mercoledì 21 marzo 2007

CSP = Come Spolpare i Poveretti


Sapendo come almeno il 50% dei reclami dipende dalla grande difficoltà (e per noi addirittura attraverso un Trouble Ticket) per il cliente a disattivare servizi provenienti da questi provider (soprattutto Dada)...capiamo questi ricavi da paura! E TIM che fa? Non protesta? Ah, si, prende una parte del guadagno...scusate

Ora scopriamo che lo scatto vale 3/4 del flusso di cassa!


Asstel a difesa degli operatori mobili

Vodafone, TIM, Wind e 3 Italia, attraverso Asstel, associazione di Confindustria che riunisce le imprese del settore, hanno deciso di assumere una linea comune contro l'ipotesi ventilata dal Governo di abolizione dello "scatto alla risposta", inviando una lettera aperta a Romano Prodi, al Garante della Concorrenza e al Presidente dell'Agcom per difendere investimenti e sviluppo di un settore considerato "liberalizzato". Per Asstel l'eliminazione dello scatto alla risposta sarebbe "una misura coercitiva che, combinata all'abolizione dei costi fissi sulle ricariche, significherebbe una riduzione dei ricavi del settore di 5,5 miliardi, un quarto del totale, e porterebbe all'abbattimento per circa il 75% dei flussi di cassa".

Tattica vincente: paventare la decozione!

I lavoratori erano già de-cotti da tempo, e si sono affidati alla legge che li tutela...ma c'è sempre un 'azzeccagarbugli' (piatto ricco, mi ci ficco) che convince qualche giudice forse nuovo a queste questioni...

La sentenza sui call center Atesia estesa anche ad altri casi
Occupati a progetto, il Tar del Lazio boccia gli ispettori del lavoro

IL TAR di Roma è di recente intervenuto nella materia dei lavoratori a progetto impiegati nei call center. L’avvocato Antonino Galletti spiega a Il Tempo l’intervento dei giudici amministrativo. Cosa è successo nel dettaglio? «Sì è intervenuto con ben due ordinanze cautelari per paralizzare gli effetti di alcuni provvedimenti assunti dalla direzione provinciale di Roma contro Atesia che gestisce call center e una agenzia di recupero crediti che si avvale dei lavoratori addetti al call center per l’attività di recupero crediti stragiudiziale e di sollecito telefonico». Può spiegarci le contestazioni mosse dalle imprese? «Nel caso di Atesia e dell'agenzia di recupero del credito (Euro Service srl) la direzione provinciale del lavoro è intervenuta d'ufficio per imporre la trasformazione dei contratti di lavoro autonomo in lavoro subordinato. I giudici amministrativi cosa hanno affermato nelle recenti decisioni e nell'ultima del 9 febbraio dove lei è stato difensore della società ricorrente? «Il Tar capitolino già in occasione del noto contenzioso di Atesia aveva, con ordinanza del 22.11.06, "paralizzato" gli sciagurati effetti dei provvedimenti conformativi assunti dalla direzione provinciale del lavoro di Roma avverso l'azienda che, di fatto, ne determinavano la paralisi e la prevedibile decozione. Con la recente e innovativa ordinanza del 9.2.07, resa sul ricorso proposto da una primaria agenzia di recupero crediti (Euro Service SRL, dove sono impiegati circa 200 l.a.p.), il medesimo Tar ha ribadito il precedente orientamento e, soprattutto, l'ha esteso nei confronti di un soggetto imprenditoriale che non fa del call center il proprio core business (come Atesia), ma si avvale di tale strumento offerto dall'ordinamento per realizzare il fine di recupero del credito stragiudiziale col sollecito telefonico che costituisce l'oggetto sociale dell'azienda. L'ordinanza del 9 febbraio ha ritenuto che le prescrizioni imposte dalla Dpl «paiono infatti idonee a determinare una lesione attuale in capo alla società» e che «a fronte dei rischi paventati dalla ricorrente appare preminente garantire il mantenimento della situazione in essere» e ha, dunque, sospeso l'efficacia delle determinazioni assunte dalla Dpl di Roma che obbligavano l'azienda a «regolarizzare, sulla base delle aliquote in vigore per il personale dipendente, la posizione assicurativa e previdenziale di tutti i lavoratori occupati con contratto a progetto» nelle attività di recupero del credito in via stragiudiziale e di sollecito telefonico. In effetti, le decisioni assunte dalla direzione provinciale del lavoro avrebbero grandemente danneggiato le imprese e gli stessi lavoratori? La pretesa della direzione provinciale è stata quella di imporre d'imperio la trasformazione di tutti i contratti di lavoro autonomo a progetto (c.d. l.a.p.) in essere (ma anche dei rapporti non ancora prescritti) in contratti di lavoro dipendente subordinato. Il costo dell'eventuale trasformazione "in corsa" è insostenibile per le imprese ma anche non sempre voluto dal lavoratore.

fonte il tempo.it del 16-3-2007

Parlano di noi (senza di noi)

Una conferenza in poche righe annunciata anche su intranet

La Conferenza si propone di discutere sugli scenari di sviluppo futuro per le persone che lavorano in front-line, partendo da un dibattito su chi sono le persone che interagiscono con i clienti, come sono gestite, sviluppate, motivate, retribuite. Quali gli scenari normativi e professionali per le figure chiave. Operatori/addetti, Team Leader e Supervisori, Manager, Direttori, Trainer e Figure di supporto nei Contact Center; venditori, promotori, sales manager nelle aree vendite; analisti di mercato, marketing manager, channel manager, CRM manager nelle aree Marketing e CRM. Saranno ospitati testimoni di aziende, pubbliche e private, esperti di settore, opinion leaders e rappresentanti istituzionali.

Della resp.risorse umane H3G (che vediamo tra i relatori insieme a Laura Tosto) vi avevo postato un’interessante intervista mesi fa

Il futuro dei professionisti della front-line
Conferenza annuale – 22 marzo 2007

Giovanni Hermanin, Presidente AMA
Apertura a cura del Ministero del Lavoro
Lea Battistoni, Direttore Generale - DG Tutela Condizioni di Lavoro
I professionisti della Front-line: quale futuro?

Federico Butera, Presidente irso, Università di Milano Bicocca
Tavola rotonda moderata dal Prof. Federico Butera
Maria Giordano, Responsabile CRM AMA Ta.Ri. - La gestione dell’utenza nella strategia
aziendale
Silvio Spescha, Direttore Contact Center Poste Italiane - L'evoluzione del Contact
Center di Poste Italiane: da operatori telefonici a professionisti della relazione con il cliente
Chiara Spaggiari, Partner Tesigroup Consulting - Persone e organizzazione, un binomio
inscindibile

Valentina Serri, Direttore CCM H3G - La gestione del cliente e delle risorse umane nei
Contact Center
Carolina Cirillo, Dirigente U.O. "Innovazione Tecnologica" Comune di Roma - Uffici
che non lavorano d'ufficio: il sistema delle relazioni con i cittadini del Comune di Roma
Marco Manieri, Responsabile Sales & Customer Service Mutui ING DIRECT -
L’empowerment della front-line
Pietro Pacini, Inhouse Sales Manager Vodafone – Dal caring al cross selling


Il valore delle persone nel Customer Management

Francesco Livraghi, Partner Tesigroup Consulting
Front line e outsourcing: qualità del servizio e qualità del lavoro
Sebastiano Bagnara, Partner irso, Politecnico di Milano
Tavola rotonda moderata dal Prof. Sebastiano Bagnara
Luis Caramagna, eCare
Laura Tosto,
Datacontact
Antonella Florio, Randstad Italia
Paolo Carminati, Comdata
Giampaolo Gualla, Call e Call*
Fabrizio Cazzago, Phonemedia


fonte customermanagementforum

OKKIO ragazzi

martedì 20 marzo 2007

E pensare che il Sud è privilegiato...

Il gruppo svedese Transcom Worldwide ha confermato i 350 licenziamenti previsti nel suo call center dell'Aquila nonostante il cambio del contratto dei dipendenti dal settore commercio a quello telecomunicazioni. 'Presumibilmente' il 29 marzo verra' dunque aperta la 'vera trattativa' per la soluzione della vertenza. Lo segnalano fonti della Cgil precisando che la conferma degli esuberi e' stata formulata in un incontro azienda-sindacati svoltosi oggi a Roma. Transcom Worldwide è specializzato nel settore dei 'contact center in outsourcing' ed il mese scorso aveva annunciato gli 'esuberi' lamentando, secondo il sindacato, che all'Aquila esisterebbero condizioni peggiori rispetto a quelle create nelle sedi di Lecce e di Bari dalle provvidenze nazionali e dell'Unione Europea. La sede di Pettino, quartiere dell'Aquila, non ricade nelle zone titolare a ricevere aiuti di stato, cosa che invece sarebbe possibile all'interno dei Nuclei di Sviluppo Industriale del capoluogo di regione abruzzese.

fonte ADUC, 16.3.2007

lunedì 19 marzo 2007

Disastrosi risultati

Indagine europea sulla soddisfazione dei clienti: bocciate Francia e ItaliaChi chiama vorrebbe risposte più rapide e meno indicazioni da seguire
Call center, che delusione poco chiari e tante attese
di CINZIA SASSO

MILANO - Siete furiosi perché è ormai la terza mattinata che passate al telefono in attesa di una risposta che non arriva da un call center? Vi sentite a disagio nel rispondere a una cassetta registrata che vi impone di scandire delle parole a voce alta? Non ne potete più di digitare i numeri corrispondenti all'opzione che fa al caso vostro senza riuscire a parlare con un essere umano? Sarà di poca consolazione, ma sappiate che siete in buona compagnia.
Aspect, una società europea di software, ha fatto un'indagine a livello europeo sulla soddisfazione dei clienti nei confronti dei servizi offerti dai call center e l'esito è stato disastroso: a parte i tedeschi e gli olandesi, tutti gli altri - francesi e italiani ai primi posti - li bocciano senza appello. In una scala di valutazione calcolata in lettere, con la "A" che vale come dieci e la "F" che vale come zero, il grado di soddisfazione si attesta sulla "D".
A ricevere le valutazioni più negative sono le voci efficienza e automazione; la quasi sufficienza va solo al fattore empatia. Dall'analisi di Aspect emerge chiaramente che i consumatori, quando si rivolgono a un contact center, vorrebbero poter parlare direttamente con una persona, senza dover subire fastidiosi ritardi e irritanti tempi di attesa. Inoltre, non amano dover seguire le indicazioni, spesso non chiare, dei sistemi di risposta automatica che impediscono le interazioni personali. Infine, quando finalmente riescono a colloquiare con un operatore, i consumatori si aspettano di parlare con qualcuno che sia competente, paziente e si esprima chiaramente, in maniera facilmente comprensibile. Insomma: gli utenti vorrebbero quello che ancora, salvo rarissime eccezioni, non c'è. L'Italia, tra l'altro, è il Paese in cui non accade quasi mai che la prima chiamata fornisca la soluzione al problema (e dovremmo abbassare i recall…) proposto e, rispetto alle altre nazioni, qui accade che sia molto più frequente dover chiamare due, tre, o ancora più volte prima di ottenere la risposta cercata.
Il consumatore-tipo italiano è una donna (52 per cento), che ha famiglia (32 per cento), un'età media di 38 anni e un lavoro a tempo pieno. Chiaro che le attese, le scatole cinesi che impongono una scelta automatica dopo l'altra, la risposta non risolutiva costituiscano un problema serio. Ma quella dei call center è ormai una strada a senso unico: dismessi via via gli uffici territoriali, ridotto il personale diretto, tutte le aziende ormai si affidano al telefono per risolvere i problemi dei loro utenti. E qui c'è la prima differenza tra le aziende che gestiscono i call center con personale interno, e quindi spesso preparato, e quelle che ricorrono all'outsourcing, cioè all'affidamento esterno del servizio. Per Sky, ad esempio, rispondono dalla Sardegna; per l'Inps da Bari; e l'Atesia di Roma è il più grosso call center d'Italia, con 40 mila addetti distribuiti nei quattro piani di una palazzina di Cinecittà, il cui compito è quello di rispondere alle chiamate più diverse, da quelle dirette a Tim a quelle del ministero delle Pari Opportunità.
Le previsioni però dicono che questo sarà sempre più il futuro: entro il 2007 è previsto un aumento del 32,5 per cento per il Teleselling (la vendita dei prodotti) e il Telemarketing (la promozione dei prodotti), e di un 28,2 per cento per il Customer Care (la cura del cliente). Significa che sempre più, appena metteremo piede in casa, riceveremo le chiamate di chi vuole vendere qualcosa o promuovere un prodotto e significa che sempre più l'unico strumento di contatto tra un'azienda di servizi e il cliente sarà un numero di telefono. Proprio in previsione dell'estensione del fenomeno, Mario Massone ha fondato Cmmc, un'associazione per spingere la qualità del servizio. Dice: "Indietro non si torna, bisogna solo cercare di spingere le imprese a migliorare". A volte anche costringerle: l'Autorità per l'Energia Elettrica, ad esempio, in vista della liberalizzazione, a luglio, del mercato dell'energia, ha preparato un documento che contiene una serie di obblighi ai quali dovranno sottostare i gestori: semplicità, gratuità e orari customer friendly dovranno essere le caratteristiche necessarie dei call center. Il contrario di quanto, soprattutto nel settore, avviene ora: l'Acea di Roma, secondo Codici, un'associazione di difesa dei consumatori, per due mesi non ha risposto alle chiamate dei cittadini; c'è chi stacca dal venerdì alla domenica, o la sera, quando invece per i clienti è più facile trovare il tempo per chiamare i centralini; l'Enel promette la chiamata di consulenti che invece non arriva mai.
Puntualissimi sono solo i call center che, al telefono, vendono qualche prodotto: ma finché le procedure non saranno più chiare, può accadere quel che è successo a Patrizia B., che, convinta da un operatore di Alice, ha acquistato l'offerta "tutto compreso a 30 euro". Metà delle promesse fatte erano fasulle e la richiesta di revoca si è trasformata nel taglio della linea telefonica. Riattivata, finalmente, ma solo con l'aiuto di un dipendente amico.

fonte la repubblica, 18 marzo 2007

domenica 18 marzo 2007

Luddist sui call center

L'Italia e i bucanieri del call center

di Luddist
Tutti i maggiori operatori consentono a call center senza scrupoli di usare il loro nome, la loro reputazione e le loro informazioni. Call center che rubano tempo, denaro e vita agli italiani. In massa. Da anni

Roma - Chiamano a qualsiasi ora, richiamano più e più volte, si spacciano per operatori Wind, Sky, Tele2 o Telecom Italia ma in realtà non lo sono, mettono giù quando contesti la telefonata, si rendono irrintracciabili, ti ingannano proponendoti contratti che non sono quello che loro dicono, lucrano sulle esitazioni degli utenti meno accorti. Sembra - ma non è - una banda di nuovi pirati telefonici nel mirino delle forze dell'ordine, sono invece società registrate alla Camera di Commercio a cui gli operatori telefonici affidano ricche commesse per lo sviluppo del proprio business. Aziende che pagano i propri telefonisti pochi centesimi per ogni abbonamento che riescono a tirar fuori chiamando tutta Italia. Sono i nuovi bucanieri della telefonia e noi siamo le loro vittime.
Esagerazioni? Fantascienza? No, è l'esperienza di molti, moltissimi, la rete è piena delle inascoltate lamentazioni di chi subisce l'aggressione telefonica. Le regole dell'Autorità TLC, però, sostengono che, nei rapporti commerciali telefonici, i contratti debbano essere presentati con chiarezza e senza omettere prezzi e tariffe, la telefonata vada registrata, al cliente debba pervenire un modulo di conferma, non sia possibile fornire servizi che non siano quelli espressamente richiesti dall'utente. Questa sì è fantascienza.
La verità è che, come ricordava ieri Punto Informatico, le nuove regole sono in vigore da fine gennaio ma questo non ha prodotto finora alcun effetto. Anzi: i call center più spudorati hanno nuove policy più efficaci. Se il cliente dubita della legittimità della telefonata, se non crede che l'operatore che chiama sia Telecom, Tele2 o Sky ma qualche società esterna, se chiede di sapere con chi parla, la risposta dev'essere sempre la stessa: interrompere immediatamente la conversazione, mettere giù la cornetta, lasciare l'utente nel brodo della sua irritazione e passare subito ad un'altra chiamata.
Ritenta, operatore senza scrupoli che ti fai sfruttare da società che hanno ancora meno scrupoli di te, sarai più fortunato. Già, e magari troverai a casa una donna anziana, disposta a dare fiducia ad una voce che si presenta come voce amica, ricolma di regali, pronta a strappare un sì detto per telefono per giustificare presso i propri superiori l'avvio di una pratica con cui il numero di quella donna sarà girato ad un altro operatore.
Tutto questo accade mentre i carrier, il Ministero delle TLC e Agcom discutono di cose nobili come la portabilità del numero, la durata dei contratti e il diritto di recesso, con cui si cercano vie per abbattere le gabelle sui costi telefonici. Ai call center si dedicano convegni importanti (vedi intranet di questi giorni), perché consentono ad imprese di ogni sorta, dalla telefonia ai surgelati passando per i vini veneti, di sviluppare il proprio business. Poco importa che da anni molti di quei call center, certo non tutti ma molti, prendano in giro centinaia di migliaia di italiani, li disturbino ad ogni ora del giorno, li truffino non appena l'occasione si presenti ed utilizzino uno strumento intimo e personale come il telefono, che squilla dentro le case, per entrare abusivamente nella vita delle persone.
Tutto questo continua, da anni, e nel tempo non migliora affatto. E no, non giova alla reputazione degli operatori della telefonia che stringono contratti con questa gente e affidano loro il proprio nome. Non bastano le nuove regole, basterebbe invece un pizzico di etica di impresa. Ma è fantascienza anche questa. Quindi chiudo qui. Avrei voluto parlare di diritti del cittadino e mi ritrovo a scrivere di sci-fi.

fonte punto informatico 16.3.07

Croce e delizia

Call center.Croce e delizia dei tempi moderni

É un’industria che si espande del 40% all’anno (fonti Datamonitor) e diventa una vera e propria risorsa per il mercato del lavoro. Ma cos’è il Call Center? La Customer Multimedia Managemet Competence, associazione leader nel settore, lo definisce “un’organizzazione che svolge servizi specializzati di interazione mediante telefono con clienti o utenti in modo strutturato”. E gli operatori sono più che richiesti: basta aprire una pagina di qualsiasi giornale per vedere che la maggior parte degli annunci è rivolta a chi vuole lavorare nei call center.I requisiti? Niente di particolare, anche se la conoscenza di una lingua straniera e dell’uso del computer diventano canali preferenziali. Una volta contattati dall’azienda, si esegue un test attitudinale, spesso una vera formalità, prima di iniziare con la mirabolante nomenclatura dei contratti: formazione, progetto, co.co.co, interinale, comunque breve (mai più di 4 mesi), anche se rinnovabile. La possibilità di un impiego part-time attrae in maggior numero i giovani, che possono lavorare e dedicarsi alle loro attività. Bruno, 29 anni, studente di ingegneria, ha lavorato in un call center per due anni: "Ero impegnato quattro ore al giorno per cinque giorni a settimana e percepivo un minimo base di 450 euro al mese che, con qualche straordinario, arrivava fino a 550”. Un impiego che non impediva di continuare a studiare: "Anzi - dice Bruno – ho studiato di più e meglio. L'ambiente era divertente, pieno di ragazzi, anche se il lavoro a volte è un po' monotono". Mara, 28 anni e una laurea in sociologia, si aspettava qualcosa di diverso quando fu assunta, due anni fa, in un call center dove lavora a tempo pieno per circa 750 euro al mese: "Ci avevano promesso un avanzamento di carriera che non è mai arrivato. Da quando sono entrata i miei compiti sono rimasti sempre gli stessi". Lo scontento di Mara non dipende solo da questo, ma anche da un ambiente di lavoro non proprio ideale: "Qui non funziona niente, le cose si fanno all'ultimo momento e pretendono tanto, troppo, in tempi stretti”. Testimonianze diverse (i nomi sono inventati) per due facce della stessa medaglia: certezze metodologiche e incertezze contrattuali. L’impiego in un call center è facile da ottenere e facile da perdere, e gli operatori sono lavoratori atipici, pronti ad adeguarsi a qualsiasi cambiamento. Veri “mutanti” delle nuove occupazioni al centro di questa società, perni di un meccanismo che si muove all’insegna del motto “siamo sempre aperti e al vostro servizio 24 ore su 24”. Peccato che dietro questi uomini e donne dal “sorriso telefonico” si nascondono eterni precari che galleggiano nell’instabilità e nell’ansia per il futuro.

fonte agoranews

sabato 17 marzo 2007

Il 'come' nell'outsourcing

I call center che ti cambiano operatore

Cara redazione di Punto Informatico, volevo informarvi al riguardo degli operatori fake quello che è successo a mia mamma, che ha 77 anni: penso che quando chiamano a casa questi call center sappiano già l'età dell'intestatario della linea telefonica e cerchino di approfittarne. Mia madre è stata contattata il 2 marzo da un operatore qualificatosi come Telecom il quale gli diceva che in quanto vecchia abbonata aveva diritto ad una riduzione sul canone d'abbonamento e dicendogli che per poter abbassare il canone doveva registrare la comunicazione. Alla sera, al mio arrivo a casa, ho mangiato subito la foglia ed ho pensato non sbagliandomi ad una truffa di un qualche call center. Ho subito chiamato il 187 spiegando l'accaduto, l'operatore Telecom mi ha dato un numero verde da chiamare nei giorni seguenti per controllare quale fosse il mio operatore. Giovedì 8 marzo ecco che scopro che l'operatore è cambiato. Al che richiamo il 187, che mi dà un numero a cui inviare un fax con la richiesta di tornare a fare traffico con Telecom nel più breve tempo possibile. Fatto il giorno stesso, ma ieri sera ho chiamato il 187 e la richiesta fatta col fax non risultava ancora a terminale. In tutto questo, venerdì arriva nel pomeriggio una telefonata di un call center, non so per chi lavorassero, e quando mia mamma ha risposto "le passo mio figlio" e mi ha passato il ricevitore, l'operatore aveva già riagganciato. Questa secondo me è la dimostrazione lampante che vogliono parlare solo con persone anziane per poterle aggirare con facilità. Un comportamento che fa veramente schifo, non accetterei mai di fare un contratto con una compagnia che permette certe cose. È inutile che vadano poi a "Mi Manda Rai3" a dire che sono comportamenti di cui loro non sanno nulla e che sono arbitrariamente fatti dai call center da cui si servono.
Un saluto,
Mauro B.

Caro Mauro,
quanto descrivi viene segnalato sempre più spesso. Succede a tanti, e spesso accade perché gli operatori telefonici non eseguono controlli sufficientemente tempestivi sui call center di cui si servono, i cui profitti vengono perlopiù collegati al numero di contratti stipulati, senza troppo sottilizzare sul "come" tutto questo avvenga. Lo scorso novembre sono state introdotte nuove regole dell'Autorità TLC che prevedono, oltre alla registrazione della telefonata da parte dell'operatore quale "garanzia" del consenso informato espresso dall'utente. Queste regole sono in vigore dalla fine di gennaio ma, come evidenziato dal tuo caso e da un numero crescente di casi analoghi, non risolvono il problema e vengono facilmente aggirate.

Punto Informatico da anni si occupa del "disastro call center", una vera e propria emergenza nazionale di cui si sono occupate e continuano a occuparsi anche le associazioni dei consumatori ma dalla quale non si esce. Né io credo si uscirà senza un intervento diretto sui rapporti economici e commerciali che legano le società cattura-abbonati e gli operatori telefonici che affidano loro le proprie commesse.
L'invito a tutti è quello di continuare a segnalare questi casi: solo dando visibilità a quanto accade oggi, e da anni, si potrà rendere palese anche a chi si trova nella stanza dei bottoni la gravità di questi eventi e la lesione continuata dei diritti dei cittadini causata dall'attuale "sistema" dei call center telefonici.
A presto,
Adele Chiodi

Comunicato sindacale

Su intranet è presente da tempo SOLO la prevista riunione...qui il resoconto sindacale

Datacontact - Esito incontro 5 marzo 2007

Roma 8 marzo 2007
Oggetto: Datacontact esito incontro
Alle Strutture FILCAMS-CGILMATERA, MILANO, BARI, LECCE

Testo Unitario

Il 5 marzo u.s. si è tenuto il previsto incontro con Datacontact in merito alle stabilizzazioni dei rapporti di lavoro, così come previsto dalla legge Finanziaria, dalla circolare del Ministero del Lavoro in merito ai call center e all’avviso comune stipulato da CGIL, CISL, UIL e Confindustria.
L’azienda cha 1.312 rapporti di lavoro in essere di cui 60 lavoratori dipendenti con contratti a tempo indeterminato (circa il 5%); la maggioranza dei rapporti di collaborazione a progetto sono a Matera.
L’azienda ha poi illustrato le difficoltà ad operare in un mercato che vedeva un lato, la presenza di molte imprese con dipendenti irregolari e dall’altro un sistema legato agli appalti, in particolare pubblici, che si basa esclusivamente sui costi al massimo ribasso e al meccanismo dei sub appalti che spesso incrociano il lavoro nero.
Le OO.SS. hanno ribadito che lo spirito dell’accordo sottoscritto con Assocallcenter e Confcommercio nel 2003, il protocollo sulle collaborazioni del 2004 e la proroga relativa ai contratti a progetto andava in quella direzione: far emergere il lavoro “grigio” (collaborazioni fittizie) e dare una dignità al settore. Peccato che quella intesa fu totalmente disattesa dalle imprese e dalla stessa Datacontact, considerato i numeri dei collaboratori che ha attualmente e che le associazioni dei datori di lavoro sono state assenti in merito ai temi più generali riferiti agli appalti, ecc.
L’azienda si è dichiarata eventualmente disponibile, a fronte di garanzie certe in merito ai benefici previsti dalla legge finanziaria a trasformare con gradualità i co.co.pro. in dipendenti, limitatamente a chi effettua il lavoro IN BOUND, che a loro dire sono circa 280 persone. Chi opera invece in OUT BOUND è per loro un lavoratore autonomo e in quanto tale confermano i rapporti di lavoro a progetto sulla base di “una loro interpretazione” della circolare del Ministero del lavoro. Hanno poi precisato che se invece noi pensiamo “ad altro” loro devono cambiare mestiere, poiché non è possibile regolarlo. Ha inoltre precisato che occorrerebbe trovare soluzioni per i lavoratori IN BOUND che desiderano rimanere a progetto poiché ritengono che molti di loro non vorranno la trasformazione in rapporto di lavoro dipendente, visto che i compensi potrebbero essere inferiori (?) a quanto oggi percepiscono.
A sostegno delle loro tesi hanno inoltre dichiarato che molte delle loro attività sono di breve durata: commesse di alcune ore, una settimana, qualche mese; facendo intendere che queste attività rientrano nel lavoro a progetto.
Le segreterie nazionali hanno ribadito che la circolare del Ministero del lavoro definisce dei criteri e per chi opera in out bound occorre dimostrare l’effettiva autonomia del rapporto di lavoro che a nostro avviso qui non c’è poiché le persone sono soggette all’utilizzo del badge per entrare al lavoro, a lavorare in fasce orarie predeterminate – anche se a scelta – e ciò è configurabile con il rapporto di lavoro a part-time, ecc. (vedasi ns. circolari precedenti).
Abbiamo inoltre sottolineato come il CCNL del terziario ha l’ultravigenza e che in tal senso le stabilizzazioni vanno realizzate affiancando tale CCNL
In questo senso i rappresentanti di Confcommercio presenti in trattativa hanno dichiarato la volontà della Confederazione di voler rientrare a pieno titolo, con propria rappresentanza nella negoziazione e nei tavoli istituzionali che affrontano il tema e le problematiche dei Call center.
Il confronto è stato aggiornato a mercoledì 4 aprile 2007, sempre a Roma presso la sede di Confcommercio Nazionale P.zza G. Belli 2, con inizio alle ore 11,30. Si raccomanda sin da ora la presenza delle strutture, RSA/RSU.
E’ opportuno che effettuiate assemblee in tutti i luoghi di lavoro poiché è necessario illustrare alle lavoratrici e ai lavoratori quanto sta avvenendo al fine di fornire una corretta informazione. E’ bene ricordare ai lavoratori che la stabilizzazione dei rapporti di lavoro è un vantaggio perché anche se mensilmente potrebbero ricevere una busta paga inferiore a parità di ore lavorate, avranno altri benefici: tredicesima, quattordicesima, ferie, permessi individuali, malattia, maternità e infortunio retribuiti, ecc.

Cari saluti
p. FILCAMS-CGIL
Marinella Meschieri

sabato 10 marzo 2007

Una riflessione controcorrente

L'ultima beffa del liberal Bersani
di Alberto Mingardi

Il presidente dell'Autorità ga­rante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, Pierluigi Bersani «se lo spose­rebbe». Personalmente non è il mio tipo, ma credo vada dato a Cesare quel ch'è di Cesare e a Bersani quel che è di Bersani. Senza il blitz del suo "decreto" dello scorso luglio, pur­troppo rimasto lettera morta in al­cuni, cruciali snodi, questo Paese non si sarebbe preso nemmeno l'u­nica mitragliata di liberalizzazioni degli ultimi anni, liberalizzazioni omeopatiche, parziali, strabiche, insufficienti? Sì, ma liberalizzazioni. Ora Bersani parte lancia in resta contro il "costo di ricarica" dei telefonini, sposando una petizione che on line ha raccolto le firme di oltre 800mila utilizzatori. Furiosi perché, tabelle alla mano, il costo di ricarica (che soprattutto per i "tagli bassi", per dire: dieci euro, è rilevante, arriva al 20%) è un'anomalia italiana. Non è presente in Francia, Germa­nia, Spagna e Regno Unito. Paesi nei quali però non accade, come invece da noi, che 91 telefonini su 100 fun­zionino con tessere prepagate. Fruttando nel 2005 un miliardo e 714 milioni agli operatori. Solo di ri­carica.
Di qui la sdegnata la reazione di Bersani: se un ragazzo compra 10 euro di credito, dice, 10 gli vanno ac­creditati, e nulla di meno.
Il ministro è dunque per l'elimi­nazione di questo "costo fisso", alla luce sostanzialmente di due fatti: primo, la maggiore incidenza di tale spesa, rispetto alle ricariche "piccole". Secondo, il sospetto che vi sia un accordo "di cartello" fra operatori.
Le analisi dimostrano che la per­centuale del costo sul totale è del 20%, su una ricarica da dieci euro, ma può scendere fino ad appena il 2% - è il caso di alcune ricariche da 250 euro. I prezzi imposti dai vari operatori, questo è vero, si assomi­gliano un po' tutti. Se fa quack, è una papera. E siccome quando i prezzi si assomigliano scatta il riflesso del "neo-liberista" (nel senso: liberista di recente conversione): «Dev'esse­re un cartello!», tutti i giornali scrivo­no: Bersani combatte il cartello dei telefonini.
E' vero? No che non è vero. Il fatto che nel mondo della telefonia mo­bile la concorrenza sia intensa è ben noto a chiunque possegga un cellu­lare. L'incessante moltiplicazione di offerte e piani tariffari, la rincorsa ad offrire servizi sempre più com­plessi ed innovativi, le schermaglie a colpi di spot televisivi testimoniano come questo sia un mercato auten­ticamente libero. Barriere alla con­correnza ne esistono ancora, nel mondo delle tlc (pensate al fato toc­cato all'offerta Vodafone Casa, quella reclamizzata da Totti e bloc­cata dal tribunale di Roma), ma riguardano altro che immaginifici "cartelli" di operatori mobili.
In un mercato libero, la prima li­bertà è la libertà dei prezzi. Se darà seguito all'intervento annunciato, ed abolirà d'imperio i costi di ricari­ca, Bersani non starà "liberalizzan­do" alcunché. Né starà "abolendo un balzello". Starà dicendo ad aziende private come devono mo­dulare la propria offerta. Sul piano pratico, l'effetto sarà probabilmente un aumento delle tariffe, nelle quali i costi di ricarica divelti dal ministro verranno rias­sorbiti. Il ragazzino comprerà 10 euro e saranno 10 euro di credito, ma parlerà tanto quanto con gli 8 euro di una volta. Il problema però è a li­vello dei princìpi. Di fatto lo Stato interverrebbe andando a condiziona­re le componenti di un prezzo, ora di mercato. È l'equivalente "soft" del sottoporre la telefonia mobile ad un regime di prezzi amministrati. Più che misura a difesa della com­petizione, sembra un piano quin­quennale.
E per che cosa? Per aggiustarsi la coccarda di «difensore-dei-consu­matori», perché il ministro possa sentirsi l'Antonio Lubrano dei ric­chi?
Già oggi ci sono almeno due ope­ratori che scelgono di applicare ta­riffe senza costi di ricarica, che sono Wind (sulle ricariche oltre i 60 euro) e Tre. Ma parliamo del punto solle­vato da Bersani, cioè la diversa inci­denza del costo di ricarica sul prezzo. Posto che i produttori, in un mercato, fanno il prezzo che voglio­no, i consumatori dispongono di un'arma più potente di qualsiasi in­dagine antitrust: lasciare la merce sugli scaffali.
Se un utente ha un certo consu­mo mensile, e ricarica (mettiamo) tre volte il telefono con tesserine da 30 euro, pagando 15 euro di costi complessivi di ricarica, quando comprando una ricarica a 100 euro potrebbe spendere di "tagliando" solo 5 eurini, bisogna chiamare il Gabibbo? Nel caso abbia a cuore il risparmio, poteva informarsi me­glio. Sbagliare capita. Nel caso invece abbia fatto così perché si è trovato a chiacchierare di più di quanto ini­zialmente stimasse, il prossimo me­se si rifarà conti.
Del resto, il successo dei servizi prepagati sta proprio nella maggiore capacità di controllare la spesa. Se il ministro Bersani vuole deciderli lui, i prezzi, non sta alzando la ban­diera della concorrenza. Vuol solo dire che è convinto che gli utenti sia­no tutti tanto stupidi da non sapere far di conto. Chi lo applaude tiri le sue conseguenze.

fonte Libero 11 gennaio 2007, pag. 1

venerdì 9 marzo 2007

Dato che la rete TIM è la "meno intasata"...arghh

Coop debutta nella telefonia mobile
Coop, primaria organizzazione distributiva italiana, si appresta a divenire il primo "operatore virtuale" nella Grande Distribuzione Organizzata. In una lettera all'Antitrust ed all'Agcom, la società ha infatti annunciato che lancerà un cellulare a marchio proprio "già entro l'estate". Ad acquistare la Sim della Coop saranno gli "oltre 6 milioni di soci ed i loro familiari".

Coop si appoggerà per questa iniziativa alla rete di TIM.
I numeri di cellulari Coop avranno come prefisso il 3311

Monitoraggio in corso

Call center, CGIL CISL UIL chiedono conto delle ispezioni effettuate in provincia di Foggia

Una lettera è stata inviata alla Direzione Provinciale del Lavoro, all´Inps, all´assessore provinciale al Lavoro, al presidente del CLESS.
Le segreterie provinciali di CGIL CISL UIL di Capitanata e i reponsabili delle rispettive strutture (Nidil, Alai, CPO) che seguono i lavoratori impegnati con co.co.co. o contratti precari, hanno inviato alla Direzione Provinciale del Lavoro, all´Inps, all´assessore provinciale al Lavoro, al presidente del CLESS, una lettera per sapere dei risultati delle ispezioni effettuate nei call center della provincia di Foggia

Di seguito il testo della missiva
Com´è a Vostra conoscenza, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha emanato il 14 giugno 2006 la circolare n. 17 recante per oggetto”collaborazioni coordinate e continuative” nella modalità a progetto nei call center. Il 5 marzo 2007 presso il Ministero del Lavoro è stato costituito l´Osservatorio sui call center al fine di monitorare gli accordi per la stabilizzazione degli operatori, a norma di quanto previsto dal comma 1202 della Legge Finanziaria 2007. In virtù di quanto su esposto chiediamo alle SS.VV. informazioni relative alle ispezioni effettuate nei call center sella Provincia Foggia e delle relative risultanze ispettive.

giovedì 8 marzo 2007

I costi del mancato introito

Vedi i paginoni senza eguali sul Sole24Ore inneggianti alla "trasparenza tim" per avere conferma di quanto acutamente fa notare questo lettore:

Il taglio dei costi

Perché le compagnie di telefonia mobile si stanno vantando con appariscenti pubblicità di avere eliminato i costi di ricarica dei cellulari quando tutti noi sappiamo benissimo che sono state obbligate per legge e che, senza la legge, non lo avrebbero mai fatto?

Dino Alpi, Pero (Mi)
lettera al corsera 7.3.07

lunedì 5 marzo 2007

Costi di ricarica news

Entra in vigore da oggi il piano di misure stabilito dal decreto Bersani per contenere i costi della telefonia cellulare. Due in particolare le misure molto attese dagli utenti: l'abbattimento del costo di ricarica e il divieto di sottoporre il consumo del traffico a limiti temporali. Ma a farsi strada nei consumatori è il timore che ad un abbattimento dei costi corrisponda un aumento delle tariffe. L'incarico a vigilare è demandato all'Antitrust. Vediamo, gestore per gestore, quali sono le contromisure adottate:

Tim - Telecom Italia mobile trasformerà tutti i costi di ricarica in traffico telefonico pienamente utilizzabile. Per esempio i clienti che acquistano una ricarica da 10 euro, avranno accreditati effettivamente 10 euro di traffico telefonico. Le Ricaricard attualmente in commercio, che indicano ancora il costo di ricarica separato dal traffico, attribuiranno comunque al cliente il valore effettivo corrispondente al taglio della ricarica, senza alcun costo aggiuntivo, e saranno utilizzate fino ad esaurimento delle scorte. Da aprile 2007 saranno in commercio le nuove ricariche che indicheranno solamente il valore del traffico acquistato. Tim inoltre non fara' scadere il traffico acquistato al momento dello scadere della carta telefonica, secondo quanto prevede il decreto.


3 Italia - L'operatore ha adottato il taglio del costo di ricarica già da venerdì 2 marzo. Il credito è senza scadenza, i piani tariffari rimangono gli stessi e non ci sono aumenti di nessun tipo per "spalmare" su altre voci il mancato introito del costo da ricarica. E, ancora, i nuovi clienti che attiveranno fino al 30 aprile 2007 una Ricaricabile 3 da 20 euro riceveranno 30 euro di traffico. Tutti i clienti 3 potranno quindi continuare ad utilizzare le ricariche 3 attualmente presenti sul mercato e, indipendentemente dal lato utilizzato (standard o power), riceveranno un credito senza scadenza pari all'importo speso per l'acquisto della ricarica.

Wind - Wind è l'unica compagnia che non ha abbattutto i costi di ricarica per i piani tariffari già attivati. Secondo quanto riferito, la compagnia lancia oggi sul mercato nuovi piani tariffari (Wind 12, Wind 5 New e Senza Scatto New) che non prevedono i costi per la ricarica ma dove aumentano a seconda del piano scelto, le tariffe al secondo, al minuto o lo scatto alla risposta. La migrazione ai nuovi piani per i vecchi clienti che non vogliono pagare il costo fisso di ricarica è gratuita. Alla società telefonica sono sicuri di poter comunque continuare a proporre al pubblico le tariffe più convenienti sul mercato.

Vodafone - Il gestore elimina i costi di ricarica sia per i vecchi che per i nuovi clienti. Tuttavia i nuovi dovranno misurarsi con cinque nuovi piani tariffari; in tre casi (Zero Limits, Zero Limits Lights e You&Vodafone) compare uno scatto alla risposta a 19 centesimi (da 15 precedenti con un rincaro che, secondo i calcoli del Movimento Difesa del Cittadino, è del 26%). Mdc annuncia che segnalerà "queste scelte commerciali di Vodafone all'Agcom e all'Antitrust". Per quanto riguarda poi la restituzione del credito rimanente sul cellulare quando ad esempio un cliente passa a un nuovo operatore (secondo quanto disposto sempre dal decreto Bersani), l'operatore che fa capo al gruppo britannico chiede 8 euro di spese e l'invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno.

I consumatori sul piede di guerra - Le associazioni dei consumatori invitano l'Agcom a vigilare che i gestori rispettino le nuove norme. Il Movimento dei consumatori invita gli utenti, per il mese di marzo a non cambiare gestore o piano tariffario e a non accettare nuove offerte. “Prevediamo - ha commentato Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori - che inizi una doppia offensiva degli uffici di marketing, diretta sia nei confronti dei clienti sia dei possibili nuovi clienti. Operazione che potrebbe tramutarsi in vantaggi per i consumatori. Inoltre, aspettando qualche settimana l'Autorità e le associazioni dei consumatori avranno modo di verificare il pieno rispetto del decreto Bersani”. Per il Codacons, inoltre, i gestori telefonici dovrebbero restituire agli utenti le somme incassate per i costi di ricarica, relativamente al periodo che va dall'entrata in vigore del decreto Bersani (2 febbraio) al 5 marzo. Adiconsum annuncia invece che denuncerà i gestori che continueranno a pretendere il costo della ricarica. Un osservatorio per monitorare eventuali aumenti delle tariffe è annunciato anche dai Verdi e partirà oggi.

domenica 4 marzo 2007

Call center vs Nike

Call-Center: non c’è chiarezza
di Pasquale Violi

Qualche anno fa in pompa magna fu aperto a Siderno un grosso call-center, si era detto un’azienda capace di soddisfare almeno in parte la sete di occupazione di parecchie persone che avevano difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, perché il mondo del lavoro non c’era, e non c’é. E infatti, in parte, numerose assunzioni furono fatte e qualcuno ha avuto la fortuna di trovare il modo di lavorare presso il call-center, gestito dalla Giary Group srl. Fortuna che in poco tempo però si trasformata iattura, in una croce difficile da portare e in un peso che tentare di reggere diventa umiliante. Si perché tutte le amorevoli e lusinghiere prerogative che avevano accompagnato il progetto di sviluppo del call-center si sono sciolte mese dopo mese, come neve al sole. I dipendenti, guidati in una fase iniziale anche dai rappresentanti sindacali di CGL, CISL e UIL, avevano stipulato un accordo con la Giary Group che prevedeva, cito testualmente, “che fino all’entrata a regime dell’iniziativa per i livelli di ingresso la retribuzione oraria diretta ed indirette lorda è fissata in euro 4,65 ; che le mensilità erogate saranno tredici; che l’erogazione della tredicesima avverrà entro e non oltre il 20/12”. Ora, escludendo che un contratto nazionale stabilisce che in linea di massima la retribuzione oraria dovrebbe essere di 7 euro e qualcosa o giu di li, bene o male questo poteva essere un inizio, si faceva qualche sacrificio e si aspettava di andare a regime. Il punto però è che a regime il call-center ci entrerebbe raggiunti i 300 e passa dipendenti, e da tre anni a questa parte in tutto i lavoratori del call-center sono poco più di una ottantina, quindi campa cavallo che l’erba cresce. Ma sopra ogni immaginazione ecco che arriva il capolavoro, viene detto ai dipendenti che nei 4,65 (lordi), stabiliti nell’accordo, ferie e tredicesima sono inclusi. Ecco che quindi saltano le tredici mensilità ed ecco che un dipendente del call-center di Siderno prende più o meno quanto un bambino indiano che cuce i palloni per la Nike, forse qualcosa in più. Però c’è chi continua a dire che di questa terra bisogna far emergere gli aspetti positivi. Trovateli. Ma non è finita qui. Prima di tutto c’è da dire che la Giary Group srl si è beccata i soldi da parte di “Locride Sviluppo” per il “Patto Territoriale della Locride”, quindi, credo, oltre ad avere difficoltà a fare passi indietro, dovrebbe quanto meno essere oggetto di controllo, cioè quello che aveva promesso per prendersi i soldi lo dovrebbe mantenere. Poi c’è anche da ribadire che, come già detto, i lavoratori del call-center nel prendere in esame l’accordo sono stati seguiti dai tre maggiori sindacati, con l’esito strano che CISL e UIL hanno deciso di firmare e subito dopo si sono dileguati non rispondendo alle richieste di aiuto dei dipendenti, mentre la CGIL, che probabilmente qualcosa aveva capito, non ha firmato e ha cercato di seguire la vicenda il più possibile, senza però, fino ad ora, riuscire ad ottenere i risultati sperati. Una situazione come sempre surreale, strana che in questa terra è però divenuta normalità. Una società accede ad un finanziamento per creare lavoro e fino ad ora crea sfruttamento, è difficile da credere ma è la locride. Poi c’è anche chi storce il muso nel vedere i dipendenti del call-center fare sciopero, protestare per i propri diritti. Almeno questo è un segno di civiltà, di normalità, quando le cose non vanno ci si fa sentire. Non ci si può accontentare, non si può dire meglio di niente. I diritti di chi lavora sono gli stessi a Siderno come a Torino, nella locride come in Versilia. Intanto a Reggio Calabria, venerdi scorso c’è stato un incontro chiarificatore. Qualcuno pare abbia fatto un passo indietro e sembra che ci siano i presupposti per un dialogo, finalmente. L’azienda ha chiesto una fase di riallineamento, che credo che i lavoratori possano anche concedere, per il bene comune e per buon senso, ma non credo che un allineamento per chi è stato finanziato e per chi da tre anni tiene sotto schiaffo i dipendenti possa essere stimato in un tempo di quattro anni, è follia, ma siamo nella locride, tutto può essere.

mercoledì 28 febbraio 2007

Presagi

I lavoratori della Transcom si mobilitano contro l’azienda

«Nel piano industriale dell'azienda - ha detto il segretario provinciale dell’Aquila, Peretti - oltre alla conferma di 350 esuberi in campo nazionale, e' contenuta anche la previsione della trasformazione dei contratti in essere, a partire dal prossimo primo marzo».«L'azienda», ha spiegato Peretti, «ha inviato una nota ai sindacati attraverso la quale informa che, a far data dal prossimo primo marzo, i contratti a tempo indeterminato stipulati nel settore commercio saranno disdetti per passare a contratti del settore telecomunicazione».«In questo modo – ha detto Peretti - i lavoratori perderebbero l'anzianità di servizio e la quattordicesima mensilità, pari a circa duemila euro l'anno lordi». L'Ugl ha già chiesto l'intervento dell'Ufficio provinciale del lavoro, per verificare la correttezza della procedura che l'azienda intende seguire. Per il 2 marzo l'Ugl ha anche convocato un'assemblea alla quale parteciperanno il sindaco dell'Aquila, Biagio Tempesta, e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane. All'assemblea l'Ugl auspica la partecipazione di tutte le altre sigle sindacali. Una grande partecipazione è anche l’auspicio dell’assessore Roberto Tinari. «Mi auguro che la partecipazione delle istituzioni e dei rappresentanti dei lavoratori alle assemblee indette dall’Ugl alla Trascom dell’Aquila per venerdì 2 marzo siano massiccia e partecipata. Va dato un segnale importante a un’azienda che starebbe per mettere in mezzo a una strada centinaia di lavoratori della nostra città», ha detto Tinari. «L’appello lanciato dal sindacato in questione non va fatto cadere nel vuoto. La stessa Ugl già mesi addietro aveva fatto suonare il campanello d’allarme su tale argomento, riuscendo a fornire dati preoccupanti sul piano di riorganizzazione industriale del call center del capoluogo abruzzese. Fu anche tacciata, ingiustamente (per di più, anche da parte di qualche sindacato), di disfattismo. E invece quelle affermazioni erano, purtroppo, fondate. Ora l’errore non va ripetuto. Nelle due assemblee – una per turno –, stabilite per venerdì prossimo con i lavoratori Transcom, il sostegno deve essere massimo e senza condizioni». Nel territorio aquilano l’emorragia di posti di lavoro ha raggiunto livelli sconcertanti, centinaia di addetti di questa azienda rischiano di rimanere senza lavoro. Su 550 operatori all’Aquila, 400 hanno un contratto a tempo indeterminato e 150 lavorano con contratti di inserimento o interinali. Il piano industriale di Transcom prevede, in tutta Italia (lo stabilimento aquilano è il più grande, altre sedi sono a Milano, Bari e Lecce), il dimezzamento del personale a tempo indeterminato; sui 702 dipendenti, l’azienda infatti ha previsto 350 esuberi. Viene da sé che a rischiare di più sono proprio gli addetti dell’unità produttiva dell’Aquila. «Questo è inaccettabile», ha aggiunto Tinari, «tali lavoratori, peraltro, erano stati già penalizzati con la modifica del contratto collettivo nazionale a loro applicato, passato da quello commerciale a quello delle telecomunicazioni, con il conseguente taglio della quattordicesima mensilità e, pertanto, la perdita secca di circa 2.000 euro di retribuzione l’anno. Anche questa sciagurata situazione fu denunciata dall’Ugl, che ora deve avere l’attenzione e l’aiuto più forti in questa battaglia a tutela del lavoro nella Transcom. Il territorio aquilano non può permettersi un’ulteriore diminuzione dell’occupazione, di tale portata».

fonte primadinoi, 27.2.2007
in foto una veduta del logo di transcom-bari

martedì 27 febbraio 2007

In tempi difficili è bene ricordare...

Perché l'onesto è più creativo ed efficiente

Perché dobbiamo essere onesti, leali, mantenere la parola data, non fare minacce e ricatti quando sappiamo benissimo che, usando mezzi illeciti, molti si sono arricchiti, sono diventati potenti e vengono ammirati ed elogiati? Se molte fortune sono nate dalla genialità degli imprenditori, altre sono il frutto di furfanterie. Gli americani chiamano Robber Barons alcuni loro famosi magnati. Se la disonestà paga, perché tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Alcuni rispondono che lo fanno per timore della legge. Ma davvero credete che gli onesti siano onesti per timore del magistrato? No. Le leggi sono indispensabili, ma noi non siamo gentili con nostro marito o nostra moglie, non ci prendiamo cura dei nostri figli, non facciamo il nostro lavoro quotidiano, non aiutiamo gli altri per timore della legge. La società è fondata sui costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare deve intervenire la legge. E non sempre con molto successo, come dimostrano le aree di mafia e di camorra. Il rigore morale è qualcosa che cominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E' una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita. E' un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità. Il bravo pianista, il bravo calciatore devono incominciare presto ma poi continuare a coltivare la propria capacità. Chi non si è costruito questa bussola considererà normale ingannare, rubare, tradire. E lo farà sempre. Ora domandiamoci: gli onesti, coloro che hanno la bussola dell'integrità, come possono operare in un mondo dove ci sono tanti potenti corrotti e tanti pregiudicati? Non verranno sempre sconfitti? Non è detto. Perché chi ha scelto la rettitudine e ha rinunciato a imbrogliare è portato a sviluppare altre capacità. Un po' come il cieco che, non vedendo, acquista una straordinaria capacità uditiva tattile e cenestesica: L'onesto sviluppa molto di più l'intelligenza, la creatività, l'efficienza. Inventa, organizza, costruisce, ispira fiducia, ottiene credito. Quando devi fidarti veramente di, qualcuno, vedere le cose fatte bene, sei costretto a rivolgerti a lui. Nessuno, nemmeno il politico più spregiudicato, può farne completamente a meno. Questa è la sua forza e per questo, alla fine, si afferma e rende vivibile la nostra società.

di francesco alberoni da www.corriere.it/alberoni, 12/2/07

lunedì 26 febbraio 2007

I centralinisti di Dio

BARI - Rispondono al primo squillo. "Pronto, telefono preghiera. Pace e bene, sono Giuseppe". Un po' confessionale e un po' servizio clienti aziendale, da 48 ore è nato a Barletta il primo call center della fede. Chiunque può chiamare al 347.30.60.594 per avere un supporto psicologico 24 ore su 24 e "cercare una parola di conforto e pregare insieme per risalire da un momento difficile della propria vita", spiega don Francesco Fruscio. È a lui, 31 anni, parroco della chiesa Sacra Famiglia a Barletta, che è venuta l'idea. "La coltivavo da anni, praticamente da quando sono diventato prete. L'obiettivo era arrivare il più lontano possibile, riuscire ad ascoltare anche chi non riesce a raccontarsi. Qui in parrocchia ho trovato il team giusto, ci abbiamo provato ed è successo quello che soltanto il Signore poteva immaginare".

continua su repubblica del 24.02.2007

Project news

Contratto a progetto e presunzione assoluta di rapporto subordinato
Il Tribunale di Milano, con sentenza dell'8 gennaio 2007, ha affermato che «la mancanza di specificità del progetto determina che il rapporto tra le parti deve ritenersi sorto come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato fin dalla sottoscrizione del contratto indipendentemente dalle concrete modalità con le quali si è di fatto svolto il rapporto di lavoro».
Fonte: Dpl Modena Mer, 21 Feb 2007 @ 16:15:02

venerdì 23 febbraio 2007

Info riservate ri-utilizzate?

Vodafone denuncia ancora Telecom Italia

Vodafone Italia ha presentato alla Corte d'Appello di Milano una documentazione che prova le azioni anticoncorrenziali di TI, aumentando la propria richiesta di risarcimento danni da 525 a 759 milioni di euro ed ha trasmesso una segnalazione urgente all'Agcom e all'Antitrust, chiedendo un nuovo intervento urgente sulla questione. Secondo Vodafone, TI avrebbe sfruttato le informazioni in suo possesso come gestore di telefonia fissa per attuare una "schedatura" dei clienti e formulare offerte commerciali mirate per la telefonia mobile, proponendo sistematicamente "ai clienti di Vodafone, che accettino di passare a TIM, offerte personalizzate e sconti sulla bolletta Telecom".

giovedì 22 febbraio 2007

Operazione 'call center'

Ma pensa tu, call center: chissà perchè questo nome dato dagli investigatori del PM "Ubaldo Pelosi" (scelto a caso non direi). Ma se guadagnavano in un giorno quanto noi in due mesi: in questo caso sarebbe proprio uno 'sfruttamento' del termine; a meno che non ci stanno mandando a dire in maniera indiretta che anche nei 'call center' ordinari si profilerebbe uno sfruttamento...

Savona. Operazione denominata “Call Center” da parte del Comando provinciale dei Carabinieri di Savona contro l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione. E’ stata smantellata una pericolosa organizzazione italo-romena. L’indagine, iniziata alla fine del 2005 e coordinata dal pm Ubaldo Pelosi, ha portato a sgominare una delle gang considerate maggiormente pericolose e in espansione su tutto il territorio ligure. Negli appartamenti operavano sempre due ragazze, principalmente dell’Est europa, con un’età compresa tra i 18 e i 20 anni. Le giovani donne erano guardate a vista dai loro aguzzini e sottoposte ad ogni genere di minacce e pestaggi per impedire che tentassero di uscire dalle morse della prostituzione. Il giro d’affari andava oltre i millecinquecento euro al giorno per ogni singola ragazza. All’organizzazione è anche imputabile una rapina compiuta il 20 maggio scorso in via XX Settembre a Savona in un appartamento in cui alloggiavono le stesse squillo, rapina che si era dimostrata un atto di ritorsione per sopire qualche tentativo di emancipazione delle stesse.

fonte IVG 14.6.2006

mercoledì 21 febbraio 2007

Camel (trovi)

Dubbi del cliente al 119 su traffico CAMEL (!) ...........

martedì 20 febbraio 2007

Dalle autostrade telematiche del 2000...

all'area di parkeggio dove pare oramai collocarsi il gruppo tim-telecom...

sabato 17 febbraio 2007

TAM TAM

chi di voi ha mai ben capito il servizio "tam tam"?!...

Sindrome del Grande Fratello

E noi...cosa dovremmo dire, allora?
Il Grande Fratello diventa sindrome
Dopo il caso dello scandalo Moggi e le polemiche legate alla divulgazione di conversazioni telefoniche private, la paura di veder pubblicati i propri fatti personali sulle pagine di un giornale ha fatto scattare una vera e proria sindrome da Grande Fratello nelle menti degli italiani. Anche per chi in fondo non ha segreti inconfessabili da nascondere, il timore di essere ascoltato e spiato diventa un'ossessione.

"Il timore di esser spiati sta infatti diventando paranoia", spiega Tonino Cantelmi, psichiatra dell'università Gregoriana di Roma. "Nel 2 o 3% delle persone, questa impressione di vivere assediati da occhi e orecchie invisibili può trasformarsi in malattia". Secondo il professor Cantelmi, di questo panico da intercettazioni sarebbe complice anche la naturale predisposizione degli italiani "da sempre di indole diffidente e incline al complotto". La sindrome si misura nella paura di affidare ad un messaggino sul cellulare o ad una semplice telefonata quello che poi, per i più diversi motivi, potrebbe venire alla luce. Un pericolo infondato per la maggior parte della popolazione, ma la sensazione oramai è quella e fiumi di intercettazioni sbattute in prima pagina non fanno che alimentarla.
Dice ancora Cantelmi: "Dopo la paranoia già nata con l'avanzare delle nuove tecnologie, oggi questa si ripresenta in una forma nuova, che ci fa sentire indifesi proprio quando ci lasciamo andare di più, cioè alla cornetta del telefono". Ed ecco allora che la chiacchiera in ufficio si riduce ad un bigliettino scritto, passato di mano in mano, per evitare l'intrusione di orecchie indiscrete. Oppure ancora gli sms che diventano scritture in codice, e potrebbero tener testa ai più astuti 007.

Tutto questo perchè, secondo il professor Cantelmi, "in realtà ciascuno di noi ha qualche segreto, e non c'è nessuno che non abbia un piccolo o grande scheletro nell'armadio". Il luogo in cui ci si scopre più diffidenti è proprio sul posto di lavoro: "Da uno studio abbiamo scoperto come una email di lavoro su tre parli di fatti privati. Figuriamoci al telefono o nei faccia a faccia".

Come dire che l'ufficio, più che un luogo di lavoro, è un nido di pettegolezzi ed è quindi l'ambiente più temuto dai "presunti spiati cronici". "In realtà", continua Cantelmi, "le vittime della sindrome dello spiato sono di due tipi: se è certo che la maggior parte di noi in questi giorni ha paura di essere ascoltata, c'è anche chi si dispiace di non esserlo. Se non ti intercettano non sei nessuno, sei un poveraccio, mentre se lo fanno sei un vip". L'orecchio lungo degli intercettatori, che siano telefonici o fisicamente tangibili, secondo il professor Cantelmi sta prendendo sempre più la forma di una maxi-coscienza superiore, che osserva, controlla e giudica, e che può far precipitare in un solo momento dalle stelle alle stalle. Se prima i reality show avevano sosituito il talento nella strada per la notorietà, adesso basta la gogna pubblica per diventare una star. Chi è abituato a confidare al telefono, fisso o mobile, i suoi segreti più profondi deve solo scegliere se far tacere il cellulare, o se farlo squillare più di prima.

venerdì 16 febbraio 2007

Storture

stiamo verificando in questo periodo che dai vertici per finire ai dealer...
ultimamente nel gruppo telecom più di qualcosa "va storto"...

Suggerimenti...come no?

Piccola parentesi

"I tuoi suggerimenti - relativi all'attività che stai svolgendo o in genere all'intera organizzazione - sono sempre utili e ben accetti; sono a disposizione per questo i team leader, il coordinatore della tua attività e l'ufficio Risorse Umane che potrai sempre interpellare per qualsiasi necessità"

dalla SLIDE n°7 della presentazione aziendale datacontact ai dipendenti commessa TIM

ai posteri l'ardua sentenza

Performance




vi dirò la verità: ultimamente non riesco a capacitarmi di quale metodo si stia utilizzando nel calcolare le nostre famigerate...
****stelle****
$$ comincio a pensare male $$

giovedì 15 febbraio 2007

ESTernalizzare costa

Illegale l'esternalizzazione Telecom-HP
Come è noto i lavoratori Wind sono in stato di agitazione, con uno sciopero nazionale svoltosi il 5 febbraio che ha avuto una fortissima adesione, contro l'esternalizzazione del call center Wind di Sesto S. Giovanni, che verrebbe ceduto alla Omnia, un'azienda che utilizza soprattutto contratti a tempo determinato, part-time e con inquadramenti professionali inferiori a Wind.
Ora una buona notizia arriva per questi lavoratori: il Tribunale di Roma, con sentenza del 31 gennaio 2007, ha annullato l'esternalizzazione dei servizi di informatica interna di Telecom Italia, che circa 3 anni fa sono stati ceduti alla HP, obbligando Telecom alla riassunzione dei tecnici suoi ex dipendenti che hanno fatto causa.
Il giudice infatti ha ritenuto che si tratta di una "esternalizzazione" fittizia, perché comunque la nuova società HP DCS ha continuato a svolgere, esclusivamente per Telecom, la stessa attività di manutenzione dei sistemi informativi che i dipendenti svolgevano all'interno di Telecom con modalità operative pressochè identiche.
Questa sentenza segue altre che hanno riguardato l'esternalizzazione di altri servizi come l'immobiliare e la logistica, sempre sfavorevoli a Telecom Italia, e spiazza i sindacati confederali che avevano concordato e contrattato le cessioni.
Questa sentenza dimostra peraltro che, anche senza riformare l'articolo del codice civile che regola le cosidette "cessioni di ramo d'azienda", cioè le esternalizzazioni, ci sono ampi spazi legali per impugnare quelle che sono solo manovre per ridurre e pagare meno il personale.

fonte www.zeusnews.it 07.02.2007

sabato 10 febbraio 2007

Dalla deficienza all'efficienza

Tutto incomincia a Las Vegas il 18 dicembre, quando un’amica invia un pacco all’indirizzo di una ragazza genovese. Trascorrono i giorni fino a che il 10 gennaio viene recapitato nella cassetta della posta di quest’ultima un avviso di Poste Italiane ed in particolare una comunicazione per destinatario assente, con una crocetta ben evidente sulla cesella indicante il primo avviso di consegna e l’indicazione che sarebbe stato effettuato un secondo tentativo di recapito il giorno successivo. Mobilitati i parenti affinché qualcuno facesse in modo di trovarsi a casa a ricevere il pacco, trascorre il tempo senza che esso arrivi né quel giorno né quelli successivi. Fino al 16 gennaio quando la ragazza decide di contattare il call center di Poste Italiane per avere qualche notizia o indicazione sul da farsi. Gentilmente un operatore le rispondeva che il suo pacco sarebbe stato messo in consegna il giorno successivo, indicando l’orario: dalle 9.00 alle 18.00. Non si presenta nessuno e di nuovo non resta che contattare il numero verde dell’azienda dal quale si riceveva la stessa risposta e, purtroppo, anche lo stesso esito il giorno della consegna. Il 20 gennaio, invece, a sorpresa, la risposta del call center fu differente: dal servizio tracciatura veniva indicato che il pacco era stato rispedito al mittente, negli Stati Uniti, essendo ormai trascorsi i termini per il ritiro dopo il secondo avviso. A quel punto il disappunto è arrivato al massimo, non solo per i ripetuti tentativi che la ragazza aveva fatto di vederlo recapitare, ma soprattutto perché a lei non era mai arrivato tale secondo avviso di consegna! Non le restava, per fare chiarezza, che tentare di contattare di nuovo il call center ma tramite l’opzione destinatario assente e, di nuovo a sorpresa, la risposta al suo quesito diventava completamente diversa: non era vero che il pacco stava tornando al mittente, ma era in giacenza a Genova Bolzaneto fino a lunedì 22 gennaio, dove poteva ritirarlo personalmente. È a questo punto, che con un po’ di sollievo per avere comunque la possibilità di recuperare il pacco, scattano mail di protesta all’azienda e la segnalazione al Codacons Liguria. “E’ un diritto degli utenti poter usufruire di un servizio postale efficiente, ma non sempre esso viene garantito: basti pensare alla recente indagine condotta dall’associazione per verificare i tempi di consegna della posta prioritaria, quando esisteva ancora la differenza fra la tariffa da 0,45 euro e quella da 0,60. Ebbene, in quella occasione è risultato che il 45% delle lettere spedite non e’ arrivata a destinazione nei tempi prestabiliti”, commenta l’Avv. Diana Barrui, Presidente regionale del Codacons. “Ma la segnalazione porta alla ribalta anche un altro problema, quello dei call center. Sebbene sia apprezzabile che un’azienda metta a disposizione degli utenti un servizio per contatti ed eventuali reclami, e nel caso di Poste italiane il fatto che esso sia gratuito, occorre però che sia un sistema efficiente nel facilitare la risoluzione dei problemi evitando all’utente ulteriori sprechi di tempo ed energie per ovviare ad un disservizio di cui è vittima. Si deve invece valutare positivamente il fatto che Poste Italiane abbia introdotto un importante strumento a tutela degli utenti in casi di particolari controversie: sottoscrivendo un accordo di conciliazione con alcune associazioni dei consumatori fra cui il Codacons, l’azienda consente di ricorrere a questo sistema gratuito e rapido di risoluzione delle controversie”.

fonte quotidianoligure

venerdì 9 febbraio 2007

Dal librofonino al nulla


Non riesco a capacitarmi quando penso che ai suoi collaboratori TIM parrebbe imporre di non avere in postazione "telefonini", "libri"...(ma i territori -OT- non sono a conoscenza a quanto pare di questa "regola") quando oggi brandizza un apparecchio che li contiene entrambi e che magari in una qualche offerta "relax" ci toccherà in outbound dover proporre...magari con convinzione!
Dal post del 24/5/06
Mutatis mutandis (...) il padrone e i suoi operai. Una combinazione, anche questa, assolutamente unica nella storia del mondo occidentale, di autoritarismo e paternalismo. Alle Acciaierie di Terni, per esempio (inizi secolo XX) gli ordini di servizio erano severissimi: (...) si eliminavano i telefoni sulle scrivanie degli impiegati costringendoli, per qualsiasi comunicazione, a fare la coda davanti a un apparecchio a gettoni (...)
Estratto da Panorama, Fabbriche, 13/10/2005 in , D.S.Landes, The rise of capitalism, p.14, 1966
Telecom Italia lancia il "Librofonino"
Telecom Italia ha annunciato un accordo con Polymer Vision, azienda olandese attiva nell'industria degli schermi flessibili, per sviluppare e lanciare nel 2007 il primo cellulare al mondo con display estraibile. Il prodotto, chiamato "Librofonino", funziona con una normale SIM Card e consente l'accesso immediato a dati personalizzati, alla posta elettronica, alle news, alle mappe geografiche. Telecom Italia commercializzerà il prodotto in esclusiva in Italia.

lunedì 5 febbraio 2007

Trend

La soddisfazione dei clienti dei call center pare essere in calo.

Lo evidenzia il Global Contact Center Benchmarking Report 2007, che sarà pubblicato dopo la metà di marzo e di cui la società di servizi Dimension Data ha fornito alcune anticipazioni.
Il report del 2007, che contiente le opinioni e le analisi relativi alla riduzione mondiale dei livelli di customer satisfaction dei call center, così come i commenti su gli altri trend dei contact center, inclusi lo sviluppo multi-canale, il crescente utilizzo del self-service e l'adozione delle tecnologie Ip, indica che c'è stata una significativa riduzione dei livelli di customer satisfaction, indipendentemente dalle diverse aree geografiche, con un punteggio globale che è sceso al 68,3% rispetto al 82% evidenziato nel report dell'anno precedente.
Il più consistente calo di soddisfazione (del 22%) è stato registrato nell'area Asia Pacific, che è scesa dall'84% al 61,9%. Anche nel Nord America il livello di customer satisfaction si è abbassato, del 21,1%. In Europa i livelli sono diminuiti dell'8,6%, mentre in Africa e in Medio Oriente la customer satisfaction è scesa del 7,7%.
Cara Diemont, l'editor del Benchmarking Report di Dimension Data, ha rilevato che nonostante questi risultati siano a tutta prima negativi, fanno anche trasparire alcune informazioni e segnali positivi. All'interno del mercato dei contact center, infatti, l'attenzione si è focalizzata su una valutazione più matura della customer satisfaction oltre che su un approccio monodimensionale, verso un risultato più equilibrato. Tale approccio di misurazione più realistico potrebbe quindi spiegare il calo della satisfaction registrato in tutti i paesi.
Ma un altro dato ancora più preoccupante potrebbe essere rappresentato dall'abbassamento dei livelli di soddisfazione come conseguenza di un'esecuzione mediocre dei programmi.

Avvisi ai bagni

In un ufficio di pescara è stata fatta questa foto.
Forse che dovremmo adottarla anche noi nei bagni?
Dopo che un certo Giampaolo ci ha scritto tante istruzioni...

la foto è a libera interpretazione!

venerdì 2 febbraio 2007

Informazioni e imprese

Dite la verità, cari amici, quante volte vi/ci siamo lamentati in azienda di quanto deplora il famoso scrittore Alberoni? Molto probabilmente è all'opera uno dei tre fattori che troviamo in fine articolo...non sarebbe meglio farlo presente quando e per quanto possibile?

Il capo è silenzioso? Avete tre motivi per preoccuparvi

Ricordo che, a Trento, l'élite dirigente del movimento studentesco convocava l'assemblea all'ultimo momento, in modo che tutti quelli che potevano fare opposizione non fossero informati e non riuscissero ad arrivare in tempo. Un meccanismo di manipolazione efficacissimo nei movimenti studenteschi, sindacali, anarchici e rivoluzionari che considerano l'assemblea il massimo della democrazia. In realtà l'assemblea spontanea, caotica e senza regole rigorose di convocazione e di votazione consente il massimo arbitrio ai capi carismatici che riescono a far fare agli altri quello che vogliono. Ma l'accorgimento di non fissare le date per tagliare fuori gli oppositori viene talvolta usato anche nei consigli di amministrazione o nei Consigli di facoltà universitari. Ci sono alcuni che mandano la comunicazione in un ufficio dove il consigliere va solo raramente. Talvolta, lo inviano all'indirizzo sbagliato. Altre volte la lettera parte in ritardo così la colpa può essere data al cattivo funzionamento delle poste. Infine, ai propri si telefona per assicurarsi che siano presenti e agli altri no. Anche nel corso delle riunioni ci sono innumerevoli mezzi per non dare le informazioni più importanti. Alcuni capi tengono lunghi discorsi oscuri e vuoti, altri snocciolano elenchi di cifre da cui non si capisce quasi nulla mentre le informazioni vere, quelle che contano, se le dicono e le discutono fra di loro in privato, magari a casa propria o a cena. Alcuni grandi dirigenti sostengono che tenere riservate le informazioni in modo da decidere da soli è l'unico metodo per evitare perdite di tempo, fuga di notizie e ottenere rapidi risultati. Non è vero. Tutti i grandi imprenditori che ho conosciuto, anche quelli che, essendo i proprietari, potevano decidere senza consultarsi con nessuno, preferivano discutere a fondo i problemi con i loro collaboratori, sentire il parere degli esperti, sfruttare la creatività di chi lavora con loro. Sono giunto alla conclusione che chi non agisce così è perché ha una opinione esagerata di se stesso o perché ha qualcosa da nascondere. Ci sono anche imprese in cui tutti i funzionari si tengono ben stretto quanto sanno senza comunicarlo agli altri. Sembra che difendano un segreto di Stato. Ma la ragione è più semplice e più squallida. Tacciono per avere potere sui propri colleghi e per fare i propri affari privati con enti, fornitori, politici. Vi sono anche laboratori di ricerca in cui gli studiosi lavorano per conto proprio e non si scambiano i risultati ottenuti. Lo fanno perché sono invidiosi l'uno dell'altro, o perché sono indifferenti al risultato finale. Sempre con effetti catastrofici, visto che la scienza progredisce solo come opera collettiva in cui ciascuno parte dalle scoperte dei colleghi. Concludendo, quando vedete che non vi arrivano le informazioni per fare meglio, quando i dirigenti sono oscuri, quando incontrate gente che non sa discutere apertamente e lavorare insieme siate diffidenti. Vuol dire che è all'opera uno di questi tre fattori: o il capo è un megalomane dispotico, o la gente non è motivata, o fa i propri interessi personali e non quelli dell'impresa.

Paradossi

Guadagnano 1.050 euro al mese "con le notti e le maggiorazioni", quando va bene, ma finora accettavano questa miseria in cambio della sicurezza del posto di lavoro, a tempo indeterminato.
Ma fra un po' neppure lo stipendio a fine mese sarà garantito. Sono 275 i posti a rischio al call center della Wind a Sesto San Giovanni. La società telefonica, infatti, ha deciso di "esternalizzare" l'intera struttura per venderla a un'altra società, Omnia Network. Tecnicamente non è un licenziamento, perché i lavoratori non vanno a casa (almeno non subito), ma le sicurezze si riducono paurosamente. Il posto di lavoro, infatti, dipenderà dal rinnovo della commessa con Wind, che stipulerà con la società un contratto di due anni, rinnovabile. Se però fra 24 mesi l'operatore deciderà di cambiare fornitore, i 275 dipendenti finiranno in mobilità o in cassa integrazione. Per reagire i lavoratori, che hanno aperto anche un blog, hanno già scioperato una volta il 5 febbraio e torneranno a fermarsi il giorno 26, per tentare di aprire una trattativa che sembra disperata. Tutto nasce dal fatto che i dipendenti sono tutti a tempo indeterminato e quasi tutti full time: un costo "eccessivo" per la società in tempi di legge 30, staff leasing e lavoro in affitto usato a sproposito.
Forse noi clienti Wind dovremmo cominciare a minacciare disdette di massa per fare pressione sulla società. In fondo il call center di Sesto nel 2005 ha realizzato un utile di 56 milioni di euro.
Ha ricordato l'A.D. Dal Pino che il 2006 (primo anno che lo ha visto ai vertici dell'azienda WIND insieme al Presidente egiziano Naguib Sawiris), ha visto "la realizzazione dei primi utili nella storia della società con conseguente riduzione dell'indebitamento e ricavi, Ebitda e clientela in crescita".

"Nessuno più di me nel mio Paese fa del bene più di me per poveri e malati (...) ogni volta che un politico mi dice -non cacciare quest'uomo- è licenziato" (Sawiris).
Nel suo Paese, appunto.

fonte 02blog vedi anche l'espresso 9.2.2006 p.66

giovedì 1 febbraio 2007

Dal programma dell'Unione

Dal programma di Governo 2006-2011 pagina 162:

"La regolamentazione del lavoro interinale dovrà esser rivista, anche considerando la impostazione legislativa definita dal precedente governo di centrosinistra. Inoltre, ci impegniamo a rivedere la normativa in merito agli appalti di opere e di servizi e alla cessione del ramo d’azienda, spesso utilizzata in modo fittizio per aggirare le tutele dei lavoratori attraverso il meccanismo delle esternalizzazioni: la disciplina va ricondotta alla sua corretta dimensione, giustificata esclusivamente da oggettivi requisiti funzionali e organizzativi. In ogni caso, va riconosciuta una piena responsabilità dell’impresa appaltante nei confronti dei lavoratori delle imprese appaltatrici. Inoltre, riteniamo che le attività della pubblica amministrazione che garantiscono i diritti tutelati costituzionalmente ed i relativi servizi debbano essere parte integrante dell’intervento pubblico e non siano esternalizzabili."