venerdì 11 agosto 2006

Comuni incompetenti

Comuni: no ai divieti generali per le antenne cellulari

La sentenza del Consiglio di Stato del 5 giugno scorso (n. 3332/06) parla chiaro: non spetta ai Comuni disciplinare l'installazione di stazioni radio per i telefoni cellulari né decidere per divieti generalizzati sul territorio, come il decretare distanze fisse da osservare rispetto alle abitazioni, agli uffici, alle aree più frequentate di città e paesi. La sentenza del Consiglio di Stato è andata oltre, stabilendo che è illegittimo il divieto di installazione delle stazioni radio base in tutto il centro abitato, poiché tale divieto costringerebbe il gestore a utilizzare impianti molto più potenti e potenzialmente pericolosi per la salute.


fonte
http://www.ambientediritto.it/sentenze/2006/CdS/Cds%202006%20n.3332.htm

Tempo prezioso

Il tempo libero più prezioso del denaro

RICERCHE americane e italiane hanno rilevato che, da dieci anni a questa parte, tra quanti lavorano, c'è la tendenza a mettere al primo posto, tra le richieste, non più il denaro o i benefit di varia natura, ma il tempo libero, quasi si fossero resi conto che se è vero che per vivere occorre lavorare, non è più vita quella totalmente assorbita dal lavoro.
In pratica si sono stancati di affidare i propri figli alle baby-sitter, i propri vecchi alle badanti, la cura della casa alle colf, le feste dei bambini alle agenzie che si incaricano, perché non hanno più tempo, e quindi sono costretti a delegare al mercato dei servizi la propria vita relazionale, quando non addirittura la propria vita intima, di cui si sentono deprivati dagli orari di lavoro o dall'impiego di entrambi i componenti la coppia genitoriale, perché altrimenti, senza due stipendi, non si arriva alla fine del mese.
Nelle società come le nostre, dove il denaro è diventato l'unico generatore simbolico di tutti i valori, si è pensato, negli anni '80 e '90, che potendo pagare, e quindi lavorando tutto il tempo per poterselo permettere, ciascuno potesse meglio realizzare se stesso e, soprattutto in ambito femminile, realizzare la propria indipendenza. Di qui la scelta degli asili non in base ai criteri educativi, ma esclusivamente in base al tempo in cui intrattengono i bambini, l'affido degli adolescenti alle scuole, preferibilmente quelle private, dove i risultati si crede siano più garantiti, i disagi giovanili affidati agli psicologi perché i tempi di comunicazione nell'ambito familiare, quando non sono ridotti, sono del tutto assenti.
Non parliamo poi della relazione emotiva, sentimentale e sessuale tra i coniugi che, soffrendo per la mancanza di tempo, diventa svogliata, disinteressata e non compensata dai regali di compleanno, dall'offerta di cene annoiate al ristorante, o da una settimana di vacanze in paesi esotici comprata in un'agenzia di viaggio.
Oggi questo stakanovismo nel lavoro per procurarsi denaro con cui realizzare la propria indipendenza sta svelando il rovescio della sua medaglia, che è poi la perdita della propria vita emotiva, per cui tutto diventa indifferente e nulla più stimolante. Neppure il weekend, perché non si può negli ultimi due giorni della settimana recuperare un mondo relazionale trascurato negli altri cinque giorni dove, da mane a sera, sia reperita la propria identità nella propria funzione nell'apparato, che ci prevede produttori di denaro nei giorni feriali per il suo consumo in quel di festivi.

Lo spostamento dell'auto-realizzazione nel mondo del lavoro con conseguente de-realizzazione nel mondo della famiglia e più in generale degli affetti ha fatto crollare anche l'ideologia del "tempo-qualità", che poi non è altro che il modo con cui, ingannandoci, si chiama il tempo che si dedica agli affetti quando è "poco", quando non si ha tempo di ascoltare i figli se non per i risultati scolastici, quando non si ha tempo di vedere sulla faccia del nostro compagno o compagna di vita i segni del disagio, quando non si ha neppure il tempo di prendere contatto con quello sconosciuto che, a furia di lavorare, ciascuno diventa per se stesso.
In questa campagna elettorale sentiamo un gran parlare di famiglia, ma sempre e ancora in termini di denaro (riduzione dell'Ici sulla casa, bonus per i nuovi nati), mai in termini di tempo. Come se il mondo emotivo, affettivo, relazionale, sempre più sacrificato, potesse essere compensato col denaro con cui affidare al mercato tutta la cura che sottraiamo ai figli, agli anziani, alle relazioni reciproche, familiari e di vicinato, cura della propria vita emotiva, senza la quale risulta difficile distinguerci dalle macchine industriali, informatiche, burocratiche, con cui quotidianamente interagiamo.
Sembra che i giovani, carenti come sono stati di cure genitoriali, di tempo a loro dedicato, di affetto continuativo e non saltuario mescolato con ansia, siano più sensibili al valore del tempo libero (dal lavoro) che è poi il tempo per sé, anche se questo loro desiderio confligge col modello produttivo, costretto a diventare turbo - produttivo per effetto della concorrenza globale.
Eppure qui una scelta si impone, se vogliamo evitare quell'alienazione, quella lontananza di sé da sé, che già Marx a suo tempo denunciava, con la sola differenza che al suo tempo avveniva per costrizione e oggi per autocostrizione, perché ognuno tende a consegnare la propria identità alla propria disponibilità economica e quel riconoscimento che non viene più dallo sguardo di un uomo, di una donna, di un figlio, ma dall'avanzamento in carriera, che conferisce prestigio in una società fatta più di relazioni formali che affettive.

Chiedere tempo libero e non più solo denaro e benefit è un modo per recuperare l'umano e non soccombere a quell'atrofia emotiva in cui uno non solo non è più in grado di riconoscere l'altro, ma alla fine neppure se stesso. Le nuove generazioni sembra l'abbiamo intuito.
Se riusciranno a rivendicare tempo libero saranno la più significativa delle rivoluzioni, perché riconsegneranno una speranza all'uomo nell'età della tecnica che, col suo sguardo guidato solo dalla più fredda razionalità, fatica a distinguere un uomo da una macchina.

(U.Galimberti su la Repubblica, 6 aprile 2006) anche su intranet telecom 8/7/2006

martedì 8 agosto 2006

L'espresso speciale call center

Il call center è troppo precario
Basta con i finti co.co.pro. Il ministro Damiano cambia le regole per 20 mila giovani.
Cosa faranno le aziende?

di Marco Ratti

La roulette russa ha iniziato a girare per migliaia di giovani che lavorano nei call center. Entro sei mesi, circa 20 mila addetti che oggi hanno un contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto (i così detti co.co.pro.) potrebbero dire addio a una delle forme più estreme di precariato. Ma non è detto che saranno rose e fiori per tutti: chi non sarà assunto come subordinato, a tempo determinato o indeterminato, rischia di perdere il posto. Di punto fermo ce n'è solo uno: così non sarà più consentito andare avanti.
A stabilirlo è la circolare 17 del 14 giugno che il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha indirizzato ai propri ispettori e a quelli di Inps, Inail ed Enpals per fare chiarezza nel settore. Il documento dà un avvertimento: gli ispettori controlleranno che tutti i co.co.pro. abbiano un progetto ben determinato da portare a termine e siano davvero lavoratori autonomi, quindi senza giorni né orari prestabiliti, per esempio. Parole che per gli addetti ai lavori hanno un significato ben preciso: i contratti di collaborazione fatti al personale che presta servizi di assistenza al cliente - dove si lavora in orari prestabiliti e senza un progetto chiaro e limitato nel tempo - dovranno sparire. Conferma il vicedirettore generale delle Attività ispettive del ministero del Lavoro, Paolo Pennesi: "A partire da inizio settembre andremo azienda per azienda a chiarire quali sono le regole, ma dai primi giorni di dicembre potrebbero arrivare gli ispettori per verificare che tutto sia in regola". Dopo l'avvertimento, quindi, chi farà ricorso a contratti co.co.pro. per quel tipo di servizi rischia di pagare la differenza tra quanto dovuto e quanto pagato, più il 60 per cento dei contributi omessi.

Cambiare le regole dei call center significa mettere mano a qualcosa che sta segnando un'intera generazione. In un settore che impiega per lo più giovani e in cui il turn over è elevatissimo, la novità non farà piacere a tutti. C'è chi proprio non sopporta il precariato che spesso caratterizza questo mondo, ma non ne può fare a meno. Ma c'è anche chi, come molti studenti universitari, sfrutta la flessibilità per studiare e, allo stesso tempo, raggranellare qualche euro. Insomma, il dibattito è aperto, come dimostra l'editoria: quest'anno è uscito 'Mi spezzo ma non m'impiego', dove Andrea Bajani parla del pianeta precariato; nel 2005, Claudio Cugusi ha scritto un libro dall'eloquente titolo 'Call center. Gli schiavi elettronici della new economy'.

Oltre che per i lavoratori, la circolare avrà effetti anche sul mercato. "Andava chiarito", dice Pennesi, "quando i contratti a progetto possono essere utilizzati, perché il sistema delle gare d'appalto per l'affidamento di servizi 'inbound' ne era falsato: chi partecipava proponendo prezzi più competitivi perché utilizzava i co.co.pro. ne traeva un vantaggio ingiusto".

Sandro Mascolo, direttore generale della Intouch (gruppo Europassistance), racconta di aver perso un paio di gare proprio per aver partecipato utilizzando dipendenti invece che co.co.pro. (1500 EUR nette qualche anno fa per 8 ore, nota mia) E lo stesso è successo ad Alberto Tripi, presidente di Almaviva, gruppo leader del settore in Italia: "Un paio d'anni fa perdemmo la gara per il call center dell'Inps. Le Poste, utilizzando personale a progetto, offrivano quel servizio a 7 milioni di euro. Noi, con assunzioni a tempo indeterminato, a 15 milioni".

A essere interessate dal provvedimento saranno soprattutto le imprese che offrono servizi di call center a terzi, visto che gli altri operatori, quelli 'in house', solitamente non utilizzano contratti a progetto per questo tipo di attività. L'intero settore comprende circa 250 mila addetti, di cui 80 mila occupati in società di outsourcing (che fatturano complessivamente 500 milioni di euro l'anno). Togliendo da questa cifra chi lavora in servizi 'outbound' - come promozioni e vendite via telefono, dove continuano a essere consentite le collaborazioni a progetto - si arriva a 15-20 mila lavoratori, che oggi prestano servizi di assistenza al cliente come co.co.pro., ma che domani dovranno avere un contratto di lavoro subordinato (sempre che le aziende decidano di confermarli). Questi dati sono forniti dall'Associazione italiana del contact center (Assocontact), che aderisce a Confindustria e registra tra i suoi iscritti un centinaio di aziende, che valgono circa l'80 per cento del totale. Il presidente di Assocontact, Umberto Costamagna, dà un giudizio positivo sulla circolare del mese scorso, perché consente di dare regole certe al settore. Ma non è ancora abbastanza. "Imprenditori e sindacati devono sedersi a un tavolo per accordarsi su un contratto valido per tutti gli operatori del settore", commenta Costamagna. Anche per Mario Massone, presidente di Customer management multimedia call center (Cmmc), un club che raggruppa circa 150 aziende della filiera, "serve una tipologia contrattuale specifica per il settore, così da portare il salario degli operatori a livelli più dignitosi". Come conferma la controparte sindacale. "La circolare è solo un primo passo", dice il sergretario Uil per le politiche del lavoro, Carlo Fabio Carapa, "ma ora dobbiamo arrivare a un istituto contrattuale specifico. Credo che la collaborazione a progetto non vada mai bene nei call center. Piuttosto andrebbe meglio lo staff leasing".
Anche per il segretario generale di Cgil-Nidil, Rossella Ceramelli, "questo settore richiede un accompagnamento verso una soluzione più complessiva", visto che gli interventi fatti finora "non incidono sulla condizione materiale di vita del lavoratore". E per Eros Pizzi, responsabile telecomunicazioni Cisl, bisogna "rivedere il sistema sedendoci a un tavolo". Tutti d'accordo, quindi. Ma nel frattempo, che cosa succede?

Sul passaggio da co.co.pro a lavoro subordinato il presidente di Assocontact è chiaro: "Significherà un raddoppio dei costi per le società", dice, "e quindi non si può negare che ci potrebbe essere un rischio occupazionale". In altre parole, se le compagnie di outsourcing non si potranno permettere di assumere chi oggi lavora in un call center con un contratto a progetto perché i committenti non accetteranno di sborsare più soldi, saranno costrette a lasciare a casa queste persone. Un'ipotesi che invece Costamagna non ritiene probabile: "L'operatore di call center gestisce la relazione con il cliente, che è la cosa più importante per l'azienda. Per questo credo che i committenti saranno disposti a pagare un prezzo maggiore per questo servizio. E per una qualità che sicuramente crescerà".

I progetti della maggiore azienda del settore sembrano dare ragione a questo ottimismo. "Nella nostra società lavorano 8 mila collaboratori a progetto", dice il presidente di Almaviva, Alberto Tripi, "e di questi circa la metà si occupa di servizi 'inbound'. Entro la fine dell'anno ci adegueremo, e questi co.co.pro. diventeranno lavoratori subordinati. Sempre che le aziende cui offriamo il lavoro accettino i maggiori costi. Ma non credo che abbiano scelta".

Qualche azienda potrebbe avere grossi problemi a rispettare la tabella di marcia prevista dal ministero. Secondo Costamagna i tempi sono troppo stretti. E c'è chi è ancora più esplicito. Come Mario Massone, di Cmmc: "È un processo che deve avvenire con gradualità, perché altrimenti si rischia di mettere in crisi tutta la filiera dell'outsourcing". Oltre ai tempi, il presidente di Cmmc critica altri aspetti della circolare: "La fase di verifica degli ispettori potrebbe riguardare anche il passato. Questo metterebbe a rischio la vita delle aziende".

Polemiche a parte, Massone propone un vero e proprio cambiamento di mentalità a chi commissiona servizi di call center. "Bisogna passare dal modello di outsourcing a uno di co-sourcing, investendo in tecnologia, nella qualificazione delle risorse umane e nella loro organizzazione". Coinvolgere i committenti dei servizi nel miglioramento dei servizi stessi, in effetti, potrebbe essere un modo per convincerli a pagare di più a partire da fine anno.

Ma che la nuova circolare porti a 15-20 mila passaggi da collaborazioni ad assunzioni è ancora tutto da dimostrare. Anche perché le risorse umane pesano per il 70 per cento sui costi operativi di queste società. La roulette russa continuerà a girare fino a dicembre.

fonte http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il%20call%20center%20è%20troppo%20precario/1339069

Quante volte...ci è capitato, vero?


fonte http://www.puntocellulare.it/notizie/5634/Ipsos-MORI--informazioni-su-cellulari.html

sabato 5 agosto 2006

SUV indisciplinati


da http://www.puntocellulare.it/notizie/5537/Cellulare-al-volante-di-auto-trazione-integrale.html

A questo punto ritorna attuale il recente (non troppo) ironico scritto di Chiaberge:

SIGNOR(A) SINDACO, CI SALVI DAI «SUVANDALI»

Gentile Signor Sindaco, intanto si lasci chiamare Signora. Che le piaccia o no, Signora lei è a tutti gli effetti, non soltanto per lo stato civile. Hanno sbagliato, in campagna elettorale, a rinfacciarle la sua ricchezza, anche perché spesso l'accusa proveniva dagli attici miliardari della gauche caviar. La ricchezza non è una colpa, specialmente se si sposa, come nel suo caso, all'eleganza e alle buone maniere. È la maleducazione il vero flagello. Quando poi la maleducazione cresce in proporzione al reddito, come succede oggi, la vita in città diventa impossibile. Lei ha annunciato di voler riportare la legalità nei centri sociali. Giusto: nessuno più sia libero di imbrattare i muri, turbare la quiete pubblica e spaccare vetrine. Ma questo deve valere per tutti, non solo per i giovani antagonisti. Se Parigi è assediata dalle banlieue, nel centro di Milano imperversa il vandalismo dei ricchi. Managerini in grisaglia, bancari bocconiani e pierre con borsetta di Prada, col favore delle tenebre si trasformano in selvagge bande metropolitane. Anarco cafonalisti, bankabbestia, blazer block, antagonisti della sosta vietata, squatter a trazione integrale. Si assembrano in torme fumanti e vocianti a Brera, lungo i Navigli, alle colonne di San Lorenzo e intorno all'arco della Pace, complici baristi e ristoratori no fiscal. Una delle tribù più temibili è quella dei Suvisti, che non sono una setta di mistici orientali, ma un'orda rombante che occupa militarmente coi suoi macchinoni ogni spazio pubblico, inclusi gli scivoli per i diversamente abili. Suv è l'acronimo di Sport Utility Vehicle, ma in questi casi sta per Sono Un Vandalo. Al mattino, marciapiedi e aiuole intorno ai locali sono cosparsi di cicche, bottiglie vuote, bicchieroni di margarita. E quelle chiazze maleolenti sui muri delle case intorno non le hanno prodotte animali a quattro zampe. Oltre a ignorare i cestini portarifiuti, i nostri Suvandali si tengono alla larga dai vespasiani. Sarebbe questo il "brand Milano" che vogliamo proporre agli stranieri? Se l'immagina Hyde Park o gli Champs Elysées conciati così? Nella capitale della finanza il denaro sembra essere non soltanto l'unico metro di valutazione, ma una specie di salvacondotto per l'impunità. Chi ha il portafoglio gonfio si ritiene legibus solutus, non soggetto alle leggi, come gli imperatori romani. E invece di legalità abbiamo più che mai bisogno, nei centri sociali e fuori. Non chiediamo purghe staliniane. Basterebbe la mano invisibile del mercato: per esempio, liberalizzare i servizi di rimozione delle auto parcheggiate illegalmente. Oggi i carri attrezzi sono pochi, ed è raro vederli in azione. Se fossero più concessionari a gestirli, in competizione tra loro, stia certa che i marciapiedi tornerebbero sgombri. Come a Londra o a Parigi, dove per gli Attila in Suv vige la tolleranza zero.

(Riccardo Chiaberge, Il Sole 24 ore, Il Domenicale, 20 giugno 2006)

Tra roaming e traffico dati...

INTUG: roaming, costi ingiustificati

Il Presidente dell'INTUG, (International Telecommunications Users Group) Sergio Antocicco, ha dichiarato che gli utenti business dei principali Paesi europei sono contrariati dalle azioni di lobby che gli operatori mobili portano avanti con lo scopo di proteggere gli elevati e ingiustificati profitti generati dal roaming internazionale.

Secondo le parole di Antocicco: "Questo è un altro esempio di come l'Unione Europea svantaggia i propri cittadini rispetto, ad esempio, agli Americani, consentendo elevati mark-up a servizi transfrontalieri che dovrebbero essere trasparenti e con prezzi congrui, in un Mercato Unico. Non ci sono tracce evidenti di vera concorrenza, nonostante da oltre sette anni si evidenzi che i margini di profitto sono molto elevati, arrivando a oltre il 1000%. I comportamenti nella definizione dei prezzi fanno sospettare l'esistenza di accordi di cartello; gli utenti notano che gli Operatori Mobili reagiscono solo quando si minaccia di regolamentare i prezzi al dettaglio. Le loro ultime mosse confermano questo sospetto."

Inoltre i Mondiali di Germania 2006, com'è successo in passato per le Olimpiadi di Atene, si stanno rilevando una miniera d'oro per gli operatori mobili che oggi, come allora, fanno sostenere spese elevate agli appassionati di calcio imponendo costi di comunicazione il cui livello è ingiustificato.

"C'è di più - aggiunge Antocicco - I danni economici agli utenti europei per le tariffe esorbitanti per il roaming dei servizi voce, crescono ulteriormente quando si passa ai servizi dati. I computer portatili, i PDA e gli stessi telefonini moderni, che hanno caratteristiche analoghe ai computer, si collegano automaticamente ai siti dei produttori dei programmi istallati e scaricano, senza controlli da parte dell'utente, quantità imprevedibili di dati, tariffati, di solito, a volume. Aggiornare il sistema di antivirus attraverso un collegamento mobile, può venire a costare oltre 1000 Euro l'anno, a fronte di un costo annuo della licenza di circa 30 Euro! Molte aziende, visti i costi stratosferici, stanno vietando ai propri dipendenti l'uso di collegamenti dati dai PC portatili, quando sono all'estero. Ciò danneggia l'efficienza dell'economia europea oltre ai consumatori e le Imprese."

fonte www.portel.it Venerdì 7 Luglio 2006

giovedì 3 agosto 2006

Si fa presto a dire outsourcing

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Emblematica lettera a Provera

Una emblematica lettera della collega Cristina Fracalosso...

Se pensiamo a tutto ciò che è TIM per "il sociale" http://www.tim.it/azienda/c372/canalestandard.do

Riprendo dallo scritto

Da una parte ci era difficile crederlo, perchè l'azienda perchè l'azienda TIM navigava e naviga tuttora in ottime acque, vantando i propri utili sui magazine aziendali e quelli finanziari esterni (..)
Aziende più piccole di TIM e, si sa che più piccola è l'azienda meno sono le garanzie per il lavoratore poco produttivo, anche se non lo è per cattiva volontà (..)
Questa mia lunga lettera è nata non dall'intento di metterLe paura con la minaccia delle nostre cause legali, è nata piuttosto dall'aver saputo che Lei sarebbe intenzionato a realizzare una fondazione per sostenere le organizzazioni no-profit (che aiuta me e quelli come me). (..)
Ma come, dott. Provera, Lei che dichiara all'universo mondo il proprio impegno nei confronti della società, dei disabili e di chi vive in situazioni di disagio sarebbe la stessa alta personalità che ha pianificato questa deportazione di massa e che la sta portando freddamente avanti senza tener conto di tutto ciò su cui i sindacati hanno cercato di attirare l'attenzione dell'azienda?

Ricaricarsi al caldo

Ricordiamo ai nostri cari clienti quando dovesse capitare che...
Servirsi di un codice di accesso ottenuto indebitamente costituisce riciclaggio
Ricaricare il cellulare con un codice falso è reato
(Cassazione 32440/2003)

È reato effettuare la ricarica sul proprio telefono cellulare servendosi di un codice ottenuto indebitamente. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha precisato che il comportamento incriminato - per il quale il responsabile era stato assolto dall'imputazione di frode informatica - integra gli estremi del reato previsto dalla c.d. legge antiriciclaggio, che dispone che «chiunque, al fine di trarne profitto per sé o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire 600.000 a lire 3.000.000». Secondo la Suprema Corte, infatti, la tessera telefonica di ricarica costituisce un documento analogo alle carte di credito o di pagamento, che abilita alla prestazione dei servizi telefonici (nel caso in questione, l'imputato aveva accettato l'offerta di acquisto del servizio di ricarica a metà prezzo utilizzandola indebitamente, in quanto la tessera in questione era stata fraudolentemente sottratta a chi la deteneva legittimamente). Per tale motivo, chi si serve di un codice di accesso indebitamente ottenuto viola la normativa antiriciclaggio. (23 settembre 2003)

Punti da ponderare

fonte technocity

clikka per ingrandire

Chi siamo (definizioni)

Operatore di call center: in bound e out bound

L'operatore di call center inbound gestisce le chiamate (telefoniche e non) ricevute in entrata da un call center. Si occupa di un servizio in risposta al cliente, in particolare: customer care, servizi informativi, acquisizione ordini, supporto a siti e help-desk tecnico. L'operatore di call center inbound risponde alle chiamate in arrivo, fornisce informazioni e consigli, riceve gli ordini o i reclami. Inoltre, protocolla le varie attività e, se necessario, elabora soluzioni ai diversi problemi presentati. Tra le capacità più importanti dell'operatore di call center inbound sono la capacità a passare rapidamente da un problema all'altro, la tempestività di risoluzione del problema e l'abilità ad accontentare clienti difficili. Gli operatori di call-center inbound svolgono la loro attività nelle industrie, nelle aziende commerciali e di servizi. Generalmente è un lavoratore dipendente, ma può essere anche un lavoratore autonomo che offre la sua collaborazione a diversi call center. E' impiegato in aziende di telemarketing, call center di aziende private, strutture informative di enti pubblici, help desk aziendali, call center in outsourcing (centri di assistenza esterni alle aziende).

L'operatore di call center outbound gestisce i contatti con il cliente per mezzo di telefono, tecnologie web e sistemi di comunicazione integrata. In particolare si può occupare di uno o più dei seguenti servizi: telemarketing, ricerche di mercato, sondaggi, promozione, inviti ad eventi, back office, recupero crediti, ecc. Protocolla le varie attività e, se necessario, elabora soluzioni ai diversi problemi presentati. Gli operatori dei call-center outbounbd sono innanzitutto impiegati nelle vendite fatte per telefono e, talvolta, nei sondaggi di mercato e di opinione. Capacità fondamentale dell'operatore di call center outbound è stabilire un contatto empatico con il potenziale cliente in modo da attirare la sua attenzione e interessarlo al prodotto/servizio offerto o renderlo disponibile alla collaborazione. Generalmente è un lavoratore dipendente, ma può essere anche un lavoratore autonomo che offre la sua collaborazione a diversi call center. E' impiegato in aziende di telemarketing, call center di aziende private, strutture informative di enti pubblici, help desk aziendali, call center in outsourcing (centri di assistenza esterni alle aziende).

Responsabile di call center: il ruolo

2 agosto 2006

Il responsabile di call center organizza, coordina e dirige le attività e il personale di un call center. Le sue competenze variano a seconda del tipo di call center di cui si occupa, a seconda, ad esempio, se si tratta di un centro di assistenza clienti che richiede competenze tecniche su specifici prodotti o di un centro di ricerche di mercato o di promozione. Si può occupare in prima persona di risolvere eventuali problematiche tecniche o reclami. Verifica i rapporti prodotti dagli operatori e prepara rapporti di sintesi per la direzione al fine di migliorare servizi o prodotti o di fornire indicazioni sulle tendenze di mercato e le aspettative dei potenziali clienti. Lavora come dipendente in imprese di servizi o in grandi imprese che sono dotate di un call center interno.

da http://www.raiutile.rai.it/notizia.jsp?id=4713

Primi passi (l'Unità)

Call Center, primi passi contro la precarietà
di Luigina D'Emilio

Call center uguale lavoro precario. Un binomio che per troppo tempo ha rappresentato la normalità nel vasto mercato dei lavoratori temporanei. Ma L'operatore di call center sfruttato e sottopagato "rischia" di scomparire dalla scena lasciando il posto a professionisti regolarizzati.
Parte, infatti, con sedici contratti a tempo indeterminato il piano del ministero del Lavoro per la regolarizzazione dei lavoratori nei call center. Ad essere assunti proprio i dipendenti del dicastero. A dare l´esempio Cesare Damiano, a capo del ministero che ha dichiarato:«Bisogna mettere ordine in casa per riportare il sistema alla massima regolarità».
Che sia dunque un avvio graduale verso un percorso di emersione e di stabilità del lavoro? Queste sembrano essere le intenzioni del ministro Damiano che ha ricordato come per troppo tempo quello dei call center sia stato uno dei settori più minacciati dall´instabilità e dalla totale mancanza di regole appropriate: «abbiamo scelto i call center per iniziare, un piccolo passo verso la regolarizzazione di un settore che conta 250mila dipendenti e dove la precarietà la fa da padrone».
Ma nelle intenzioni di Damiano non ci sono solo i contratti regolari, si parla anche di più controlli per iniziare quella che il ministro annuncia essere una vera lotta al lavoro sommerso e alla precarietà. Da settembre, infatti, partiranno le ispezioni del ministero in oltre 600 aziende che gestiscono gli operatori di call center con l´intento di far conoscere a tutti i datori di lavoro le nuove regole contenute nella circolare diffusa dal dicastero di Damiano. I controlli verificheranno chi fa lavoro subordinato senza avere un contratto a tempo indeterminato. L´opera di «accompagnamento e persuasione» così definita dal ministro avrà termine il 30 novembre, ma riprenderà a dicembre per verificare se effettivamente le aziende si siano adeguate ai cambiamenti previsti.
Nel frattempo sindacati e imprese siederanno a un tavolo per formulare accordi su una normativa a favore dell´emersione graduale dei lavoratori. Per incentivare un comportamento coerente con la circolare ministeriale sui call center, il ministero ha convocato i rappresentanti di Enel, Acea, Italgas, Telecom, Fs, AirOne, Autostrade, Vodafone e Tiscali e ha contattato i sindaci dei principali comuni e città metropolitane italiane.
Sulle orme del ministero del lavoro, Poste Italiane che nelle prossime settimane procederà alla stabilizzazione dei lavoratori dei call center di Inps, Inail, Consip, Enel, gestiti in appalto. Lo ha affermato l'amministratore delegato dell´azienda Massimo Sarmi «intendiamo procedere in questo percorso che è coerente con la logica industriale di impresa».
«Scoraggiare l´uso sbagliato della flessibilità perché la flessibilità deve esserci quando ce n'è bisogno». Così replica Damiano a chi contesta i provvedimenti, «questo è uno dei punti di forza per la lotta al precariato, abbiamo anche intenzione di ridurre la forbice tra i contributi che si pagano per il lavoro precario, il 33% e quelli che si pagano per il lavoro a tempo indeterminato che pesano per circa il 40% in modo tale da rendere meno vantaggioso il primo». Un esercito di 250mila lavoratori potrebbe dire basta al precariato cronico, ma Damiano ricorda che il progetto è all'inizio anche se non dimentica che questo passo potrà cambiare e di molto la condizione lavorativa di numerose persone.

fonte
l'Unità del 2/8/2006

martedì 1 agosto 2006

Una conclusione positiva

REGGIO CALABRIA. “La vertenza dei lavoratori del call-center postale di Reggio Calabria, dopo 5 anni di lotte e di trattative febbrili, si è conclusa positivamente con l’assunzione a tempo indeterminato di 38 lavoratori precari”. Lo rende noto la Cgil di Reggio Calabria. La Cgil ha organizzato un dibattito sulla vicenda sul tema “Addio al precariato”, che si svolgerà domani a Reggio. All’incontro parteciperanno il segretario generale della Cgil di Reggio, Nino Costantino; il segretario confederale Cgil Reggio, Francesco Alì; una lavoratrice del call-center, Valentina Virdia; il segretario generale Slc-Cgil di Reggio, Giuseppe Catalano; l’assessore regionale al Lavoro, Nino De Gaetano; il segretario regionale Cgil, Vera Lamonica; il segretario nazionale Cgil, Paolo Nerozzi; il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova; il segretario nazionale Cgil, Nicoletta Rocchi. “I lavori - è scritto in una nota - serviranno per fare il punto su una vertenza conclusa positivamente in Calabria e per chiedere a Poste l’impegno a rilanciare, nella provincia di Reggio, il rafforzamento dei servizi ed una qualificata occupazione, che rappresentano condizioni strategiche per lo sviluppo e la crescita del territorio”.

lunedì 31 luglio 2006

Non arrendetevi (di nuovo alberoni)

Siete creativi e diffidano di voi? Non arrendetevi
di Francesco Alberoni

C’è un immenso piacere nel creare, nell’inventare, nel costruire qualcosa, nel risolvere un problema, ma possiamo farlo solo per qualcuno che amiamo, per una comunità a cui vogliamo fare del bene. In realtà molto spesso siamo chiamati a svolgere un compito per gente indifferente o addirittura ostile. All’inizio siamo perplessi, talvolta presi dallo sconforto ma quando cominciamo a ottenere risultati, quando ci accorgiamo che stiamo dando un contributo originale, allora iniziamo a provare simpatia per coloro che stiamo beneficiando, siamo pronti fare sacrifici per loro e proviamo per loro affetto, amore.
Anzi credo che quasi sempre nella vita non venga prima l’amore, viene prima la creazione, il dono di qualcosa di prezioso e solo dopo sorge l’amore per coloro cui abbiamo donato. E’ lo stesso meccanismo che si trova alla base della maternità e della paternità: noi amiamo coloro cui abbiamo dato la vita. Questo spiega perché le personalità creative provino così spesso un senso di delusione e di ingratitudine. Essi amano coloro cui offrono la loro opera, ma costoro non sempre li ricambiano. Spesso anzi li guardano con sospetto, pensano che lo facciano per ambizione o per un proprio tornaconto e quando hanno successo, li invidiano. Poi quando l’opera è finita se ne impadroniscono con avidità.
L’individuo isolato, escluso, l’individuo che si accorge che, quando parla, le sue parole sono accolte con astio, con livore, con la volontà di non capire o di non ascoltare, l’individuo in esilio, perde ogni interesse e ogni volontà di fare, perché non ha più un interlocutore cui donare, da cui venir riconosciuto. Nella persecuzione e nell’esilio si salva solo chi guarda al di là del contingente, e si rivolge ad un pubblico ideale. Machiavelli scrive le sue cose migliori in esilio quando non parla più ai suoi concittadini per ottenere un risultato politico, ma a tutti gli uomini che vogliono conoscere i reali meccanismi della vita e della storia. E lo stesso fa Dante quando, non potendo più tornare a Firenze dove è stato condannato a morte, allarga il suo orizzonte a tutte le esperienze umane e all’intera Italia di cui crea la lingua. Alcune delle più grandi opere creative scientifiche ed artistiche nascono proprio dall’esperienza dell’esilio che porta a trascendere il contingente, a parlare a gente che non conosci, ma che, poiché non è accecata dall’invidia e dal rancore, può ascoltarti e capirti e che, perciò, puoi amare.

Corriere, 24 aprile 2006

Datacontact sulla via del sunnitismo?

Iraq, rissa in Parlamento per una suoneria
Una melodia sciita, utilizzata da un parlamentare come suoneria, ha scatenato le ire di alcuni deputati e provocato un trambusto ben poco diplomatico

16/5/2006 Baghdad - Sono alte le tensioni nel parlamento iraqeno, così alte che ogni scusa è buona per fermare i lavori e tornare alle polemiche, talvolta così vivaci da sfociare in rissa. Già, perché è notizia di questi giorni che una suoneria di cellulare che si è fatta sentire nel momento sbagliato ha mandato su tutte le furie numerosi parlamentari, scatenando una serie di diverbi sfociati, appunto, in una rissa.

In particolare, il risuonare improvviso di una melodia sciita nell'aula parlamentare ha sollevato immediate e vivaci proteste da parte di numerosi deputati sunniti, offesi dalla spavalderia dell'assistente di una deputata sciita che aveva dimenticato di apporre il "silenziatore" al proprio cellulare. Una polemica strumentale, ha suggerito qualcuno, perché sono cinque mesi che in Parlamento si lavora sulla nomina al nuovo Governo e ormai basta un niente, o lo squillo improvvido di un cellulare, per far saltare i nervi ai rappresentanti del popolo iraqeno.

E così la seduta in corso è stata immediatamente sospesa tra accuse reciproche e questo nonostante vi fosse la volontà di scusarsi per l'accaduto da parte del malcapitato proprietario del telefonino incriminato. Riferisce Reuters , infatti, che Gufran al-Saidi, del movimento islamista del leader religioso Moqtada al-Sadr, si è infuriata perché le è stato negato il diritto di replicare, e appunto scusarsi a nome del proprio collaboratore: il presidente le ha tolto il diritto di parola, spegnendo il suo microfono e ordinando anche lo spegnimento delle telecamere che seguivano i lavori.

Tutte azioni con cui probabilmente si voleva contenere il problema ma che devono aver stimolato ulteriormente i presenti: altri deputati hanno iniziato a protestare contro la "censura" ai danni della Saidi, poco dopo assalita da una guardia del corpo del presidente della camera Mashhadani, che le ha intimato di spegnere il cellulare.

Prima di poter provvedere, il telefonino del collaboratore si è prodotto in un nuovo squillo, provocando ulteriormente le guardie del presidente che, avventatesi sulla Saidi, hanno ricevuto l'accoglienza di un piccolo gruppo di parlamentari, evidentemente pronti a difendere con ogni mezzo la collega, se non persino il diritto dei suoi collaboratori di impostare sui propri telefonini la melodia che ritengono più adatta.

Altro che milleunatim



Impossibile resistere a fare una minifoto !!! sballato pure il CCMR nella conversione in lire!

domenica 30 luglio 2006

Continue sfide (vodafone vs 3)

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fonte monthly vision, maggio 2006

Il documento del PRC


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Fummo tra i primi a commentare, con un gruppetto di colleghi, insieme ad alcuni rappresentanti del partito, appostati fuori dell'azienda, questo volantino che ci fu consegnato all'una di notte di qualche tempo fa. Dato che non tutti lo hanno letto ma tutti hanno invece letto la dura risposta di una nostra collega esposta in bacheca, ve lo giro in modo che, depurando la "provocazione" e la "risposta" dalle inevitabili vecchiaggini lunguistiche, ognuno si faccia un'idea dei messaggi lanciati.

;-)

venerdì 21 luglio 2006

Call center "ristretto"



21/7/2006

Il Ministro della Giustizia Clemente Mastella e il Presidente di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera hanno inaugurato oggi, all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia “Nuovo Complesso”, il nuovo call center del servizio “1254” di Telecom Italia. Attraverso questa iniziativa, avviata con il contributo del sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi, Garante dei Detenuti per il Comune di Roma, prosegue (vedi già il comunicato del 2003 http://www.giustizia.it/ministro/com-stampa/xiv_leg/telecom.htm) la collaborazione tra Telecom Italia e il Ministero della Giustizia, volta ad offrire ai detenuti l’opportunità di svolgere un vero lavoro all’interno del carcere, aiutandoli ad acquisire competenze utili al reinserimento nella società.
Il call center di Rebibbia dispone di 26 postazioni (di cui 2 di supervisione) in cui potranno essere impiegate fino a 40 persone, in grado di gestire complessivamente circa 2.500 chiamate al giorno dei servizi “1254” da rete fissa. Il lavoro del call center è organizzato in turni (concordati tra Telecom Italia e la Cooperativa Sol.Co.) che vanno dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle ore 20.
Per una visione critica vedi a pag. 3 del Bip Bip del 2003 http://www.flmutim.it/Bollettini/Bip74.PDF

Come dicono gli americani dall'outsorcing all'insourcing (da un articolo di wired sui call center nelle prigioni)

Vedi la riflessione sulla positività di questa espansione di Tolardo su
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=2863&numero=471

giovedì 20 luglio 2006

Architettura bagno DC

un amico mi proponeva uno stile di nuovo bagno in linea con gli interni che già ci sono, che ne dite?
ma poi la pausa chi la rispetterebbe più?