martedì 13 giugno 2006

E' battaglia contro la chiusura

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fonte il Quotidiano di Basilicata, Giugno 2006

domenica 11 giugno 2006

Ricevuti a palazzo

I precari di Atesia ricevuti «a palazzo» 
Dal viceministro Rosa Rinaldi che incontra una delegazione. Quasi pronta una circolare per il settore
Francesco Piccioni
Roma

Bussate e, forse, vi sarà aperto. L'annunciato presidio del Collettivo precari Atesia davanti al ministero del lavoro è è svolto senza troppi problemi, nonostante un piccolo momento di strattonamenti reciproci quando i lavoratori hanno di fatto bloccato la circolazione delle auto su via Veneto. L'unico a farne le spese è stato uno dei giovani lavoratori, sofferente di cuore, che è stato portato per precauzione all'ospedale da alcuni suoi colleghi.
L'appuntamento era stato fissato in previsione di una riunione del ministro cone sindacati e aziende del settore dei call center. Ma l'incontro si era già svolto ieri, limitatamente a una sete «tecnica», senza presenza di ministri o sottosegretari, per acquisire «elementi» riguardo ai contratti a progetto. un prossimo incontro è previsto nel corso della prossima settimana.
I lavorato si sono sentiti scavalcati (non è la prima volta: anche l'accordo dell'11 aprile scorso era stato sottoscritto contro il loro parere e senza alcuna procedura di approvazione) ed hanno continuato a chiedere di vedere il ministro. L'urgenza sta nel fatto che ben 400 di loro non si sono visti rinnovare i contratti a termine alla scadenza del 31 maggio, come conseguenza di quell'«accordo» che continuano a rifiutare. Altri 5 erano stati di fatto licenziati nei mesi precedenti, come ritorsione per la riuscita delle mobilitazioni all'interno di Atesia.
In tarda mattinata, comunque, la sottosegretaria Rosa Rinaldi convocava una delegazione di precari, cui ribadiva che il ministero ha già invitato Atesia a rinnovare tutti i contratti scaduti a maggio. Nel frattempo, come si era saputo nei giorni scorsi, il ministero del lavoro sta mettendo a punto una circolare per riordinare tutto il settore dei call center. Destinata ai servizi ispettivi locali, questa circolare punta a discriminare nettamente ciò che può essere inteso per «lavoro a progetto» e ciò che va invece definito lavoro «subordinato», con relativa distinzione contrattuale. Com'è noto, infatti, il «contratto a progetto» è molto usato nei call center proprio per evitare di iniziare un percorso che possa portare all'obbligatorietà di assunzione per i lavoratori. I quali sono a tutti gli effetti dei «dipendenti» e mai dei semplici «collaboratori». La circolare in via di definizione mira insomma a distinguere le tipologie di attività, non le tipologie di azienda.
Par di capire, insomma, che invece di impantanarsi in una vertenza «individuale», con Atesia unico imputato, il ministero abbia scelto di mettere ordine nel settore: 400.000 addetti, quasi tutti precari, con tipologie contrattuali peggiori della stessa legge 30. La ricaduta sulla vertenza in corso è evidente: tutte le diverse regole contrattuali dovranno uniformarsi alla direttiva ministeriale, Atesia compresa. L'azienda, tetragona a ogni trattativa, sembra invece orientata a cercare di mettere in piedi - nel suo piccolo - uan riedizione della «marcia dei 40.000» della Fiat, che segnò la fine dei 25 giorni di occupazione di Mirafiori, nel 1980. Un piccolo gruppo di «assistenti» (i capisala, o quadri interni con un contratto a tempo indeterminato in tasca) starebbero infatti ceracndo di raccogliere firme a favore dell'accordo. Ossia dell'azienda.
Quella di ieri è stata dunque una giornata importante, perché viene riconosciuto ufficialmente il ruolo negoziale e sindacale dell'«autorganizzazione» dei lavoratori del più grande call center italiano. Ma che dimostra anche una diversa sensibilità della nova compagnie ministeriale, attenta a non lasciar trasformare un problema sindacale certamente spinoso in un problema di «ordine pubblico».
 

sabato 10 giugno 2006

DVB/H

Videofonini e canone RAI
Cari Italians,
non amo certo recitare la parte dell'avvocato del diavolo ma, «sic stantibus rebus», tenuto pur sempre conto dell'obbligo del canone/tassa sul televisore, dal momento che questo colpisce il possesso di qualsiasi apparecchio «atto o adattabile alla ricezione TV» (che mirabile lungimiranza d'intenti, se si pensa che la legge è del 1939), e dal momento che il legislatore non può non tenere conto dei nuovi telefonini con funzione TV, sono i nuovi acquirenti consapevoli della stangata fiscale che potrebbe abbattersi a breve sulle loro teste? E davvero la Rai si crede organizzata per gestire la nuova materia, e a scovare i possibili (milioni) di evasori? O forse i videotelefonini sono esenti dal canone? Ma allora, se giustizia ed equità fiscale deve essere, non è giunto il momento di abolire per sempre questo odioso balzello?


Vittorio Martinelli, martinelli@hotmail.com
Lettera al corsera, 30/5/2006 http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-05-30/07.spm

Rassegna stampa del 10.6.2006 (2)

Sassi senza auto, si doveva ragionare di più
di ANTONIO FASCHINO*

La città sta vivendo il dilemma del traffico regolamentato nei Sassi, c'è chi è favorevole e c'è chi non lo è affatto. Il problema è che non c'è una corretta informazione al riguardo, non si sente altro che quello che viene raccontato.
Anche il parroco di S. Pietro Caveoso si è scagliato contro l'Amministrazione, perchè così arrivano meno fedeli alla messa della domenica. In questi giorni si sente solo il parere di chi è contrario. Non è giusto. Da quello che ho ascoltato in giro, non sono solo i dipendenti di Datacontact, purtroppo, a non accettare il traffico regolamentato nei Sassi e, ancora peggio, sono molti i giovani che si dichiarano contrari a questa iniziativa. E' anche vero che l'Amministrazione comunale avrebbe fatto meglio a predisporre un Piano per i parcheggi a ridosso dei Sassi ed a divulgare la notizia con tutti i mezzi, tv compresa, stimolando i dibattiti sull'argomento e coinvolgendo la popolazione ad analizzare tutti gli aspetti della questione. Fino a questo momento, ahimé, non si sono sentiti i commenti degli intellettuali della città, di Legambiente, della Scaletta, di Zetema, di Pietro Laureano, di Raffaele Giura Longo, degli operatori turistici, dei turisti [...]. Pare che questa presa di posizione dei commercianti e di Data Contact per il telepass nei Sassi abbia suscitato la reazione di altri cittadini, che negli anni scorsi hanno subìto ed accettato analoghe privazioni. Esempio 1: gli abitanti di via Roma, via Don Minzoni, Via Ascanio Persio, via Cappelluti, Via Rosselli, Via Annunziatella, Via XX Settembre, ecc. come fanno a parchegiare la loro auto, a portare la spesa a casa, quando piove o nevica, visto che la zona è tutta a pagamento e non si trova mai un parcheggio? I dipendenti della biblioteca, della prefettura, delle banche, come fanno a recarsi al lavoro ogni giorno? Dove parcheggiano? Quanta strada fanno a piedi per raggiungere il posto di lavoro e poi ritornare a casa per il pranzo e viceversa? E poi, perchè non si incentiva l'uso del mezzo pubblico per i lavoratori ed anche per gli studenti? Perchè non si migliorano gli spostamenti con la cosiddetta linea metropolitana da Matera-nord a Matera-centro? Perchè non sono mai iniziati i lavori del parcheggio di via Gramsci, come recita ancora il pluridecennale cartello che si trova vicino alla chiesa di Cristo Re?
E' ovvio che nei Sassi il traffico debba essere regolamentato, ma è altrettanto chiaro che debbano essere risolti i problemi che ne derivano, aprendo un pubblico dibattito, serio e circostanziato, dove analizzare e correggere gli effetti negativi, con l'obiettivo supremo di salvaguardare i Sassi, cioè la nostra memoria.
 
*Portale del turismo www.sassiweb.it Fonte Quotidiano della Basilicata 10/06/2006

Rassegna stampa del 10.6.2006

Cittadinanzattiva denuncia: «Si è persa la ragione pubblica» e diserterà l'incontro di oggi 
Telepass, un coro di scontenti
Il Comune ha dimenticato muratori, commercianti e residenti

DOPO il caos sollevato sui telepass dai dipendenti del call center e dal loro titolare, ora che la polvere si è posata si iniziano a vedere le macerie prodotte.
Quei residenti, preti e commercianti che si sono accodati alla protesta che ha paralizzato parte della città, ignoranto danni e ritardi prodotti ai singoli cittadini, tornano a casa con un bottino ben magro, mentre il loro leader in doppiopetto (una volta scendevano in piazza operai e sindacalisti, e per difendere il posto di lavoro non il posto macchina) è l'unico che ha ottenuto il massimo, pur avendo alcun diritto. Infatti, la convenzione stipulata dal call center e dal Comune stabilisce che i dipendenti della società devono parcheggiare fuori dai Sassi. Quella convenzione, subito dopo la protesta, è diventata carta straccia, con le macchine dei dipendenti che in pochi minuti hanno invaso Porta Pistola, non aspettando neppure un giorno per la formalizzazione della nuova decisione. D'altronde, da un'Amministrazione rivelatasi debole non ci si poteva aspettare di più. Ma gli altri contestatori cosa hanno ottenuto, considerato che l'accelerazione sulla partenza dei telepass è stata data soprattutto a causa dell'ormai insostenibile presenza delle auto dei dipendenti del call center?
I residenti molto probabilmente vedranno ridotti i loro pass da due a uno e gli amici e parenti continueranno a non poter scendere nei Sassi con le macchine. Come non potranno scendere con l'auto i fedeli delle chiese di San Pietro Caveoso e Sant'Agostino. Numero ridotto, come prima, anche per i pass dei dipendenti degli esercizi commerciali degli antichi rioni. I lavoratori edili che lavorano nei Sassi continueranno a raggiungere i cantieri a piedi e, in più, non potranno più usare liberamente Porta Pistola per le manovre dei mezzi pesanti e per depositare temporaneamente i materiali di risulta. Ma tutti costoro non hanno nulla da temere. Infatti, il loro leader manager sembra sia ancora sul piede di guerra, in quanto ha già reso noto che la soluzione del parcheggio a Porta Pistola è insufficiente per i suoi 700 dipendenti (ma sono davvero tanti a lavorare nei Sassi o qualche centinaio in meno?) e minaccia ancora di delocalizzare la sua attività altrove. Vedremo se il organizzerà un'altra manifestazione per permettere al vecchio fedele della messa di San Pietro Caveoso (una figura molto nominata in questi giorni e che sorprendentemente si è scoperto avere molte associazioni che tengono alla sua deambulazione) di poter raggiungere in macchina la chiesa. Forse sarebbe stato meglio informarsi che le Zone a traffico limitato prevedono molte deroghe per le esigenze più varie, dalla messa domenicale alla baby sitter. Ma si sono preferiti lo scontro e la demagogia al dialogo, forse per lanciare qualche messaggio trasversale oppure per una semplice soggettiva esuberanza umorale. Il tutto condito con brillanti talk show televisivi che in quanto a imparzialità non hanno niente da invidiare alla navigata esperienza di Emilio Fede. Sicuramente un incontro sereno fra tutte le parti avrebbe prodotto aggiustamenti nella regolamentazione dei telepass, andando incontro alle diverse esigenze di commercianti e residenti. L'unico punto che accomuna costoro, almeno a sentire le dichiarazioni ufficiali, è la consapevolezza che il traffico nei Sassi attualmente è disordinato e va regolamentato, anche rivedendo le fasce orarie. La conseguenza deve per forza portare a un piccolo sacrificio di tutti. Ma nessuno tocchi i dipendenti del call center. Cittadinanzattiva, intanto, ha fatto sapere che non sarà presente al tavolo che si riunirà oggi al Comune per discutere sui telepass, richiamando «tutti al recupero della ragione pubblica, il cui smarrimento condiziona la presente stagione civile di Matera». Al di là della vicenda dei telepass, sicuramente da noi la politica e il rispetto delle regole hanno subìto un duro colpo. Ha perso l'uomo, hanno vinto le "macchine" e chi le guida.

di Biagio Tarasco
Fonte Quotidiano della Basilicata, 10/06/2006

SCOOP

GUARDATE NEL CERCHIO ROSSO, PARLA AL CELLULARE !
Non dovevamo copiare l'eccellenza di Vodafone?!
 
 
 
DAL MENSILE "VISION" (mensile di cultura e tecnologia digitali), Maggio 2006, pag.54

giovedì 8 giugno 2006

I Sassi ancora terra di nessuno

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fonte il Quotidiano di Basilicata, 7.6.2006

Uffici CSS

La (Tim)Tribù non balla più

Da oggi, nuova versione di TIM Tribù. Avete presente la martellante campagna pubblicitaria con il vigile urbano De Sica? Quella in cui sembrava che si chiamasse ad 1 cent/min, mentre comunque si spendono almeno 17 cent per via dello scattone da 16 cent alla risposta?
Il "pizzardone" De Sica non potrà più promettere chiamate e messaggi ad 1 cent/min, perchè la nuova versione di Tim Tribù prevede chiamate a 9 cent/min (+ scatto da 16 cent) con tariffazione a scatti da 30 secondi. Una chiamata ha quindi costo minimo 20,5 cent, sempre che sia verso un numero della Tribù. Altrimenti costa 19 cent/min più scatto da 16 cent.
I messaggi? Gli SMS passano da 1 cent a 15 cent e gli MMS da 10 a 49 cent.
E la nuova Tribù non balla più. Quella vecchia ballicchia, perchè per ora i vecchi prezzi rimangono in vigore per chi ha sottoscritto Tribù entro il 5 febbraio.
La mossa di Tim - che ha suscitato numerose proteste in Rete - mira ad introdurre un canone mensile di 5 euro in un'offerta che fino al 5 febbraio era gratuita. La nuova versione della Tim Tribù prevede infatti l'attivazione automatica di una carta servizi da 5 euro, che dura 30 giorni e ha un limite di 1000 tra minuti e messaggi al mese.
Con questa carta servizi, si torna a pagare verso i numeri della Tribù 1 cent (più scatto) per le chiamate. Un cent per i messaggi, 10 cent per gli MMS. Al termine del mese, nuovo obolo da 5 euro, oppure i prezzi della Tribù aumentano.
Per camuffare gli aumenti, Tim offre nel primo mese (entro 28 febbraio) un bonus da 5 euro... i soliti esagerati! Per febbraio e marzo, inoltre, push to talk gratis. Bisogna avere un cellulare abilitato e invece di telefonare, si chiacchiera con un servizio walkie-talkie-style.
Che pensare della manovra di Tim? Una normale evoluzione dell'offerta commerciale, condita dalle solite complicazioni stile Tim. Il gestore avrebbe potuto dire nei mesi scorsi "Caro cliente, ti offro questa offerta Tribù. Costa 5 euro/mese, ma per i primi tot mesi non ti faccio pagare il canone".
Forse meno clienti sarebbero corsi tra le braccia della Tribù (che, a dirla tutta, rchiede un mutuo per pagare le telefonate esterne al gruppo di numeri predefinito), ma la trasparenza sarebbe stata maggiore.
Al primo errore (non aver comunicato le scelte commerciali è comunque stata una scelta precisa), se ne aggiunge ora un secondo. Anzichè mettere nuovi prezzi e dire "se vuoi quelli vecchi attiva la carta servizi" e poi attivarla automaticamente a tutti, sarebbe stato più efficace e facile dire "Caro cliente, Tim Tribù come la conosci diventa a pagamento: 5 euro/mese".
Ma l'ufficio complicazione cose semplici di Tim evidentemente non era d'accordo... meglio quarantacinque prezzi con ventisette asterischi e novantotto rimandi a scritte minuscole. Così de Sica potrà impazzare in Tv dicendo che "La nuova Tim Tribù regala il Push To Talk".
 
da http://www.maxkava.com/2006/02/la-timtrib-non-balla-pi.html (da telco eye, Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni, 6/2/2006) -> con ulteriori commenti dei lettori

mercoledì 7 giugno 2006

Dal dialogo a senso unico al divieto di transito...

Clicca sulle immagini per aprire l'articolo



Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, 04/06/2006

Costi vs Qualità, altre defaillance

Già chiuso il call center Apple in India

E' durata solo un mese l'attività del call center che Apple aveva aperto in India. Licenziati i trenta dipendenti. "Collocheremo il servizio altrove", dice Cupertino.
di Fabrizio Frattini


Apple ha chiuso dopo poco più di un mese di attività il call center cui aveva appena dato il via in India. La conferma dell'addio all'infrastruttura arriva da Apple stessa. "Abbiamo riconsiderato i piani precedenti - ha detto ad alcuni media americani Steve Bowling, un portavoce di Apple - e ora pensiamo di collocare il nostro centro di supporto in altre nazioni".

La cancellazione del call center, collocato a Bangalore e che contava su trenta dipendenti, è una sorpresa perché giunge in un momento in cui molti concorrenti di Apple scelgono il paese asiatico per servizi di supporto ai clienti di lingua inglese. Il costo del lavoro è più basso rispetto a quello di un centralinista assunto in Inghilterra, Irlanda o Stati Uniti a fronte di sistemi di comunicazione avanzati e di una legislazione che favorisce gli investimenti di capitale dall'estero. Dell, ad esempio, ha appena aperto un call center in India e progetta di ampliare grandemente il numero dei dipendenti.

Alla luce di quanto accaduto si può ipotizzare che Apple non sia stata soddisfatta dalla risposta in termini qualitativi.


Fonte http://www.macitynet.it/macity/aA24814/index.shtml (06/06/2006)

mercoledì 31 maggio 2006

Questo sulle postazioni sicuramente no!

Sembra un normale telefono cellulare, ma esaminandolo attentamente si scopre che in realtà è una pistola calibro 22, dotata di quattro proiettili e pronta a sparare. Il grilletto è sostituito con i tasti dal 5 all'8 e l'unica differenza rispetto ad un vero telefono è il peso, di poco superiore. Sono state subito allarmate le forze dell'ordine americane e gli addetti all'ispezione dei bagagli negli aeroporti.

L'arma ha in tutto e per tutto l'aspetto di un telefono cellulare, caratteristica che permetterebbe ad un potenziale terrorista di introdurla a bordo di un aereo eludendo i controlli. La sola possibilità di smascherare l'inganno sta nel peso dell'oggetto, reso maggiore dai quattro proiettili inseriti al suo interno.

La polizia di New York, l'Fbi e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale sono stati avvisati del pericolo. Fino ad ora gli unici esemplari del telefono che spara sono stati sequestrati in Europa, ma secondo alcune indicazioni potrebbe entrare in circolazione anche negli Usa.

Basterebbe, infatti, inserire la calibro 22 formato cellulare in un bagaglio a mano per non essere scoperti dalla sorveglianza. Tutte le caratteristiche dell'arma sono state fornite agli ispettori dei bagagli degli aeroporti, in modo da impedirne l'ingresso nei velivoli.


Fonte: Corriere della Sera, 19/05/2006

martedì 30 maggio 2006

Dalle tariffe relax...allo stress non tariffato

Troppo stress nei call center
In arrivo una serie di scioperi contro l'eccessivo stress a cui sarebbero sottoposti i lavoratori.

Il sindacato autonomo Snater ha proclamato una serie di scioperi nei call center di Telecom Italia che gestiscono i servizi clienti 187, sia commerciale che guasti per la clientela residenziale, 191 per la clientela affari, il 119 dell'ex Tim per la telefonia mobile e il nuovo reparto dell'outbound, cioè il reparto interno di televendita.
Gli scioperi iniziati il 15 maggio, e proseguiti fino al 24 maggio, hanno avuto una sospensione a causa della cosidetta tregua elettorale, ma continueranno dal 2 al 7 giugno prossimi.
Sotto accusa è l'organizzazione di lavoro interna ai call center, dove la ricerca esasperata della saturazione degli orari di lavoro, per cui i lavoratori devono essere sempre e comunque inclusi, e l'eccessivo stress causato da obiettivi di vendita sempre più esasperati e irrealistici, aumentano lo stesso tasso di assenteismo per malattia e costringono molti lavoratori a rassegnare le dimissioni.
Dice testualmente il comunicato dello Snater: "I ritmi di lavoro sono inaccettabili e spesso non c'è nemmeno lo stacco di un secondo fra una chiamata e l'altra che gli operatori ricevono in cuffia. I controlli sono ormai un incubo e possono essere fatti anche sul singolo lavoratore."
"I turni sono sempre più pesanti, gli obiettivi commerciali sono sempre più condizionanti, i casi di stress, ansia e depressione sono in crescita costante». Una situazione che riguarda lavoratori compresi in media fra i 35 e i 40 anni che ne hanno passate di tutte: dalle riqualificazioni alle ristrutturazioni alla precarietà diffusa grazie ai vari pacchetti Treu e legge 30."
"L'operatore può abbandonare la propria postazione solo nelle pause di legge preassegnate e seduto davanti al suo videoterminale con la cuffia in testa, riceve direttamente e automaticamente, una dietro l'altra, le chiamate dei clienti, senza dare il suo consenso alla risposta".
E' possibile che il fronte delle agitazioni si allarghi presto anche alle altre organizzazioni sindacali delle Tlc, in primis quelle confederali, che giudicano inadeguate le aperture su un innalzamento dell'inquadramento professionale nei call center. A fronte delle aspettative per il nuovo contratto non hanno ancora raggiunto un accordo con Telecom Italia sui nuovi turni di lavoro del 187 che si presentano particolarmente disagiati, mentre non è stato ancora definito il premio di produttività (cosidetto "premio di risultato") per il 2006, la cui prima tranche verrebbe erogata in Giugno.


[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-05-2006]

lunedì 29 maggio 2006

No comment

Atesia licenzia i dissidenti

Nonostante l'accordo recentemente siglato con Cgil-Cisl-Uil, tra i lavoratori precari che non verranno assunti ci sono tutti i componenti del collettivo autogestito.

In foto la centralinista che spicca nella homepage di Atesia

Atesia è la più grande società di call center italiana, fondata da Telecom Italia, che ancora, ne possiede una quota; ora è di Alberto Tripi (e famiglia), proprietario anche di Finsiel, degli altri call center Cos, che lavorano per tutti da Telecom Italia alla Rai, dall'Aci al Governo, dall'Alitalia a Wind e a Sky. Atesia è anche il simbolo della flessibilità esasperata e selvaggia, prima e dopo la legge 30: dal tempo dei famigerati co.co.co, cioè quasi tutti i suoi dipendenti, fino agli attuali contratti a progetto che, secondo una circolare (l'ultima) dell'ex ministro del Lavoro Maroni (uno che si definisce pregiudizialmente favorevole alla flessibilità), difficilmene si dovrebbero utilizzare in un call center. Un punto fermo positivo, anche se parziale e con limiti, avrebbe dovuto essere l'accordo siglato tra il gruppo Atesia-Almaviva e Cgil-Cisl-Uil, al fine di stabilizzare un forte numero di rapporti di lavoro, trasformandoli in parte in contratti a tempo indeterminato o di inserimento, e in parte in contratti a tempo. L'accordo è stato raggiunto soprattutto grazie alla spinta portata avanti con scioperi, assemblee, manifestazioni, la mobilitazione degli enti locali romani e del Collettivo Precari Atesia: è un Collettivo autogestito e autonomo dai sindacati confederali che, in pratica, ha fatto una grossa azione di supplenza rispetto ai sindacati confederali. Questi ultimi, nel caso Atesia, avevano mostrato per troppo tempo insufficienze, omissioni, carenze, debolezze e subalternità; paradossalmente, Almaviva ha dovuto legittimare e cercare un accordo con i sindacati ufficiali, per non essere travolta da quelli non ufficiali. L'accordo è contestato dal Collettivo Precari Atesia, che ha chiesto (invano) che si tenesse un referendum approvativo tra i lavoratori, come ormai di prassi avviene in occasione del rinnovo di molti contratti importanti nazionali e aziendali. Il punto è che, nei giorni scorsi, la direzione Atesia ha provveduto a trasformare i primi contratti precari in tempi indeterminati, escludendo sistematicamente i componenti del Collettivo Precari e quanti hanno partecipato più attivamente alle lotte.
La Polizia sarebbe stata presente all'interno degli stessi uffici del personale per garantire l'incolumità dei quadri aziendali da chissà quali minacce, inesistenti finora visto il carattere assolutamente pacifico e non violento di tutte le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici di questo call center. Adesso i lavoratori del Collettivo Precari sperano che intervengano anche i nuovi ministri del Lavoro e del Welfare, Damiano e Ferrero, provenienti dalle file del sindacato della Cgil e da sempre critici verso le forme esasperate e senza diritti della flessibilità, per mettere fine a questi licenziamenti "di rappresaglia"

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-05-2006]

Simpatica pubblicità


venerdì 26 maggio 2006

Coloro coloriti

Dal "Codice di comportamento..." art.4
 
L'abbigliamento e l'igiene personale di coloro che lavorano in azienda devono essere decorosi e rispettosi di tutti
 
E se un giorno qualcuno approfittando dell'estate venisse con una maglietta con il logo tim un pò taroccato? ipotesi non propriamente prevista :-)

Aggiornamento tariffe AOM


Punti da ponderare

Cari amici,
il punto 10) del Codice di comportamento per i collaboratori (rev.01 del 9/5/2005) che probabilmente avete firmato anche voi recita:
Durante le ore di lavoro non è consentita l'attivazione di telefoni cellulari ove questo arrechi disturbo alle attività lavorative. Le telefonate urgenti potranno essere effettuate o ricevute al numero di centralino
Ora, mi dite voi, se tenuti sulla postazione con vibracall e senza rispondere (o al max qualche sms quando in ACW), quale è il nesso col disturbo (all'azienda o al cliente) previsto da tale articolo, più del chiasso che normalmente gli operatori generano (questo sì una vera pena)? O qualcuno di voi ha ricevuto o effettuato (con minore disturbo) telefonate al/dal centralino?

Commenti privati giunti da colleghi


1) Cominciamo tutti a fare chiamate a scrocco dal centralino Datacontact...anche solo una al giorno per ogni operatore, verso cellulari, possibilmente. Toglieranno anche il centralino? E la centralinista?
2) Hai ragione, continuiamo a mettere cellulari sulla postazione coprendoli con il portacuffie. Ci faranno togliere anche le cuffie? E poi?

giovedì 25 maggio 2006

Cliente pronto alla battaglia

Kuala Lumpur, 12/4/2006 (Malaysia) - Chi ha in casa figli o nipoti sempre al telefono e teme un salasso anche per la prossima bolletta, si può consolare compiangendo Yahaya Wahab, un utente malese che si è visto recapitare una bolletta telefonica dall'importo davvero astronomico: 218 trilioni di dollari, ossia 182 trilioni (migliaia di miliardi) di euro.

La vicenda in sè non aveva alcun presupposto fantastico: il signor Yahaya Wahab ha raccontato di aver chiesto in gennaio la disattivazione della linea telefonica intestata al compianto padre, saldando una bolletta residua di 23 dollari (quasi 20 euro). Successivamente, però, Telekom Malesya (l'incumbent locale) gli ha inviato una bolletta da 806mila milioni di ringgit (182 trilioni di euro), relativa a traffico telefonico generato negli ultimi giorni di vita dell'utenza. Con la richiesta di saldo entro 10 giorni, pena il ricorso alle vie legali da parte dell'operatore.

Certo di non avere contatti extraplanetari, il signor Yahaya ha ipotizzato un errore di fatturazione, o un utilizzo illegale dell'utenza telefonica. "Se la compagnia telefonica intende intraprendere un'azione legale come ha dichiarato, sono pronto ad affrontarla. Non vedo l'ora" ha affermato il malcapitato utente.

fonte: punto informatico

come non credergli, le "ultime volontà" non si ignorano mai, specialmente se di un proprio congiunto*

*con "giunto cablato", certamente

mercoledì 24 maggio 2006

Citazioni citabili

Mutatis mutandis

(...) il padrone e i suoi operai. Una combinazione, anche questa, assolutamente unica nella storia del mondo occidentale, di autoritarismo e paternalismo. Alle Acciaierie di Terni, per esempio (inizi secolo XX) gli ordini di servizio erano severissimi: (...) si eliminavano i telefoni sulle scrivanie degli impiegati costringendoli, per qualsiasi comunicazione, a fare la coda davanti a un apparecchio a gettoni (...)

Panorama, Fabbriche, 13/10/2005

L'essenza della fabbrica è la disciplina, di D.S.Landes, The rise of capitalism, p.14, 1966

sabato 20 maggio 2006

Tra Londra e Matera...

Ma...rientriamo anche noi tra gli "operatori economici con le attività nei Sassi"? Mistero

Matera: rivoluzione nei Sassi, telecamere per il traffico
Dal 2 giugno inizia nei Sassi la sperimentazione del "telepass": lo ha annunciato l'amministrazione comunale. L'ingresso delle auto negli antichi rioni delle case in tufo avrà modalità simili agli accessi controllati in uso a Londra. Si prevede una rivoluzione nella circolazione dei veicoli. E' un progetto, peraltro, di cui si parla da tempo.
Sono previste due telecamere ai due ingressi dei Sassi: via D’ Addozio per il Sasso Barisano e via Buozzi per il Sasso Caveoso. Le telecamere "leggono" le targhe trasmettendo i dati in tempo reale al comando dei vigili urbani. Solo quelle autorizzate possono transitare. Le auto non autorizzate (identificate dalle targhe) riceveranno invece delle contravvenzioni (importi ancora da definire).
I beneficiari delle autorizzazioni sono: residenti, operatori economici con le attività nei Sassi, forze di polizia, ambulanze, mezzi delle delle istituzioni, mezzi dell'igiene urbana e di altri servizi indispensabili. Saranno autorizzati anche i turisti ma solo se provvisti di prenotazione alberghiera.
Una soluzione che intende scongiurare il traffico-caos nei Sassi. Ma, nello stesso tempo, metterà alla prova i parcheggi (saranno sufficienti?) fuori dagli antichi rioni.

da notizie on line del 18.5.2006