sabato 25 marzo 2006

Fucine

Fabbriche di animali chiamate «call center»
di Bruno Ugolini <brunougolini@mclink.it>

È stato un abbaglio e forse ora anche questa rubrica dovrà scomparire. Alludiamo a vere e proprie campagna di stampa sostenute da autorevoli studiosi, come Pietro Ichino e da importanti giornali come «Il Sole 24 ore». Il messaggio in sostanza è questo: la legge 30 non ha cambiato quasi nulla, la flessibilità c’è sempre stata e gli interessati l’accettano volentieri. Perciò il centrosinistra sbaglia nel proporre modifiche, nuove leggi, abrogazioni. Il pretesto è stato dato da un sondaggio tra lavoratori dipendenti privati, organizzato da Ipso-Cise. I risultati, a dire il vero, dovrebbero dar luogo a riflessioni più articolate, rispetto a quelle che abbiamo letto. Solo il 14 per cento degli interpellati, infatti, considera la legge 30 (ribattezzata da «Europa» come legge Maroni) una legge positiva e il 2 per cento molto positiva. Mentre il 18 per cento esprime un parere negativo e il 6 per cento molto negativo. C’è, certo, una maggioranza (il 42 per cento) che si mette tra le due posizioni e sostiene che la legge 30 contiene «elementi positivi e altri negativi». Mentre un altro 18 per cento si astiene, «non sa nulla». Ma bastano questi dati per far dire che la legge Maroni ha fatto del bene al mondo del lavoro?
È molto probabile, ad ogni modo, che se la platea degli interpellati (nel sondaggio Ipso-Cise) fosse stata ristretta ai lavoratori a progetto o agli interinali, il verdetto sulla legge Maroni avrebbe acquisito tinte più fosche. Prendiamo le recentissime, moderne cattedrali dei “call center”, protagoniste di una recente inchiesta promossa da «Unità On line» che ha chiesto pareri a lavoratori e anche ad utenti. Ad un certo punto di questo scambio di E-Mail è apparsa una definizione tremenda. Uno di questi giovani che lavora, appunto, in un call center, lo ha descritto come «una fabbrica di animali». Una tale immagine gli è stata suggerita dopo aver letto, a casa, il libro di uno studioso veterinario, dedicato all’analisi dello stress nei comportamenti delle bestie. E così il nostro lettore, mentre si trovava nel call center, col suo auricolare appeso alle orecchie, dopo l’ennesimo «vada a quel Paese» del cliente inferocito, aveva alzato lo sguardo. E operando in tal modo si era accorto che la piccola massa dei suoi colleghi, muniti di auricolare, sembrava essere in preda proprio agli stessi tic descritti dal veterinario. Call-centristi ridotti come tanti piccoli animali stressati e in gabbia.
È questa la realtà che balza dalle tante testimonianze raccolte. Sono le nuove grandiose officine dove al posto delle linee di montaggio vi sono le linee degli auricolari. Chi di noi non riceve magari una volta il giorno la telefonata da un call center? Sono voci assillanti che per un misero guadagno cercano di convincervi ad abbonarvi a questo o a quel servizio telefonico, o ad acquistare determinati prodotti. Oppure siete voi che fate il fatidico numero verde per essere aiutati nella esatta esecuzione di un programma che dovrebbe far compiere meraviglie al vostro computer, oppure volete pagare una multa o una tassa senza dover far la fila alla posta. Ed ecco tante storie kafkiane che hanno come protagonisti Telecom, Wind, Mediolanum, le poste, le banche... Quella che è apparsa nell’inchiesta è la fotografia di un mondo assordante. Con ragazzi che percepiscono magari sei Euro l’ora e voi pensate alla vostra Colf che costa molto di più.
Sono una parte dei cosiddetti lavori “atipici”, quelli investiti, appunto, dalla cosiddetta legge Maroni. Quando alcuni di questi lavori sono apparsi alla ribalta delle cronache, alcuni anni or sono, molti avevano, in certi casi, giustamente apprezzato quelle che erano considerate forme di “auto-imprenditorialità”. Molti giovani potevano cimentarsi in nuove mansioni, collocate specialmente nella nuova economia, con una propria organizzazione del lavoro, con propri orari, con propri spazi. C’era chi magnificava le sorti di una generazione che non doveva più stare sotto padrone, intenta ogni mattina a timbrare il cartellino. Tutti piccoli capitalisti e tutti intenti a fabbricare una propria forma di comunismo casalingo. Non è andata così, come vediamo bene oggi. Quella realtà ha presto assunto significati diversi, sovente quello di un lavoro nuovo eguale a quello antico, con le stesse modalità ma con molti meno diritti e tutele. Interi settori del mondo del lavoro sono stati, infatti “invasi” da lavori e lavoretti considerati atipici in cui non c'era nulla di questa auto-imprenditorialità. È il caso, appunto, dei call center, moderne fabbriche dove c’è chi si sente come un animale. E vorrebbe uscire dalla gabbia. Anche se i sondaggi magari descrivono una situazione edulcorata...
 
Fonte: rubrica ATIPICIACHI de l'Unità, 06 Febbraio 2006

lunedì 20 febbraio 2006

Offerta UMTS "il telefonino chi lo ripaga a TIM?"

Videochiamami, ti prego!
di  Marco Cobianchi
17/2/2006

Fonte: http://www.panorama.it/economia/imprese/articolo/ix1-A020001034750

Pur di averlo hanno investito miliardi di euro. Ma per gli operatori il telefonino di terza generazione è un problema: i clienti sono inferiori alle attese e spendono meno del previsto. Mentre all'orizzonte avanza un nemico. Virtuale.

Definirlo flop è forse eccessivo. Però quando i capi delle società di telefonia mobile accettano di parlare fuori dai denti non esitano a dirsi «molto preoccupati» della redditività della telefonia di terza generazione umts. Quella per la quale quattro anni fa spesero circa 3,5 miliardi di euro ciascuno solo per la licenza. «Se quell'asta si rifacesse oggi il prezzo delle licenze sarebbe inferiore di molto, molto, molto...» afferma Pietro Guindani, amministratore delegato della Vodafone Italia. La realtà ha dimostrato che le previsioni formulate nell'era della bolla internet da parte di blasonate banche d'affari, centri di ricerca, organizzazioni internazionali erano quantomeno ottimistiche.

Una prova? Gli uffici studi Ovum, Yankee Group, Gartner erano più o meno concordi nello stimare che i clienti di terza generazione dovessero essere 15 milioni a fine 2005, invece a settembre erano meno di 10. Per il Wireless world forum la spesa media mensile di ogni utente (Arpu) sarebbe stata di 50 euro quest'anno, invece nel migliore dei casi si è fermi a poco più di 30. Se non è un flop, ci assomiglia molto.
Insomma, l'umts, la tecnologia di telefonia mobile che permette di videochiamare, navigare velocemente in internet, vedere gol e filmati, da terra promessa delle aziende si è trasformato in una seria preoccupazione per Tim e Vodafone le quali, seguendo l'esempio della 3, sono state costrette a rompere il tabù del sussidio massiccio al prezzo dei cellulari umts per convincere i clienti ad abbandonare i vecchi gsm.

Il risultato, però, non è esaltante: a fine anno gli utenti della Tim sono stimati in circa 2 milioni, 2,2 quelli della Vodafone, tra i quali sono però conteggiati anche un numero imprecisato di «connect card» per il pc. L'unica società a poter dire di avere avuto successo è la 3, che è partita prima dei concorrenti e ha investito tutto solo sulla tecnologia Umts non avendo la licenza gsm: a fine 2005 aveva 5,6 milioni di clienti e una spesa media più alta dei concorrenti. Per questo l'amministratore delegato Vincenzo Novari è l'unico a poter dire che «l'umts va» anche perché «la percentuale di ricavi proveniente dai servizi non voce è il doppio della media del mercato».

Massimo Castelli, numero uno: "un cliente umts spende il 20 per cento più di un gsm, meno di quanto ci si aspettava"

Grazie a questi numeri la società guidata da Novari punta alla quotazione in borsa. Non senza difficoltà. L'andamento dei titoli del settore telecomunicazioni è pessimo; Vodafone, France Télécom e la giapponese Docomo hanno dichiarato un calo degli utili dovuto proprio all'impegno che l'umts richiede in termini di investimenti. Per questo gli investitori si stanno ponendo qualche interrogativo sul business del videofonino. Così come la Consob, che ha chiesto integrazioni al prospetto informativo della 3 in modo da mettere il mercato in grado di stabilire con precisione il valore della società. Valore che non sarà di 12-14 miliardi, come ipotizzato tre mesi fa, ma, probabilmente, di 9-11: valutazione che rappresenta 3,4 volte le vendite attese per il 2006 rispetto a una media europea di 2,1.

Problema decisivo per gli operatori: i clienti spendono meno del previsto in servizi multimediali (come i video) e, soprattutto, la spesa tende a scendere anche in seguito alla decisione dell'Autorità, che ha drasticamente ridotto il costo di terminazione delle chiamate fisso-mobile facendo risparmiare gli abbonati ma provocando problemi ai bilanci delle società. Solo i clienti della 3 sembrano voler aumentare la loro spesa: nel terzo trimestre 2005 hanno pagato in media 30,7 euro al mese, dato in crescita ma che non è confrontabile con uno analogo della Tim e della Vodafone, che rendono noto solo quello della spesa media complessiva (clienti gsm e umts insieme).

Vincenzo Novari della 3, specializzata in telefonia di terza generazione

I ricavi medi dei 27,3 milioni di clienti Tim sono passati da 29,1 euro del secondo trimestre 2005 a 28,9 del terzo; quelli dei 23,7 milioni di utenti Vodafone sono scesi da 30,1 euro del primo semestre a 27,7 del trimestre chiuso al 31 dicembre; quelli degli oltre 12 milioni i utenti Wind da 20,1 a 19,1 di fine anno. Ma bisogna considerare che la società appena presa in mano da Paolo Dal Pino non offre ancora i servizi di terza generazione. «E, visto come vanno le cose agli altri, non ne sono troppo dispiaciuto» commenta l'ex manager della Telecom Italia «anche perché l'umts rischia di diventare un problema di tutto il settore per via della velocità con la quale brucia risorse e ritarda il ritorno degli investimenti».

«Ma la rivoluzione» ribatte Novari «è appena cominciata: a 24 mesi dal lancio è troppo presto per emettere sentenze». E Massimo Castelli, capo della Tim, dice che «un cliente umts spende circa il 20 per cento più di uno che ha gsm, ma meno di quanto ci si aspettava. Tuttavia, non siamo delusi visto che non ci siamo mai illusi». «Il problema» aggiunge Guindani della Vodafone «non è tanto il numero di clienti quanto il numero di volte che ognuno di loro accede ai servizi evoluti. E questo è ancora un grande punto interrogativo, una grande sfida». Ma anche su questo Novari è ottimista: «I nostri clienti fanno in un mese lo stesso volume di download di contenuti che tutti i clienti umts della Vodafone fanno nel mondo in sei mesi».

Per la Tim e la Vodafone pare essere proprio questo il problema da risolvere: convincere i loro clienti non solo a cambiare cellulare ma anche a sfruttare le potenzialità di quello nuovo, che non serve solo per chiamare e mandare sms. Per raggiungere questo obiettivo finora hanno speso centinaia di milioni di euro, che vanno a sommarsi ai costi per la licenza (3,5 miliardi di euro) e per la rete (stimati in almeno 5 miliardi). Ancora non sembra essere stato sufficiente. «I contenuti si pagano molto e spesso sono un costo fisso» sottolinea Guindani «perché dobbiamo comprarli, inserirli sul nostro portale mobile in attesa che la domanda cresca».

La 3, che sui contenuti ha puntato tutto, ha colto i risultati migliori e ha deciso di proseguire su questa strada firmando un contratto (finito però in tribunale) con la Eagle Pictures per distribuire film di prima visione e comprando un'emittente televisiva (costo: 200 milioni) per trasmettere contenuti televisivi sui cellulari sfruttando la nuova tecnologia dvb-h. «Ora stiamo già pensando ad aumentare la capacità trasmissiva dei nostri cellulari» anticipa Novari «con una tecnologia che chiameremo adsm, capace di una velocità minima di trasmissione dati di 1,5 Megabyte».

La borsa, basandosi sulla crescita del numero dei clienti e sul ricavo medio per abbonato, dirà se questa è la strada giusta. Un verdetto importante, non solo per il futuro della prima società umts italiana, ma per tutto il settore del telefono mobile. Settore che deve già cominciare a preoccuparsi per un'altra scadenza: tra due anni sarà possibile anche in Italia offrire servizi di telefonia mobile senza possedere una rete propria. E gli operatori attuali, che saranno costretti ad affittare quella che si sono costruiti, si troveranno a fare i conti con nuovi concorrenti, ancora più aggressivi. Questo nel 2008, proprio quando, secondo alcuni specialisti, gli abbonati umts cominceranno a diventare un guadagno per gli operatori. E non più solo un costo.

giovedì 9 febbraio 2006

Cablatura dove manca la cultura

Certo, tra wireless di qua e larga banda di là...antenne montate proprio da noi...non avere internet a 56k è il paradosso

Diocesi Piazza Armerina: Nuove tecnologie informatiche wireless
Piazza Armerina 08/02/06 - Sarà collegata in Videoconferenza anche la diocesi di Piazza Armerina alla presentazione di una nuova tecnologia wireless “WiOne”, messa a punto dalla Società “Celtech” di Riesi (CL), che avrà luogo domani 9 febbraio a Palazzo Turati a Milano. Interverrà Mons. Michele Pennisi, Vescovo della Città dei Mosaici e Presidente dell'ABEI (Associazione Biblioteche Ecclesiastiche Italiane).
A Palazzo Turati verranno annunciati la convenzione Celtech-Confservizi Lombardia per le imprese pubbliche di servizi della Regione Lombardia e la cablatura wireless dei Sassi di Matera.In ragione delle sue caratteristiche, le imprese pubbliche di servizi della Regione Lombardia hanno scelto WiOne, tecnologia al 100% Made in Italy, per la propria cablatura wireless e a tal proposito Confservizi Lombardia ha sottoscritto con Celtech una convenzione.
Oltre agli interventi dei Presidenti di Confservizi Lombardia e di Celtech, Silvio Bosetti e Giulio Bensaja, sono previste anche relazioni sullo stato dell’arte e sulle prospettive dei servizi a banda larga, da parte di Fabio Spagnuolo di “Anti Digital Divide”, e sullo sviluppo tecnologico del territorio quale strumento per la competitività internazionale delle imprese a cura della Compagnia delle Opere.
Nel corso della tavola rotonda verrà effettuato un collegamento con Matera, dove il Sindaco, Michele Porcari, il Presidente della Regione Basilicata, Vito Di Filippo, e il Presidente e Amministratore Delegato di Datacontact, Angelo Tosto, annunceranno l’avvenuta cablatura wireless con la tecnologia WiOne dei Sassi di Matera, sito Patrimonio dell’Umanità Unesco.
La giornata si concluderà con un dialogo sul futuro della mobilità digitale cui prenderanno parte tre fra i maggiori esperti del settore a livello internazionale: Derrik De Kerckhove, Fausto Colombo e Carlo Formenti.
La Diocesi di Piazza Armerina è stata una delle prime in Italia ad accogliere la proposta di sperimentazione nel proprio territorio di queste nuove tecnologie. Venerdì 30 settembre scorso, durante la presentazione del "prodotto" alla stampa, la Diocesi aveva partecipato inviando un suo delegato. E' stato così realizzato un collegamento tra il Palazzo della Curia Vescovile di Via La Bella ed il seminario estivo di Montagna Gebbia a 7 km di distanza, dove al momento risiedeva il vescovo, essendo il Palazzo ancora interessato da lavori di restauro.
Imminente anche la realizzazione di un link permanente tra la sede dell'Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali e gli studi di Radio Luce, ubicati a Barrafranca.
La Diocesi ha voluto valorizzare non solo una tecnologia che apre nuove prospettive in questo campo, ma si è mostrata sensibile anche agli imput che provengono dalla periferia del suo comprensorio. Riesi si è dimostrata leader oltre che nel settore tessile anche nella ricerca e nell'innovazione tecnologica.
 

mercoledì 1 febbraio 2006

Nuova sede operativa a Bernalda

A Bernalda con 15 flussi di..."potenza"
clicca sull'immagine per ingrandire
 
da "La Gazzetta di Matera" del 01/02/2006

venerdì 20 gennaio 2006

La città-grotta diventa hi-tech

Cari amici,
ricordate i cameraman inglesi che son venuti a filmarci? Che l'auspicio finale dell'autore si dimostri vero, lo speriamo. L'articolo redatto è qui in copia integrale, se masticate a sufficienza l'inglese...

Italian cave city goes hi-tech
© Daniel Sandford BBC News, Matera, Italy

A cave city, abandoned in the 1950s, has become the base for several high-technology companies.
As you arrive in Matera by car, it looks like many other Italian cities in the poor south - slightly scruffy, but with a lively feel.
It is only when you drive off the plateau where the new town was built, into the old town clinging to the side of a valley, that you realise it is actually an extraordinary place.
The historic area known as the "Sassi" (the stones) is a cave city. Some dwellings are little more than caves with a door on the front.
Others have elaborate fronts, hiding the cave quarters behind.
In the 1950s Matera was a slum city. Tens of thousands of people lived in the Sassi in unhygienic troglodyte conditions, and malaria was prevalent. The prime minister at the time declared it was "Italy's shame".
The solution was to evict everyone from the old town and build shiny new blocks into which the population moved happily. The Sassi were abandoned completely and left empty.
Hi-tech future
Now the empty caves are coming back to life. We found large computer servers, with their lights blinking, tucked away in cave rooms once occupied by people and animals.
A call centre company called Datacontact has taken over a whole complex. Their computers are in one cave, the people answering calls are in others.
It is as if the hollowed-out rooms have jumped from the prehistoric era to the 21st Century, bypassing much of history.
The Datacontact call centre where 500 people work is now the third-biggest employer in Matera.
A software house has also been operating in the caves for several years.
The Sassi of Matera are now a Unesco World Heritage Site.
Pietro Laureano, the architect who led the rebirth of the caves, is enthusiastic about the arrival of the hi-tech companies.
"Sassi de Matera is a prehistoric town. It is the future of technology and it's a town which can be linked to the whole world. It is very interesting to see the city go from Stone Age to the future age," he said.
Matera is also a fast-developing tourist centre, with atmospheric hotels and restaurants opening in the caves.
But tourism is seasonal, and the Sassi might not be fashionable forever.
The people of Matera hope the servers blinking in the caves will be the best answer to their long-term unemployment problems.

fonte http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/europe/4616480.stm

sabato 24 dicembre 2005

giovedì 15 dicembre 2005

Datacompact

L’unione tra la manifestazione COMPA e dataCONTACT?

Ma si! DATACOMPACT…ed infatti vedi il nome del file del sondaggio!

Vedi infatti il link

martedì 6 dicembre 2005

Rassegna stampa del 30.10.2005

anche se il cliente ha ragione... clikka per ingrandire

Rassegna stampa del 31.10.2005

premiare i migliori! clikka per ingrandire

lunedì 21 novembre 2005

Rassegna stampa del 21.11.2005

ma noi siamo raccomandati, o no?
clikka per ingrandire

fonte Gazzetta del Mezzogiorno

venerdì 18 novembre 2005

Quei 3 minuti senza volto

LA DENUNCIA
SEGNALARE, AD ESEMPIO, GUASTI O ADDEBITI IN BOLLETTA PER SERVIZI MAI RICHIESTI ASSICURA UN’ODISSEA KAFKIANA

Su 'la stampa', p.34 del 29/10/2005 è comparso questo articolo:
La Telecom senza volto e il 187 senza risposte
D’accordo, la Sip è roba vecchia quanto il mondo. Viviamo nell’era dell’economia impalpabile e le telecomunicazioni sono per definizione il più evanescente dei beni. Ma una faccia il signor Telecom ce l’avrà oppure no? Lui che vende l’accesso alla mirabolante autostrada telefonica, possiede un numero che non sia quello virtuale di un call center? Perché invece, i disagi degli utenti sono tangibilissimi. Non solo di quelli Telecom, ovviamente. Ma trattandosi del gestore leader nel settore, risponde della maggioranza dei contratti e delle lamentele. Servizi di segreteria mai richiesti e addebitati in bolletta, apparecchi obsoleti sostituiti con modernissimi videotelefoni messi in conto a sorpresa, allacci tardivi. Contrattempi reali che diventano grottescamente surreali quando dall’altro capo del filo risponde una voce senza volto e senza capacità d’intervento che però s’impegna ad inoltrare la rimostranza al più presto. L’avventura dell’utente frustrato infatti, inizia poco dopo la scoperta del guasto o della bolletta approssimata, di solito, per eccesso. «Il 187 è un numero fatto di persone», recita la pubblicità sul sito internet della Telecom. Come no. Il sistema, in teoria, è elementare: «Per guasti alla linea fissa digiti 3, per consultare lo stato dei pagamenti digiti 4, per qualsiasi altra esigenza digiti 0». Fiducioso, l’utente segue le istruzioni. Certo, sarebbe stato meglio parlare con un umano, ma anche la tecnologia avrà dei vantaggi. L’operatore, che di solito si presenta con un codice, prende nota e avvia la pratica. Tutto qui? Cade la linea. Inutile ritentare: dieci volte su dieci risponderà una voce diversa, magari dalla lontana Trapani, costringendovi a rispiegare il vostro caso da capo. Off records, un impiegato del 187 di Torino rivela che ogni cliente ha diritto a 3 minuti d’ascolto e neppure un secondo di più. A tempo scaduto, avanti un altro. Inutile sperare d’ottenere così il numero di telefono di un responsabile: i lavoratori dei call center dicono quanto sanno, che, nella catena d’una azienda globalizzata, è a malapena il proprio compito e il nome del vicino di scrivania. Nella sezione contatti però, il sito www.187.it indica la direzione generale di Roma: 06 36881. L’utente, frustrato ma non ancora vinto, insiste. La procedura è lenta, le segretarie ti filtrano come se fossi uno studente della scuola sperimentale di cinematografia che vuole consegnare la sua sceneggiatura a Nanni Moretti, l’attesa snervante, ma alla fine qualcuno si fa avanti. Chi? Impossibile avanzare ipotesi. Nessuno vuol mettere il suo volto a fare da parafulmine alle lamentele dei clienti. A questo punto il problema tangibilissimo passa in cavalleria: da Roma non possono certo correggere una bolletta sbagliata, per quello, nemmeno a dirlo, c’è il 187. La conversazione almeno è l’occasione per capirci qualcosa di più. Perché per esempio è tanto difficile parlare con un signor Telecom in carne e ossa? «Perché sarebbe paradossale che un’azienda di telecomunicazioni aprisse sportelli sul territorio: gli interventi si effettuano tranquillamente a distanza». Eppure, gli utenti insoddisfatti sono parecchi... «La risposta è semplice: quando si gestiscono 21 milioni di clienti e 26 milioni di linee alcuni disagi sono fisiologici. Parliamo infatti di poche migliaia di persone, con le quali ci scusiamo, ma che rappresentano una percentuale minima su uno standard di soddisfazione superiore al 95 per cento». E gli altri? Stessero anche tutti sulle dita di una mano, non avrebbero diritto al servizio efficiente per cui pagano? «Certamente. La Telecom è perfettibile, ci stiamo lavorando. Ma il canale per segnalare guasti o anomalie resta il 187». Il 187 infatti, assorbe proteste come una spugna. Anche gli operatori, come gli utenti, hanno qualcosa da denunciare: lo stress li sfianca. Chiunque abbia un problema con il telefono fisso o con il cellulare chiama lì e scarica la sua rabbia contro la voce senza volto dall’altra parte. Una situazione tanto tipica da finire al cinema: uno dei momenti topici de «I giorni dell’abbandono», l’ultimo film di Roberto Faenza, è quando Margherita Buy, già a terra per la fuga del marito, scende alla cabina e cerca disperatamente di contattare un tecnico che le aggiusti il telefono rotto. Niente di più facile: «Abbiamo registrato il suo problema, interverremo il prima possibile». L’immedesimazione di spettatrici e spettatori è totale.

giovedì 17 novembre 2005

A mali estremi...gli estremi dei dealer

Quante volte invece ci/vi è stato detto che "quei particolari dati non si potevano fornire al cliente?" E i casi di diniego citando infondatamente una legge che tutela paradossalmente lo stesso utente, pare che aumentino...ho qualche ipotesi su quale società telefonica possa essere implicata...ma non facciamo nomi...per privacy appunto ;-)
Tlc: cellulari intestati ad insaputa degli interessati. Interviene il Garante
Severo monito agli operatori. Riconosciuto il diritto degli interessati danneggiati di conoscere come è avvenuto l’illecito anche presso il rivenditore
Ancora un caso, piuttosto grave, in cui una persona si è ritrovata intestataria di 127 schede telefoniche per apparecchi cellulari senza che l’interessato ne avesse fatto alcuna richiesta e ne fosse informato. La gravità è emersa anche dal fatto che una di queste schede è stata oggetto di delicate indagini penali per omicidio nelle quali l’interessato è stato quindi coinvolto. La società aveva persino negato all’interessato l’accesso ai dati che lo riguardano, e per giunta continuava a mandargli pubblicità per schede mai volontariamente attivate.
È stata quindi riconosciuta la grave violazione dei diritti dell’interessato, al quale è stato anche garantito di accedere -contrariamente all’indebito rifiuto dapprima opposto al medesimo interessato- ai dati che riguardavano il numero delle utenze, la data della loro attivazione e le fonte dei dati.
Questi principi, ribaditi dal nuovo Codice entrato in vigore lo scorso 1° gennaio, sono stati fatti rispettare grazie all’intervento dell’Autorità garante che ha accolto il ricorso di un utente contro un gestore telefonico.
Non è la prima volta che cittadini ignari si rivolgono al Garante scoprendo di essere intestatari di numerose carte telefoniche da loro mai attivate, a volte usate addirittura per compiere truffe o altri reati, con ovvie conseguenze per gli intestatari almeno nella prima fase delle indagini. É stato ritenuto, quindi, illegittimo il rifiuto delle società di consentire agli interessati, in favore dei quali si era magari soltanto bloccato l’uso delle carte, di accedere ai dati personali detenuti dalle società stesse e di venire a conoscenza come e dove le schede erano state intestate. In alcuni casi si è determinata anche una conseguenza paradossale: disattivando una sim card da lui mai attivata, l’intestatario è stato a torto non ammesso ad accedere ai suoi dati d’utenza e ad utilizzarli a sua discolpa.
Il diritto di accesso ai dati personali dell’interessato, tutela invece, almeno in parte, questo rischio: conoscere informazioni riguardo all’utenza e gli estremi del dealer che ha effettuato l’attivazione delle carte telefoniche in oggetto possono essere strumenti importanti per il malcapitato, utilizzabili in sede di difesa.
È quanto si era appunto verificato al ricorrente che, a seguito di una segnalazione, aveva scoperto di essere intestatario di 127 carte telefoniche. Alla richiesta di conoscere i propri dati di utenza ha subito un netto rifiuto da parte della società telefonica che aveva motivato il diniego citando infondatamente l’art.132 del Codice della privacy e sostenendo di non essere tenuta a fornire dati di traffico telefonico di sim card disattivate, dopo lo scadere dei sei mesi necessari alla fatturazione.
Ritenutosi leso nell’esercizio del proprio diritto d’accesso l’utente ha presentato ricorso al Garante, il quale ha rilevato che era infondata l’eccezione formulata dalla società riguardo ai termini temporali, perché la predetta disposizione del Codice si riferisce unicamente ai dati di traffico e non anche agli estremi identificativi delle utenze.
L’interessato ha diritto di conoscere l’esistenza di dati personali che lo riguardano, la loro comunicazione in forma intelligibile, l’indicazione della loro origine e dell’uso che ne viene fatto. In tal modo, sia che vi sia un dealer solo, sia che ve ne siano molti, risulta più agevole ricostruire le modalità in cui la truffa telefonica viene gestita.
Alla società di telefonia sono state addebitate le spese del procedimento, che dovranno essere liquidate direttamente a favore del ricorrente. Inoltre il Garante ha disposto ulteriori accertamenti in ordine al più generale comportamento della società e dei dealer rispetto all’illecita intestazione di carte telefoniche.

dalla NEWSLETTER DEL GARANTE DELLA PRIVACYN. 219 del 28 giugno – 4 luglio 2004

sabato 10 settembre 2005

Compa...rizione pubblica


Quale migliore occasione di farsi conoscere?

E infatti DATACONTACT è presente per la prima volta al salone europeo della comunicazione pubblica.

La presentazione

mercoledì 10 agosto 2005

Che stress l'antistress!

Le best practices esportate all'estero vanno bene, e agli outsourcer del Bel Paese quando? Pensate un pò che a richieste di approfondimento in merito ad una relazione tenuta dal responsabile 'risorse umane' sulle tappe di gestione del primo semestre del primo semestre 2005, rivolte a vari responsabili di TIM, non ho mai ricevuto risposta...

L'azienda alla scoperta del benessere
Competenze personali del manager del benessere

«Quanto alle competenze personali, deve trattarsi di un grande ascoltatore capace di saper cogliere le esigenze del personale».
«Chi si occupa di benessere del personale deve essere dotato di competenze e professionalità variegate», aggiunge Ciro Di Cecio, responsabile risorse umane di Tim.
La compagnia di telefonia mobile del gruppo Telecom Italia ha realizzato un programma, denominato «I care» per garantire un bilanciamento fra vita privata e vita lavorativa delle risorse umane, che si traduce in presidi sanitari interni agli uffici, aree benessere con palestre, centri anti-stress e fisioterapia, asili-nido e aree di caring. «Il benessere in ufficio diventa fondamentale in un'azienda che investe molto sulla professionalità delle proprie risorse», aggiunge Di Cecio. «Tim è composta da persone con un'età media di poco superiore ai 30 anni, di cui il 50% sono donne». E le persone che la società impiega nel settore wellness vengono soprattutto «dalla divisione risorse umane, perché devono aver maturato esperienza nella gestione del personale, oltre a mostrare fiuto nel selezionare e identificare i bisogni. Per svolgere questa professione», conclude Di Cecio, «è necessaria cultura universitaria, con preferenza per le discipline psico-pedagogiche o legali».
E opportunità si aprono anche per chi vuole fare un'esperienza all'estero: «Stiamo esportando le best pratices nelle nostre controllate estere», aggiunge, «per cui sono avvantaggiate figure che sanno coniugare le qualità già citate, con la conoscenza della lingua del Paese in cui saranno chiamato a operare e anche una conoscenza base delle normative del luogo».
Ma non sono tagliati fuori da queste opportunità neanche i professionisti con formazione di tipo scientifica. Come dimostra il caso di Sun microsystem. Il gigante dell'Information technology ha affidato al suo facility manager, Fabio Tedesco, il compito di assicurare il benessere dei dipendenti nel progettare gli spazi della nuova sede italiana del gruppo. «Abbiamo distribuito tra i dipendenti un questionario per raccogliere consigli sul viver ben in ufficio», spiega Tedesco, architetto, «quindi abbiamo agito di conseguenza nell'organizzare gli spazi, puntando su colori caldi, sedie e scrivanie confortevoli, la giusta illuminazione». Strategie che mirano a superare quello che unanimemente viene ormai riconosciuto come «mal d'ufficio».
Tanto che uno studio dell'Unione europea ha rilevato come il 33% delle persone che lavora in ufficio è affetto da mal di schiena, il 23% da dolori muscolari al collo e alle spalle, mentre il 28% è vittima dello stress e un altro 23% accusa un senso di affaticamento generale.
Sun ha poi predisposto una serie di servizi aggiuntivi, «come il servizio di catering, che tiene in considerazione anche le esigenze dei vegetariani e di chi segue una dieta dissociata». Per svolgere l'attività di addetto al benessere, secondo Tedesco, sono perciò necessarie «competenze tecniche, unite a un approccio umanistico ai problemi e alle esigenze.
Il professionista in questione deve sapersi interfacciare con le altre risorse presenti in azienda, a cominciare da chi si occupa delle risorse umane e chi gestisce il budget».
E per chi vuole intraprendere la carriera di manager del benessere dopo aver completato gli studi universitari, esiste un master organizzato dalla Fondazione «Aldini Valeriani» di Bologna in «Human resource development», ovvero in sviluppo della persona nelle organizzazioni.
Rivolto a laureati di tutte le facoltà, con qualche eccezione per i non laureati già al lavoro, offre una formazione che spazia dalla gestione delle risorse umane alle teorie dell'organizzazione pubblica e privata, passando per la psicologia del lavoro, le tecniche di selezione e la comunicazione.

Autore: Luigi Dell'OlioFonte: ItaliaOggi Sette - 18 Aprile 2005

Profondo scoramento

dal blog di nico lamattina (consulente indipendente in comunicazione e nuovi media) riprendo e appoggio in pieno le riflessioni riportate:


Il 20 luglio 2005, ho assistito a una tavola rotonda sull’outsourcing organizzata dall’Associazione Nuovi Lavori. L’incontro era moderato da Massimo Mascini (Il Sole 24 Ore) e vi hanno partecipato Luciano Scalia (direttore risorse umane e organizzazione del Gruppo Cos), Paolo Pirani (segretario confederale della Uil), Giorgio Santini (direttore confederale della Cisl) ed Enzo Mattina (vicepresidente di Quanta). Tra i vari interventi, quello di Luciano Scalia ha fatto esplicito riferimento all’outsourcing nel settore del customer care. In estrema sintesi:
le aziende ricorrono all’outsourcing per la gestione delle attività non-core, ossia di quanto non attiene alla missione aziendale, con l’obiettivo di ottimizzare i costi, tant’è che l’affidamento in outsourcing avviene normalmente con gare al ribasso;
le componenti di un sistema di customer care sono la tecnologia e il personale, per cui la competitività di chi fa outsourcing si misura sulla sua capacità di contenere i costi dell’infrastruttura tecnologica e della gestione del personale. Di conseguenza, la stragrande maggioranza di chi lavora nei call center è assunta con contratti a progetto.
Ovviamente, la presenza dei tre sindacalisti ha spostato l’attenzione sulle tutele ai lavoratori, ma a me sembra più interessante notare un altro aspetto. Trovo infatti paradossale che un’azienda consideri la relazione con il cliente un’attività non-core e la affidi all’esterno al miglior prezzo possibile. E’ pur vero che le aziende – soprattutto quelle che producono – non sono abituate a gestire il rapporto con i propri consumatori e ricorrono da sempre a intermediari; tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra come vengono percepiti un negoziante e un addetto al call center. Il primo, infatti, ha un’identità autonoma rispetto alla marca di cui vende i prodotti e i suoi comportamenti influenzano l’immagine di ciò che vende solo parzialmente. Chi risponde al numero verde, invece, è a tutti gli effetti un rappresentante diretto della marca e il suo comportamento influisce senza mediazioni sulla percezione che ne ha il cliente. Come fa un ragazzo o una ragazza con un contratto precario, che lavora in una struttura in cui l’unica cosa che conta veramente è il contenimento dei costi e che, magari, non hai mai provato il prodotto di cui parla, a farsi portavoce della marca con un cliente? A difendere il prodotto quando c’è un problema? A farsi carico del quesito del cliente, cercando comunque una soluzione per risolverlo, magari andando al di là di una rigida procedura informatica? Non è un caso che la maggior parte dei customer care cui ci dobbiamo rivolgere quando abbiamo un problema con un prodotto siano irritanti e di poco aiuto.

giovedì 28 luglio 2005

Lamaro risveglio

Atesia, dopo i licenziamenti i precari in assemblea
Silenzio dall'azienda, ma c'è clima di paura

Ad Atesia, call center della Tim, continua la mobilitazione dei lavoratori dopo le lettere di licenziamento di sabato per i 4 rappresentanti del collettivo. Ieri, davanti la sede di via Lamaro a Roma, si sono tenute tre diverse assemblee dei lavoratori, tutti con contratto precario, per discutere del nuovo giro di vite imposto dall'azienda. Azienda che dopo l'ultima "rappresaglia" non ha dato più notizie di sé, né ha risposto all'invito a partecipare all'assemblea. Contemporaneamente però gli addetti al call center denunciano un clima di tensione e di stretto controllo: «Gli assistenti di stanza controllano ogni movimento e se qualcuno è visto parlare con membri del collettivo viene puntualmente "squadrato" - denuncia Valerio, rappresentante del Collettivo, uno dei 4 licenziati sabato scorso - hanno generato un clima di terrore, adesso fra i lavoratori c'è persino paura di parlare». E continuano anche gli screzi con i sindacati confederali: «Dopo i licenziamenti ci aspettavamo sostegno, o perlomeno solidarietà. Invece la Cgil ha invitato i lavoratori a stare buoni perché altrimenti fanno la nostra fine». A settembre Atesia proporrà ai dipendenti i nuovi contratti, molti dei quali sono di apprendistato (anche a persone che lavorano da anni nel call center): «Questa è una proposta illegale, in contrasto addirittura con quanto prevede la legge 30: il numero di apprendisti in azienda deve essere uguale a quello dei lavoratori subordinati e qualificati che svolgono la stessa mansione, proprio perché un apprendista, in teoria, dovrebbe poter apprendere. Il problema è che - conclude Valerio - qua di subordinati non ce ne sono».

da Liberazione del 26/7/2005

sabato 25 giugno 2005

Un corso per psicologi a Milano

Qualora vorreste "esplorare motivazioni e valori, prefigurare scenari, investigare i molteplici e mutevoli driver del comportamento dei consumatori e non solo"... vi tocca andare qui

clikka per ingrandire

martedì 14 giugno 2005

Irripetibili situazioni

Quante volte, dinanzi ad esilaranti ed IRRIPETIBILI situazioni, avremmo voluto registrare e far ascoltare ai nostri increduli amici proprio ciò che abbiamo sentito con le nostre orecchie? Dal megasito del costruttore AVAYA un apparecchietto che pare promettere quello che tutti vorremmo (registrare le chiamate) ma che le varie leggi sulla privacy non ci permettono.

OP: Mi può dare il codice di avviamento
postale?
CL: Cosa?
OP: Il codice di avviamento postale!
CL: Non ho capito!
OP: Signora, il c.a.p.!!
CL: Aaah! Il capoluogo!

Foto tratta dal link http://www.avayaheadsets.com/images/mx10.jpg

lunedì 27 dicembre 2004

TIM'magino...

“TIM’magino…” sketch in 40 battute
Presentazione: dato che siamo alle battute finali…facciamole no?!
1) Immagino clienti abituati a volare all’estero… non poter parlare callback (col becc)
2) Immagino operatori consigliare a clienti materani lo “scatto secco”… giusto per compensare la troppa umidità
3) Immagino clienti trovarsi a Mosca e voler usare per forza il callback (colbacc)
4) Immagino operatori in difficoltà non trovare il bundle della matassa
5) Immagino clienti astronauti che… per ricaricare via SMS lasciano il dovuto spazio
6) Immagino operatori indicare alla Zanicchi all’estero la tariffa con IVA assolta all’origine
7) Immagino clienti TIM interpretare le tariffe UMTS come “Uh Mamma, Troppi Soldi”!
8) Immagino operatori troppo ospedalieri consigliare il 118 invece del 119
9) Immagino clienti negli aeroporti chiedere se il telefonino analogico riceve anche nella no tacs area
10) Immagino operatori rispondere fortunosamente quasi fossimo un cul center
11) Immagino clienti chiederci come mai hanno servizi e…voluti se non li hanno mai richiesti
12) Immagino operatori con senso di gruppo chiamare il GSM “Grande Squadra Motivata”
13) Immagino clienti lamentarsi per troppe lune, dopo che quando ne avevano una era già storta
14) Immagino operatori rispondere che col CCRM TIM’brogli
15) Immagino clienti attivare Turbo Friends verso quegli amici che arrivano sempre in ritardo agli appuntamenti
16) Immagino operatori consigliare la Carta Tuguri a clienti in abitazioni povere
17) Immagino clienti chiederci se potranno usare come opzione Mobile TV quella del salotto
18) Immagino operatori chiedere a clienti anziani migrati se si erano fatti male dopo essere scivolati da TACS a GSM
19) Immagino clienti TACS malati terminali se potevano cambiare il terminale malato
20) Immagino operatori consigliare direttamente ai clienti derubati di usare la doppietta del nonno
21) Immagino clienti chiamare dalla discoteca e chiedere come mai il telefonino SIMballa
22) Immagino operatori consigliare la Flash TIM ai clienti fotografi
23) Immagino clienti all’estero svenire per schianto alla risposta
24) Immagino operatori consigliare a clienti con molto traffico… la marmitta catalitica
25) Immagino clienti barboni cambiare gestore per una maggiore copertura
26) Immagino operatori cortesi coi clienti solo se essi sono Gentili (Fabrizio, cop)
27) Immagino clienti risentiti alla richiesta di “rimanere in linea” a causa della troppa cellulite
28) Immagino operatori bloccare la linea a clienti modello in panico per il primo grasso che faceva capolino
29) Immagino clienti consultare il proprio traffico…mentre sono in fila in autostrada
30) Immagino operatori chiedere a clienti di ritorno da orge… il numero di cellulharem
31) Immagino clienti giocare come bambini sul piano di scivolo tacs
32) Immagino operatori oramai rientrati consigliare a due ospiti Thè per Tre
33) Immagino clienti chiedere alla TIM il risarcimento per la visita ortopedica per essere stati indotti a scivolare da TACS a GSM
34) Immagino operatori che hanno appena montato aprire la chiamata con come posso essere umile per recuperare la montatura…
35) Immagino clienti andati a curarsi a centri estetici per il proprio profilo a scatti
36) Immagino operatori rivolgersi a clienti incinte dire mi scuso per l’attesa
37) Immagino clienti TACS con necessità lavorative chiederci se…ci saranno costi di migrazione
38) Immagino operatori consigliare a coniugi con l’amante l’opzione “2 in 1”
39) Immagino clienti vivere in SIMbiosi con il proprio numero di telefono
40) Immagino operatori cancellare le promozioni non volute attraverso il tasto “rimanda a settembre”

E’ vero…la nostra team leader non è che “Pia e ccè suggerisce”...
…TIM ci paga a ore per questo abbiamo TIM..ORE…
…OK, siamo IN TIM ma non dovremo INTIMorirci!
Recitata a Matera, presso il ristorante Kappador, il 21.12.2004
Per gentile concessione dell'autore, Mino Presta, al termine del training formativo per l’attività di Customer Care (Datacontact per TIM). Sketch inviato ai tanti che ne hanno fatto richiesta.

martedì 7 dicembre 2004

Babbo Natale TIM

E...dopo (la scalata al) l'acquisto di Datacontact del Gruppo HDC, la scalata dei Babbi Natale che, a 20 giorni dall'attesa partenza della commessa TIM quale 9° call center in Italia, sembrano voler portare fortuna alla sede materana nel bel mezzo dei Sassi. Ci riusciranno? O non vorranno mica fregarsi il ponte radio :-)

clikka per ingrandire