbiamo chiesto una seconda volta di impugnare, per non disperdere i risultati delle ispezioni. E' chiaro che la nostra richiesta è condivisa dal ministro Damiano. Ora siamo in attesa del secondo parere».
Proprio su quest'ultimo punto i lavoratori del Collettivo precari Atesia, che ieri hanno scioperato e protestato in circa un centinaio davanti al ministero, sono più dubbiosi: «Non vorremmo che il parere dell'Avvocatura fosse un modo per scaricare le responsabilità e sottrarsi al ruolo politico del ministero», ci spiegano dopo aver incontrato lo stesso Battafarano. Il Collettivo contesta il recente accordo di stabilizzazione assistito dalla finanziaria: «Ci viene imposto un orario di sole 20 ore settimanali con un netto di 550 euro al mese, e dall'altro lato dobbiamo firmare liberatorie per rinunciare ai salari pregressi. La ricostruzione dei contributi non è realizzata equiparandoci a subordinati full time, ma ci viene riconosciuta la differenza tra l'aliquota da parasubordinati e dipendenti solo in base agli orari fatti a cottimo, dunque solo per le ore effettivamente lavorate. Per giunta il tutto sarà versato alla cassa separata dell'Inps: la ricongiunzione ce la dovremo pagare noi. Così la Cos risparmia ben 70 milioni di euro di contributi che ci deve, e al posto suo paga in gran parte lo Stato: le conclusioni dell'ispettorato, al contrario, impongono la restituzione totale del pregresso».
Dall'altro lato, i sindacati confederali difendono le stabilizzazioni siglate: i part time hanno turni rigidi e a fine anno si tratterà per aumentare le ore di lavoro.

fonte www.ilmanifesto.it , 15 marzo 2007

Dichiarazione ADOC

TLC: ADOC VDA, NEI CALL CENTER TELEFONIA SOLITO 'FAR WEST'

(ANSA) - AOSTA, 5 APR - "Prendiamo atto della volontà delle compagnie telefoniche di non risolvere le problematiche che riguardano i call center; per gli utenti che protesteranno ci sarà il solito far west". Andrea Piccirilli, presidente di Adoc Valle d'Aosta commenta così "il fallimento del tentativo dell'Autorità per le comunicazioni di giungere a un codice di autoregolamentazione per le aziende per la gestione dei disservizi".

Secondo Piccirilli "gli utenti telefonici continueranno ad avere a che fare, per gli eventuali disservizi, con i call center che non danno certezze sulla registrazione del reclamo e sull'identificazione dell'operatore, in quanto si tratta di aziende che non hanno sportelli sul territorio, dove l'utente si può recare per reclamare". (ANSA).

Ferrovie da abilitare

Se ci chiamano per chiamare il call center di trenitalia o FS

Per avere accesso ad ogni tipo di servizio o informazione di Trenitalia, è a disposizione della clientela il numero telefonico 89 20 21, senza prefisso, attivo tutti i giorni della settimana 24 h su 24 h.
ATTENZIONE: Dal 2 aprile 2007, per decreto ministeriale, chiamare i numeri che iniziano con 892 richiede una particolare abilitazione. Per poter dunque continuare ad usufruire dei servizi del Call Center Trenitalia, ti invitiamo a contattare il tuo operatore telefonico per avere informazioni su come avviare l'abilitazione.

http://www.trenitalia.com/en/nl/nl3.htm?70.l.I.1Z4.C.L.ROQx

Altri percorsi

Puglia: stabilizzati addetti ai call center di Fastweb e Tele2
5 Aprile 2007

La Cgil dell'area metropolitana e provinciale di Bari ha raggiunto un accordo di stabilizzazione con il gruppo Omnia-Network per occupare a tempo indeterminato 230 dipendenti: l'accordo, il primo raggiunto in Puglia, porta a 15 quelli stipulati in tutta Italia in favore dei lavoratori dei call center, dopo l'approvazione dei provvedimenti governativi contenuti nella Legge Finanziaria 2007. I termini dell'accordo sono stati spiegati dal segretario generale NIdiL (Nuove Identita' di Lavoro) Cgil Bari, Nico Di Sabato: 'Dal primo aprile 176 dipendenti del call center di Bitritto (contact center Inps-Inail) e 56 di quello di Putignano (call center Mediaset, Fastweb, Teledue) hanno visto riconoscersi i diritti e le tutele dei lavoratori subordinati: malattia, maternita', ferie, 13ma mensilita', Tfr e diritti sindacali. Inoltre il contratto, che innalza a 750 euro netti lo stipendio mensile, scatta contemporaneamente per tutti i 230 lavoratori senza scaglionamenti nel corso dell'anno. L'accordo - ha aggiunto Disabato - prevede l'eliminazione del periodo di prova, nel quale si puo' essere licenziati senza giusta causa, e la copertura del pregresso previdenziale. Disciplinate una fascia oraria fissa per i part-time a 20 ore, che hanno esigenze di conciliare l'attivita' con doppio lavoro o studio, ed una fascia per i part-time a 30 ore, comprensiva di quei lavoratori che hanno avuto una media oraria piu' bassa a causa di malattia lunga, infortunio o gravidanza'. Per il segretario Slc (Sindacato lavoratori comunicazione) Bari, Giovanni Russo: 'E' un primo significativo passo in avanti nella lotta alla precarieta', che purtroppo nei call center vede ancora distinzioni tra gli operatori che ricevono o fanno telefonate. Per questi ultimi continueremo ad impegnarci per stabilizzare il precariato'.

Presunzione assoluta

Come correttamente verificato nel Verbale di ispezione degli ispettori romani sul caso Atesia…una statuizione ora del Tribunale di Milano

Ringraziamo il collega P. per la segnalazione

Il Tribunale di Milano, con due sentenze di analogo contenuto del 2 e del 5 febbraio 2007, ha sposato la tesi della presunzione assoluta di subordinazione in tutte quelle ipotesi in cui manchi il progetto oppure non sia configurabile un effettivo progetto. Secondo il tribunale di Milano .. la conversione opera di diritto e la pronuncia del giudice ha valore di accertamento».La conversione non si pone quindi come presunzione ma come un vero e proprio imperativo. Nessuna prova può fornire il committente «essendo chiaro che si parla di rapporti inizialmente autonomi che si trasformano in rapporti di lavoro subordinato indeterminato come sanzione per la violazione del divieto di stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa al di fuori del contratto a progetto». Il tribunale afferma, inoltre, che il titolo dell’art. 69 è «divieto di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici e conversione del contratto» ciò significa che «non vi è spazio per rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici e che la conseguenza di tale atipicità è la conversione del contratto». La norma è di estrema chiarezza: «se non c’è il lavoro a progetto c’è il rapporto di lavoro subordinato e non vi sono altre possibilità alternative». Da ciò discende, come conseguenza, che secondo il tribunale di Milano non vanno verificate le modalità concrete riferibili allo svolgimento della prestazione in quanto «una volta esclusa la presenza dell’elemento qualificante scatta l’automatismo e si presume invincibilmente la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato».
Fonte: Dpl Modena

giovedì 5 aprile 2007

Okkio

Come dicevamo in modo da evidenziare il problema in casa nostra

Controlli a distanza: una sentenza della Cassazione
Gio, 29 Marzo 2007 @ 12:30:09

Con sentenza n. 8042 del 27 febbraio 2007 la terza Sezione Penale della Cassazione ha stabilito contemporaneamente due principi: commette il reato, di cui all’art. 4 comma 2 e 38 della legge 300/70, il datore di lavoro che, senza accordo con le rappresentanze sindacali, abbia installato impianti audiovisivi richiesti da esigenze produttive ed organizzative da cui derivi la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei dipendenti né ai fini della punibilità occorre che si tratti di controllo occulto.
Non commette il reato di cui all’art. 4 comma 2 e 38 della legge 300/70 il datore di lavoro che senza accordo con le rappresentanze sindacali abbia installato in locali di lavoro delle telecamere destinate esclusivamente a tutelare il patrimonio aziendale contro atti illegittimi messi in atto da terzi o anche dai propri dipendenti.

mercoledì 4 aprile 2007

Call centerite (e di casi ne riscontriamo...)

Le balle dei call center fanno scoppiare una pandemia: la Call centerite.

Le cause dello sfascio e chi intasca le rendite

Non ho accettato, gli ho chiesto di inviarmi il contratto a casa; solo dopo avrei dato il mio consenso; invece scopro di essere gia’ abbonato.
Mi hanno promesso il rimborso della cifra contestata, invece mi hanno staccato la linea. E’ da un anno che attendo la trasformazione della linea da business a privata, ogni volta mi dicono “tra 48 ore”, intanto continuo a pagare.

E’ la norma, in Italia, vivere queste esperienze coi call center delle aziende telefoniche. Una normalita’ che ha portato milioni di italiani ad ammalarsi di call centerite: un’infezione che porta alla rottura dei timpani, all’esaurimento del cervello e alla perdizione dell’anima, come testimoniano le centinaia di segnalazione telefoniche e le migliaia di mail che ci vengono inviate da utenti che si lamentano delle balle raccontate dai venditori di Telecom Italia, Tele2 e di tutti gli altri gestori telefonici: promettono rapida soluzione ai problemi tecnici e amministrativi, tariffe leggere, facilita’ di attivazione e di recesso da straordinari servizi, promesse che puntualmente vengono disattese quando arriva la fattura.

Una delle cause dello sfascio
Outsourcing, significa acquisire risorse fuori dall’organizzazione, cioe’ affidare parti del processo produttivo ad altre imprese. L'operazione e' un'evoluzione dell'organizzazione aziendale, che parte dal presupposto che un'impresa piu' snella riesca meglio a reagire alle mutanti condizioni di mercato, garantendosi la necessaria flessibilita’. L’outsourcing e’ uno degli elementi della qualita’ totale o toyotismo (dal nome dell’azienda che la sperimento’ su larga scala). Si tratta di una filosofia produttiva inventata dai giapponesi nell’immediato Secondo dopoguerra che ha portato il Paese nipponico alla supremazia tecnologica, che si e’ poi diffusa con molto ritardo anche in Italia, in sostituzione del taylorismo o fordismo (anche in quel caso fu una casa automobilistica a fare da apripista), che era la teoria vincente dall’inizio del XX secolo.
Purtroppo, per molte imprese italiane, l'outsourcing ha rappresentato solo una cosa: ridurre il costo del personale per reagire alle rigidita' del mercato del lavoro. Rigidita' contrattuali o legislative (vedi il blocco delle assunzioni negli enti pubblici), perdendo di vista altre opportunita'. Quest'errata visione non di rado comporta -non solo il peggioramento dei rapporti con gli utenti/consumatori- ma anche, paradossalmente, l'aumento dei costi, a causa delle diseconomie generate dall'intreccio di contratti di appalto e subappalto.

L'outsourcing di Benetton
Prima che si rifugiassero sotto il cappello delle concessioni pubbliche, con l'acquisizione di Societa' Autostrade, i Benetton hanno avuto una capacita' innovativa che ha portato l'azienda dalla provincia veneta di Treviso a vendere abbigliamento in tutto il mondo. La loro innovazione ha a che fare proprio con l'outsourcing: per assicurarsi una capillare e qualificata distribuzione in migliaia di punti vendita, anziche' aprire direttamente negozi, hanno applicato su larga scala i contratti di franchising (tipologia contrattuale sconosciuta nell'Italia degli Anni 70). Si sono assicurati la necessaria flessibilita' aziendale, concedendo opportunita' di business ad altri soggetti imprenditoriali (i titolari dei negozi), che in cambio si sono assunti una parte del rischio d'impresa. Una storia di successo che in tanti altri casi e' stata replicata.

… e l'outsourcing di Telecom Italia
Purtroppo non nel caso di Telecom Italia che ha esternalizzato con pessimi risultati i servizi di assistenza telefonica, di manutenzione della rete e quello di vendita dei prodotti/servizi. L’applicazione pratica che l'outsourcing ha avuto e’ sotto gli occhi di tutti. Come Telecom, molte aziende hanno esternalizzato al solo fine di ridurre i costi. Nel settore della telefonia, poi, l’impatto e’ stato condizionato dall’assetto del mercato con un operatore stradominante e culturalmente abituato ad avere rendite, non profitti, generando un humus truffaldino sconosciuto in altri paesi.

L'assistenza alla clientela negli States
Negli Stati Uniti il primo call center fu imposto alla Ford da un giudice nel 1968, su richiesta di un'associazione di consumatori. Dall’imposizione iniziale, pero’ si e’ passati alla valorizzazione del servizio che e’ diventato uno dei componenti del prodotto. Insomma non si acquista solo un pc o un’auto ma anche quel che viene dopo. Cosi', negli Usa, il call center e’ l’immagine stessa dell’azienda, ancor piu’ importante della pubblicita’. Un centro assistenza che non funziona e’ una discriminante per la scelta dell’operatore.
Di conseguenza, le aziende spendono soldi per attrezzare un call center efficace, non per puro dovere legislativo o al solo scopo di piazzare prodotti/servizi. La maggior parte dei call center sono gestiti in outsourcing, ma l’obiettivo principale e’ quello di soddisfare il cliente.

L'assistenza alla clientela in Italia: a colpi di spot
Una regola d’oro di cui fanno tesoro le aziende che funzionano e’ quella di fidelizzare. Gli esperti stimano che fidelizzare un cliente costi sette volte meno che acquisirne uno nuovo. A parole anche in Italia riconoscono la validita’ di questo principio. Purtroppo solo a parole. Infatti, le aziende percepiscono i call center o i centri assistenza come dei costi inutili e per rientrare nei budget occorre che vendano di tutto, soprattutto balle. Un problema culturale che porta ad attuare delle scorciatoie. Per migliorare l'immagine aziendale e creare una percezione positiva rispetto a un marchio vengono investiti milioni di euro in campagne pubblicitarie. L'Aduc ha innumerevoli volte denunciato l'inutile spreco di risorse di Trenitalia e/o Enel, aziende monopoliste che potrebbero dirottare i soldi nel miglioramento dell'assistenza alla clientela. Sono investimenti non sbagliati in assoluto, infatti rispondono a una precisa esigenza della dirigenza delle societa', a questi scopi non e' estraneo l’obiettivo di riversare milioni di euro nelle casse degli organi d'informazione che in questo modo saranno piu' “attenti” prima di denunciare gli sfasci gestionali delle imprese. Parente di questa logica sono anche le paginate pubblicitarie sui giornali e i mega spot televisivi di Telecom Italia. L'ex monopolista, tra l'altro, e' sponsor di tutte le trasmissioni sportive che parlano del campionato di calcio di Seria A.

Gli ordini impartiti agli operatori dei call center
Sono scelte “strategiche” che indicano il poco rispetto per chi porta ricavi alla societa' e la pochezza morale e pratica dei mega manager che affidano le sorti aziendali ai mezzucci truffaldini, potendo contare su una protezione di fatto del loro business. Al pari del settore ferroviario ed energetico, infatti, la telefonia e' tutt'altro che liberalizzata, non potendo il cliente scegliere liberamente. Cosi' accade che l'assistenza al cliente possa essere trascurata, anzi, sfruttata per “intortarlo” ancor di piu'.
Ai clienti che hanno subito un addebito a causa di un numero a valore aggiunto (899, 892, satellitare, ecc.) Telecom Italia “consiglia” di attivare un contratto Adsl per essere tutelato contro queste truffe. Cioe': non riuscendo a prevenire le truffe (anche perche' il gestore ci guadagna il 30%) se si vuol evitare danni occorre dare altri soldi per attivare un servizio che probabilmente non e’ necessario. Senza commenti.
Nei call center di Tim, fino a qualche mese fa, l'“ordine” imperativo dato dai responsabili agli operatori telefonici era “evitate la richiamata” (i cd. “recall”) . Per il telefonista il meccanismo di gratificazione, anche economica, era: risolvi subito il problema ed evita che si perda tempo per lo stesso motivo. In seguito le parole d'ordine sono cambiate: “pompate l'offerta XY” . Tradotto: ti premiamo se riesci a far attivare al cliente l'opzione 1000 minuti, o la Tutto gratis e altre amenita' truffaldine.
Altre raccomandazioni fatte agli operatori, non solo di Tim, sono: evitate di descrivere i punti critici dell'offerta.

I lavoratori dei call center
Le magagne, seppur intricate, hanno cause ed effetti ben inquadrabili. Quando si parla di lavoratori atipici (collaboratori a progetto, ex cococo) si fa spesso riferimento agli operatori dei call center. Questi vengono inquadrati contrattualmente in modo del tutto improprio: di progetto nel rispondere a decine di telefonate non c’e’ nulla. Si tratta a tutti gli effetti di lavoratori che effettuano lavoro dipendente con forme di incentivi vari. Gli stipendi mensili sono bassi e la qualificazione e la gratificazione dei lavoratori rasenta lo zero. Cosi’ il lavoro flessibile si e’ tradotto esclusivamente in una “cosa” negativa: il precariato.
Insomma, si e’ seguita la logica del risparmio, senza intravedere le opportunita’ di business che tutte le innovazioni aziendali portano. In Italia questi lavoratori si sentono discriminati e sono un emblema della decadenza economica; al contrario Paesi come l’Irlanda e l’India si stanno arricchendo anche grazie all’industria dei call center, che forniscono servizi alle imprese di tutto il mondo, tramite, evidentemente, operatori qualificati.

Riepilogo
Le innovazioni sono positive. L’outsourcing ha migliorato la produttivita’ di molte aziende. In Italia l’applicazione e’ stata sparagnina e poco producente, i lavoratori dei call center sono insoddisfatti non solo economicamente e per raggranellare qualche spicciolo in piu’ sono disposti a vendere balle. Visto che le aziende spesso sono “protette” (Telecom Italia in primis) a pagare sono solo i clienti che sono obbligati a sottostare a questo regime fatto anche di Autorita’ di controllo del tutto inefficaci.

Gattopardi e l’Illustrissimo Prefetto di Vigata
Una ventina d’anni fa per avere una linea telefonica occorreva chiamare la Sip. Per velocizzare la pratica (non meno di 30 giorni, comunque), occorreva avere un amico che lavorava nell’allora azienda statale.
Andrea Camilleri, in un divertente libro, La concessione del telefono, racconta di un signore siciliano che per ottenere la linea telefonica, scrive una lettera all’Illustrissimo Prefetto di Vigata, affinche’ interceda in suo favore. L’Italia del XXI secolo non e’ molto diversa. Nonostante migliorino tecnologie e tecniche organizzative in questo Paese poco si modifica, rimanendo fedele al suo animo gattopardesco. Ma fateci caso, piu’ un’azienda e’ legata a fondi o leggi statali, piu’ i meccanismi corrosivi infettano le tasche degli italiani. E si trovano sempre “signori” che sanno approfittare della situazione, magari spacciandosi per campioni nazionali di imprenditoria e modernita’. Che poi porti la faccia elegante di Marco Tronchetti Provera o sia “brutto e cattivo” come Stefano Ricucci, poco cambia: la linea telefonica e’ infettata dalla call center-ite che sfila via milioni di euro dalle tasche degli italiani per riversarli nel pozzo senza fondo della mala gestione.

da www.aduc.it

ringraziamo il collega V. per la segnalazione