lunedì 27 novembre 2006

Contraddizioni e delusioni

Fondamentali gli ultimi 4 paragrafi
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fonte gazzetta economia 29.9.2006

Piccole questioni da regolare (Alice)

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Park Sant'Agostino

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fonte la repubblica 14.11.2006

domenica 26 novembre 2006

sabato 25 novembre 2006

Chiamare da altra linea...

Ci chiamasse un cliente con un motorola V3,
noi sicuramente gli consiglieremmo di chiamare il numero verde VAS da altra linea, magari da una cabina...forse un cliente ci ha provato e dato che la telefonata di configurazione si sà non finisce mai...ha continuato la chiamata portandoselo a casa...

Foto: cabina in piazza degli Ontani, Roma (Centocelle)


venerdì 24 novembre 2006

Cause su contratti a progetto

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fonte il sole24ore 18.5.2005

Colpo di scena

CALL CENTER: TAR LAZIO RESPINGE TESI ISPETTORI LAVOROù

Il Tar del Lazio ha respinto le conclusioni degli Ispettori del Lavoro sul caso dei call center della societa' Atesia scoppiato quest'estate. Con un'ordinanza resa nota oggi, infatti, la prima sezione del Tar del Lazio, in accoglimento dell'istanza cautelare proposta dalla societa' Atesia del Gruppo AlmavivA, ha sospeso l'efficacia dei verbali degli Ispettori del Lavoro del 21 e 24 agosto con i quali venivano qualificati come rapporti di lavoro subordinato i contratti di lavoro a progetto in essere presso l'azienda. Il Giudice amministrativo ha ritenuto quindi fondate - sia pure sulla scorta e nei limiti di un accertamento sommario, ricorda la societa' - le censure ai provvedimenti mosse dalla societa' Atesia. In relazione all'ordinanza del Tar, il Presidente Alberto Tripi che attualmente si trova in Brasile insieme al Vice Presidente, Marco Tripi, per l'inaugurazione della societa' del Gruppo "AlmavivA do Brasil", ha dichiarato: "La decisione del TAR non mi sorprende poiche' come abbiamo sempre affermato, l'Azienda ha sempre operato nel pieno rispetto della legge. E' certamente motivo di soddisfazione apprendere che le conclusioni dell'indagine degli Ispettori del Lavoro, sono state respinte dalla giustizia amministrativa. Ritengo che questa decisione debba essere considerata positiva soprattutto per riprendere il dialogo costruttivo con le Organizzazioni Sindacali. Dopo questa Ordinanza sara' possibile attuare il programma che prevede la stabilizzazione di tutti i collaboratori a progetto del Gruppo, compresi quelli della societa' Atesia che altrimenti sarebbero rimasti in una condizione di incertezza. Il mio apprezzamento va soprattutto nei confronti di quei lavoratori che hanno continuato a operare con composta fermezza in un clima difficile e di crescente confusione".

fonte repubblica

giovedì 23 novembre 2006

Sintesi legislativa sulla possibilità di conoscere utenti disturbatori (cd. overriding)

Quante volte ci è capitato di ascoltare esigenze particolari di clienti in merito a chiamate di disturbo? Ho compilato per voi questa raccolta legislativa in merito alla cosiddetta procedura di "override", richiedibile di diritto al proprio gestore. Salvo il fatto che, come al solito, i gestori italiani intendano restrittivamente la norma e spesso rispondano "picche" al cliente, pur vessato, e che non intende intentare una causa contro ignoti con i relativi costi. Se solo pensiamo al fatto che questa possibilità o non ci viene del tutto comunicata dai formatori o peggio ancora (come è capitato) che la stessa non sarebbe possibile...dovrebbe essere facile percepire quanto ostruzionismo (in danno del cliente, s'intende) viene ancora perpetrato nonostante multe, sanzioni, ecc.

Art. 127 Chiamate di disturbo e di emergenza

DECRETO LEGISLATIVO 30 giugno 2003, n. 196
CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
Pubblicato sulla GU n.174 del 29-7-2003 - Suppl. Ordinario n.123

1. L'abbonato che riceve chiamate di disturbo può richiedere che il fornitore della rete pubblica di comunicazioni o del servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico renda temporaneamente inefficace la soppressione della presentazione dell'identificazione della linea chiamante e conservi i dati relativi alla provenienza della chiamata ricevuta. L'inefficacia della soppressione può essere disposta per i soli orari durante i quali si verificano le chiamate di disturbo e per un periodo non superiore a quindici giorni.

2. La richiesta formulata per iscritto dall'abbonato specifica le modalità di ricezione delle chiamate di disturbo e nel caso in cui sia preceduta da una richiesta telefonica è inoltrata entro quarantotto ore.

3. I dati conservati ai sensi del comma 1 possono essere comunicati all'abbonato che dichiari di utilizzarli per esclusive finalità di tutela rispetto a chiamate di disturbo. Per i servizi di cui al comma 1 il fornitore assicura procedure trasparenti nei confronti degli abbonati e può richiedere un contributo spese non superiore ai costi effettivamente sopportati.

4. Il fornitore di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico predispone procedure trasparenti per garantire, linea per linea, l'inefficacia della soppressione dell'identificazione della linea chiamante, nonché, ove necessario, il trattamento dei dati relativi all'ubicazione, nonostante il rifiuto o il mancato consenso temporanei dell'abbonato o dell'utente, da parte dei servizi abilitati in base alla legge a ricevere chiamate d'emergenza. I servizi sono individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni, sentiti il Garante e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

http://www.privacy.it/codiceprivacy.html

Articolo 10
Deroghe

Direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 luglio 2002 relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche
Pubblicato sulla GUCE n. L 201 del 31/7/2002

Gli Stati membri assicurano che esistano procedure trasparenti in base alle quali il fornitore di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico:
a) possa annullare, in via temporanea, la soppressione della presentazione dell'identificazione della linea chiamante a richiesta di un abbonato che chieda la presentazione dell'identificazione di chiamate malintenzionate o importune. In tal caso, in base al diritto nazionale, i dati che identificano l'abbonato chiamante sono memorizzati e resi disponibili dal fornitore di una rete pubblica di comunicazioni e/o di un servizio di comunicazioni elettroniche accessibile al pubblico;b) possa annullare la soppressione della presentazione dell'identificazione della linea chiamante e possa sottoporre a trattamento i dati relativi all'ubicazione, nonostante il rifiuto o il mancato consenso temporanei dell'abbonato o dell'utente, linea per linea, per gli organismi che trattano chiamate di emergenza, riconosciuti come tali da uno Stato membro, in particolare per le forze di polizia, i servizi di ambulanza e i vigili del fuoco, affinché questi possano reagire a tali chiamate.

http://www.interlex.it/testi/02_58ce.htm

Art. 7
Chiamate di disturbo e di emergenza


Decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171
Disposizioni di tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni, in attuazione della direttiva 97/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, ed in tema di attività giornalistica
Pubblicato sulla G.U. 3 giugno 1998, n. 127

1. L'abbonato che riceve chiamate di disturbo può richiedere, a proprie spese e anche telefonicamente in caso di urgenza, che il fornitore del servizio di telecomunicazioni accessibile al pubblico renda inefficace la soppressione dell'identificazione della linea chiamante e conservi i dati relativi alla provenienza della chiamata ricevuta. L'inefficacia della soppressione può essere disposta nei soli orari durante i quali si verificano le chiamate di disturbo e per un periodo non superiore a quindici giorni.
2. L'istanza formulata per iscritto dall'abbonato deve specificare le modalità di ricezione delle chiamate di disturbo e, nel caso in cui sia preceduta da una richiesta telefonica, deve essere inviata entro ventiquattro ore.
2-bis. Il fornitore di una rete di telecomunicazioni pubblica o di un servizio di telecomunicazioni accessibili al pubblico deve predisporre procedure adeguate e trasparenti per garantire, linea per linea, l'annullamento della soppressione dell'identificazione della linea chiamante da parte dei servizi abilitati a ricevere chiamate d'emergenza.".

http://www.interlex.it/testi/dlg98171.htm

Direttiva 97/66/CE del 15 dicembre 1997
sul trattamento dei dati personali e sulla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni
Pubblicata sulla GUCE n. L 024 del 30/01/1998

Articolo 8
Presentazione e restrizione dell'identificazione della linea chiamante e collegata

1. Qualora sia disponibile la presentazione dell'identificazione della linea chiamante, l'utente chiamante deve avere la possibilità di eliminare, mediante una funzione semplice e gratuitamente, la presentazione dell'identificazione della linea chiamante chiamata per chiamata. Gli abbonati chiamanti devono avere tale possibilità linea per linea.

6. Gli Stati membri assicurano che, qualora sia disponibile la presentazione dell'identificazione della linea chiamante e/o della linea collegata, il fornitore di servizi di telecomunicazione offerti al pubblico informi quest'ultimo di tale possibilità e delle possibilità di cui ai paragrafi 1, 2, 3 e 4.

Articolo 9
Eccezioni

Gli Stati membri garantiscono che vi siano procedure trasparenti che disciplinano le modalità grazie alle quali un fornitore di una rete pubblica di telecomunicazione e/o di un servizio di telecomunicazione accessibile al pubblico possa annullare la soppressione dell'identificazione della linea chiamante:a) su base temporanea, a richiesta di un abbonato che chiede l'identificazione di chiamate malintenzionate o importune; in tal caso, in base al diritto nazionale, i dati che identificano l'abbonato chiamante saranno memorizzati e resi disponibili dal fornitore di una rete pubblica di telecomunicazione e/o di un servizio di telecomunicazione offerto al pubblico;b) linea per linea, per i servizi che trattano chiamate di emergenza riconosciuti tali da uno Stato membro, comprese le forze di polizia, i servizi di ambulanza e i vigili del fuoco, al fine di rispondere a dette chiamate.

http://www.interlex.it/testi/97_66ce.htm

Tutto intorno a te (2)

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fonte Avvenire 18.5.2005

Immaginazione

Il repentino riassetto tim-telecom una nuova forma di terrorismo?

dove va telecom? mistero

Alice...nel Paese che non si meraviglia

E' UNA RIVOLTA VERA QUELLA DEI LAVORATORI DEL CALL CENTER

È una rivolta vera e propria quella dei lavoratori del call center di “Media Service” (una società con sede legale a Roma) ubicata in contrada Romani a Pettino nei pressi della Regione. Le 120 unità che attualmente stanno lavorando per Telecom sui prodotti Alice con un contratto a progetto hanno denunciato ritmi di lavoro impossibili, stipendi irrisori, mancanza totale di prospettiva e problemi logistici all’interno della sede dove ci sono soltanto due bagni (uno per gli uomini ed uno per le donne) per 120 persone. «Siamo stufi di questo sistema - hanno detto - come peraltro più volte è stato descritto nelle trasmissioni delle “Iene”. Le persone vengono prese e subito gettate allo sbaraglio. Se qualcuno si lamenta c’è la rottura del contratto e... avanti un altro». A detta di alcuni l’orario di lavoro è dalle 11 alle 21.30, ma può essere anche di due turni, non c’è alcuna pausa ed il guadagno si aggira a 3 euro netti l’ora nei feriali e di 4 il sabato con una base di minima di 10 telefonate. Per fare un esempio: se un dipendente vende un solo prodotto in dieci telefonate guadagna 20 euro. «È proprio così, i nostri stipendi medi si aggirano sui 350 euro, ma non abbiamo alcuna copertura pensionistica. Insomma è una cottimo selvaggio per persone trasformate in polli di allevamento». L’altro problema è l’organizzazione logistica. «Ci sono soli due bagni e potete capire le file che ci sono, senza considerare l’igiene. Naturalmente queste pause non ci vengono affatto pagate, così come quelle per mangiare. Infatti molti di noi non mangiano... I sindacati? Non abbiamo tutele di nessun tipo perchè non siamo in organico ed il ricambio del personale è frequentissimo. Cosa certa è che non ne possiamo più e non è possibile “strizzare” la gente in questo modo».

Il Messaggero - Mercoledì 22 Novembre 2006

CRM benchmarking 2005

(...) Sono prevalentemente i laureati e gli uomini che nelle strutture operative fanno il
salto di carriera per diventare contact center manager. (...) la retribuzione media lorda annua per un operatore con regime orario a tempo pieno (Full Time Equivalent) si attesta in Italia sui 21.200 euro, ben 1.600 euro in meno di quanto rilevato lo scorso anno.
Naturalmente sono anche presenti differenze tra i diversi settori di attività: il settore in cui si guadagna di più è quello delle Telecomunicazioni (25.000 euro), mentre quello che paga di meno è l’outsourcing con 16.800 euro.

Questo e molto altro sulla sintesi del REPORT BENCHMARKING 2005 di IRSO.
STRATEGIE DI CRM E TREND DEL CUSTOMER CARE IN ITALIA
Vi ha partecipato anche Datacontact

E-Mozioni

Presentata in Aula durante la Seduta Consiliare del 7 Novembre scorso la Mozione (presentata in Aula il 6.6.2006) relativa alla protesta dei lavoratorio della Società DATACONTACT di Matera contro la decisione del Sindaco di Matera di chiudere l’accesso, ai mezzi, ai Sassi.
ad opera di DI LORENZO LATRONICO DI SANZA

Che si saranno detti? Su questo blog alcuni articoli in merito.

E-MOZIONI SENZA SOSTA (o una rottura di...)?

mercoledì 22 novembre 2006

Costi trasmissione dati

Costi della trasmissione dati

fonte Il Sole24Ore

Reati con ricariche false

Talvolta, a qualche cliente bloccato post 9 tentativi sarebbe utile ricordare che...

Servirsi di un codice di accesso ottenuto indebitamente costituisce riciclaggio
Ricaricare il cellulare con un codice falso è reato (Cassazione 32440/2003)

È reato effettuare la ricarica sul proprio telefono cellulare servendosi di un codice ottenuto indebitamente. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha precisato che il comportamento incriminato - per il quale il responsabile era stato assolto dall'imputazione di frode informatica - integra gli estremi del reato previsto dalla c.d. legge antiriciclaggio, che dispone che «chiunque, al fine di trarne profitto per sé o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire 600.000 a lire 3.000.000». Secondo la Suprema Corte, infatti, la tessera telefonica di ricarica costituisce un documento analogo alle carte di credito o di pagamento, che abilita alla prestazione dei servizi telefonici (nel caso in questione, l'imputato aveva accettato l'offerta di acquisto del servizio di ricarica a metà prezzo utilizzandola indebitamente, in quanto la tessera in questione era stata fraudolentemente sottratta a chi la deteneva legittimamente). Per tale motivo, chi si serve di un codice di accesso indebitamente ottenuto viola la normativa antiriciclaggio. (23 settembre 2003)

Le motivazioni al link seguente
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=24342&idCat=309

Tutto intorno a te (1)

Speciale "vodafone satisfaction" su Avvenire
Un cumulo di cose interessanti.

"Il nostro obiettivo è la soddisfazione dei clienti. E non si possono avere clienti soddisfatti se non lo sono anche i dipendenti" (Michele Verna, resp.risorse umane vodafone)

"Research has established that there is a definite link between employee satisfaction and customer satisfaction" (Leslie Hansen Harps, Call Center Management Review, July 2000) dallo speciale "Twelve Traits of the Best Managed Call Centers"

clikka per ingrandire l'articolo
fonte Avvenire, 18.5.2005

martedì 21 novembre 2006

Ehilà, montenegretti

Tutti pronti a partire per il monte...negro?

Non si è capito bene se verrà considerato latitante chi rimarrà in Italia o chi andrà in montenegro...

Io oggi ho dato l'adesione

http://criminologia.advcom.it/albania.htm

Paradossi

Cari amici,
ricordate il post del 19/6/06 in cui facevo riferimento a questo paradosso? Di qualche giorno fa le identiche parole riportate sul FOGLIO di Giuliano Ferrara

Il paradosso dei precari
di Giuseppe De Filippi


Il paradosso del mercato del lavoro italiano non è che ci sono tanti precari, ma che i precari guadagnano poco. Ho provato a chiedere la ragione di questa divergenza rispetto all’andamento che dovrebbe essere naturale e non ho avuto risposta. Al massimo mi sono sentito dire che la mia era un’osservazione di buon senso e con ciò la conversazione o l’intervista era troncata.
Ripartiamo dall’andamento naturale: un precario dovrebbe incorporare nel salario la sua precarietà. La flessibilità in entrata e quella, implicita, in uscita dovrebbero valere qualcosa. E anche la flessibilità nelle modalità di impiego, per orari e mansioni, dovrebbe trasformarsi in maggiori guadagni per i lavoratori. E infatti valgono qualcosa, anzi molto, per le mansioni di lavoro più alte, per i dirigenti. Non valgono niente, anzi ne appesantiscono le retribuzioni, per chi fa tutti gli altri lavori.
Allora c’è qualcosa che non torna. Per dare una spiegazione l’unico modo è provare a mettere paradosso contro paradosso, a rovesciare il problema. Magari usando una tesi iperliberale. Il punto è che a creare la debolezza dei precari è proprio il mito del posto fisso. La tutela fortissima offerta ai dipendenti assunti con contratti a tempo indeterminato funziona da polo di attrazione, è un traguardo che giustifica qualsiasi sofferenza. Gli anni del precariato vengono vissuti come una specie di accumulazione di crediti in vista di qualcosa da esigere domani. E’ l’obiettivo del posto fisso a giustificare i bassi guadagni, la flessibilità degli orari, la disponibilità per mansioni variabili e non propriamente individuate nei contratti. E quell’obiettivo influenza pesantemente chi si affaccia al mercato del lavoro. I datori di lavoro lo sanno e palesemente se ne approfittano. E questo vale anche quando il datore di lavoro è lo Stato.
Così nasce il paradosso del precario che guadagna poco. Sta lì e spera, accumula contratti con l’obiettivo dell’assunzione o con quello, minore, della possibilità di fare una causa di lavoro. Viste in questa logica le manifestazioni per strappare la stabilizzazione di rapporti di lavoro degli attuali precari hanno il ruolo, apparentemente deleterio, di rafforzare questa speranza dando ad essa un sostegno politico. E c’è da aspettarsi che il clima che si sta creando nel governo con gli apprezzamenti di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa per la “bella manifestazione” di Roma contribuisca ulteriormente a tenere alte le aspettative dei lavoratori precari.
L’alternativa ovviamente è quella della maggiore flessibilità in tutto il mercato del lavoro, non solo nella fascia attualmente definita precaria. Con l’aumento della flessibilità in uscita, cioè della licenziabilità, si avrebbe meno interesse a vendersi in anticipo con anni di precariato in vista del sogno di un’assunzione che poi ci possa blindare per il resto della vita lavorativa. Nella parte bassa del mercato del lavoro, nella fase di inserimento, si rafforzerebbe la posizione del lavoratore e dell’aspirante tale. I contratti più facilmente potrebbero rappresentare solo il rapporto tra domanda e offerta di lavoro, premiando la flessibilità e la disponibilità e anche l’entusiasmo di chi comincia l’attività in azienda. La normalità dovrebbe riprendere il sopravvento, trasformando in soldi oggi la mancanza di tutela domani.
Più tutele, invece, portano più precariato e, cosa grave, lo rendono sempre più malpagato. Togliete le garanzie al posto fisso e, contro tutte le aspettative, ci saranno meno precari e guadagneranno di più.

da Il Foglio, 16 novembre 2006

#31# e dintorni

sabato 18 novembre 2006

Un editoriale importante

Cari amici,
vi giro una sintetica ma puntuale analisi, che spero serva in particolar modo a quei colleghi che ho sentito esprimere propri giudizi troppo inclini a pre-giudizi.
Proviene da un grande studioso della LUISS, apprezzato da tutte le forze politiche, già ministro, coraggiosamente contro corrente anche nel suo stesso schieramento, che vedeva la presenza di punte di intransigentismo razzista come quello della Lega.

NON SOLO CLANDESTINI MA GENTE CHE LAVORA
di Antonio Martino

Senza entrare nel merito delle proposte avanzate da Berlusconi e da Bossi in tema di immigrazione clandestina, vorrei cogliere l'occasione del dibattito da esse suscitato per ribadire alcune considerazioni, che a me appaiono fondamentali. L'afflusso apparentemente inarrestabile di immigrati clandestini spinge moltissima gente a guardare all'immigrazione in negativo, come problema di ordine pubblico, quando non causa di potenziali conflitti sociali. E' questa forse la conseguenza più dannosa di quanto sta accadendo: l'opinione pubblica, inconsapevolmente, finisce con l'identificare tuttal'immigrazione con l'afflusso di clandestini e con gli sciagurati che sopravvivono ai margini della nostra società, spesso procurandosi da vivere violando le leggi. La generalizzazione è sbagliata e pericolosa; cerchiamo di non confondere l'afflusso di disperati con quello di coloro che cercano un lavoro e sono in condizione di svolgerlo. Lasciando il primo, problema di ordine pubblico, ai responsabili, vorrei dire qualcosa sul secondo, cioè sull'immigrazione di lavoro in senso stretto, ribadendo considerazioni che non mi stanco di ripetere da molti anni.
L'immigrazione presenta vantaggi economici notevoli per tutte le parti in causa. Nel 1870 l'Australia aveva il più alto reddito pro capite al mondo. Se confrontiamo lo sviluppo economico dell'Australia, che ha seguito una politica di immigrazione rigorosamente vincolata, con quello degli Stati Uniti, che fino alla metà degli anni Venti hanno adottato una politica di immigrazione illimitata, ci rendiamo subito conto dei vantaggi dell'immigrazione: mentre la libertà di immigrazone ha trasformato gli Stati Uniti nella più importante potenza economica mondiale, l'Australia è rimasta, anche a motivo delle restrizioni all'immigrazione, un continente vuoto. E' evidente che l'immigrazione avvantaggia il paese ospitante.
Quanto all'interesse degli immigrati, non viene certo tutelato dalla dilagante retorica terzomondista, invocata a giustificare di "aiuti" ai governi di paesi sottosviluppati dati a condizione che si tengano a casa i loro connazionali! Questa carità pelosa danneggia due volte i cittadini dei paesi poveri, chiudendo loro da un lato l'opportunità di un'occupazione nel nostro paese, e rafforzando dall'altro governi che, con la loro invadenza, inefficienza e corruzione, sono causa non secondaria dei problemi del paese "beneficiario". Né li avvantaggiano quanti sostengono che possano essere ammessi a lavorare in Italia soltanto alle stesse condizioni di lavoro che valgono per gli italiani: per quanto poco possano essere remunerati, si tratterà sempre di redditi enormemente maggiori di quelli che possono guadagnare nel loro Paese.
E non dimentichiamo che, date le nostre tendenze demografiche, l'immigrazione rappresenta l'unica alternativa alla decadenza. L'Italia ha il dubbio privilegio di essere il paese con la più bassa fertilità al mondo e, a partire dal 1992, il numero di nati per anno è sistematicamente inferiore al numero di morti. E' solo per via della - peraltro assai modesta - immigrazione che la popolazione non è ancora diminuita. Se a questo aggiungiamo il rapidissimo invecchiamento della popolazione, ci rendiamo conto che, in assenza di immigrazione, l'Italia sarebbe condannata alla decadenza se non ad una lunga agonia. Tuttavia se vogliamo davvero realizzare i vantaggi dell'immigrazione, dobbiamo impedire che l'apertura delle frontiere ai lavoratori stranieri diventi un elemento sovversivo dell'ordine pubblico. Il che anzitutto impone che quella apertura riguardi i lavoratori stranieri, ma non i tanti sbandati che bivaccano nelle nostre città attratti dal miraggio di una ricchezza ottenuta senza fatica, quando non grazie ad attività criminali. Questo richiede politiche di intransigente difesa della legalità che, garantendo il rispetto delle regole inderogabili della coesistenza civile, rassicurino quanti, non del tutto infondatamente, vedono nella presenza di stranieri non un apporto alla produzione di reddito e di ricchezza ma un elemento di disgregazione sociale ed un pericolo alla sicurezza.
Non ci libereremo dall'incubo della diffusione del razzismo e non riusciremo a realizzare i vantaggi economici della libera circolazione dei lavoratori se non riusciremo a sfatare nei fatti la diffusa e non immotivata sensazione che la presenza di extra comunitari sia in molti casi sinonimo di criminalità. Tanto per cambiare, ci serve uno Stato che sappia davvero assolvere ai suoi compiti istituzionali, garantendo la nostra sicurezza. Altrimenti, finiremo col diventare un paese xenofobo, il che sarebbe a dir poco ironico, essendo stati per oltre un secolo della nostra storia unitaria un paese di emigranti.

da editoriale de "La Nazione" (19/5/2000)