mercoledì 13 giugno 2007

Murgia: il mondo deve sapere

Un nuovo film su un tema che ci riguarda...ricordando che "la murgia" si estende fino a Matera!
Sulle orme di un libro presentato dall'autrice non molto tempo fa anche su Sat2000, nella trasmissione "formato famiglia" dedicata ai call-center, quella del 10/1/07 .
'Caverne di Platone' un pò come le nostre (a parte una quasi certa intenzione simbolica). Se anche qualcuno di voi ha seguito quella trasmissione sarà sicuramente sobbalzato sulla sedia quando hanno mostrato un video amatoriale (presumibilmente girato con un cellulare) che ritraeva senza ombra di dubbio postazioni Datacontact (credo Lecce o Bari).

Tutta la vita davanti. Una frase fatta, da presunta saggezza popolare, usata di solito per rassicurare chi è giovane e avrà tempo per sistemarsi. Il tema è il mondo dei call-center, tra sfruttamento, imbrogli e promesse, con un occhio alla commedia di costume.
Se la protagonista è la quasi esordiente Isabella Ragonese, apprezzata in Nuovomondo, attorno a lei spicca un cast di lusso: Sabrina Ferilli, il gettonatissimo Elio Germano, Valerio Mastandrea, Massimo Ghini. Primo ciak a fine giugno, sceneggiatura.

«Il libercolo di una ragazza sarda, Michela Murgia, Il mondo deve sapere. Studente in teologia, per guadagnare qualche euro finì a fare l'operatrice di telemarketing a caccia di casalinghe. Siamo partiti da lì, immaginando una venticinquenne laureata in filosofia teoretica, appunto Isabella Ragonese, immersa per necessità in quella specie di caverna di Platone. Sarà un call-center raccontato in chiave fantasmagorica, a tratti grottesca, ma anche realistica. La scoperta di un mondo parallelo che ci sta accanto. La curiosità è socio-antropologica, ma il tema suscita, ai nostri occhi, anche riflessioni di tipo filosofico».

fonte il giornale, 12.6.2007

martedì 12 giugno 2007

Dal vincere al convincere: un abisso

A dimostrazione della libertà di questo blog non cancelliamo stamane gli inqualificabili commenti apparsi stanotte in ordine sparso oltrechè ripetuti, a commento di alcuni post (taluni sono solo rassegne stampa senza commento!) che potete voi stessi leggere ad opera (non sarà un caso) di 'uomomaskerato', postati nel momento in cui il sito è aperto a tutti ed anche ai commenti anonimi.
Evidentemente il collega non ha avuto il tempo nemmeno di leggere la policy generale che vieta di scrivere commenti palesemente diffamatori.
E, statene certi, che in quattro balle raccontate, non c'è nemmeno un brandello di verità. Tant'è...l'amico non ha mica proposto un confronto pubblico su quanto liberamente proferiva. Un pubblico attento, ragionevole e giudicante non avrebbe infatti potuto accogliere facilmente simile delirio. Mi forza semmai ad immaginare quanto deve essere dura la vita sotto il giogo che lo opprime per sentire il bisogno di esternare tali neri personalissimi sentimenti.
Non lo faccio io e invito chiunque altro a non rispondere a 'uomomaskerato' con gli stessi suoi toni che, oltrechè del tutto ingiustificati, dimostrano da soli quanta umiltà, pazienza, ecc (virtù che lo stesso chiederebbe al collega licenziato) contengono.
Scenderemmo altrimenti nell'infernale girone (presumo di primo acchito quello dei superbi) dove il maskerato vorrebbe trascinarci...
E, se qualcuno avesse ancora dubbi sul 'buon clima' e la 'ragionevolezza' regnanti in azienda...è sufficiente si sforzi di leggere quelle poche, calunniose e sconnesse righe per rendersene conto. Sarebbe fare un torto alla maggiorparte dei colleghi se ci si basasse su quelle evidentemente, ma meglio avere qualche esempio al vetriolo come quello per vaccinarsi contro una presunta 'serenità' che regnerebbe nell'azienda comune.
Il nostro collega a cui si fa riferimento, in ogni caso, ha sempre scambiato opinioni rivolgendosi alle singole e libere coscienze; molto probabilmente il maskerato ha anche ascoltato ciò che egli diceva apertamente, ma senza il coraggio di controargomentare vis-a-vis, ha approfittato però di una opportunità unica (il blog) per fare uscire le uniche sostanze che ha dentro, ossia il fango. Sono comunque contento che almeno ora è un pò più 'pulito dentro', dal momento che forse tale astio non sarebbe cresciuto a tal livello se il giornalino aziendale, diffuso in ogniddove, avesse dato occasione di esprimere in 'tempi non sospetti' anche i più estremi commenti come il suo.
Gianfranco Ravasi scriveva sul famoso 'mattutino' di Avvenire, il 5.2.1999 quanto vi riporto in sintesi, in quanto si addice come non mai a commento odierno.
Vincerete perchè dalla vostra parte avete la forza, ma non convincerete perchè per convincere bisogna persuadere e per persuadere occorre avere ciò che a voi manca, le ragioni e il diritto nella lotta.
Così, nell'università di Salamanca, circa settant'anni fa un grande scrittore pensatore spagnolo, Miguel de Unamuno (1864-1936), oramai alle soglie della morte, reagiva ai nazionalisti e ai falangisti che lo destituivano dall'incarico di rettore dell'università. Le sue parole, nobili e libere, ci permettono di riprendere la distinzione tra 'vincere' e 'convincere'. Vincere è, tutto sommato, facile: basta avere forza, fortuna, astuzia, prepotenza. Già Ariosto nell'Orlando Furioso ammoniva che "fu il vincer sempre mai laudabil cosa, / vincasi o per fortuna o per ingegno"
Ben diversa e nobile è, invece, la missione del convincere perchè suppone ragione e ragioni, dialogo, rispetto, verità. Ed è questa la via del sapiente, spesso disprezzato dal prepotente. La convinzione è interiore e solida, la vittoria è esteriore e spesso caduca. Formare le coscienze è molto più faticoso che intruppare masse urlanti gli stessi slogan, ma alla fine è ben più fecondo ed esaltante. E' questa una lezione che deve valere non solo per gli educatori ma per tutte le relazioni umane: la tentazione della prevaricazione sull'altro è forte perchè è una scorciatoia; ardua è la via del ragionamento e della persuasione, ma ben più decisiva, permanente e 'umana'.

lunedì 11 giugno 2007

Lo sballottamento

Come ci ricordava il nostro collega... la politica politicante ha vinto la sua partita attraverso un locale accordo in barba alle battaglie ideali (e agli scontri riscontrabili nei comizi) con cui ci si è presentati al primo turno.
E così...il candidato di centro-sinistra Dell'Acqua...non ce l'ha fatta.
Era mica un 'berlusconi locale' per poter battere questa nuova 'armata brancaleone'...
Chissà quanti studi a tavolino per creare una coalizione...dagli stessi definita "di salute pubblica", e tipicamente nata con lo scopo di «estinguere tutti i focolai di discordia».
Ciò mi ricorda politiche già attuate per il 'fermo' mantenimento del clima aziendale...
Qui i dati del ballottaggio, in tempi brevissimi con sondaggi a cura della stessa Datacontact.
In tempi di 'tangentopoli' il grande cantautore ricordava altre convergenze, in una memorabile canzone:

Decidi quale faccia hai,
Quale faccia vuoi
In quale faccia sei
Facce, facce, facce
Non giocherò, non mentirò
Non cambierò.
(Renato Zero, Facce, album L'imperfetto, 1994)

Classi...di ferro

Sotto sono elencati i primi 20 player del mercato dei call center in Italia ordinati per fatturato (mln di euro). Caspita caspita: Datacontact presenta dei numeri inquietanti...
1. Gruppo Cos 185,0
2. Gruppo Acroservizi 44,4
3. Transcom S.p.A. 32,0
4. Telic Datel Voice S.r.l. 19,9
5. Gruppo AMI 19,3
6. E-care S.p.A. 14,6
7. SOFTPEOPLE S.r.l. 13,7
8. Stream Italy S.r.l. 13,7
9. In Touch S.r.l. 10,6
10. Gruppo Omnia Network 9,8
11. Datacontact S.r.l. 9,0
12. Phone Services 9,0
13. Gruppo Call & Call 8,5
14. Poste Italiane S.p.A. 8,3
15. Sitel Italy S.p.A. 8,1
16. Edistar S.r.l. 8,0
17. On Line Telemarketimg S.r.l. 7,5
18. RBS Retail Business Service S.p.A. 7,5
19. MM Contact Center S.r.l. 7,2
20. In & Out S.p.A. 6,2

da IPO classifica del 2004

Casi che fanno squola

Dal sito del ministero della pubblica istruzione apprendo che anche Datacontact ha chiesto probabilmente un finanziamento per un progetto-pilota, nel 2003. E fin qui nulla di male, anzi.
Mi chiedo però se il telelavoro concettualmente non contrasti con le linee guida in merito a mega-continui-dettagliati-controlli ricevute dai nostri assistenti di sala (ADS) detti anche team leader!
I/03/B/P/PP-154107
DATACONTACT SRL CUSTOMER RELATIONSHIP MANAGEMENT DONNE IN TELELAVORO
CRM: DONNINTELL

Il senso di giustizia non è acqua

Dubito fortemente, se addirittura per un licenziamento si è tenuti all'oscuro prima, durante e dopo, che il decantato ufficio 'risorse umane' ci abbia mai tenuti presente. Eppure due condizioni sono considerate imprescindibili dai lavoratori di ogni latitudine, illustrate di seguito.
Questo la dice lunga sul 'compromesso a tutti i costi' che tanti vorrebbero continuare a tenere giustificandosi con la fame di lavoro che c'è in Basilicata, tanto da fare di Datacontact un caso molto singolare, forse unico.
Ciò traggo, consigliandone lettura integrale, dal saggio di M.Bertolino e F.Fraccaroli sull'autorevole "Psicologia Contemporanea", mag-giu 2007 dal titolo "Forse ti assumo"

Giustizia distributiva
Secondo Adams (1965), una situazione è equa o giusta nella misura in cui ciò che riceviamo (ricompense, risorse, retribuzioni) è in stretto legame con ciò che apportiamo con i nostri contributi. (...). Pertanto, preoccuparsi di sapere se la ripartizione delle risorse è percepita come giusta agli occhi dei dipendenti può evitare conseguenze negative all'organizzazione

Giustizia procedurale
Thibaut e Walker (1975) hanno mostrato l'importanza del controllo del processo chiamato "the voice", proponendo una delle principali regole della giustizia procedurale. Secondo questa regola, la procedura è considerata giusta quando si ha la possibilità di partecipare, ossia di avere "voce" in capitolo al fine di influenzare la decisione.
Altre regole sono state proposte da Leventhal (1976). Per esempio, le procedure vengono considerate giuste quando: 1) sono applicate allo stesso modo per tutti, 2) non fanno ricorso a pregiudizi, 3) sono basate su informazioni esatte, 4) la decisione può essere modificata in funzione di nuove informazioni, 5) si tiene conto di tutti i fattori pertinenti per prendere la decisione, 6) sono fondate sull'etica attuale della società.

domenica 10 giugno 2007

30 monete per Giuda

Sembra ieri, ma sono passati due mesi e più; in attesa di novità l’azienda tace rispettando una consolidata prassi, degna forma di terrorismo psicologico: è così che si tengono in scacco 300 e più persone.
Si è quasi rimosso il ricordo della “bufera” delle trattative sindacali, anche perché così la dirigenza può giostrare meglio sul fronte dell’individuazione dei nomi.
Già perché l’azienda, avendo sempre parlato di numeri (300, forse 500 “risorse”), è libera di scegliere arbitrariamente chi, come e quando assumere.
Intanto si aspetta con ansia la prima busta paga e, con essa, il secondo scaglione di pseudo-assunzioni.
E gli operatori, nel frattempo, che fanno?
Lavorano ciecamente, come inebetiti dall’accaduto; sicuramente intimiditi dal potere di veto del datore di lavoro e dalle onnipresenti “orecchie” nei muri dell’azienda.
Anzi, tentano di rimuovere il ricordo delle giornate convulse e pregne di incertezza sul futuro dell’azienda. Non si parla più dell’accaduto: è un modo per non incorrere nella vendetta aziendale contro i “sobillatori”, che ormai sono lontani.
In alcuni episodi, relativi alla compagine della provincia di Matera (Tricarico e dintorni), si può addirittura parlare di delatori, pronti a tradire e denunciare i colleghi pur di garantirsi il “contrattino”.
Per quale motivo?
Autotutela, avidità, vigliaccheria?
In ogni caso, hanno dato evidente prova di basso profilo etico e morale.

VERGOGNA!

Se questo è il vostro modo d’intendere il termine “colleghi”…
Se questo è il frutto dei confronti e degli scambi d’opinione tra una pausa e l’altra…
Se questo è il vostro rapporto con persone tutte ugualmente bisognose di lavorare…

Allora non chiamateci colleghi.
Non siamo né vogliamo essere vostri amici.
Non diventeremo, come voi, accattoni disposti a tutto.
Non ci sporcheremo più le mani per le vostre “30 monete”.

sabato 9 giugno 2007

Firma del contratto UGL

commento di una collega (a.c.):

il presidente sembrava talmente emozionato che tradiva l'ansia (il terrore?) che noi non firmassimo...vedi la foto della newsletter aziendale per credere.

Percezioni (1)

"Ma come? Non è migliorativo? Ma se è un 'contratto di assunzione'"... (collega M. il 30.5.2007)...

Mega outsourcing con licenziamento

Guarda caso tra tutti i reparti e le funzioni aziendali...chi è che ne 'fa le spese'? Il call-center, forse da ribattezzare callo-center, dato che lo si vuole togliere in fretta dalle calcagna... Quest'idea ricorrente (leggi: via di fuga) della Romania a voi non ricorda proprio nulla...?

Call center, 600 licenziati
Milioni di contributi evasi

Dieci milioni di euro di contenzioso, venti miliardi circa di vecchie lire tra contribuzioni e previdenze evase. Sarebbe questa la cifra contestata da Inps e Ispettorato del lavoro alla San Lorenzo srl, l’industria alimentare imperiese che ha deciso di cancellare dall’Italia il suo call center e così licenziare in un colpo 600 persone. La mega-sanzione (interessi compresi) sarebbe risultata al termine di un’ispezione eseguita da entrambi gli organi di controllo, volta appunto ad accertare la posizione degli addetti ai vari call center, tutti inquadrati come collaboratori: invece, secondo Inps e Ispettorato, lavoratori subordinati, cioè dipendenti. La pesantissima contestazione sarebbe anche la ragione per la quale l’amministrazione della San Lorenzo il mese scorso avrebbe deciso di chiudere tutto il “centralone” nazionale trasferendo il servizio ai clienti in Romania, non con il nome di San Lorenzo ma sotto l’egida di una società creata “ad hoc”, la Remarc s.r.l..
Nella splendida villa di via Garessio, dove ha sede l’azienda, sono già state rimosse tutte le insegne del “vecchio” call center. Ma nel frattempo a Imperia la Cgil ha aperto una vertenza su scala nazionale: una imponente azione sindacale, che riguarda come detto oltre 600 addetti, in maggioranza donne.
«Intendiamo far riconoscere il lavoro subordinato a tutti coloro che lavorando come collaboratori a progetto nel call center San Lorenzo, hanno svolto a tutti gli effetti mansioni, orari, straordinari che sono prerogativa del lavoro dipendente - fanno notare il segretario generale Claudio Porchia e il responsabile del mercato lavoro Cgil, Paolo Marengo - Avranno così la possibilità di vedersi riconosciuti tutti quei contributi dall’Inps ancorché in via assicurativa, potranno ricorrere alla mobilità e agli ammortizzatori sociali. Se la vertenza che stiamo portando avanti avrà un risultato positivo, il danno più grosso purtroppo l’avrà l’Inps».
Stando alla Cgil, la San Lorenzo aveva una possibilità di evitare sanzioni e complicazioni con i collaboratori dei suoi centralini, una trentina sparsi in Italia. «Il caso call center a livello nazionale risale a circa un anno fa - spiegano i sindacalisti - La legge Finanziaria ha dato la possibilità di regolarizzare le posizioni a tutte le aziende che entro il 30 aprile avrebbero stipulato accordi con le organizzazioni sindacali evitando le sanzioni. Sessantamila “collaboratori” sono diventati dipendenti grazie alla “sanatoria”. La San Lorenzo non ha però inteso seguire questa opzione, non ha siglato alcun accordo, e poi ha delocalizzato in Romania l’attività e di fatto chiude in Italia. Non comprendiamo la scelta. O meglio siamo in attesa di comprenderla appieno».
Nel giro di qualche mese la San Lorenzo chiuderà tutte le attività di interlocuzione con la clientela dall’Italia. «Ma non potendo dismettere l’attività dall’oggi al domani sta procedendo con soluzioni transitorie - ipotizzano Porchia e Marengo - A margine di questa vicenda ci chiediamo inoltre quale know how potranno mai avere dell’alimentazione mediterranea centraliniste rumene? Come potranno mai fidelizzare la clientela...».
di Natalino Famà

fonte Il Secolo XIX del 5.6.2007

Una preghiera per la collega

Lamezia Terme, 5 giu. - (Adnkronos) - Una donna di 30 anni, Silvana Calendini, dipendente del Call Center Datel del gruppo Abramo, e' stata ferita questo pomeriggio a Crotone, all'uscita dal luogo di lavoro. A spararle un uomo, subito bloccato da polizia e carabinieri avvisati da un testimone. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, sulla base degli elementi fornito da alcuni testimoni agli investigatori, a sparare contro la donna potrebbe essere stato il suo ex suocero. I testimoni, infatti, hanno riferito che all'uscita dal lavoro ad attenderla c'era l'uomo, padre dell'ex marito, che impugnava una pistola e l'avrebbe colpita prima con il calcio alla nuca e poi le avrebbe sparato contro almeno 5 colpi. Le condizioni della donna, che e' stata soccorsa e trasporta in ospedale, appaiono critiche.

Protestate contro chi ci usa contro di voi

Ricordate la lettera del 2.6.07 al corsera? Un altro lettore ha risposto, e ha ricordato quanto vi dicevo in maniera stringata nello stesso mio commento... chiedo a chi legge di far sentire la propria protesta non soltanto per tutelare chi ci lavora ma anche tutti i clienti stessi!!

I call center sono i frangiflutti delle imprese
Cari Italians, i call center non sono una bufala, semplicemente è molto complesso organizzare e far funzionare una struttura che è completamente diversa da come è immaginata da fuori: non è come in uno spot dove operatrici carine sorridono in divisa in postazioni tecnologiche, dalle quali far uscire come da un oracolo tutte le soluzioni. Questa struttura è spesso separata dalle componenti aziendali dove sono in gestione le richieste dei clienti e i programmi di supporto... non supportano in modo efficace. I call center sono i frangiflutti delle imprese, hanno lo scopo di difenderle, di arginare la marea di richieste che cercano una soluzione. L'operato dei call center viene giudicato all'interno sulla quantità, la qualità è data per scontata, sia dal committente interno od esterno che sia. Ci si immagina che la persona che risponde sia perfettamente al corrente della nostra richiesta, che possa facilmente contattare gli uffici interni o agire direttamante sui sistemi per darci una risposta definitiva. Invece non è sempre così, anzi il carico che ogni operatore deve sopportare quotidianamente è molto forte, soprattutto sul versante relazionale. Mettere al centro della propria "mission" il cliente significa anche investire in strutture, personale, formazione nella parte che gli è più vicina e spesso unica: il call center. Nella realtà dei fatti il call center viene valutato in base al suo il costo e alle sue performance esclusivamente quantitative. Non protestate contro il call center, ma contro chi lo usa contro di voi.

venerdì 8 giugno 2007

Ecco perchè 'watchdog'

Ve lo rivelo, và...così siamo tutti più contenti. “Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”. Le ragioni sono le più disparate: c’è chi nasconde i fatti perché semplicemente non li conosce, chi per paura di querele, chi per non perdere i favori di qualcuno, chi per non contraddire la linea del giornale e, soprattutto, chi li nasconde perché “è nato servo”. Leo Longanesi l’aveva capito benissimo: “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.
dalla recensione del libro di Travaglio "La scomparsa dei fatti"

Climax interno

Cari amici,
quasi ci sfuggiva questa 'chicca'.
Si potrebbe parlarne per molto, ma vi lascio solo una pulce nell'orecchio per riflettere da soli. Leggete 'tra le righe' e poi se volete sentite anche il mio parere, in basso.

Datacontact: l'azienda risponde ai sindacati

Un risultato importante, ottenuto grazie all'impegno ed alla qualità espressi dai lavoratori, dallo staff che ha partecipato al percorso e dall’azienda, ma vilipeso da coloro che, invece di applaudire unaccordo che porterà all’assunzione con contratto di tipo subordinato entro il 2008 di diverse centinaia di giovani, tra 300 e 500 a seconda del rinnovo della commessa Tim, attaccano in maniera strumentale l’azienda. E' cosi che Datacontact, in una nota inviata alla stampa, riassume tutto l'iter che ha portato, il 2 maggio scorso a Roma, a sottoscrivere un accordo per la stabilizzazione di qualche centinaio di lavoratori, impegnati in attività di contact center, con la Ugl, senza chiudere la trattativa con le altre sigle, inspiegabilmente a questo punto, considerato che all'azienda non è mai giunto alcun rilievo da parte delle organizzazioni sindacali alla proposta di accordo formulata precedentemente. Una proposta, quella rigettata da Cgil, Cisl e Uil e sottoscritta dall'Ugl, che l'azienda ha improntato sui principi della qualità e della flessibilità degli organici, quali condizioni fondamentali per uno svolgimento corretto e competitivo delle proprie attività, e sulla volontà di assumere a tempo pieno, senza part-time. Condizioni non previste dal contratto collettivo delle telecomunicazioni, poco adatto al settore nonostante sia stato preferito dagli altri call-center della penisola, per gli indubbi vantaggi economici, ma da quello relativo al terziario che per la Datacontact ha un costo complessivo superiore al 7%. Un contratto tutt'altro che lesivo della dignità dei lavoratori quindi, ci tiene a precisare l'azienda, contrariamente a quanto affermato dai rappresentanti sindacali provinciali di Cgil e Uil in una conferenza stampa, perchè attraverso il tempo pieno assicura il raggiungimento di un compenso congruo per la gestione delle attività. Quanto alla decurtazione per i primi due anni di una percentuale del compenso percepito, infatti, questa non andrà a vantaggio dell’azienda ma sarà completamente ridistribuita sotto forma di incentivi sulla qualità ai consulenti telefonici. Niente gabbie salariali, pertanto, come dichiarato dai sindacati, né tanto meno la durata del contratto pari a 24 mesi può essere intesa come limitativa della sicurezza dei lavoratori. A fronte della sussistenza di commesse al momento della scadenza, scrive l'azienda, è totale interesse di Datacontact confermare le risorse formate e già avviate alla gestione di una determinata attività e sarebbe controproducente riavviare il ciclo di inserimento al lavoro dall’inizio. Il contratto a tempo determinato, inoltre, è identico nella forma economica a quello a tempo indeterminato e conserva le tutele previste. L’accettazione totalitaria della forma proposta da parte dei collaboratori interessati dal processo di trasformazione dei contratti e la loro offesa reazione di fronte agli ingiustificati attacchi delle due sigle sindacali presenti alla conferenza stampa, inoltre, dimostrano che l’azienda non ha attuato alcuna strumentalizzazione o richiesto sconti o precluso i diritti sindacali ai suoi collaboratori e dipendenti. L’azienda e l’imprenditore, pertanto, adotteranno tutte le tutele legali a difesa della propria dignità ed immagine profondamente lese da alcune dichiarazioni offensive e diffamanti rese in sede di conferenza stampa da parte di alcuni dei presenti. Questo non significa rigettare il ruolo del sindacato all’interno delleaziende ma ritenere che lo stesso debba riflettere un atteggiamento proattivo e volto al reale miglioramento delle condizioni di lavoro; l’approccio provocatorio e strumentale adottato, invece, è quanto mai fuori luogo in un periodo così delicato per il quadro economico del territorio e mina fortemente il clima interno all'azienda, un valore da difendere e consolidare sempre con fermezza.
Scritto da Andrea Rospi sabato 12 maggio 2007

- Tra 300 e 500 risorse "a seconda del rinnovo..." potrebbe significare anche che qualora Tim non rinnovi la commessa non solo vanno a casa i 200 eventualmente in più, ma anche lo zoccolo duro dei 300 FF (formati e forti), lo 'zoccolo duro'.
- Che l'azienda sia improntata alla qualità e flessibilità degli organici lo stiamo riscontrando ampiamente, par proprio vero che si tratti di una endiadi, infatti solitamente è tale la flessibilità che si mandan via gli organici (forse si tratta di rifiuti, sic) in totale flessibilità (ci si doveva preparare in tempo forse a 90 gradi) pur avendo quegli stessi raggiunto e quindi beneficiato l'azienda della massima qualità col proprio lavoro (lo diciamo senza possibile ombra di smentite).
- Quanto il nuovo compenso sia percepito come 'congruo' alla gestione delle attività, lo sentiremo fra qualche mese dagli stessi interessati, i quali già alla chetichella, singolarmente certo, iniziano timidamente a dirmi all'orecchio "ho l'impressione che lavoreremo di più per avere di meno"...
- Sull'interesse dell'azienda a confermare le risorse già formate e avviate...no comment
- Il termine utilizzato per esprimere il grado di accettazione presunto tra gli operatori di questa operazione, 'totalitaria', tradisce, da lapsus freudiano, la vera realtà come sentita da tanti colleghi ragionanti, cioè di una realtà fatta ad arte apparire monolitica, quando tutti ben sanno (e i commenti sono stati migliaia nei convulsi giorni dal 2 maggio in poi...a meno che tutti insieme i miei cinque sensi non mi abbiano tradito) che è ben altra.
- Come mai queste 'tutele legali'? Forse perchè, utilizzando la 'clava del diritto' si dimentichino le questioni sollevate nel merito dai sindacati? Non è che si voglia far valere il 'diritto della forza' sulla tradizionale 'forza del diritto'...?
- Su quanto il clima (o dovremmo dire 'climax' da cui il titolo del post) interno (così comè ora, chiaramente, dove il 99%, a parere di chi conosciamo bene per la sua schiettezza e onestà, ha paura di esprimersi...ma spero di essere smentito nel tempo) sia da consolidare con fermezza, non abbiamo dubbi: subito via (salvo spruzzate di mobbing preventivo) chi a questa 'pace' predilige il confronto serio, documentato, leale e rispettoso della capacità di giudizio di chi è correttamente e totalmente (stavolta il termine cade a proposito) informato.

Gli 'immobili' dei 'mobili'

Come ottimizzare il CUSTOMER MANAGEMENT: dall’integrazione multicanale alla valorizzazione delle risorse umane dedicate al cliente Milano, 10 e 11 ottobre 2007

Diverse e di prestigio le aziende che, in occasione della manifestazione, presenteranno i loro Case Studies, come: Vodafone, FIAT Auto, Fastweb, Poste Italiane, Trenitalia, Riello, Daikin, Valtur, Neos Banca, Avvenire Nuova Editoriale, IBM.
Quale 'case study' di rilievo e/o prestigio avrebbe, secondo voi, potuto portare la nostra cara TIM, in merito a valorizzazione delle...persone (evitiamo gli eufemismi)?

Piange il telefono


Il libro, presentato nel post precedente, è stato recensito tra gli atlri da Zeusnews, e vi confermo che è una illuminante raccolta!

Scrive Pier Luigi Tolardo:

Beppe Grillo decide di raccontare sul suo blog l'Italia dei precari: milioni di ragazzi venti-trentenni, diplomati e laureati, a volte in nero, quasi sempre con contratti a termine, autonomi o dipendenti, con paghe da fame, senza formazione né futuro.

Uno dei capitoli più interessanti è Piange il telefono: dedicato ai precari dei call center, la cui sorte in parte sta cambiando grazie ad accordi sindacali di stabilizzazione in contratti a tempo indeterminato, per effetto della circolare Damiano, ma che rimane uno dei settori lavorativi in cui sfruttamento, stress e dequalificazione sono più presenti.

giovedì 7 giugno 2007


Se non se ne parla, non si può capire.

Se non se ne parla, non si può agire.



Scaricate gratis e LEGGETE!
(pag. 18 "Come stanno le cose")

Saranno famosi

CAPITALISMO
Il termine capitalismo o economia di mercato si riferisce in genere a:

1. una combinazione di pratiche economiche, che venne istituzionalizzata in Europa, tra il XVII e il XIX secolo, che coinvolge in particolar modo il diritto da parte di individui e gruppi di individui che agiscono come "persone giuridiche" (o società) di comprare e vendere beni capitali (compresi la terra e il lavoro) in un libero mercato (libero dal controllo statale).

2. un insieme di teorie intese a giustificare la proprietà privata del
capitale, a spiegare il funzionamento di tali mercati, e a dirigere
l'applicazione o l'eliminazione della regolamentazione governativa di proprietà e mercati.

3. Regime economico e di produzione che nelle società avanzate viene a svilupparsi in periodi di crescita, riconducibile a pratiche di monopolio, di speculazione e di potenza.

L'azienda storicamente contabilizza la propria FORZA-LAVORO alla voce del passivo (= costo).
Ciò che la FORZA-LAVORO produce viene invece contabilizzato all'attivo (= guadagno).
Un costo, quindi, genera un guadagno.
Se lo stesso costo, però, viene abbattuto, ne risentirà anche il guadagno.
Se il costo, invece, è fungibile (può essere sostituito da un'altro costo, anche inferiore) la perdita è minima; quindi il guadagno ne risentirà in modo pressochè impercettibile.

Cosa rende l'uomo schiavo del denaro?
Il bisogno.
Cosa fa l'uomo per liberarsi dal bisogno?
Si procura denaro.
Come si procura denaro?
Lavorando.
Arbeit macht frei

da "Super Quark"

Prendiamo le mosse dai basilari principi di economia -correndo il rischio di sembrare "marxisti"- per osservare che dalla nascita delle prime teorie economiche ad oggi quasi nulla è cambiato.
Sembra quasi che l'etica sia un diretto derivato della filosofia platonica, e come idea (quindi di scarso rilievo nella vita quotidiana) sia destinato solo a poche persone.
L'impresa - il modo di fare impresa e di condurla - risente di diverse influenze.
La prima di esse è data da un meccanismo primordiale:
non c'è impresa in cui non si faccia di tutto per permetterne la sopravvivenza nel mercato.
La seconda è data dal principio del sinallagma:
stigmatizzato dal motto latino "do ut des", tale principio non è altro che il nesso causale tra prestazioni diverse: io lavoro, tu mi paghi (e viceversa).
Avrete notato che entrambe i concetti possono essere letti diversamente, a seconda che a interpretarli sia il datore di lavoro, oppure il lavoratore.
La lotta di classe è nata proprio dall'antitesi delle due possibili letture.
Volendo trovare un punto d'incontro, si dovrebbe parlare di etica, appunto.
Si dovrebbe, pertanto, parlare di Statuto dei Lavoratori, di CCNL, di Costituzione della Repubblica Italiana (articoli 2, 18 e 36). Invece si parla di un'azienda che, per "regalare" un contratto ai propri finti-collaboratori, sostiene un costo superiore del 7% rispetto alla concorrenza...

Risoluzione del rapporto: orale

Cari colleghi,
data la gravissima situazione senza precedenti (o quasi, salvo smentite che volentieri accettiamo) che ha riguardato il nostro collega, allontanato con una comunicazione a voce di 25 secondi dopo 2 anni e mezzo di lustro dato all'azienda su ogni fronte, si è deciso di aprire il blog al pubblico. Intendiamo così allargare il campo delle libere argomentazioni, sottoposte al commento di tutti, man mano che ciò diventa, date le circostanze, vitale per la circolarità stessa delle informazioni.
Stay tuned

Documenti non protocollati

Che coincidenze! Evidentemente il nostro collega, anche lui PM (dalle iniziali di cognome e nome), era in buona seppur sconosciuta compagnia...
Stiano allerta gli altri, perchè dinanzi a tale tracotanza i limiti appaiono sempre più sconosciuti! Infatti apprendiamo che non è stata comunicata alcuna oggettiva ragione per l'illogico allontanamento!

Il Corriere della Sera pubblica oggi a pagina 8 un servizio inquietante dal titolo: "Fermare i Pm anche con azioni traumatiche". "In un documento mai protocollato sequestrato nella valigia di Pio Pompa, l'agente segreto che si definiva l'ombra di Pollari", il Sismi pianificava di neutralizzare i nemici di Berlusconi.